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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Ambiente</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Le Eolie di De Seta, isole di fuoco e di vento</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 04:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La voce del vento, la voce del mare, del frangersi delle onde sulle rocce,  quella delle viscere del vulcano, il rintocco di una campana, i canti delle donne e quelli degli uomini. E&#8217; questo il sonoro del documentario &#8220;Isole di fuoco&#8221;, girato alle Eolie nel 1954 dal regista palermitano Vittorio De Seta.  La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La voce del vento, la voce del mare, del frangersi delle onde sulle rocce,  quella delle viscere del vulcano, il rintocco di una campana, i canti delle donne e quelli degli uomini. E&#8217; questo il sonoro del documentario <strong>&#8220;Isole di fuoco&#8221;</strong>, girato alle <strong>Eolie</strong> nel 1954 dal regista palermitano <strong>Vittorio De Seta</strong>.  La violenza dell&#8217;<strong>eruzione</strong> dello <strong>Stromboli</strong>, le <strong>fontane di lava</strong> guardate con rispetto e timore dagli abitanti dell&#8217;isola, il rientro delle barche dal <strong>mare</strong> improvvisamente agitato. Immagini di rara, essenziale bellezza che <strong>Argo</strong> vuole offrire ai suoi visitatori.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="457" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/v4qOTIMqAjM&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="457" src="http://www.youtube.com/v/v4qOTIMqAjM&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Assalto al ponte (che non c&#8217;è)</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 04:25:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attività produttive]]></category>
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		<category><![CDATA[A. Mazzeo]]></category>
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		<description><![CDATA[ Non è ancora nato, ma è già lotta fra gli &#8220;eredi&#8221;. Stiamo parlando del Ponte sullo Stretto che stimola gli appetiti più vari, nonostante del progetto esecutivo non ci sia neanche l&#8217;ombra.
Innanzitutto, come dice Antonio Mazzeo, quelli di chi è interessato &#8220;a sventrare colline e riempire cave e discariche con milioni di metri cubi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mojoimage.com/"><img class="alignleft size-medium wp-image-13806" title="uniponte" src="http://www.mojoimage.com/free-image-hosting-05/8434argo100722-f-ponte.jpg" alt="" /></a> Non è ancora nato, ma è già <strong>lotta fra gli &#8220;eredi&#8221;.</strong> Stiamo parlando del <strong>Ponte sullo</strong> <strong>Stretto</strong> che stimola gli appetiti più vari, nonostante del progetto esecutivo non ci sia neanche l&#8217;ombra.</p>
<p>Innanzitutto, come dice <strong>Antonio Mazzeo</strong>, quelli di chi è interessato &#8220;a sventrare colline e riempire cave e discariche con milioni di metri cubi d’inerti&#8221;, ma anche di chi vuol dare <strong>un &#8216;contributo scientifico&#8217;</strong>, come le <strong>Università della Sicilia e della Calabria</strong>.</p>
<p>Se nel passato, l&#8217;Università non ha prodotto nessuno studio utile<span id="more-13770"></span> a chiarire la fattibilità del progetto (tuttora in &#8216;alto mare&#8217;, tanto per non smentirsi) e non è mai intervenuta sui costi economici e ambientali dell&#8217;opera, oggi sgomita per <strong>accaparrarsi qualche briciola delle risorse pubbliche</strong> impegnate per l&#8217;avvio dei lavori.</p>
<p>Conseguentemente, gli <strong>Atenei di Enna, Palermo, Reggio Calabria e Catania</strong>, con un <strong>comunicato congiunto</strong>, hanno preannunciato che «si mobiliteranno insieme per contribuire ad affrontare la grande sfida che vede protagonisti, non solo ingegneri e architetti, ma studiosi di molteplici ambiti».</p>
<p>Si parla, perciò, di <strong>accordi</strong> (già siglati o in procinto di essere sottoscritti) tra il <strong>Consorzio delle Università siciliane</strong> ed <strong>Eurolink </strong>(l’associazione d’imprese general contractor per la progettazione e l’esecuzione dei lavori) per lo svolgimento di test sui provini di cemento armato e per la realizzazione di <strong>due grandi laboratori scientific</strong>i, situati a Messina e a Reggio.</p>
<p>Il <strong>primo</strong>, di Scienza e tecnologia dei nuovi materiali, da affidare a un consorzio delle tre Università siciliane con la “Sapienza” di Roma e il <strong>secondo</strong>, di Aerodinamica e Aeroelasticità, destinato a un consorzio delle tre Università calabresi con il Politecnico di Milano.</p>
<p>Certo, è curioso che si cominci a parlare di laboratori di ricerca scientifica su aspetti determinanti della struttura che si vuole costruire, quando si continua a sbandierare ai quattro venti che il relativo <strong>progetto </strong>è <strong>già pronto</strong> e i lavori preliminari sono dati addirittura per iniziati!</p>
<p>A conferma di un rapporto che tende a divenire sempre più organico, è di qualche giorno fa la notizia della firma di un <strong>contratto di </strong></p>
<p><strong>locazione </strong>di un intero edificio del polo scientifico universitario “Papardo” di Messina per ospitare l’head office, ovvero la sede delle direzioni generali della Stretto di Messina Spa, del general contractor e delle società impegnate nel monitoraggio ambientale e nel “project management” del Ponte (Fenice Spa e Parsons Transportation Group).</p>
<p>Apparentemente, sembrerebbe un&#8217;operazione &#8220;normale&#8221;. In effetti, nella suddetta struttura è presente <strong>l&#8217;Incubatore d’Imprese”</strong> finanziato e realizzato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». Questa locazione è, perciò,  in palese contraddizione con le motivazioni, e i finanziamenti che avevano, a suo tempo, promosso la realizzazione della struttura.</p>
<p>Infatti, come afferma il <strong>prof. Guido Signorino</strong>, ordinario di Economia applicata: &#8220;L’insediamento del Centro direzionale di Eurolink nel non ancora ultimato “Incubatore d’Imprese” è <strong>una ipotesi</strong> a mio avviso <strong>bizzarra</strong> e non percorribile».</p>
<p>&#8220;Tale struttura, prosegue Signorino, è dedicata alla <strong>nascita di imprese “nuove</strong>”, frutto di “spin off” da ricerca. L’incubatore dovrebbe garantire, in particolare ai giovani, l’offerta di spazi adeguati a costi contenuti e servizi di supporto, di assistenza consulenziale e di reperimento di finanza dedicata ed agevolata. Nel caso dell’incubatore di Messina, esso nasce anche con lo scopo specifico di promuovere e sostenere la nascita di <strong>imprese ad opera dei laureati dell’Università</strong>».</p>
<p>Stando così le cose, è del tutto evidente che il consorzio Eurolink non presenta alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura.</p>
<p>D&#8217;altra parte, se il ministro Gelmini, costantemente imbeccata da Tremonti, continua a tagliare fondi alle Università, queste ultime, da qualche parte, dovranno pur trovare i <strong>soldini </strong>almeno per sopravvivere.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo di A. Mazzeo sul suo blog <a title="Le Università in corsa per il grande banchetto del Ponte" href="http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/" target="_blank">stostretto.it</a></p>
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		<title>Acqua pubblica senza se e senza s.p.a.</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 04:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Comune di Aprilia]]></category>
		<category><![CDATA[controllo democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Forum catanese per l'acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[ Si è esaurito l&#8217;interesse dei catanesi per la difesa dell&#8217;acqua pubblica? E&#8217; apparsa poco invitante la possibilità di dialogare con l&#8217;assessore Antonio Chiusolo per capire quale esperienza concreta stia facendo il comune di Aprilia?
Fatto sta che, complici il periodo estivo e le alte temperatura dello scorso sabato mattina, l&#8217;iniziativa organizzata dal Forum dell&#8217;acqua presso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://img843.imageshack.us/img843/7775/p1040188relatorir.jpg"><img class="alignleft" src="http://img843.imageshack.us/img843/7775/p1040188relatorir.jpg" alt="guarda l'immagine ingrandita" width="259" height="194" /></a> Si è esaurito l&#8217;<strong>interesse dei catanesi per la difesa dell&#8217;acqua pubblica</strong>? E&#8217; apparsa poco invitante la possibilità di dialogare con l&#8217;assessore <strong>Antonio Chiusolo</strong> per capire quale esperienza concreta stia facendo il comune di <strong>Aprilia</strong>?</p>
<p>Fatto sta che, complici il periodo estivo e le alte temperatura dello scorso sabato mattina, l&#8217;iniziativa organizzata dal <strong>Forum dell&#8217;acqua</strong> presso la fondazione Fava ha avuto poco successo di pubblico. Ha richiamato piuttosto<span id="more-13811"></span> un paio di <strong>emittenti locali</strong> che, dopo una rapida e generica intervista a Chiusolo, assessore al Bilancio del comune di Aprilia, hanno abbandonato la sala semideserta.</p>
<p>Eppure la possibilità di dialogare con questo amministratore è stata interessante, soprattutto perchè non di ipotesi o progetti si è parlato, ma di una <strong>esperienza concreta ancora in corso</strong>.</p>
<p>Ad Aprilia e negli altri comuni della provincia, la <strong>privatizzazione è diventata realtà nel 2004</strong>, quando l&#8217;ATO 4 &#8211; Latina, fra le prime in Italia, ha avviato la gestione del Servizio Idrico Integrato affidando la gestione dell&#8217;acqua ad <strong>Acqualatina SpA</strong>, una società mista a prevalente capitale pubblico, con un partner privato che è la multinazionale francese Veolia.</p>
<p>Sei anni sono bastati per verificare che la delibera regionale che stabiliva i servizi da erogare, gli investimenti da compiere etc, veniva del tutto disattesa mentre i <strong>costi per gli utenti si triplicavano</strong>. L&#8217;aumento del costo del servizio ha avuto come conseguenze un&#8217;<strong>evasione</strong> molto elevata e un <strong>malcontento diffuso</strong> sfociato in manifestazioni di protesta agguerrite e partecipate.</p>
<p>La spinta dal basso, abbastanza forte da generare il blocco della statale 148, non riusciva però a determinare un cambiamento di rotta sulla gestione dell&#8217;acqua, perchè mancava nell&#8217;amministrazione comunale la <strong>volontà politica di riappropriarsene</strong>, anche perchè amministratori comunali e provinciali da una parte, presidente e consiglio di amministrazione della società dall&#8217;altro, erano tutti legati da vincoli politici e di partito.</p>
<p>Le cosa sono cambiate nel giugno del 2009, quando la <strong>vecchia giunta è stata “sfiduciata”</strong> e le elezioni sono state vinte da alcune liste civiche, organizzate attorno a tre parole d&#8217;ordine:<br />
NO alla privatizzazione dei tributi<br />
NO all&#8217;Acqua Latina<br />
NO al turbo-gas</p>
<p>Dopo un anno la prima battaglia è appena arrivata a conclusione. L&#8217;<strong>Aser, società mista a cui era stato affidato il servizio di accertamento e riscossione dei tributi locali</strong>, è stata sciolta dal tribunale che ha nominato 3 commissari liquidatori.</p>
<p>La prima a tornare pubblica non è stata quindi l&#8217;acqua, ma la riscossione dei tributi. Si tratta comunque di una bella vittoria che riflette la stessa logica della ripubblicazione dell&#8217;acqua: alcuni <strong>servizi essenziali non sono privatizzabili</strong> se non a costo di trasformarli in occasioni di lucro e di profitto privato.</p>
<p>Il primo effetto delle esternalizzazioni dei servizi è un aumento dei costi per gli utenti. Nel caso dell&#8217;Aser è scoppiato un vero e proprio <strong>scandalo</strong>. Alla società infatti era stato concesso un <strong>aggio del 30% </strong>non sul riscosso, ma addirittura sull&#8217;accertato, sempre superiore alle cifre realmente riscosse, mentre le tasse pagate non venivano nemmeno versate al comune, che perdeva così milioni di euro.</p>
<p>La battaglia legale del Comune per <strong>riappropriarsi della gestione dell&#8217;acqua </strong>è ancora in corso. Cominciata come denuncia privata di alcuni cittadini, è stata fatta propria dall&#8217;amministrazione comunale. Si prevedono ulteriori passaggi, ricorsi e opposizioni varie fino ad arrivare al Consiglio di Stato che ha già riconosciuto al Comune la <strong>libertà di uscire dall&#8217;ATO</strong>.</p>
<p>Ma l&#8217;azione dell&#8217;amministrazione di Aprilia, riguardo al problema dell&#8217;acqua, non si limita alla battaglia legale. Vengono gradualmente <strong>preparate le condizioni di un ritorno alla gestione pubblica</strong> in modo da non perdere, anzi da acquistare, efficienza. Ad esempio, devono essere individuati i <strong>servizi da ripristinare</strong>, anche reintroducendo figure ormai assenti come il fontaniere. Devono essere <strong>predisposti gli investimenti</strong> da fare per rinnovare la rete e per raggiungere nuove utenze. E così via dicendo.</p>
<p>E&#8217; cominciato anche il <strong>controllo</strong> della gestione tutt&#8217;ora vigente da parte di Acqualatina. Non solo nel senso che ci si è rifiutati di approvare i <strong>bilanci della società, non ritenuti credibili,</strong> ma anche nel senso che si è voluto vedere chiaro sull&#8217;entità di alcune somme pretese. La società Acqualatina ad esempio fornisce acqua al Comune per i suoi servizi, per le scuole, per i parchi, e ha sempre preteso di essere pagata sulla base di quantità stimate. La <strong>verifica della lettura dei contatori</strong> ha permesso di dimezzare le somme da pagare. Si conferma così come quello del controllo sia la chiave fondamentale di qualunque servizio affidato ad esterni.</p>
<p><strong>Controllo</strong> è la parola chiave non solo nel rapporto tra amministratori e gestori, ma anche nel rapporto tra cittadini e amministratori. I <strong>cittadini,</strong> che sono gli elettori, non devono smettere di <strong>sollecitare i propri rappresentanti,</strong> anche se questi a volte rallentano nell&#8217;attuazione dei programmi.</p>
<p>Ad Aprilia oggi c&#8217;è impazienza nei confronti dell&#8217;amministrazione che procede in modo molto, forse troppo, graduale. Gli amministratori si giustificano dichiarando che la <strong>prudenza</strong> è necessaria per evitare i danni e i costi dovuti ad azioni legali e a contenziosi, che ricadrebbero poi sui cittadini stessi.</p>
<p>Rimane valido il principio che non si deve mai smettere di controllare e sollecitare. E&#8217; un diritto al quale, <strong>a Catania</strong>, abbiamo rinunciato, dal momento in cui il dominio del clientelismo ha trasformato il <strong>diritto in favore</strong>.</p>
<p>Sull&#8217;acqua a Catania c&#8217;è stata una certa <strong>mobilitazione per la raccolta delle firme</strong> necessarie per la richiesta di referendum. Adesso è un momento di stanca. Forse ancora il problema non è esploso perchè manca attualmente l&#8217;esperienza della privatizzazione con i suoi effetti nefasti, innanzi tutto la crescita esponenziale delle bollette.</p>
<p>L&#8217;esperienza degli altri comuni dovrebbe insegnarci a capire quali sono i <strong>passi da compiere</strong>. Dall&#8217;inserimento nello statuto del principio dell&#8217;acqua come bene comune senza rilevanza economica al controllo sull&#8217;effettiva decadenza degli ATO, dal superamento delle divisioni<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a> interne al movimento di partecipazione popolare all&#8217;attivazione di efficaci sistemi di controllo dal basso. Ma per tutto questo c&#8217;è una pregiudiziale necessaria, uscire dalla rassegnazione e dalla passività, altrimenti la partita è perduta ancora prima di cominciare.<br />
<a href="http://img830.imageshack.us/img830/871/p1040186sala1440.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter" title="clicca sull'immagine per ingrandire l'immagine" src="http://img830.imageshack.us/img830/871/p1040186sala1440.jpg" alt="" width="424" height="226" /></a></p>
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		<title>La &#8220;Parabola d&#8217;oro&#8221; di Vittorio De Seta</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 07:00:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il mondo perduto, così si intitola la raccolta di cortometraggi del regista palermitano Vittorio De Seta, che contiene alcuni dei più intensi brani della storia del documentario italiano. Una ricognizione di realtà e tradizioni millenarie che ancora sopravvivevano intatte nell’Italia rurale degli anni cinquanta, prima di essere spazzate via dalla brusca accelerazione che i mezzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il mondo perduto</strong>, così si intitola la raccolta di cortometraggi del regista palermitano <strong>Vittorio De Seta</strong>, che contiene alcuni dei più intensi brani della storia del <strong>documentario italiano</strong>. Una ricognizione di realtà e tradizioni millenarie che ancora sopravvivevano intatte nell’<strong>Italia rurale degli anni cinquanta</strong>, prima di essere spazzate via dalla brusca accelerazione che i mezzi tecnologici hanno imposto alla vita<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/EgXmYdi4hZg&amp;hl=en&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="344" src="http://www.youtube.com/v/EgXmYdi4hZg&amp;hl=en&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object> dell’ uomo. <strong>Lu tempu de li pisci spata (1954), Isole di fuoco (1954), Surfarara (1955), Pasqua in Sicilia (1955), Contadini del mare (1955), Parabola d’ oro (1955), Pescherecci (1958)</strong>, sono veri e propri viaggi antropologici in Sicilia, alla scoperta di un mondo che in tutto e per tutto può essere definito d’altri tempi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Libertà di mafia</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 03:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il Primo Ministro avesse letto, o ascoltato, la relazione al Parlamento del Ministro dell’Interno sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla D.I.A. (Direzione Investigativa Antimafia) avrebbe scelto un altro momento per lanciare l’ennesimo proclama di modifica della Costituzione. Quale capoverso dell’art. 41 si vuole modificare? Il primo, che vuole l’economia privata libera? Non ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/ps.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12923" title="ps" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/ps.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Se il Primo Ministro avesse letto, o ascoltato, la relazione al Parlamento del Ministro dell’Interno sull’<strong>attività svolta e</strong> sui <strong>risultati conseguiti dalla D.I.A.</strong> (Direzione Investigativa Antimafia) avrebbe scelto un altro momento per lanciare l’ennesimo proclama di <strong>modifica della Costituzione.</strong> Quale capoverso dell’art. 41 si vuole modificare? Il primo, che vuole l’economia privata <strong>libera</strong>? Non ci pare! Il secondo, che vorrebbe che l’attività privata non si svolga <strong>in contrasto con l’utilità sociale </strong>o in modo da recare danno alla sicurezza e alla dignità umana? Temiamo di sì! Ovvero il terzo, che <span id="more-12922"></span>affida alla legge <strong>i programmi e i controlli finalizzati a fini sociali</strong>? Anche per questo temiamo di sì!</p>
<p>Il nostro Primo ministro si rende conto di avere incrementato, con le sue dichiarazioni, le aspettative della mafia?  Una mafia – si legge nella relazione della DIA – con “<strong>forte pervasività territoriale</strong>, specie per quanto attiene al <strong>fenomeno estorsivo</strong> ed alle raffinate capacità di <strong>inserimento in settori produttivi innovativi</strong>, quale quello delle <strong>energie alternative</strong>… <strong>ciclo illegale del cemento</strong>… <strong>grande distribuzione </strong>commerciale” (p. 10). Quest’ultima rappresenta “non solo un importante strumento di riciclaggio e di reimpiego di denaro, ma anche un ambito all’interno del quale, per l’indotto lavorativo connesso, cosa nostra riesce ad esprimere una significativa influenza e penetrazione sociale, che consolida il potere illegale sul territorio” (p. 21). Relativamente a <strong>Catania</strong>, “il quadro che emerge… delinea una criminalità organizzata che tende a superare gli stereotipi comportamentali della vecchia mafia legata ad un controllo statico del territorio, per proiettarsi in modo crescente verso <strong>forme più snelle e reticolari di delinquenza</strong>, certamente più difficili da perseguire… Oltre la pratica delle <strong>estorsioni</strong>, lasciata come sottofondo sotterraneo, &#8230; gestione illecita di interi appalti in un’<strong>ottica imprenditoriale</strong> e  mercato degli <strong>stupefacenti</strong>… <strong>Servizi di ristoro</strong> nello stadio Massimino durante le partite… <strong>Bar e parcheggi</strong> nelle spiagge libere della Plaja… servizi di ristorazione presso i Solarium” (pag. 56).</p>
<p>Si ha la sensazione di una situazione schizofrenica: apparati dello Stato dediti alla lotta contro le mafie ed altri che sembrano ignorare certi rischi connessi ad uno <strong>smantellamento dell’attività di repressione e di controllo</strong>.</p>
<p>Leggi la <a href="http://www.interno.it/dip_ps/dia/pagine/semestrali.htm" target="_blank">relazione della DIA</a>, l’articolo di Davide Mancuso “La mafia investe sull’affare dell’usura arricchendosi e controllando le imprese” (31/05/2010) e l’articolo di Gemma Contin “La fotografia delle mafie siciliane” (10/05/2010) su <a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">ASud’Europa;</a></p>
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		<title>Termovalorizzatori, Lombardo ci ripensa?</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 03:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Dietro sollecitazione della Prestigiacomo e del Governo, il presidente Lombardo sembra rimettere in discussione la scelta di bloccare la costruzione dei termovalorizzatori. E&#8217; quanto teme la Rete Rifiuti Zero, che ha inviato al governatore siciliano una seconda lettera aperta.
Ecco il testo integrale.
Pregiatissimo Presidente della Regione Sicilia,  Raffaele Lombardo
Quando ero una ragazzina e le ferrovie erano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dietro sollecitazione della Prestigiacomo e del Governo, il presidente <strong>Lombardo sembra rimettere in discussione</strong> la scelta di bloccare la costruzione dei termovalorizzatori. E&#8217; quanto teme la <a href="http://www.rifiutizerosicilia.it/" target="_blank"><strong>Rete Rifiuti Zero</strong></a>, che ha inviato al governatore siciliano una seconda <strong>lettera aperta</strong>.</p>
<p>Ecco il testo integrale.</p>
<p><em><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/RifiutiZeroSicilia_logo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12636" title="RifiutiZeroSicilia_logo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/RifiutiZeroSicilia_logo-300x74.jpg" alt="RifiutiZeroSicilia_logo" width="300" height="74" /></a>Pregiatissimo Presidente della Regione Sicilia,  Raffaele Lombardo</em></p>
<p><em>Quando ero una ragazzina e le ferrovie erano solo dello Stato, non mi capacitavo del perché avessimo in Sicilia carrozze del periodo postbellico, mentre nelle città del nord, <span id="more-12624"></span>come Bologna o Milano, si poteva viaggiare dentro comodi e modernissimi vagoni. E perché in generale <strong>i servizi del nord erano più efficienti</strong> e, secondo il linguaggio che si può avere a quell’età, giudicati da me più belli.</em></p>
<p><em>La bellezza, signor Presidente, è una componente essenziale del benessere. E se esistono bellezza e benessere, se ne può trarre solo guadagno.  A questa Sicilia va restituita e garantita <strong>bellezza e benessere</strong>, e occorrono persone disposte a battersi per questi valori.</em></p>
<p><em>Faccio parte di un’organizzazione, che vuole essere non soltanto ambientalista, ma che si propone con un <strong>progetto e obiettivi molto precisi</strong>, Rifiuti Zero.</em></p>
<p><em>Rifiuti Zero significa in primis che i rifiuti non sono roba da gettare via o peggio da bruciare, ma da<strong> riutilizzare</strong>. Significa che con una corretta gestione,  raccolta,  recupero e  riciclo, i rifiuti costituiscono una <strong>risorsa</strong> per il mondo occupazionale. Siamo in grado di dimostrarle che in Sicilia si <strong>creerebbero non meno di 15.000 nuovi posti di lavoro</strong>. Ma questo Lei lo sa bene.</em></p>
<p><em>Ed è per questo che Le scrivo per la seconda volta. Nella mia prima lettera, facevo leva sul Suo <strong>impegno politico autonomista</strong>, invitandola a non cedere alle lusinghe di quegli imprenditori del nord, i cui cognomi finiscono per Oni, Ini, Atti, che non a caso sono proprio gli stessi imprenditori che ci vogliono “impaccare” i loro modernissimi, “sicurissimi”, impianti di incenerimento. Loro sponsor e promoter, il sindaco Cammarata, la ministra siciliana Prestigiacomo, e in testa Berlusconi. Dopo la dichiarazione di quest’ultimo di qualche giorno fa, è accaduto qualcosa. Si è palesata la Sua disposizione difensiva.</em></p>
<p><em>Sono consapevole in quali brutte acque si trova, e da un punto di vista strettamente umano, non posso che comprendere la Sua <strong>ricattabile posizione</strong>.</em></p>
<p><em>Vede Pregiatissimo Presidente, a nome di tutti i siciliani, anche di quelli meno interessati e consapevoli, non posso che ringraziarla per averci concesso <strong>qualche minuto di illusione</strong>. Illusione che con un presidente autonomista, questa terra potesse mostrarsi come esempio di alternative ai dictat del Governo centrale. Mi riferisco alla possibilità  di lasciare che l’<strong>acqua venga ben gestita dai siciliani </strong>, che il ciclo dei rifiuti venga gestito in maniera trasparente, funzionale e <strong>senza nuocere alla salute</strong> dei cittadini, e che mai si  costruiranno centrali nucleari e depositi di <strong>scorie</strong> che graveranno sulle generazioni future.</em></p>
<p><em>Attraverso la nuova legge regionale, si intravedeva la <strong>prospettiva di un cambiamento</strong> che avrebbe potuto dare delle grandi soddisfazioni alla terra di Sicilia, che avrebbe potuto essere apripista per lo sviluppo della strategia Rifiuti Zero a livello nazionale.</em></p>
<p><em>Tuttavia, con le sue <strong>ambigue dichiarazioni,</strong> si è riaperto il fronte. Persino Realacci, che una volta era ambientalista (o diceva di esserlo), oggi afferma che gli inceneritori ci vogliono.</em></p>
<p><em>Quelle dichiarazioni del presidente del Consiglio sono state da noi, sensibili alla questione, vissute come una dichiarazione di guerra. E Lei ha ritenuto di rispondere ufficialmente di <strong>non essere contrario</strong> alla produzione di energia elettrica, con altri metodi tecnologici. Era all’eolico, al solare e al fotovoltaico, al geotermico, tutte possibilità offerte generosamente dalla nostra terra, che si stava riferendo? Mi auguro di si.</em></p>
<p><em>Non si stava riferendo al metodo più <strong>dannoso, antieconomico e assurdo</strong> di produrre energia, costituito dalle varie forme di <strong>incenerimento</strong> dei rifiuti?  Se Berlusconi intenderà imporre ciò che è accaduto in Campania, troverà un fronte deciso di no. Abbiamo la <strong>legge approvata</strong> e il buon senso, dalla nostra parte. Anche questo Lei lo sa pure.</em></p>
<p><em>Ed io so che se, con un vero colpo di stato, si militarizzerà il territorio siciliano sotto l’egida della protezione civile (che paradosso), io sarò fra quelli che prenderà le manganellate sulla testa. E non le prenderò solo per i miei figli, ma anche per i Suoi, Pregiatissimo Presidente.</em></p>
<p><em>La mia delusione consiste nel pensare che dovrò attendere ancora molto prima di vedere questa terra amata e ricca di munificenze, come lo fu ai tempi dello Stupor Mundi, di quel <strong>Federico II di Svevia</strong>, che ebbe il coraggio di mettersi contro il potere papale.</em></p>
<p><em>Sono certa, signor Presidente, che Lei rifletterà e si renderà conto che ha ancora la possibilità di <strong>evitare</strong> di essere ricordato come uno dei tanti presidenti che questa terra ha dovuto subire.</em></p>
<p><em>Donatella Costa, Rifiuti Zero Palermo</em></p>
<p><em>Palermo, 25 maggio 2010</em></p>
<p>Sulla riforma dei rifiuti, leggi su Argo <a href="http://www.argo.catania.it/2010/05/05/via-gli-ato-le-srr-saranno-migliori/" target="_blank"> Via gli Ato. Le Srr saranno migliori?</a></p>
<p>Leggi su Argo <a href="http://www.argo.catania.it/2009/09/18/termovalorizzatori-zero/" target="_blank">Termovalorizatori zero</a></p>
<p>Leggi su Argo <a href="http://www.argo.catania.it/2009/08/04/inceneritori-o-termovalorizzatori/" target="_blank">Inceneritori o termovalorizzatori?</a></p>
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		<title>Catania città vulnerabile. Rischio sismico in agguato</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 04:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rischio sismico]]></category>
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Tendiamo a rimuovere il problema perchè ne abbiamo paura e, nel profondo, ci sentiamo impreparati ad affrontarlo? E&#8217; una domanda legittima quando si parla del rischio sismico, un problema che interessa il 75% del territorio nazionale, è particolarmente grave nelle aree metropolitane e interessa molto da vicino Catania, dove soltanto il 5% delle abitazioni rispetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Tendiamo a rimuovere il problema perchè ne abbiamo paura e, nel profondo, ci sentiamo impreparati ad affrontarlo? E&#8217; una domanda<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/Assemblea-sul-rischio-sismico-Volantino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12170" title="Assemblea sul rischio sismico - Volantino" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/Assemblea-sul-rischio-sismico-Volantino-211x300.jpg" alt="Assemblea sul rischio sismico - Volantino" width="211" height="300" /></a> legittima quando si parla del <strong>rischio sismico</strong>, un problema che interessa il 75% del territorio nazionale, è particolarmente grave nelle aree metropolitane e interessa molto da vicino Catania, dove soltanto il 5% delle abitazioni rispetta le norme antisismiche.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Sebbene sia stata riclassificata e spostata dalla prima alla seconda categoria, la nostra città è molto esposta al rischio di un <strong>grave evento distruttivo</strong>, simile al proprio massimo storico, il terremoto del 1693. In quell&#8217;occasione la città venne distrutta e più del 60% dei suoi abitanti persero la vita.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Di <strong>prevenzione</strong> a Catania non si parla più da anni. Eppure Catania è una città in cui è stato fatto<span id="more-12156"></span> un lavoro eccezionale, un <strong>censimento dei vari gradi di vulnerabilità </strong>di tutti gli edifici, non solo pubblici, ma anche privati. Questo lavoro, realizzato a metà degli anni novanta e presentato nell&#8217;aprile del 2000, non è stato mai utilizzato.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Lo hanno ricordato lunedì sera, nella sede di Città Insieme, Paolino <strong>Maniscalco</strong> e Roberto <strong>Di Marco</strong>, relatori della conferenza-dibattito “<em>La terra trema&#8230;e se tremasse a Catania</em>?&#8221;, organizzata da varie associazioni cittadine, tra cui il l <a href="http://sites.google.com/site/cispactonlus/" target="_blank">CISPA (Centro Interventi e Studi Prevenzione Antisismica)</a> “Giovanni Campo”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La realizzazione di questo eccezionale lavoro di indagine sul nostro territorio si accompagnò ad un&#8217;altrettanto eccezionale opportunità di tradurre in intervento operativo le conoscenze acquisite. Erano state stanziate delle somme, ben <strong>mille miliardi </strong>delle vecchie lire per i danni provocati dal terremoto di Santa Lucia. I soldi risultati sovrabbondanti avrebbero potuto essere utilizzati per interventi di prevenzione. Ma se ne fece altro uso&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le <strong>amministrazioni locali</strong> decisero di servirsene per fare strade, parcheggi e altre opere <strong>spacciate come via di fuga</strong>. Le rotatorie della Circonvallazione, il viale De Gasperi, gli inutili parcheggi scambiatori, spesso abbandonati alle erbacce, rientrano tra i lavori intrapresi con quel denaro che avrebbe dovuto essere adoperato per garantire maggiore sicurezza a noi cittadini in previsione del verificarsi di un possibile grande evento sismico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La proposta avanzata dai relatori è stata quella di ripartire dall&#8217;esperienza del Progetto Catania, che avrebbe dovuto essere un modello da applicare ad altre realtà cittadine ed è invece caduto nel dimenticatoio, e  preparare un <strong>nuovo Piano decennale per la sicurezza sismica</strong> nella nostra città. Il palcoscenico da cui lanciare la proposta dovrebbe essere una apposita seduta degli Stai generali, di cui le associazioni organizzatrici dell&#8217;incontro hanno chiesto la convocazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Mettendo da parte le perplessità sulla vetrina degli Stati Generali, che corrono il rischio di <strong>rimanere inefficaci</strong> e buoni solo a fare pubblicità a politici, amministratori e qualche intellettuale in buona fede o malato di protagonismo,  ci chiediamo se ci sono le condizioni per riprendere  le fila di quella <strong>collaborazione </strong>tra università, mondo della ricerca scientifica, Regione Sicilia e amministrazioni locali che fece diventare Catania una città-laboratorio per la riduzione del rischio sismico. Senza dimenticare che al progetto partecipò attivamente l&#8217;Agenzia della Protezione Civile, allora non impegnata ancora quasi esclusivamente nella gestione, più o meno corretta, dei Grandi Eventi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Forse più concreto l&#8217;obiettivo di smuovere le acque, di ripartire da un&#8217;opera di <strong>sensibilizzazione</strong>, che rientra tra gli obiettivi primari del CISPA, di cui il dott. Maniscalco è presidente. Una collaborazione attiva dei cittadini è, d&#8217;altra parte, indispensabile alla attuazione di una messa in sicurezza degli edifici della nostra città. Oltre agli interventi dello stato sugli edifici pubblici, è necessario che ogni cittadino comprenda che <strong>è suo preciso interesse</strong> provvedere a mettere in sicurezza la propria abitazione, già costruita o da costruire, per salvaguardare la propria incolumità.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Non sarà facile che si diffonda questa coscienza e questa sensibilità, visto che i primi a trascurare il problema sono proprio coloro che della sensibilizzazione dovrebbero occuparsi, sindaco in testa. E&#8217; infatti il <strong>sindaco</strong>, ancor prima del prefetto, il principale soggetto responsabile della prevenzione. Su di lui ricade l&#8217;obbligo istituzionale di informare i cittadini dei rischi e di organizzare le misure per mitigare i danni. Non gli è possibile nemmeno scaricare il peso delle decisioni sulla protezione civile, perchè di essa proprio lui è, in questi frangenti, <strong>il responsabile.</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Lo ha affermato con forza e con cognizione di causa Paolino Maniscalco, che ha inoltre ricordato, insieme a Pinella Leocata, come in passato le analisi puntuali condotte sul territorio e le denunce dei rischi apparse sul quotidiano locale abbiano determinato una r<strong>eazione di rigetto</strong> da parte dei poteri forti, delle istituzioni e della stessa opinione pubblica. Hanno protestato persino i presidi, forse timorosi della perdita di immagine della propria scuola, e i proprietari preoccupati della perdita di valore dei propri beni immobili.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Come dire che basta <strong>negare la realtà </strong>per risolvere il problema, come è accaduto, secondo la testimonianza del dott. De Marco, ex direttore del Servizio sismico nazionale, nel caso di paesi <strong>cancellati dalla mappa</strong> del rischio sismico in virtù della loro vocazione turistica. Per non perdere i turisti, si nega l&#8217;esistenza del rischio&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Accanto a questo approccio miope e disonesto, possiamo averne uno volontaristico e ingannevole, fondato sulla pretesa di risolvere alla radice il problema, azzerando il rischio sismico.  Nessuno può realisticamente prometterlo e nemmeno pensarlo. Si può solo operare per <strong>ridurlo</strong>, utilizzando il know how disponibile e investendo energie e risorse, soprattutto per affrontare le questioni più complesse, tra cui quella della <strong>salvaguardia dei centri storici</strong>, particolarmente  delicata in un paese come il nostro, in cui quasi tutte le città hanno un centro di grande valore urbanistico e artistico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Si suol dire che senza soldi non si canta messa. Comprensibile, quindi, la richiesta di destinare alla prevenzione sismica <strong>adeguate risorse economiche</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ma c&#8217;è dell&#8217;altro di cui nell&#8217;incontro <strong>non si è parlato</strong>, o di cui non si è detto abbastanza. C&#8217;è, infatti qualcosa che noi cittadini potremmo cominciare a fare subito, senza attendere investimenti che possono tardare o peggio trasformarsi in altre forme di speculazione. Parliamo delle necessità di <strong>vigilare attivamente</strong> sulle scelte urbanistiche che si faranno a breve nella nostra città, in modo che la prevenzione del rischio sismico diventi un criterio da cui non si possa derogare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Un caso concreto su cui esercitare questa vigilanza potrebbe essere, ad esempio, quello del progetto relativo al <strong>Corso Martiri della Libertà</strong>, dove  tra l&#8217;altro si vorrebbe abbattere una delle poche scuole cittadine costruite con criteri antisismici. E che dire degli spazi necessari per creare non solo verde pubblico, ma anche aree di raccolta in caso di sisma?  E dei controlli sul rispetto della legalità? E della accettazione dei vincoli, combattendo la tentazione di modificarli secondo i propri interessi? E potremmo continuare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Da questo possiamo cominciare, dimostrando di essere cittadini responsabili, con senso civico, coraggio e costanza, affinchè la <strong>speculazione</strong> e gli interessi privati di pochi non condizionino la sicurezza e la bellezza della nostra città.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>Via gli ATO. Le Srr saranno migliori?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 03:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[No ai termovalorizzatori presentati da Cuffaro come unica possibile soluzione al problema dei rifiuti, sì alla raccolta differenziata e alla riduzione delle società d&#8217;ambito. Ecco le principali novità della legge sulla “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 12 aprile 2010.
Non abbiamo ancora finito di fare interminabili file [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/rifiuti_urbani_composizione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12127" title="rifiuti_urbani_composizione" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/rifiuti_urbani_composizione-300x186.jpg" alt="rifiuti_urbani_composizione" width="300" height="186" /></a>No ai termovalorizzatori</strong> presentati da Cuffaro come unica possibile soluzione al problema dei rifiuti, <strong>sì alla raccolta differenziata</strong> e alla <strong>riduzione delle società d&#8217;ambito</strong>. Ecco le principali novità della legge sulla “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 12 aprile 2010.</p>
<p>Non abbiamo ancora finito di fare <strong>interminabili file</strong> per risolvere i contenziosi con <span id="more-12121"></span>i vari <strong>ATO</strong>, che già gli ATO non ci sono più. Hanno solo accumulato debiti e peggiorato il servizio.  Saranno posti in liquidazione da commissari appositamente nominati (art.19). Per sostituirli sono state istituite le <strong>SRR</strong> (società di regolamentazione del servizio di raccolta).</p>
<p><strong>Consorzi tra comuni e province</strong> sotto il controllo della Regione, le nuove società segnano una inversione di tendenza rispetto al passato, soprattutto per la riduzione del numero e per il recupero della <strong>centralità degli enti locali</strong>, in primo luogo i comuni a cui sono affidati i maggiori oneri (95% della quota capitale, pagamento delle prestazioni) e onori (stipula degli appalti, controlli, etc).<br />
La <strong>riduzione da 27 a 10</strong> (una per ogni provincia più una per le isole minori) è stata fatta sicuramente in una logica di risparmio. Saranno infatti abbattuti i costi dei consigli di amministrazione, non unica, ma nemmeno ultima, delle voci di spesa che hanno condotto i vecchi Ato ad accumulare debiti per 900 milioni di euro.</p>
<p>Oltre che al <strong>risparmio</strong> ci si propone di ottenere una <strong>razionalizzazione</strong> che tuttavia era anche tra gli obiettivi dei vecchi Ato, vale a dire ambiti territoriali ottimali, anche se di ottimizzazione gli utenti non ne hanno visto proprio. A proposito della  razionalizzazione prevista dalla nuova legge non è, tuttavia, il caso di farsi troppe illusioni. Per ottenerla davvero non bastano infatti le affermazioni di principio. Bisogna attendere i fatti e soprattutto vigilare. La legge, d&#8217;altra parte, prevede che il comune possa verificare la qualità del servizio anche attraverso “un <strong>comitato indipendente</strong>, costituito da rappresentanti di associazioni ambientaliste, dei consumatori e dei comitati civici”</p>
<p>Gli <strong>accorpamenti su base provinciale</strong> hanno reso la situazione siciliana più simile a quella delle altre regioni, in cui mediamente c&#8217;è una società di ambito per provincia. I vecchi Ato, proprio perchè erano molti e si occupavano di ambiti territoriali più piccoli e tendenzialmente più omogenei, avevano un vantaggio in più per operare efficacemente, cosa che avrebbero dovuto fare piuttosto che creare poltrone e poltroncine. Adesso le Srr avranno un territorio più ampio da gestire e tipologie di zone molto diverse. Come abbiamo già detto (<a href="http://www.argo.catania.it/2009/07/20/disinvolti-incompetenti/" target="_blank">Disinvolti incompetenti</a>) le capacità di gestione dovranno essere maggiori, vista la maggiore complessità delle situazioni.</p>
<p>La formulazione prevista dalla legge fa ben sperare, invece, su una equa ripartizione di <strong>responsabilità</strong> tra i vari comuni, laddove si paventava che il comune maggiore avrebbe fatto la parte del leone.</p>
<p>Ma l&#8217;inversione di tendenza non si ferma qui. La più importante, infatti, è la dichiarata volontà di <strong>privilegiare la raccolta differenziata</strong> abbandonando la strategia del precedente governo regionale che puntava soprattutto sulla costruzione degli inceneritori (leggi su Argo<a href="http://www.argo.catania.it/2009/07/27/ne-cuffaro-ne-lombardo/" target="_blank"> Nè Cuffaro, nè Lombardo</a>;<a href="http://www.argo.catania.it/2009/07/05/affari-sospetti/" target="_blank"> Affari sospetti</a>; etc)<br />
Rispettando le <a href="http://www.argo.catania.it/2009/06/05/indicazioni-disattese/" target="_blank">indicazioni del Parlamento europeo</a> la nuova legge dichiara di voler <strong>favorire la  riduzione</strong> all&#8217;origine dei rifiuti (es. imballaggi e simili), il <strong>riutilizzo</strong> e il <strong>riciclaggio</strong>. La raccolta differenziata diventa quindi lo strumento fondamentale per diminuire i rifiuti da mandare in discarica. I tempi individuati per portare la differenziata all&#8217;obiettivo del 65% sono stati corretti in modo da assicurare maggiore gradualità (20% nel 2010, 50% nel 2012 e 65% nel 2015). Non dimentichiamo che rimane un obiettivo ambizioso, visto che attualmente con la differenziata siamo ancora mediamente al disotto del 10%.</p>
<p>Le <strong>pubbliche amministrazioni</strong> sono direttamente coinvolte nel riuso e nel riciclo, in quanto è previsto che utilizzino carta riciclata (almeno il 40% nei primi tre anni), effettuino la raccolta differenziata negli uffici, rilascino autorizzazioni alle strutture di vendita solo dietro presentazione del bilancio dei rifiuti prodotti e autosmaltiti.<br />
Anche in questo caso ci chiediamo chi e come farà i <strong>controlli</strong> e quali tipi di <strong>sanzioni</strong> sono previste per gli inadempienti. Questo ci sembra l&#8217;aspetto più debole della legge.</p>
<p>Altro aspetto importante è la proclamata volontà di <strong>ridurre al minimo lo spostamento</strong> dei rifiuti nel territorio,  realizzando impianti di smaltimento prossimi ai luoghi di produzione. Non si tratta di fattore secondario visto che gli spostamenti generano un costo non indifferente e contribuiscono a rendere meno fluida la viabilità e soprattutto ad inquinare l&#8217;aria.<br />
Alcune delle indicazioni pratiche fornite, tuttavia, non appaiono facilmente praticabili. Si afferma, per esempio, che gli impianti necessari alla gestione integrata dei rifiuti devono essere <strong>ubicati a 5 kilometri</strong> dall&#8217;abitato, ma ci si chiede come questa norma possa essere applicata nelle zone ad alta densità abitativa, come può essere, ad esempio quella etnea, dove la distanza tra i paesi è spesso quasi inesistente.</p>
<p>Il problema delle <strong>discariche</strong>, uno dei più delicati, non viene trattato forse in modo adeguato. Nell&#8217;art.9, comma 4, punto r) si fa riferimento all&#8217;ampliamento di discariche pubbliche e/o alla creazione di nuove discariche pubbliche. Ma non è chiaro dove siano e con quali strumenti dovrebbero essere gestite.</p>
<p>Molti degli aspetti generici della legge dovrebbero essere superati nel momento in cui saranno adottati da ogni Srr i <strong>piani di ambito</strong>, cioè il complesso delle attività necessarie a garantire la gestione integrata. Questi piani, molto particolareggiati, devono essere elaborati entro 60 giorni dalla presentazione del <strong>piano regionale</strong>, a cui devono fare riferimento. Ma l&#8217;Assessorato si riserva  90 giorni per valutane la conformità. I tempi, quindi, si allungano.<br />
E&#8217; previsto che decadano i cda delle società che non raggiungeranno gli obiettivi. La Regione potrà sostituire i vertici inadempienti e nominare dei <strong>commissari </strong>che durano in carica sei mesi (rinnovabili una volta). Il commissariamento comporta “la decadenza degli organi degli enti a quali sia da ascrivere l&#8217;omissione e l&#8217;avvio della consequenziale  azione di responsabilità amministrativa ed erariale.” (art. 14)</p>
<p>Evidentemente i poteri maggiori sono attribuiti alla <strong>Regione</strong>, alla quale spettano la promozione; l&#8217;approvazione del piano regionale di gestione ; la verifica della conformità al piano; il rilascio dell&#8217;autorizzazione (“unica”) per i nuovi impianti di smaltimento e per le modifiche agli impianti esistenti; la determinazione dei criteri per le misure compensative in favore dei proprietari degli impianti e dei comuni interessati dalla localizzazione.<br />
E ancora: l&#8217;approvazione dei progetti e autorizzazione delle attività relative; l&#8217;elaborazione, approvazione, aggiornamento dei piani di bonifica delle aree inquinate; l&#8217;autorizzazione a smaltire fuori dal territorio provinciale; la gestione dei rifiuti speciali.<br />
In modo particolare l&#8217;organo regionale interessato è l&#8217;<strong>Assessorato dell&#8217;energia e dei servizi di pubblica utilità</strong>, che ha preso le funzioni anche della vecchia Arra (agenzia regionale per i rifiuti e le acque), decaduta lo scorso dicembre.</p>
<p>Ultimo aspetto, non certo meno importante, il problema delle assunzioni e dei <strong>posti di lavoro</strong>. Molti posti sono a rischio. Non saranno riconfermati, ad esempio, tutti gli assunti per chiamata diretta a partire dal 2007. Saranno invece riconosciute le assunzioni regolari. Per i prossimi 3 anni è previsto un blocco delle assunzioni.<br />
In un momento così difficile per l&#8217;economia e quindi per l&#8217;occupazione queste dichiarazioni possono preoccupare. Ma non è con le assunzioni facili, realizzate con metodi clientelari e offrendo scrivanie agli amici che si può risolvere il problema del lavoro. Bisogna partire comunque dai bisogni. Non è quindi sbagliato prevedere innanzi tutto la <strong>mobilità</strong> del personale esistente  E vedremo se è vero che, come dichiarato, il 90 % del personale che passerà dagli Ato alle SRR dovrà essere <strong>dirottato in strada</strong>, passando dagli uffici al servizio di raccolta.</p>
<p>Per concludere. Promette <strong>alcuni cambiamenti positivi</strong> questa riforma. Non fosse altro, abbandona la soluzione inceneritori che avrebbe trasformato la Sicilia nella pattumiera d&#8217;Europa. E propone la più intelligente e salutare via della raccolta differenziata.</p>
<p>Poco curato, e forse non a caso, l&#8217;aspetto relativo ai <strong>controlli</strong> e soprattutto alla <strong>sanzioni</strong>. Non sempre coerenti (a volte troppo brevi, a volte troppo lunghi) i <strong>tempi di attuazione</strong>. Se si agirà subito forse si potrà vincere questa scommessa di cambiamento, ma se i tempi si allungano troppo rischiamo di perderla.</p>
<p>Irrisolto è rimasto il problema dei cosiddetti <strong>Ato virtuosi</strong>, quelli che erano riusciti a non fare debiti e a realizzare alte percentuali di differenziata. Ad essi non è stato riconosciuto il diritto a conservare la propria gestione autonoma. Se le nuove Srr dovessero rivelarsi anch&#8217;esse fallimentari, avremo perduto le uniche esperienze positive di gestione integrata dei rifiuti. Ma questo è un altro discorso, che speriamo di fare al più presto.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
<p>Leggi il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/legge_regionale_2010.pdf" target="_blank">testo integrale della legge</a></p>
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		<title>La triste telenovela della villa Bellini</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 03:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima un progetto che, se realizzato,  l&#8217;avrebbe stravolto e le battaglie per fermarlo; poi un iter che più che altro è un calvario, per realizzarne &#8211; e solo in parte &#8211; il restauro, con i quattrini dell&#8217;Unione europea che, del resto, pare, li rivoglia indietro. Infine un articolato capitolo giudiziario.
Stiamo parlando dello storico giardino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/vasca-dei-cigni-orologio-floreale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11697" title="vasca dei cigni - orologio floreale" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/vasca-dei-cigni-orologio-floreale-300x225.jpg" alt="vasca dei cigni - orologio floreale" width="300" height="225" /></a>Prima un progetto che, se realizzato,  l&#8217;avrebbe stravolto e le battaglie per fermarlo; poi un iter che più che altro è un calvario, per realizzarne &#8211; e solo in parte &#8211; il restauro, con i quattrini dell&#8217;<strong>Unione europea</strong> che, del resto, pare, li rivoglia indietro. Infine un articolato capitolo giudiziario.</p>
<p>Stiamo parlando dello storico giardino pubblico di Catania, più noto come <strong>villa Bellini</strong>, mutilato da <strong>lavori eterni</strong>, dissestato, <strong>aggredito dai vandali</strong>, <strong>chiuso</strong> alla <span id="more-11671"></span>fruizione dei cittadini, gli alberi sporchi e il <strong>degrado </strong>dappertutto, anche nelle parti che sarebbero già state restaurate. Nulla hanno potuto i comitati creati in difesa della Villa. Nulla, anche se a farne parte erano personaggi di spicco della Catania che conta. Mentre i lavori sono lungi dall&#8217;essere completati, l&#8217;Unione europea pare voglia indietro i fondi erogati, ben <strong>12 milioni di euro</strong>. Che non sono bruscolini. Il <strong>Comune di Catania</strong> avrebbe fatto il piccolo errore di rivolgere il bando di gara solo ad aziende italiane, non pubblicandolo sulla gazzetta ufficiale europea.</p>
<p>Ma non basta. Alla telenovela della villa Bellini si aggiunge adesso la puntata dell&#8217;<strong>intervento della magistratura</strong>, un intervento -come dire ?- incrociato. Il sindaco manda le carte in <strong>Procura</strong>. Adesso, <strong>il 26 marzo</strong> scorso. Ma si viene a sapere che già nell&#8217;<strong>ottobre 2008</strong>, la <strong>Guardia di Finanza</strong> e la Procura di Catania si stanno occupando del giardino.</p>
<p>Qualche giorno fa, dunque, il sindaco <strong>Stancanelli</strong>, pur confermando la sua stima e fiducia nell&#8217;operato del capo di gabinetto nonché progettista e direttrice dei lavori  del giardino,  architetta <strong>Marina Galeazzi</strong>, deposita in Procura, attraverso l&#8217;avvocatura comunale, un        <strong>esposto-denunzia</strong> con la contestuale trasmissione di tutti gli atti relativi ai lavori di restauro e riqualificazione del giardino Bellini. L’iniziativa del primo cittadino intende &#8211; a suo dire- essere un &#8220;atto di trasparenza e chiarezza nei confronti della città a seguito delle numerose prese di posizione, e insinuazioni anche tramite gli organi di stampa, relative all’esecuzione dei lavori dello storico giardino, avviati nel 2002 sulla base di un progetto presentato l’anno precedente dall’amministrazione e finanziato dall’Ue nell’ambito del Por 2000-2006 -misura 5.02- della Regione Siciliana&#8221;.</p>
<p>E il sindaco non ne sapeva nulla? O se sapeva perché non ne ha informato il consiglio, l&#8217;<strong>associazione SOS villa Bellini</strong> e la città? &#8221;Noi avevamo intuito che qualcosa non andava&#8221;, dicono i rappresentanti dell&#8217;Associazione che già nel novembre 2009 durante l&#8217;ennesimo sit-in avevano chiesto al sindaco di rispondere ad undici domande per fare definitivamente luce sui dubbi e i misteri della ristrutturazione della Villa. Di fronte alle proteste, ai cortei, ai sit-in e alle ulteriori richieste di chiarimenti nessuna risposta da parte dell&#8217;amministrazione comunale che ha per giunta mostrato di non gradire la costituzione di una <strong>commissione consiliare d&#8217;inchiesta</strong> voluta da molti consiglieri e non solo dell&#8217;opposizione.<br />
<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/villa-Bellini-cronistoria.pdf" target="blank"></a></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/villa-Bellini-cronistoria.pdf" target="blank">Guarda la cronistoria del progett</a>o</p>
<p><a href="http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/2010/03/25/ora-e-veramente-villa-bellinigate-la-procura-gia-da%20-un-anno-indaga-sui-lavori/" target="blank">cataniapolitica.it: ora è veramente villa bellinigate. La procura già da un anno indaga sui lavori</a></p>
<p><a href="http://www.step1.it/index.php?id=6177" target="blank">step1.it: <span>Trasparenza contro il degrado</span></a></p>
<p><span>I siti seguenti si caratterizzano per due motivi: pubblicano lo stesso testo, che riporta solo il punto di vista del sindaco, e ignorano la notizia della indagine avviata un anno fa dalla procura. Sorge spontanea una domanda. I due siti lavorano all&#8217;unisono su veline trasmesse dal Comune?  E dunque, che tipo di informazione fanno?</span></p>
<p><a href="http://www.cataniaoggi.com/cronache/in-citta/1789_villa-bellini-sindaco-dispone-invio-documenti-alla-procura.html" target="blank">cataniaoggi.com:_VillaBellini: sindaco dispone invio documenti alla procura</a></p>
<p><a href="http://catania.blogsicilia.it/2010/03/villa-bellini-stancanelli-intervenga-la-magistratura/" target="blank">catania.blogsicilia.it: Villa Bellini: Stancanelli intervenga la magistratura</a></p>
<p><span> </span></p>
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		<title>Castelli di Sicilia &#8211; 2</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 04:00:04 +0000</pubDate>
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