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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Immigrazione</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Come cambia il Centro Astalli</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 04:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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L’efficacia di un gruppo organizzato che si propone di venire incontro ai bisogni degli immigrati si misura dalla sua capacità di adattare le strategie di intervento al mutare della situazione.
E’ proprio il caso del Centro Astalli di Catania che innanzitutto ha cambiato la sua collocazione nel territorio, aprendo la nuova sede in via Tezzano, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://img824.imageshack.us/img824/2411/bc7a1ea11d08.jpg" alt="" width="388" height="112" /></p>
<p>L’efficacia di un gruppo organizzato che si propone di venire incontro ai <strong>bisogni degli immigrati</strong> si misura dalla sua capacità di adattare le strategie di <span id="more-13743"></span>intervento al mutare della situazione.</p>
<p>E’ proprio il caso del <strong>Centro Astalli</strong> di Catania che innanzitutto ha cambiato la sua collocazione nel territorio, aprendo la nuova sede in <strong>via Tezzano</strong>, una traversa di via Crispi mediana fra la via di Sangiuliano e la zona della stazione ferroviaria e degli autobus.</p>
<p>Si tratta infatti di <strong>quartieri strategici</strong> per l’arrivo o la ricerca di alcuni servizi essenziali per moltissimi immigrati, soprattutto quelli non ancora stabilizzati o solo in transito.</p>
<p>Sebbene molti dei <strong>servizi</strong> offerti dal Centro siano ormai da tempo sempre gli stessi, <strong>è cambiata la provenienza</strong> dei migranti che ne usufruisce. In passato si trattava soprattutto di maghrebini, provenienti soprattutto dalla Tunisia e  dal Marocco. Nell&#8217;ultimo periodo i migranti che richiedono aiuto provengono per lo più dall&#8217;Africa subsahariana, dal Corno d&#8217;Africa e dall&#8217;Afghanistan.</p>
<p>Il Centro mette a loro disposizione un <strong>ambulatorio medico</strong>, un doposcuola, una scuola d&#8217;italiano, uno sportello legale e uno sportello del lavoro. Molto richiesto e apprezzato il <strong>servizio docce</strong>, una quarantina al giorno. Da alcuni anni un gruppo di volontari sostiene i migranti che sono in carcere, luogo in cui essi sperimentano ancora di più la solitudine e l&#8217;abbandono.</p>
<p>Il centro ha sospeso alcuni servizi offerti in passato, come la distribuzione vestiti e la distribuzione dei viveri del banco alimentare. Dettata da necessità pratiche, questa scelta è diventata un modo per <strong>integrare</strong> il proprio intervento <strong>con</strong> quello di <strong>altre organizzazioni</strong>, che magari hanno strutture più idonee e competenze più specifiche.</p>
<p>I volontari del Centro cercano sempre di dare risposta alle esigenze che emergono. Di recente hanno organizzato un <strong>laboratorio artistico</strong> per bambini in modo da consentire alle loro mamme, adesso che è finita la scuola, di lasciarli tranquillamente per poter andare a lavorare.</p>
<p>La <strong>scuola d&#8217;italiano</strong> è un servizio molto frequentato: si registra la presenza costante di una quarantina di adulti. Nel periodo scolastico funziona un <strong>doposcuola</strong>, frequentato da bambini srilankesi o mauriziani. Pochi gli africani, soprattutto senegalesi.</p>
<p>Particolarmente importante è lo <strong>sportello lavoro</strong>, che cerca di incrociare le domande di lavoro dei migranti con le richieste di lavoro locale.</p>
<p>Ad ottobre dovrebbe riaprire la casa di Via del pino, il <strong>bene sequestrato alla mafia</strong> che era stato dato in gestione al Centro. Al momento il Comune (proprietario dell&#8217;immobile) sta facendo la gara per la sua messa a norma.</p>
<p>A livello nazionale il Centro Astalli lavora soprattutto con i Rifugiati, difendendone i diritti e aiutandoli ad ottenere il riconoscimento della qualifica di rifugiato o di avente diritto alla protezione internazionale. Ecco perchè il <strong>servizio legale</strong> offerto dal Centro ha un&#8217;importanza fondamentale. Molto ampia la tipologia di pratiche che vengono seguite dai volontari, dalle richieste d&#8217;asilo ai ricorsi contro il diniego alla concessione dello status di rifugiato, dalle richieste di protezione internazionale (quando non ci sono gli estremi per la richiesta di asilo politico ma c&#8217;è pericolo per l&#8217;incolumità) ai ricorsi contro le espulsioni.</p>
<p>Viene offerto un supporto legale ai carcerati e vengono trattate cause di lavoro o relative a lesioni e maltrattamenti. Un capitolo importante è quello relativo alle <strong>donne</strong>, molte delle quali sono vittime di tratta o soggette a violenze di vario tipo.</p>
<p>L&#8217;aiuto fornito riguarda comunque persone fragili e provate, bisognose di accoglienza e di calore umano.</p>
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		<title>Appello per liberare eritrei e somali &#8220;deportati&#8221; in Libia</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 04:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Campi di concentramento. Campi di sterminio. No, stavolta non stiamo parlando del passato,  di Auschwitz o Treblinka, di nazisti ed ebrei.  Parliamo della deportazione di 245 rifugiati eritrei e somali  trasferiti forzatamente dal centro di detenzione di Mishrata al centro Sebha, nel sud della Libia. A consegnarli ai Libici sono state le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Campi di concentramento. <strong>Campi di sterminio</strong>. No, stavolta non stiamo parlando del passato,  di <strong>Auschwitz o Treblinka</strong>, di nazisti ed ebrei.  Parliamo della <strong>deportazione di 245 rifugiati eritrei e somali </strong> trasferiti forzatamente dal centro di detenzione di <strong>Mishrata </strong>al centro <strong>Sebha</strong>, nel <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/07/Libia-torturati.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13407" title="Libia torturati" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/07/Libia-torturati-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>sud della <strong>Libia</strong>. A consegnarli ai Libici sono state le forze italiane che li avevano respinti nel 2009 nel <strong>Canale di Sicilia</strong>.</p>
<p>Il centro di Sebha si trova nel deserto del <strong>Sahara</strong> dove attualmente la temperatura supera i<strong> 50 gradi</strong>. Gli Eritrei ci sono arrivati viaggiando <strong>12 ore stipati dentro container di metallo</strong>. Anche attualmente sono<span id="more-13399"></span> maltrattati, tenuti con <strong>poco cibo e poca acqua</strong>. I feriti e i malati non hanno cure mediche. Sarebbero stati puniti così per aver inscenato una rivolta e aver tentato la fuga nel centro di Mishrata, la sera del 29 giugno.</p>
<p>Invano  il <strong>Consiglio rifugiati </strong><strong>italiano </strong>ha chiesto l&#8217;intervento del <strong>premier</strong> <strong>Berlusconi</strong> e del <strong>ministro degli esteri Frattini</strong>. Il <strong>Cir</strong> ha oggi inviato una lettera al <strong>presidente della Repubblica Napolitano</strong>; contemporaneamente, ha scritto una lettera al <strong>ministro dell&#8217;Interno Maroni</strong>, chiedendo che l&#8217;Italia si faccia carico di queste persone, chiedendo al governo libico l&#8217;immediato trasferimento e il reinsediamento nel nostro paese.</p>
<p>L&#8217;unica arma è accogliere l&#8217;appello de L&#8217;Unità che invita a inviare una mail al ministro dell&#8217;interno Maroni: &#8220;<strong>Io, nome e cognome, sono convinto che un Paese civile non possa essere complice di un crimine contro l&#8217;umanità. Fermate <a href="http://www.unita.it/news/italia/100693/massacro_in_libia_lappello_de_lunit_per_gli_eritrei_prigionieri" target="_blank">il massacro dei prigionieri eritrei in Libia</a>&#8220;. </strong>L&#8217;indirizzo: <strong>corrispondenzaviminale@interno.it. </strong>E&#8217; una cosa che possiamo, e dobbiamo, fare tutti.</p>
<p>leggi  <a href="http://www.unita.it/index.php?section=news&amp;idNotizia=100666" target="_blank">Il pugno duro di Gheddafi sulla rivolta dei senza diritti</a>, e anche <a href="http://www.unita.it/news/commenti/100668/il_silenzio_di_mort" target="_blank">il silenzio di morte</a> su L&#8217;Unità</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/07/05/news/il_calvario_dei_detenuti_eritrei_bastonati_nelle_carceri_libiche-5401348/?ref=HREC2-3" target="_blank">Il calvario dei detenuti eritrei bastonati nelle carceri libiche</a> su Repubblica</p>
<p>Ulteriori informazioni sul <a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/SU_/Libia_Eritrea_rimpatrio_forzato" target="_blank">sito di Amnesty International</a></p>
<p><a href="http://www.unita.it/news/commenti/100668/il_silenzio_di_mort" target="_blank"></a>Guarda su Youtube<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/j1Z86oFrGLI&amp;hl=en_US&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/j1Z86oFrGLI&amp;hl=en_US&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Rapporto Amnesty 2010, bianco e nero</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 03:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le iniziative che hanno animato il pomeriggio catanese di sabato 19 giugno c&#8217;è stata la presentazione del Rapporto Amnesty 2010 ad opera del responsabile del gruppo Italia 72, Andrea Cuscona.
Un&#8217; occasione anche per aprirsi al mondo, per guardare a quello che accade lontano da noi. Con trepidazione, perchè le violazioni dei diritti umani denunciati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/l-uomo-con-la-mano-di-lattice.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13142" title="l-uomo-con-la-mano-di-lattice" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/l-uomo-con-la-mano-di-lattice.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Tra le iniziative che hanno animato il pomeriggio catanese di sabato 19 giugno c&#8217;è stata la <strong>presentazione del Rapporto Amnesty </strong>2010 ad opera del responsabile del <strong>gruppo Italia 72,</strong> Andrea Cuscona.<br />
Un&#8217; occasione anche per aprirsi al mondo, per guardare a quello che accade lontano da noi. Con trepidazione, perchè le <strong>violazioni dei diritti umani</strong> denunciati da Amnesty riguardano <span id="more-13122"></span>per il 2009 più di cento paesi, e non tutti poveri o dittatoriali. Ma anche con speranza, perchè <strong>spesso le azioni di Amnesty hanno efficacia</strong> nel favorire la liberazione di detenuti ingiustamente reclusi o nell&#8217;ottenere la revoca di una condanna a morte.</p>
<p>Nero e bianco, dunque, in tutto lo scacchiere mondiale. Segnali positivi sembrano venire dalla giustizia internazionale, come nel caso del <strong>mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale contro Al Bashir,</strong> presidente del Sudan, accusato di crimini di guerra e di crimini contro l&#8217;umanità per la vicenda del Darfur.  Ma giustizia non sarà fatta, perchè l&#8217;<strong>Unione Africana ha rifiutato di collaborare</strong>. Troppo forte è il condizionamento della politica (e soprattutto, indirettamente, dell&#8217;economia) sul diritto internazionale.</p>
<p>Tanti i punti caldi, lo Sri Lanka, il Medio Orientale, l&#8217;Africa del Nord. Molti i temi, tra i quali la <strong>violenza domestica</strong>, soprattutto contro le donne, gli <strong>sgomberi forzati</strong> con milioni di senzatetto.<br />
Cresce dappertutto la <strong>repressione delle libertà personali</strong>, praticata anche nei paesi “democratici”, spesso sotto la copertura della guerra al terrorismo, della minaccia alla sicurezza.</p>
<p>E l&#8217;<strong>Italia</strong>? Ha un posto di rilievo l&#8217;Italia nel rapporto Amnesty. Lo ha conquistato con l&#8217;<strong>introduzione del reato di clandestinità</strong> e con la politica dei <strong>respingimenti</strong> nati dall&#8217;accordo di “ amicizia, partenariato e cooperazione” con la Libia. Ma la <strong>Libia</strong>, come ha ricordato Simonetta Cormaci, è un paese che <strong>non ha firmato la Convenzione di Ginevra</strong> e in cui è molto forte il rischio di torture e di trattamenti disumani. E&#8217; un paese terzo, rispetto a quelli da cui provengono i migranti, che spesso <strong>non scelgono liberamente di partire</strong>, ma fuggono da situazioni di guerra, di persecuzione.</p>
<p>Fuggono per salvarsi la vita e avrebbero il diritto di entrare, di essere accolti come <strong>rifugiati.</strong> Ma nel momento in cui vengono respinti nessuno chiede loro da dove vengano o perchè vengano. E i nostri <strong>telegiornali</strong>, che traboccano di immagini, non hanno mai trasmesso nessuna foro, <strong>nessun filmato dei respingimenti.</strong> Una scelta dettata dalla volontà di fare cadere nel silenzio le violenze commesse? di non suscitare commozione o solidarietà mostrando lo stato in cui sono ridotti, per  disidratazione e per fame, coloro che vengono respinti?</p>
<p>Non sappiamo. Le uniche immagini trasmesse dal programma di Rai3, <strong>Presa Diretta</strong>, sono quelle riprese dal giornalista <strong>Enrico Dagnino, </strong>presente sulla <strong>nave Borienzo della Guardia di Finanza</strong> e testimone involontario del primo respingimento, nel maggio del 2009. Neanche la Guardia di Finanza sapeva che sarebbe arrivato l&#8217;ordine di rimandare indietro il barcone e si apprestava a fornire soccorso. (<em>Guarda il video sottostante</em>).</p>
<p>La politica del nostro governo ha portato ad una <strong>riduzione significativa delle richieste di asilo</strong>. Vuol forse dire che ci sono nel mondo meno persone disperate che hanno bisogno di essere accolte? Alcuni dati, con opportune riflessioni, sono stati forniti da Elvira Iovino del <strong>Centro Astalli,</strong> promotore anch&#8217;esso dell&#8217;iniziativa, che si occupa da anni dei richiedenti asilo, in tutta Italia, e anche a Catania.</p>
<p>Non solo di rifugiati si è parlato sabato, ma anche della discriminazione dei Rom, dei casi di omofobia, degli <strong>abusi delle forze dell&#8217;ordine all&#8217;interno  delle caserme</strong>. E&#8217; qui infatti, che si registrano, subito dopo il fermo, episodi di pestaggi e violenze,  in un momento in cui sono sospese di fatto le garanzie della persona. L&#8217;esempio più grave rimane  quello che è accaduto alla caserma Bolzaneto di Genova durante il G8. Ma questi casi diventano sempre più frequenti. E di inserire il reato di tortura nel nostro codice non si vuole parlare,,,,,,,</p>
<p>Su tutto questo, in Italia e nel mondo, Amnesty tiene alta l&#8217;attenzione. Dobbiamo dire <a href="http://www.amnesty.it/grazie_amnesty.html" target="_blank">“Grazie Amnesty”</a>, anche se, come ha concluso Cuscona, <strong>di Amnesty vorremmo non avere bisogno.</strong><br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="457" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/waLnBsA5jkw&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;rel=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="457" src="http://www.youtube.com/v/waLnBsA5jkw&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;rel=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Linea 77,  A noi</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 03:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ci chiamiamo Linea 77 come l&#8217;autobus che prendevamo per andare in saletta a provare quando nessuno di noi aveva ancora la patente. Fortunatamente, come quell&#8217;autobus, crediamo di arrivare, ci fermiamo al capolinea per qualche minuto e poi riprendiamo la corsa.&#8221; Linea 77 via chat in Rock.it
Il gruppo è torinese, ma l&#8217;argomento di uno dei brani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/linea_77.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12671" title="linea_77" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/linea_77.jpg" alt="linea_77" width="240" height="160" /></a>&#8220;Ci chiamiamo <strong>Linea 77</strong> come l&#8217;autobus che prendevamo per andare in saletta a provare quando nessuno di noi aveva ancora la patente. Fortunatamente, come quell&#8217;autobus, crediamo di arrivare, ci fermiamo al capolinea per qualche minuto e poi <strong>riprendiamo la corsa</strong>.&#8221; <em>Linea 77 via chat </em>in <a href="http://www.rockit.it/intervista/929/linea-77-telefonica" target="_blank">Rock.it</a></p>
<p>Il gruppo è torinese, ma l&#8217;argomento di uno dei brani dell&#8217;ultimo album <span id="more-12654"></span>è molto vicino a noi,  al mare, a quel mare che i <strong>migranti</strong> attraversano e in cui molti hanno perso la vita. L&#8217;album è &#8220;Dieci&#8221;, perchè celebrano i dieci anni della loro carriera musicale. Il titolo del brano è <strong>A noi</strong>.</p>
<p>Così spiegano il senso della canzone Emi e Nitto, due membri della band, &#8220;È una canzone sulla libertà di vivere anche se si rivela come un inganno a cui natura e dio sono indifferenti e forse è giusto così. Quando, <strong>abbandonata la tua terra, il mare non te ne offrirà un&#8217;altra</strong>. Il brano è liberamente ispirato a &#8220;<strong>Bilal</strong>&#8220;, cronaca/romanzo/inchiesta sul fenomeno dell&#8217;immigrazione clandestina scritto da <strong>Fabrizio Gatti</strong>.&#8221; (<a href="http://xl.repubblica.it/dettaglio/80008" target="_blank">Repubblica XL</a>)</p>
<p>Con un nome falso, un tubetto di colla per nascondere le impronte digitali, un borsone nero, un paio di vecchie ciabatte e tre scatolette di sardine, Fabrizio <strong>Gatti si è trasformato in Bilal</strong> e ha potuto così raccontare &#8220;il dramma sconvolgente di chi si mette <strong>in marcia dal Sud</strong> del mondo per conquistare una vita migliore al di là del Mediterraneo. Ha attraversato il Sahara sugli stessi camion che trasportano clandestini. Ha incontrato affiliati di Al Qaeda e scafisti senza scrupoli. Ha superato indenne le frontiere. Si è infiltrato nelle organizzazioni criminali africane e nelle aziende europee che sfruttano la nuova tratta degli schiavi. Si è fatto arrestare come immigrato clandestino vivendo sulla propria pelle l’osceno <strong>trattamento riservato agli immigrati</strong> nei centri di permanenza temporanea. Ha scoperto i nomi, le alleanze e le complicità di alcuni governi che non fanno nulla contro il traffico di schiavi, anzi, ci guadagnano.&#8221; (<a href="http://rcslibri.corriere.it/rizzoli/_minisiti/gatti/libro.htm" target="_blank">rcs libri</a>)</p>
<p>Questo accadeva nel 1995. Adesso con i respingimenti, abbiamo risolto il problema. <strong>Rimandiamo i migranti in Libia</strong>, a morire nel deserto o a subire trattamenti disumani in un paese che non ha accettato la convenzione di Ginevra. Così noi non vediamo quello che succede e ci sentiamo a posto&#8230; E pazienza se tra i respinti ci sono persone bisognose di protezione internazionale (nel 2008 il 75% di coloro che sono giunti in Italia via mare ha fatto <strong>richiesta di asilo</strong>, come dichiara l&#8217;Alto Commissariato ).</p>
<p>Leggi su <strong>Melting Pot</strong> <a href="http://www.meltingpot.org/articolo14492.html" target="_blank">Respingimenti in Libia &#8211; Oltre 500 e tutti illegali</a>, a cura dell’ Avv. Alessandra Ballerini</p>
<p>Il <strong>testo </strong>della canzone</p>
<p><strong>A noi</strong></p>
<p>Evviva la vita amor mio<br />
Per tutto quello che abbiamo passato<br />
Amare il canto delle nostre favole<br />
E il nostro dirci uomini.</p>
<p>A NOI<br />
Lasciate l’immaginazione<br />
A NOI<br />
l’ assedio che divora il cuore<br />
A NOI<br />
Infondo eri tu che lo volevi<br />
A NOI<br />
Sangue d’ amore e colpa<br />
A NOI, A NOI, A NOI<br />
Tutta la vita a noi</p>
<p>Sei crudele ottimismo<br />
Sei vana autocommiserazione<br />
Non serve pietà<br />
Vai a fottere</p>
<p>A NOI, A NOI, A NOI<br />
Tutta la vita a noi</p>
<p>Fu solo<br />
La luna che<br />
Ci salutò<br />
In mezzo al mare</p>
<p>A NOI<br />
Affogo il capitano e la sua nave<br />
A NOI<br />
Il ghigno dell’eternità<br />
A NOI<br />
Forse neanche dio ti ci vedeva<br />
A NOI<br />
Sangue d’amore e colpa</p>
<p>Sei crudele ottimismo<br />
Sei vana autocommiserazione<br />
Non serve pietà<br />
Vai a fottere</p>
<p>A NOI, A NOI, A NOI<br />
Tutta la vita a noi</p>
<p>Fu solo<br />
La luna che<br />
Ci salutò<br />
In mezzo al mare<br />
Baciando<br />
Le nostre lacrime<br />
Ci guardò andare al fondo</p>
<p>E quando la notte scese<br />
Soltanto la luna illuminò il cammino<br />
Battendo i nostri cuori affamati<br />
Come tasti di un pianoforte</p>
<p>Ma tutto porta a se<br />
In fondo a se il mare<br />
Che sordo ci ubriaca e non ci fa più vivere<br />
Ma tutto porta a se<br />
In fondo a se il mare<br />
Che sordo ci ubriaca e non ci fa più vivere</p>
<p>Fu solo<br />
La luna che<br />
Ci salutò<br />
In mezzo al mare<br />
Baciando<br />
Le nostre lacrime<br />
Ci guardò andare al fondo.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="457" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/httpRyyaKbo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="457" src="http://www.youtube.com/v/httpRyyaKbo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Immigrati nei campi: caporalato femminile e sfruttamento creativo</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 03:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[cooperativa Aurora]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori rumeni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro nero]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Cresce lo sfruttamento delle donne straniere nel lavoro agricolo. E molte volte le donne non sono solo braccianti. Fanno anche le caporali. A Pachino, a Rosolini, si mettono in movimento alle quattro del mattino e caricano le operaie, in genere rumene.
Vengono raccolti i pomodori, le zucchine. Molto spesso si lavora nei “tunnel”, piccole serre alte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/lavoratori_campo-300x200.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12731" title="lavoratori_campo -300x200" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/lavoratori_campo-300x200.jpg" alt="lavoratori_campo -300x200" width="300" height="235" /></a>Cresce lo <strong>sfruttamento delle donne straniere</strong> nel lavoro agricolo. E molte volte le donne non sono solo braccianti. Fanno anche <strong>le caporali</strong>. A Pachino, a Rosolini, si mettono in movimento alle quattro del mattino e caricano le operaie, in genere rumene.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Vengono raccolti i pomodori, le zucchine. Molto spesso si lavora nei <strong>“tunnel”</strong>, piccole serre alte 80 cm, dove l&#8217;umidità e il calore sono insopportabili e il rischio di <span id="more-12708"></span>intossicazione da anticrittogamici altissimo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Le ragazze più carine sono le più richieste. Di sera, nei “festini agricoli”, alcune di esse arrotondano il guadagno della giornata, 20 euro circa, con altri <strong>dieci euro per soddisfare le voglie del padrone</strong> e dei suoi amici. Lo denuncia don Beniamino Sacco del Centro di accoglienza per migranti di Vittoria.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">&#8220;Le donne sono le nuove protagoniste della filiera agroindustriale siciliana, dalla raccolta al packaging rappresentano l’anello fondamentale della fascia trasformata.” (<a href="http://www.terrelibere.org/terrediconfine/4003-prestazioni-occasionali-nelle-campagne-dove-tutto-si-compra" target="_blank">Prestazioni occasionali. Nelle campagne dove tutto si compra</a> di <strong>Laura Galesi e Giovanni Tizian</strong>, su <strong>Terre Libere</strong> del 25 maggio 2010)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>Rumene e rumeni </strong>crescono velocemente di numero. Le donne, oltre a lavorare nei campi, fanno le badanti. Gli uomini via via prendono <strong>il posto dei maghrebini</strong>, che perdono quote di lavoro. I rumeni hanno il vantaggio di essere lavoratori comunitari e di non avere bisogno del permesso di soggiorno. E poi costano meno. Spesso non hanno contratto di lavoro, ma con loro il rischio è minore che con gli extracomunitari.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">I più cari sono i nord africani regolari, che ricevono un salario intorno ai 40 euro. Assumerli però è meno conveniente. Al di là della retorica contro i <strong>clandestini</strong>, sono proprio questi ultimi ad essere i più convenienti sul mercato. Non hanno nessun diritto, sono i più <strong>esposti al ricatto</strong> e allo sfruttamento. Se vengono scelti dai caporali devono pagare cinque euro per l&#8217;ingaggio e tre per il trasporto. Uno sfruttamento dentro lo sfruttamento.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Non mancano le <strong>truffe creative</strong>. Come quella che denuncia Pino Cultraro della Federazione Lavoratori dell&#8217; Agroindustriale (Flai), sempre su Terrelibere.</p>
<p><span style="font-weight: normal;">I proprietari delle aziende, che fanno lavorare in nero i migranti, <strong>vendono i contributi</strong> a falsi braccianti agricoli, che potranno così avere l’indennità previdenziale. Ci guadagnano gli uni e gli altri, ma non certo il vero lavoratore, che continua ad essere senza tutele. E ad essere “venduto” da un&#8217;azienda all&#8217;altra. Un modo per evitare le denunce e rendere più difficili i <strong>controlli</strong>, che sono comunque pochissimi. Giovanni Consolino del Forum per l&#8217;immigrazione di Vittoria, ricorda che gli ultimi blitz dell&#8217;ispettorato del lavoro nelle campagne risalgono al 2007.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Eppure l&#8217;entità del <strong>lavoro nero</strong> si può dedurre se non altro dal rapporto tra i dati della produzione e quelli sull&#8217;occupazione. Nel siracusano, per esempio, la <strong>forza lavoro è scesa</strong> di tremila addetti, ma la <strong>produzione è cresciuta</strong> del 20%. Quindi&#8230;</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Il sindacato cerca, con difficoltà, di coinvolgere almeno le grosse aziende nell&#8217;offerta di lavoro a tempo indeterminato.</span></p>
<p>“<span style="font-weight: normal;">A Pachino la <strong>cooperativa Aurora</strong> garantisce ai lavoratori contratti fissi. Una realtà nata da 16 piccoli produttori, ora 100, che hanno scelto di associarsi per superare le barriere del libero mercato. Ci lavorano 12 operai a tempo indeterminato e 50 stagionali. La sua è una <strong>storia al femminile</strong>, dove il lavoro delle donne ha contribuito sia alla crescita aziendale che al difficile percorso di emancipazione delle donne” (Galesi e Tizian)</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Una variante dell&#8217;articolo, a firma di Laura Galesi è stata pubblicata da <strong>Sicilia Oggi.net </strong>di Sabato 22 maggio 2010 con il titolo <em><strong>Donne che sfruttano altre donne. Dopo i campi sesso col padrone</strong>.</em></span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Leggi su Argo in pdf  <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/Donne_caporali_Galesi.pdf" target="_blank">Prestazioni occasionali di Laura Galesi e Giovanni Tizian</a> da Terre Libere<br />
</span></p>
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		<title>Respinto a suon di botte</title>
		<link>http://www.argo.catania.it/2010/05/13/respinto-a-suon-di-botte/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 03:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Sembrava che la Sicilia potesse non essere mai attaccata dal virus del razzismo. Non è il nord d&#8217;Italia, non è una delle regioni col fazzoletto verde nel taschino. E invece&#8230; il 4 maggio scorso a Cassibile, in provincia di Siracusa, un bracciante stagionale marocchino è stato aggredito perché non è italiano, non è siciliano. Perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembrava che la <strong>Sicilia</strong> potesse non essere mai attaccata dal virus del <strong>razzismo</strong>. Non è il nord d&#8217;Italia, non è una delle regioni col <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/immigrati_campi_pomod_250.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12324" title="immigrati_campi_pomod_250" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/immigrati_campi_pomod_250.jpg" alt="immigrati_campi_pomod_250" width="250" height="166" /></a>fazzoletto verde nel taschino. E invece&#8230; il 4 maggio scorso a <strong>Cassibile</strong>, in provincia di <strong>Siracusa</strong>, un <strong>bracciante stagionale marocchino</strong> è stato aggredito perché non è italiano, non è siciliano. Perché viene da fuori, perché non parla la nostra lingua o la parla male. L&#8217;uomo stava camminando su <strong>via Nazionale</strong>, la strada principale del piccolo centro  dove i caporali scelgono i braccianti da<span id="more-12254"></span> impiegare sui <strong>campi di patate</strong>. Aggredito in pieno centro, prima con <strong>insulti</strong>, poi con <strong>calci e pugni</strong>. Qualcuno che assisteva alla scena ha poi chiamato il <strong>118 </strong>mettendo in fuga gli aggressori.</p>
<p>E’ la prima aggressione razzista registrata dall’inizio dell’anno, ma non l&#8217;unica a Cassibile. Nel <strong>2006</strong> era stato incendiato l’accampamento dove molti lavoratori migranti avevano trovato riparo.«Questa agressione non arriva dal nulla, anzi, c’era da aspettarsela – spiega <strong>Alfonso Di Stefano</strong>, della <strong>rete antirazzista di Catania</strong> – Il primo maggio abbiamo organizzato una iniziativa per tentare di accendere i riflettori sul caso di Cassibile, il caporalato e lo sfruttamento dei braccianti agricoli immigrati. Abbiamo però dovuto registrare la scarsa partecipazione dei cassibilesi e dei siracusani&#8221;.</p>
<p>Quello di Cassibile è il caso di un respingimento a suon di botte. Ma altri <strong>respingimenti </strong>ci sono e sono &#8211; come dire? &#8211; istituzionali. L&#8217;estate scorsa, tra maggio e agosto, sono state nove le operazioni con le quali <strong>800 migranti</strong> sono stati <strong>rimandati in Libia</strong>, paese non tenero con le persone respinte. Tra loro <strong>donne incinte, bambini</strong>, forse &#8211; chi può dirlo?- <strong>rifugiati</strong>. L&#8217;Italia ha così violato la <strong>Convenzione europea sui diritti umani</strong>. Il <strong>Comitato per la prevenzione della tortura</strong> (Cpt) del <strong>Consiglio d&#8217;Europa</strong> ha bocciato senza appello la politica italiana dei respingimenti. Il rapporto dell&#8217;organismo è stato realizzato sulla base di una visita di rappresentanti del Comitato in Italia tra il 27 ed il 31 luglio. Nel corso di questa le istituzioni centrali di Roma hanno fornito una collaborazione definita “insoddisfacente”. Alla delegazione del Consiglio Europa sarebbe stato infatti negato l&#8217;accesso a documenti ed informazioni. Le conclusioni della visita sono nette. “La politica dell&#8217;Italia di intercettare migranti in mare ed obbligarli a ritornare in Libia &#8211; notano i membri del Cpt &#8211; viola il principio del &#8216;non <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/imbarcati_x250.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12326" title="imbarcati_x250" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/imbarcati_x250.jpg" alt="imbarcati_x250" width="250" height="195" /></a>refoulement&#8217; (non respingimento), che forma parte degli obblighi dell&#8217;Italia secondo l&#8217;articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani”. Una posizione analoga a quella della <strong>procura di Siracusa</strong> che  ha disposto il giudizio per concorso in violenza privata del direttore della direzione centrale dell&#8217;immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell&#8217;Interno, <strong>Rodolfo Ronconi</strong> e del generale della guardia di finanza <strong>Vincenzo Carrarini, </strong>responsabili di aver fatto ricacciare in mare, tra il 30 e il 31 agosto del 2009, <strong>75 migranti</strong>.</p>
<p>Leggi <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/Respingimenti_ASudEuropa.pdf" target="_blank">Migranti, il Consiglio UE bacchetta l&#8217;Italia</a> da A Sud&#8217;Europa, a.4, n.16<a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/"></a></p>
<p><a href="http://www.terrelibere.org/terrediconfine/3998-aggressione-razzista-a-cassibile" target="_blank">Leggi Aggressione razzista a Cassibile in terrelibere.org</a></p>
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		<title>Dalla Campania alla Sicilia: sfruttamento nero</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 03:47:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono 30 gli arrestati a Rosarno per sfruttamento e riduzione in schiavitù degli immigrati nell&#8217;agricoltura. Un&#8217;indagine, avviata all&#8217;inizio di quest&#8217;anno, a seguito della rivolta degli extracomunitari, ha reso palesi e non più occultabili le condizioni in cui gli immigrati erano costretti a lavorare: 10-25 euro per 12-14 ore di lavoro al giorno (1 euro per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-12048" href="http://www.argo.catania.it/2010/04/29/dalla-campania-alla-sicilia-sfruttamento-nero/immigrati_rosarno/"><img class="alignleft size-medium wp-image-12048" title="immigrati_rosarno" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/immigrati_rosarno-300x225.jpg" alt="immigrati_rosarno" width="300" height="225" /></a>Sono 30 gli <strong>arrestati a Rosarno</strong> per <strong>sfruttamento e riduzione in schiavitù degli immigrati nell&#8217;agricoltura</strong>. Un&#8217;indagine, avviata all&#8217;inizio di quest&#8217;anno, a seguito della rivolta degli extracomunitari, ha reso palesi e non più occultabili le condizioni in cui gli immigrati erano costretti a lavorare: <strong>10-25 euro per 12-14 ore di lavoro al giorno</strong> (<strong>1 euro</strong> per una <strong>cassetta di mandarini</strong>, 50 centesimi per una di arance). Ad approfittarne erano <span id="more-12046"></span>i caporali (<strong>10 euro di cresta </strong>per ogni lavoratore) e i proprietari terrieri. Chi si ribellava rischiava ritorsioni e minacce. Ad essere arrestati sono stati sia italiani sia extracomunitari (marocchini, tunisini, algerini, ecc.) che si spostavano <strong>dal Casertano a Cassibile (SR) e Palagonia (CT)</strong>, imponendo le stesse condizioni in tutti i luoghi di lavoro. Chi non acconsentiva non lavorava.</p>
<p>L&#8217;operazione, che ha portato anche al <strong>sequestro di 20 aziende e 200 terreni</strong>, è stata avviata subito dopo i fatti di Rosarno, ma dalla testimonianza raccolta dal <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100427/pagina/08/pezzo/276955/" target="_blank">Manifesto</a> si evince che le denunce erano state fatte prima che gli immigrati fossero stati portati nei centri di accoglienza, ma senza alcun esito.</p>
<p>Auspichiamo <strong>controlli</strong> anche nel nostro territorio, ma <strong>non circoscritti agli extracomunitari</strong>. Voci isolate a Catania hanno denunciato per decenni lo <strong>sfruttamento minorile</strong> in attività economiche. Anche i giovani, gli adulti lavorano come possono. Basti pensare alla paga mensile percepita dalle commesse di negozi anche eleganti, 300-500 euro al mese.</p>
<p>Ci rendiamo conto del rischio connesso alla nostra proposta (che potrebbe far perdere anche la possibilità di portare a casa quelle poche centinaia di euro al mese), ma auspichiamo che l&#8217;<strong>Ispettorato del lavoro </strong>avvii un&#8217;<strong>azione a tappeto </strong>che includa tutti gli esercizi commerciali e le aziende produttive<strong>,</strong> perché la <strong>dignità di ogni lavoratore</strong> deve essere salvaguardata, anche nei momenti di crisi. Chi lavora è giusto che abbia condizioni di lavoro ed economiche adeguate.</p>
<p>Vedi l&#8217;articolo su Repubblica (<a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/04/26/news/arresti_rosarno-3621507/" target="_blank">Rosarno, gli immigrati schiavizzat</a>i) e l&#8217;articolo su Il Manifesto (<a rel="attachment wp-att-12074" href="http://www.argo.catania.it/2010/04/29/dalla-campania-alla-sicilia-sfruttamento-nero/manifesto_rosarno/">Ci dicevano sempre: domani vi paghiamo</a>)</p>
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		<title>Integrazione sociale degli immigrati</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 01:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ un progetto proposto da un Ente pubblico (Provincia Regionale di Catania), con partners solo pubblici (Ufficio Provinciale del Lavoro, Comune di Catania, ASP di Catania, Camera di Commercio e Università), denominato CLAIM (Cittadini Lavoratori Immigrati), finanziato con fondi UNRRA (Amministrazione delle Nazioni Unite per l’assistenza e la riabilitazione) e finalizzato a favorire l’accesso ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-11860" href="http://www.argo.catania.it/2010/04/16/integrazione-sociale-degli-immigrati/immigrati_sportello/"><img class="alignleft size-full wp-image-11860" title="immigrati_sportello" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/immigrati_sportello.jpg" alt="immigrati_sportello" width="107" height="111" /></a>E’ un progetto proposto da un Ente pubblico (<strong>Provincia Regionale di Catania</strong>), con <strong>partners solo pubblici</strong> (Ufficio Provinciale del Lavoro, Comune di Catania, ASP di Catania, Camera di Commercio e Università), denominato <strong>CLAIM</strong> (Cittadini Lavoratori Immigrati), finanziato con <strong>fondi UNRRA</strong> (Amministrazione delle Nazioni Unite per l’assistenza e la riabilitazione) e finalizzato a <strong>favorire l’accesso ai servizi e l’integrazione sociale degli immigrati anche attraverso l’inserimento lavorativo di un centinaio di loro che,</strong></p>
<p><span id="more-11859"></span>in regola con le norme che disciplinano ingresso e soggiorno, svolgeranno un <strong>tirocinio di 3 mesi</strong> (300 ore) presso aziende pubbliche e private:</p>
<p>- 34 di essi per <strong>l’assistenza alla persona e attività socio-assistenziale</strong> all’interno di alcuni ospedali (Biancavilla, Bronte, Giarre, Militello V.d.C., Paternò) e Settori (Salute mentale e Assistenza di base) dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania;</p>
<p>- gli altri in Aziende private, che hanno firmato un protocollo d’intesa, per attività di <strong>giardiniere, operatore informatico, elettricista, idraulico, aiuto sarta, bracciante agricolo, aiuto cuoco, addetto alle pulizie</strong>. Tutti i tirocinanti, che riceveranno cadauno un <strong>rimborso spese di 1000 euro</strong> complessivi, saranno affiancati da Tutor dell’Ufficio Provinciale del Lavoro e da lavoratori delle Aziende (ad es. nell’ASP dagli infermieri professionali).</p>
<p>Oltre ai tirocinanti il progetto prevede l’attività di <strong>13 mediatori culturali</strong>, dislocati sia a Catania (presso la Camera di Commercio, il Comune &#8211; negli uffici di via Plebiscito 9 -, la Provincia, l’ASP - nell’ambulatorio di via Pasubio -, l&#8217;Ufficio Provinciale del Lavoro in via Coviello) sia negli Uffici distrettuali dei Comuni (Acireale, Adrano, Bronte, Caltagirone, Giarre, Gravina, Palagonia e Paternò).</p>
<p>Alla fine del periodo formativo i tirocinanti riceveranno un <strong>attestato</strong> spendibile nella ricerca di un lavoro e non è escluso che qualcuno possa essere assunto dall’azienda privata nella quale ha svolto attività di tirocinio.</p>
<p>Quanto ai mediatori culturali ci si augura che l’attività possa <strong>proseguire oltre i termini del progetto</strong> stesso, <strong>qualora sia verificata</strong> la validità dell’iniziativa.</p>
<p>Ci si chiede: con le nuove <strong>norme restrittive</strong> in termini di ingresso e soggiorno come avranno trovato 100 immigrati in regola disponibili nelle ore antimeridiane?</p>
<p>Leggi l’articolo su <a href="http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/2010/04/08/asp-catania-50-immigrati-a-lavoro-tra-le-corsie-degli-ospedali/" target="_blank">Cataniapolitica</a>.</p>
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		<title>Newroz anche a Catania</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 22:45:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un evento nuovo, un momento di incontro originale, un modo per aprire gli occhi sul mondo, sulle culture diverse, ma anche sui drammi vissuti da altri popoli. Stasera anche a Catania si celebra il Newroz, il Capodanno kurdo, la festa con cui si saluta  la rinascita della primavera, il nuovo giorno, la fine dell&#8217;oscurità. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/newrozamed.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-11339" title="_newrozamed" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/newrozamed.gif" alt="_newrozamed" width="350" height="226" /></a>Un evento nuovo, un <strong>momento di incontro originale</strong>, un modo per aprire gli occhi sul mondo, sulle culture diverse, ma anche sui drammi vissuti da altri popoli. Stasera anche a Catania si celebra il Newroz, il <strong>Capodanno kurdo,</strong> la festa con cui si saluta  la rinascita della primavera, il nuovo giorno, la fine dell&#8217;oscurità. Un appuntamento analogo <span id="more-11333"></span>a Pisa, dove sono attesi circa mille Kurdi provenienti da varie città italiane.</p>
<p>Alle ore 20, di fronte al Centro Popolare Experia in via Plebiscito 782, si svolgerà una <strong>cena di solidarietà</strong> per celebrare il Newroz tutti insieme con video, musica e cibo kurdi. Il ricavato della serata sarà devoluto ai familiari dei detenuti politici in Kurdistan.</p>
<p>Un modo anche per informarsi, per conoscere la situazione drammatica di un <strong>popolo rimasto senza patria</strong> (<a href="http://www.assocral.org/home/la_curdi_un_popolo_senza_patria.asp" target="_blank">I Curdi, un popolo senza patria</a>).</p>
<p>Un popolo che vive su un territorio strategicamente rilevante per la ricchezza di <strong>petrolio</strong> e le <strong>risorse idriche</strong>, a cui non vogliono rinunciare gli Stati tra cui il territorio stesso è stato diviso (Turchia, Iraq, Iran e Siria).</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/newroz_5.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-11337" title="newroz_5" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/newroz_5.gif" alt="newroz_5" width="580" height="440" /></a>Il Kurdistan è anche il passaggio obbligato di alcune importanti <strong>vie di comunicazione</strong> e si trova nel cuore di uno dei punti più caldi della politica mondiale. Gli interessi politici ed economici, la persecuzione contro le aspirazioni nazionaliste hanno costretto e costingono il popolo kurdo in una situazione di sottosviluppo e inducono molti ad emigrare. A Catania vive da tempo una comunità kurda.</p>
<p><a href="http://www.peacelink.it/conflitti/a/14329.html" target="_blank">Per capire e non dimenticare: breve storia del Kurdistan </a> di Margherita Casillo</p>
<p>Leggi il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/Newroz_comunicato.pdf">Comunicato Stampa relativo alla iniziativa</a></p>
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		<title>Migranti, sei proposte dagli Stati generali di Catania</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 04:08:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una cosa è emersa subito, che il volontariato deve contare sulle sue forze e non sul contributo pubblico. Lo ha evidenziato il dibattito nato all&#8217;interno del seminario sull&#8217;assistenza agli extracomunitari e sull&#8217;attivazione di servizi a favore di immigrati, approfondimento tematico sul tema della solidarietà che si è svolto nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa degli Stati Generali della città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/DSC3868bis.gif"><img class="size-medium wp-image-11279 alignleft" title="_DSC3868bis" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/DSC3868bis-300x224.gif" alt="_DSC3868bis" width="270" height="202" /></a>Una cosa è emersa subito, che il <strong>volontariato</strong> deve contare sulle sue forze e non sul contributo pubblico. Lo ha evidenziato il dibattito nato all&#8217;interno del seminario sull&#8217;<strong>assistenza agli extracomunitari </strong>e sull&#8217;attivazione di servizi a favore di immigrati, approfondimento tematico sul tema della solidarietà che si è svolto nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa degli <strong>Stati Generali della città di Catania</strong>. Coordinatore <strong>padre Valerio Di Trapani</strong>, presidente <span id="more-11266"></span>diocesano della <strong>Caritas.</strong></p>
<p>Che ci sta a fare l&#8217;istituzione se a sbracciarsi le maniche è solo il volontariato? A pensar male si può credere che il Comune voglia intestarsi le battaglie vinte, gli sforzi esercitati, i risultati raggiunti dalle associazioni. E il tutto a costo zero.  A non voler essere prevenuti bisognerà attendere i prossimi mesi. Nonostante tutto, forse qualche piccola cosa il Comune può farla se alle promesse dell&#8217;assessore comunale alla famiglia <strong>Marco Belluardo</strong>, seguiranno fatti. Piccoli, minuscoli, quasi impercettibili fatti. Soldi ce ne sono pochissimi nella casse comunali che in passato hanno magnanimamente foraggiato sagre e feste, progetti e progettini, organizzati da tanti riconoscenti clienti. Ma stavolta l&#8217;assessore ha promesso:&#8221;D&#8217;ora in poi risponderemo ai bisogni&#8221;.</p>
<p>Eccoli i <strong>bisogni</strong>. Sono tanti, e i quattrini in cassa pochi, pochissimi in assoluto e rispetto ai primi. Li mette ben in evidenza, nella sua relazione iniziale,  <strong>Elvira Iovino</strong> del <strong>Centro Astalli</strong>. Vanno dall&#8217;accompagnamento medico sanitario agli alloggi; dai dormitori all&#8217;aiuto ai detenuti stranieri; dalla formazione professionale al recupero di immobili che servano loro da bottega.</p>
<p>Tenendo conto proprio dei bisogni, a conclusione del seminario sono venute fuori alcune <strong>proposte-richieste</strong>. Eccole elencate. <strong>Uno</strong>, la nascita della <strong>Consulta delle cittadine e cittadini stranieri </strong>e apolidi con regolamento approvato dal consiglio comunale che abbia il compito di favorire il dialogo fra portatori di diverse culture per realizzare la piena integrazione dei cittadini stranieri nell’ambito dei diritti, dell’istruzione, della salute, dell’inserimento lavorativo e dei servizi sociali. <strong>Due</strong>, la creazione di un <strong>portale plurilingue</strong> che utilizzi il sito del Comune, in cui offrire informazioni sui servizi che la città offre agli immigrati e dove, attraverso un blog, si possa interagire e creare rete tra le diverse associazioni. <strong>Tre</strong>, <strong>favorire progetti di integrazione</strong> delle persone immigrate individuando due immobili di proprietà comunale (per esempio una parte del Centro Midulla) o dei beni confiscati alla mafia che, inutilizzati, possano invece essere ristrutturati da operai e artigiani immigrati che ne faranno, con una gestione mista, uno spazio comune, un luogo in cui sviluppare attività associative, culturali, formative, sociali. <strong>Quattro</strong>, favorire e sostenere la <strong>nascita di attività economiche regolari</strong> come i micronidi, gli asili nido familiari per sostenere l’inserimento lavorativo delle donne straniere, oppure il mercato multietnico settimanale che offre spazio di integrazione e di valorizzazione delle culture diverse. <strong>Cinque</strong>, istituire l’<strong>albo dei tutori legali per minori</strong> presso il tribunale dei minori. <strong>Sei</strong>, individuare uno spazio per la realizzazione di un <strong>cimitero islamico</strong>. “Tutte le proposte -–ha commentato Padre Valerio Di Trapani, che è anche componente del comitato di presidenza degli Stati Generali- sono possibili, verificabili e senza alcun costo per il Comune. E’ solo un esempio di come gli Stati Generali possano rilanciare l’immagine di una città matura che non si presenta col piattino in mano, ma che è capace di pensare al futuro con fantasia ed efficacia. Ora spetta al Comune, che incalzeremo costantemente, valorizzare e concretizzare le indicazioni emerse”.</p>
<p>Sull&#8217;argomento vedi anche  <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/liberainformazione-100312-Proposte-per-favorire-l’assistenza-ai-cittadini-extracomunitari.pdf" target="_blank">liberainformazione 12.03.2010 &#8211; Proposte per favorire l’assistenza ai cittadini extracomunitari</a></p>
<p>Oppure vai al sito:  <a title="Comune di catania - Stati generali" href="http://www.statigeneralicatania.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=73&amp;Itemid=2" target="_blank">Comune di Catania &#8211; Stati generali</a></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
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