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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Volontariato</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Città Insieme in visita al carcere di Piazza Lanza</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 05:07:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
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		<description><![CDATA[A Catania, per Ferragosto una delegazione dell&#8217;associazione Città Insieme ha effettuato una visita alle carceri, ed ha scelto il carcere che si trova nelle condizioni peggiori, quello di Piazza Lanza. Vi invitiamo a leggere il Comunicato emesso a conclusione della visita. Ci permettiamo di sintetizzare alcune delle osservazioni in esso contenute e di evidenziare l&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TG7jAmJ3tMI/AAAAAAAAAOk/u2H4Y5FTJAg/citt%C3%A0insieme.jpg" alt="" width="283" height="73" />A Catania, per <strong>Ferragosto</strong> una delegazione dell&#8217;associazione <strong>Città Insieme</strong> ha effettuato una <strong>visita alle carceri</strong>, ed ha scelto il carcere che si trova nelle condizioni peggiori, quello di <strong>Piazza Lanza</strong>. Vi invitiamo a leggere il <a href="http://www.argo.catania.it/2010/08/20/14420/" target="_blank">Comunicato</a> emesso a conclusione della visita. Ci permettiamo di sintetizzare alcune <span id="more-14424"></span>delle osservazioni in esso contenute e di evidenziare l&#8217; avvertimento e la proposta concreta con cui si conclude:</p>
<ul>
<li>Le <strong>visite rituali dei politici</strong> rischiano di divenire spesso delle <strong>passerelle</strong> per chi le compie. Un modo di farsi pubblicità e di ottenere attenzione dai media. Non è detto che sia sempre così. Ma il rischio c&#8217;è&#8230;</li>
<li>Quello che i <strong>sedicenti ispettori</strong> riescono a “controllare” rispecchia veramente la situazione del carcere? O viene fatto loro visitare solo la <strong>parte più presentabile</strong> della struttura? Alla delegazione di CittàInsieme è accaduto. Non dimentichiamo che si tratta comunque di visite preannunciate&#8230;</li>
<li>Le cattive condizioni del carcere di piazza Lanza, tristemente note, possono essere strumentalizzate per favorire un&#8217;<strong>operazione di speculazione edilizia</strong>. Se questo carcere fosse chiuso, ed eventualmente demolito, difficilmente si potrebbero evitare speculazioni in un&#8217;area così centrale della città. In alternativa si potrebbe creare uno spazio verde, di cui Catania avrebbe davvero bisogno&#8230; O comunque, aggiungiamo noi, pensare a proposte che siano funzionali per il quartiere</li>
<li>La dignità cittadina potrebbe essere garantita subito, e con poca spesa, rendendo meno squallida e più servita la <strong>zona di attesa dei colloqui</strong> da parte dei familiari, collocata all&#8217;aperto, nella piazza antistante.</li>
</ul>
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		<title>Il ritorno degli sbarchi, menzogne e verità</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 05:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Sebbene la maggior parte dei migranti continui ad arrivare in Italia via terra, gli sbarchi sulle nostre coste non sono finiti. L&#8217;accordo con la Libia e i respingimenti hanno momentaneamente ridotto il loro numero, ma i trafficanti di esseri umani non hanno rinunziato definitivamente ai loro profitti. Stanno trovando nuove rotte e soprattutto nuovi tipi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://lh6.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TGghMaAAgYI/AAAAAAAAAKA/9l52ctZWFh8/immigrati%20calpestati.jpeg" alt="" width="221" height="228" />Sebbene la maggior parte dei <strong>migranti</strong> continui ad arrivare in Italia via terra, gli <strong>sbarchi sulle nostre coste</strong> non sono finiti. L&#8217;accordo con la Libia e i respingimenti hanno momentaneamente ridotto il loro numero, ma i trafficanti di esseri umani non hanno rinunziato definitivamente ai loro profitti. Stanno trovando <strong>nuove rotte</strong> e soprattutto <strong>nuovi tipi di imbarcazioni</strong> per portare in Europa, attraverso<span id="more-14379"></span> l&#8217;Italia, coloro che premono per entrare, dal Sud e dall&#8217;Est.</p>
<p><strong>Tacciono i giornali e la televisione</strong>, che ci avevano riempiti di immagini delle “carrette del mare” cariche di immigrati, infondendo in noi un sentimento di timore e preoccupazione (o anche di compassione, per chi ha ancora un po&#8217; di sensibilità&#8230;). Si trovano qui e là solo brevi accenni ai nuovi arrivi, che non devono mettere in crisi le certezze proclamate dal governo: la politica dei respingimenti è stata vincente, l&#8217;Italia è stata liberata dal “pericolo” dell&#8217;immigrazione clandestina.</p>
<p>I cosiddetti clandestini <strong>già da prima entravano soprattutto dalla zona del Carso</strong>, trasportati sui Tir, a volte anche sotto i Tir. Ancora più spesso arrivavano ed arrivano direttamente <strong>in aereo, con un visto turistico</strong> che non verrà rinnovato o forniti di documenti falsi che hanno pagato migliaia di euro. Lo stesso ministro Maroni ha dichiarato che l&#8217;aeroporto di Malpensa &#8220;è la frontiera più avanzata per l’ingresso di immigrati clandestini”. Ma non è una novità perchè era risaputo che la maggior parte degli stranieri immigrati non arrivavano affatto in Italia dal mare.</p>
<p>In questi ultime settimane, però,  sebbene il ministro  abbia dichiarato che  &#8220;i controlli sulle coste libiche hanno chiuso le rotte e nei primi mesi di quest’anno non è arrivato praticamente più nessuno”, gli <strong>sbarchi dal mare sono ricominciati</strong>. In maniera ancora ridotta quanto al numero, ma soprattutto con <strong>modalità nuove</strong> per quanto riguarda i  punti di scalo e la tipologia di imbarcazioni.</p>
<p>Lampedusa non è più la regina degli sbarchi. Chi arriva alle isole Pelagie, viene <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_09/linosa-sbarco-immigrati_eacdc2ba-a37c-11df-9c56-00144f02aabe.shtml " target="_blank">sbarcato a <strong>Linosa</strong> o a <strong>Lampione</strong></a>, la più piccola e meno abitata dell&#8217;arcipelago (Corriere, 9 agosto). Altri migranti sbarcano sulle coste dell&#8217;<strong>agrigentino</strong> o <a href="http://agrigento.blogsicilia.it/2010/07/emergenza-sbarchi-in-sicilia-20-a-linosa-200-a-porto-palo/" target="_blank">tra <strong>Pachino</strong> e <strong>Porto Palo</strong></a>.   Più di un centinaio sono stati <a href="http://www.essenzialeonline.it/Cronaca/Organizzavano-sbarchi-clandestini-presi_16852.html " target="_blank">fermati a Palma di Montechiaro</a>, dove è stata individuata una banda che gestiva  viaggi e sbarchi. Ne ha parlato anche <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/07/16/traffico-di-clandestini-sette-arresti.html">Fabio Russello su Repubblica di Palermo</a>.</p>
<p>Nel resto del Sud i luoghi di approdo più frequentati sono la <strong>Puglia</strong> e la <strong>Sardegna</strong>. Nel Salento arrivano pachistani, curdi, afgani, bengalesi, iracheni e iraniani, provenienti da Smirne, in Turchia.  Recentemente a Porto Badisco, tre km da Otranto, la Guardia di Finanza ha fermato un <strong>veliero insospettabile</strong> con 66 immigrati tra cui molte donne e bambini. Ciascuno di loro ha pagato 5000 euro il viaggio della speranza (vedi il <a href="http://www.avvenire.it/Cronaca/immigrati+nuove+rotte_201008120712111130000.htm" target="_blank">sito di Avvenire</a>). L’altra rotta navale tornata in auge va dal porto algerino di Annaba alla <strong>costa cagliaritana</strong>. Qui arrivano spesso i minori non accompagnati. Lo sanno bene le associazioni di volontariato, <a href="http://www.avvenire.it/Cronaca/immigrati+nuove+rotte_201008120712111130000.htm" target="_blank">Caritas in testa</a></p>
<p>Ma quello che è più interessante è il <strong>cambiamento delle imbarcazioni adoperate</strong>. Non più carrette del mare, ma barche a vela o altre imbarcazioni insospettabili, talora rubate.<br />
Il mutamento nasce proprio dai pattugliamenti. Come afferma Oliviero Forti, dirigente della Caritas, intervistato dall’Adnkronos, “chi gestisce l’immigrazione si adegua a un contesto mutato con <strong>modalità sempre più raffinate</strong>; arrivano con <strong>barche di lusso rubate</strong> nei porti turchi e greci, e vengono stipati in questi velieri”. (<a href="http://www.guidasicilia.it/la-disperazione-migrante-continua-sbarcare/news/41083" target="_blank">La disperazione migrante continua a sbarcare</a> su Guidasicilia.it)</p>
<p>&#8220;I migranti &#8211; spiega ancora il dirigente della Caritas &#8211; in questo modo sono maggiormente vessati anche sotto il profilo economico dagli stessi trafficanti, perchè <strong>aumentando le difficoltà aumenta il costo della traversata</strong>&#8220;.<br />
Che i risultati sbandierati dal governo non siano credibili lo conferma il rapporto sulle periferie urbane svolto dall’<strong>Università Cattolica</strong> proprio per il Viminale. Ne emerge che la <strong>percentuale degli irregolari è in aumento</strong>, dal 9,1% sul totale registrato a inizio 2009 al 10,7% del primo trimestre 2010.</p>
<p>D&#8217;altra parte le persone che dal Corno d&#8217;Africa e dall&#8217;Africa subsahariana sono arrivate in Libia per passare in Europa non intendono rinunciare al loro proposito. E si tratta di  circa 450 mila persone&#8230;<br />
Insieme a loro non demordono, come dicevamo, nemmeno i trafficanti di uomini che “sono alla ricerca di nuove rotte mediterranee per proseguire <strong>una delle attività illecite più remunerative</strong> con un giro d’affari di svariati milioni di euro” (Avvenire).</p>
<p>Più che di fine degli sbarchi si dovrebbe parlare di fine delle informazioni sugli sbarchi, <a href="http://qn.quotidiano.net/politica/2010/08/09/367979-sbarchi_clandestini_scoppia_polemica_continuano.shtml" target="_blank">come ha detto Felice Belisario dell&#8217;Italia dei Valori</a> “Altro che governo della sicurezza, questo è il <strong>governo delle menzogne</strong>&#8220;.</p>
<p>Leggi <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2010/08/09/65558/migranti-caritas-sbarchi-in-aumento" target="_blank">Migranti: Caritas, sbarchi in aumento</a> su Rassegna.it , e i relativi articoli su <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/08/09/news/caritas_sbarchi_aumentati_dopo_accordo_con_libia-6178460/?ref=HREC1-1" target="_blank">Repubblica del 9 Agosto 2010</a> e  su <a href="http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronaca/99300/laffondo-della-caritas-nonostante-accordi-libia-sbarchi-immigrati-aumentano.htm" target="_blank">SiciliaInformazioni</a></p>
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		<title>Dai un calcio al razzismo</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 04:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 27 al 30 luglio, in piazza Carlo Alberto a Catania, attorno ad un pallone si sono incontrate più di 9 squadre. Grandi e piccoli, uomini e donne, tante nazionalità.
Il torneo antirazzista a 5 (organizzato da Arci-Melquiades, C.p. Experia, Iqbal Masih, Gapa, Open Mind, Rete antirazzista catanese) è stato un’occasione per promuovere l&#8217;incontro e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://picasaweb.google.it/Argo.redazione/DaiUnCalcioAlRazzismo?feat=directlink" target="_blank"><img class="  " title="vai alla galleria immagini galleria" src="http://lh5.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TFrb62QvL5I/AAAAAAAAAGU/gKP5fg2wuEo/un%20calcio%20al%20razzismo_alberta%20dionisi%208_250.jpg" alt="" width="220" height="239" /></a><p class="wp-caption-text">foto Alberta Dionisi</p></div>
<p>Dal 27 al 30 luglio, in piazza Carlo Alberto a Catania, attorno ad un pallone <strong>si sono incontrate più di 9 squadre</strong>. Grandi e piccoli, uomini e donne, <strong>tante nazionalità</strong>.</p>
<p>Il <strong>torneo antirazzista a 5</strong> (organizzato da Arci-Melquiades, C.p. Experia, Iqbal Masih, Gapa, Open Mind, Rete antirazzista catanese) è stato un’occasione per promuovere l&#8217;incontro e il riconoscimento delle diverse culture come ricchezza e non come motivo di paura e intolleranza. <strong>Un calcio giocato per strada, puro e senza confini</strong>, distante dalle logiche di mercato, ha permesso a decine di persone di passare momenti di aggregazione e scambio tra musica, partite e piatti locali.</p>
<div>Un <strong>modo nuovo di relazionarsi</strong> e di <span id="more-14179"></span>pensare ad una società senza le derive securitarie, le leggi razziali, i CIE (Centri di ideintificazione ed espulsione), i sequestri di merce e i controlli che rendono, da ormai troppo tempo, la vita invivibile a chi ha abbandonato il proprio paese nella speranza di un futuro migliore.</div>
<div><em><strong>Sonia Giardina </strong>de <strong>I Cordai</strong> <a href="http://www.associazionegapa.org/" target="_blank">(GAPA)</a></em></div>
<div><em><strong>Le squadre vincitrici del torneo:</strong></p>
<p>PRIMO CLASSIFICATO: Rial Globbalizescion</p>
<p>SECONDO CLASSIFICATO: Pashtun Afghan</p>
<p>TORNEO FEMMINILE 1° posto: Antico Corso</p>
<p>TORNEO BAMBINI 1° posto: ProCarmine</p>
<p></em><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/z4mPmuBV7xo&amp;hl=en_US&amp;fs=1?rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="349" src="http://www.youtube.com/v/z4mPmuBV7xo&amp;hl=en_US&amp;fs=1?rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
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		<title>Gli alberi di Libera, chi li pianta e chi li brucia</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 04:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un albero è qualcosa di concreto, non un sogno, ma può essere sicuramente un segno, soprattutto se viene piantato in memoria di un commissario di polizia ucciso dalla mafia. Se poi l&#8217;albero è un ulivo, se a metterlo a dimora è don Ciotti, fondatore di Libera, se il luogo in cui viene collocato è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://lh6.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TFc4EYIBLmI/AAAAAAAAAEI/hGWVswYylWo/s720/DSCN8785_x.jpg" alt="" width="259" height="228" />Un <strong>albero</strong> è qualcosa di concreto, non un sogno, ma può essere sicuramente <strong>un segno</strong>, soprattutto se viene <strong>piantato in memoria</strong> di un commissario di polizia ucciso dalla mafia. Se poi l&#8217;albero è un ulivo, se a metterlo a dimora è <strong>don Ciotti</strong>, fondatore di Libera, se il luogo in cui viene collocato è un terreno confiscato alla mafia, su cui ha cominciato a lavorare una cooperativa di giovani che si chiama Beppe Montana, allora il segno si carica di un <span id="more-14129"></span>significato particolarmente pregnante.</p>
<p>Sul <strong>valore dei segni</strong>, Libera ha sempre insistito. <a href="http://www.argo.catania.it/2010/04/11/libera-dal-sogno-al-segno/" target="_blank">&#8220;Dal sogno al segno &#8220;</a> è stata titolata una manifestazione organizzata in aprile in questo stesso terreno, una delle tante attività di animazione territoriale, che insieme ad incontri con le scuole, concerti, una rassegna cinematografica, etc sono state organizzate sul terreno confiscato da quando è stato firmato il protocollo d&#8217;intesa con le Prefetture di Catania e Siracusa.</p>
<p>I segni devono essere efficaci, concreti, per poter parlare a tutti, soprattutto ai giovani. Per loro Libera organizza dei <strong>campi estivi</strong> proprio sui terreni confiscati. In quello di contrada Casa Bianca si avvicenderanno fino alla fine di agosto circa 200 ragazzi, in gran parte scout provenienti soprattutto dalle regioni del nord Italia, per aiutare i soci della nuova Cooperativa a recuperare l’agrumeto e l’uliveto in stato di abbandono dai tempi della confisca, avvenuta nel 1999.</p>
<p>La possibilità di fare diventare questi terreni occasione di lavoro per dei giovani, di farli diventare produttivi, in modo legale e condiviso, è il modo più chiaro di affermare che <strong>una alternativa è possibile</strong>. E questo spaventa chi vuole fare credere che non c&#8217;è alternativa, che la mafia è l&#8217;unica realtà vincente, è quella che dà lavoro, è quella a cui rivolgersi perchè e lei che comanda.</p>
<p>Non è, quindi, un caso che nel trapanese in questi ultimi giorni siano avvenuti degli <strong><a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=11968" target="_blank">incendi di probabile origine dolosa</a></strong>, che hanno colpito, direttamente o indirettamente, iniziative legate a Libera.  <a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=11809" target="_blank">Il più grave, a Castelvetrano</a>, è stato il rogo che ha distrutto un uliveto confiscato alla mafia e affidato a una cooperativa di Libera. Proprio due giorni fa è andato distrutto un parco di Calatafimi, che avrebbe dovuto essere intitolato a Peppino Impastato e che stava per essere ripulito da operai comunali affiancati da volontari di Libera.</p>
<p>Atti intimidatori dunque, di chi non vuole che sia messo in discussione il proprio <strong>controllo sull&#8217;area</strong>. Difficilemente interromperanno il<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a> percorso di chi vuole reagire, operare e sperare. Anche se i ragazzi che tentano di ribellarsi alla mafia confessano che &#8221; davanti a quelle fiamme sabato pomeriggio abbiamo pianto». E&#8217; molto importante non lasciarli soli. <img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TFc4EEZ64MI/AAAAAAAAAEE/Mf_ay4r6Jiw/s1024/DSCN8781_x.jpg" alt="" width="580" height="326" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Andea Doria, congetture sul contratto e domande senza risposta</title>
		<link>http://www.argo.catania.it/2010/08/02/andea-doria-congetture-sul-contratto-e-domande-senza-risposta/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 07:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non bastavano le incertezze sul futuro, adesso sono scoppiate anche le polemiche! Si profila infatti un agosto particolarmente caldo per la questione dell&#8217;Andrea Doria, la scuola di via dei Cordai, a san Cristoforo, oggetto di un contenzioso tra le suore Orsoline, proprietarie dell&#8217;immobile, e il Comune di Catania, anche quest&#8217;anno inadempiente nel pagamento dell&#8217;affitto.
I fatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non bastavano le incertezze sul futuro, adesso sono scoppiate anche le polemiche! Si profila infatti un agosto particolarmente caldo per la<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/08/san_cristoforo.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-14124" title="san_cristoforo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/08/san_cristoforo-300x206.gif" alt="" width="300" height="206" /></a> questione dell&#8217;<strong>Andrea Doria</strong>, la scuola di via dei Cordai, a san Cristoforo, oggetto di un <strong>contenzioso</strong> tra le suore Orsoline, proprietarie dell&#8217;immobile, e il Comune di Catania, anche quest&#8217;anno inadempiente nel pagamento dell&#8217;affitto.</p>
<p>I fatti li conosciamo già: lo <strong>sfratto per morosità ha subito un rinvio, dall&#8217;8 luglio al 7 settembre</strong>. L&#8217;arco di tempo tra queste due date è <span id="more-14105"></span>destinato alla <strong>trattativa</strong> per concordare sia l&#8217;entità del canone, sia la sua durata sia a chi spettino i lavori di sistemazione edilizia necessari a mettere la scuola in sicurezza.</p>
<p>Da dove nasce allora la polemica? Dalle dichiarazioni del <strong>presidente della prima municipalità</strong>, che forse ha voluto farsi bello ed ha <strong>annunciato la ratifica dell&#8217;accordo,</strong> a suo dire comunicatagli dal sindaco Stancanelli e dall&#8217;assessore Cinquegrana. La notizia viene pubblicata dalla <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/08/AndreaDoria_-Pinella_luglio10.pdf">Sicilia il giorno 29 luglio</a>, anche se la giornalista, Pinella Leocata, affianca per correttezza a questa informazione le dichiarazioni dell&#8217;<strong>avv. Giuffrida, legale delle Orsoline, che nega la firma dell&#8217;accordo</strong>.</p>
<p>Che l&#8217;accordo non sia stato firmato Giuffrida lo conferma anche ai <strong>volontari del Gapa</strong>, che da tempo seguono la vicenda e si impegnano non solo a sostenere le famiglie nella lotta contro lo sfratto ma anche ad informare sempre la cittadinanza sulle problematiche di questa scuola e del quartiere, attraverso il loro giornale, I Cordai,<a href="http://www.associazionegapa.org/" target="_blank"> e il loro sito</a>.</p>
<p>Questa volta <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/08/Gapa_AndreaDoria_luglio10.pdf">il comunicato del Gapa, dal titolo &#8220;I meriri e le bugie&#8221;, è particolarmente vivace</a>. Non solo si protesta contro la menzogna riguardante l&#8217;avvenuta conclusione della vertenza. Nelle dichiarazioni di Coppolino, presidente della municipalità, si ravvisa la presenza di <strong>un&#8217;altra falsità</strong>, quella relativa al “notevole  contributo dei consiglieri alla risoluzione della vicenda&#8221;.</p>
<p>I volontari del Gapa protestano con forza. Dichiarano che <strong>questi consiglieri non si sono “mai visti o sentiti </strong>negli ultimi mesi durante le diverse iniziative pubbliche in difesa della scuola e per i diritti sociali del quartiere S.Cristoforo in cui erano presenti invece, le mamme, le insegnanti, associazioni delle società civile, singoli cittadini e cittadine catanesi e alcuni partiti di opposizione”.</p>
<p>I consiglieri della municipalità dovrebbero essere inoltre i più adatti a controllare che <strong>nel bilancio comunale ci siano i soldi destinati a questa scuola</strong>, e in genere al quartiere. Lo chiedono esplicitamente i volontari del Gapa: “dove sono in bilancio i soldi per pagare eventualmente il debito e i primi canoni del nuovo contratto?” E la loro sembra essere purtroppo una interrogativa retorica&#8230;</p>
<p>A occhio e croce si potrebbe dedurre che la <strong>municipalità</strong> abbia avuto fretta di apparire la più informata sui fatti e stia cercando di <strong>rivendicare un ruolo</strong> essenziale nella soluzione della vicenda. Questo ruolo, però, pare che non ci sia stato proprio. Siamo al solito teatrino di chi appare sulla ribalta solo quando c&#8217;è da appuntarsi un fiore all&#8217;occhiello. Ma questo non sarebbe comunque un fiore.</p>
<p>Ci auguriamo che anche quest&#8217;anno la trattativa arrivi in porto, ma rimangono le <strong>domande di fondo</strong>: perchè i ragazzini di San Cristoforo non debbono avere una scuola loro, costruita in sicurezza e con tutte le caratteristiche di una vera scuola? Perchè lo stato, l&#8217;amministrazione comunale, il presidente e i consiglieri della municipalità non fanno piuttosto i passi necessari per risolvere il problema una volta per tutte? Perchè i ragazzi di questo quartiere devono essere considerati di seconda categoria e le loro famiglie cercate solo per interessi elettorali?</p>
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		<title>In memoria di Beppe Montana</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 04:27:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://farm5.static.flickr.com/4129/4839257096_55aa1955f7_m.jpg" alt="" width="240" height="216" />Con il termine speranza si è aperto e si è chiuso l&#8217;intervento di don <strong>Luigi Ciotti</strong> durante la manifestazione organizzata ieri da <strong>Libera</strong> in memoria di Beppe Montana,<strong> ucciso dalla mafia</strong> 25 anni fa. Speranza che si costruisce camminando insieme, perchè il cambiamento ha bisogno di ognuno di noi.  E ognuno di noi deve assumersi la sua <strong>responsabilità</strong>, senza mai ritenere di aver fatto abbastanza.</p>
<p>Definita come “il nostro carburante”, la speranza deve essere intessuta<span id="more-13991"></span> di <strong>concretezza e progettualità</strong>. Non di parole, ma di fatti. Ed è questo lo spirito di Libera. Ecco perchè in questa serata, svoltasi nella suggestiva cornice di Palazzo Platamone, si è dato spazio alle testimonianze.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 304px"><a href="http://www.flickr.com/photos/51955634@N02/sets/72157624480219699/show/with/4838645679/" target="_blank"><img class="  " src="http://farm5.static.flickr.com/4109/4838645679_0ffa2e320c_b.jpg" alt="" width="294" height="222" /></a><p class="wp-caption-text">Galleria foto</p></div>
<p>Sono stati invitati a presentarsi i giovani che hanno appena costituito la <strong>cooperativa sociale Beppe Montana Libera Terra</strong> che lavora nel fondo di Contrada Casa Bianca, bene confiscato alla famiglia Riela. Si è dato spazio agli interventi dei <strong>ragazzi delle scuole</strong> che hanno lavorato sul tema della legalità, analizzato nella sua concretezza attraverso le storie personali di chi si è battuto per essa.</p>
<p>E&#8217; stato inviato a parlare Lucio Guarino, presidente del <strong>Consorzio Etneo Legalità e Sviluppo</strong>, che ha come finalità quella di  sovrintendere all&#8217;<strong>uso sociale dei beni confiscati alla mafia</strong> in modo da <strong>creare occupazione per i giovani</strong>. Un modo concreto di sottrarli alle organizzazioni criminali.</p>
<p>Di fatti e di incontri ha parlato lo scrittore <strong>Enzo Russo</strong>, che per i suoi romanzi ispirati liberamente a fatti di mafia si è ritrovato recensito solo da Racam, rivista femminile di maglia e uncinetto, nonostante pubblicasse con Mondadori!</p>
<p>Anche i rappresentanti delle istituzioni, come l&#8217;assessore alla cultura, Marella Ferrera, il questore dott.<strong> Pinzello</strong>, il presidente della Confindustria Ivan Lo Bello hanno evitato la retorica e le affermazioni di principio cercando di entrare nel vivo delle problematiche, soprattutto quelle relative ai giovani, definiti da Pinzello come coloro che rappresentano non il futuro, ma il presente, che deve far sentire la propria voce.</p>
<p>Nessun abuso del termine “legalità”. Neanche da parte di un magistrato come Ingroia.  Questo termine non va sbandierato, ha detto Ciotti, perchè  “i bisogni delle persone sono l&#8217;unità di misura della legalità”. E il <strong>primo bisogno è il lavoro</strong>. Soprattutto per i giovani. Lo ha ribadito <strong>Lo Bello</strong>, che ha avuto parole dure per le responsabilità del mondo politico e non ha temuto di definire &#8220;oggettivamente criminale&#8221; una redistribuzione delle risorse che riserva la fetta maggiore a pochi privilegiati.</p>
<p>Attenzione ai bisogni, quindi, e ai <strong>diritti.</strong> Senza diritti e senza uguaglianza lo sviluppo economico non sarà mai progresso sociale. E sono un diritto anche la cultura e l&#8217;informazione. Perchè, e sono ancora parole di Ciotti, “<strong>la cultura dà la sveglia alle coscienze e rende<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a> possibile la democrazia.</strong>”</p>
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		<title>Come cambia il Centro Astalli</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 04:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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L’efficacia di un gruppo organizzato che si propone di venire incontro ai bisogni degli immigrati si misura dalla sua capacità di adattare le strategie di intervento al mutare della situazione.
E’ proprio il caso del Centro Astalli di Catania che innanzitutto ha cambiato la sua collocazione nel territorio, aprendo la nuova sede in via Tezzano, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://img824.imageshack.us/img824/2411/bc7a1ea11d08.jpg" alt="" width="388" height="112" /></p>
<p>L’efficacia di un gruppo organizzato che si propone di venire incontro ai <strong>bisogni degli immigrati</strong> si misura dalla sua capacità di adattare le strategie di <span id="more-13743"></span>intervento al mutare della situazione.</p>
<p>E’ proprio il caso del <strong>Centro Astalli</strong> di Catania che innanzitutto ha cambiato la sua collocazione nel territorio, aprendo la nuova sede in <strong>via Tezzano</strong>, una traversa di via Crispi mediana fra la via di Sangiuliano e la zona della stazione ferroviaria e degli autobus.</p>
<p>Si tratta infatti di <strong>quartieri strategici</strong> per l’arrivo o la ricerca di alcuni servizi essenziali per moltissimi immigrati, soprattutto quelli non ancora stabilizzati o solo in transito.</p>
<p>Sebbene molti dei <strong>servizi</strong> offerti dal Centro siano ormai da tempo sempre gli stessi, <strong>è cambiata la provenienza</strong> dei migranti che ne usufruisce. In passato si trattava soprattutto di maghrebini, provenienti soprattutto dalla Tunisia e  dal Marocco. Nell&#8217;ultimo periodo i migranti che richiedono aiuto provengono per lo più dall&#8217;Africa subsahariana, dal Corno d&#8217;Africa e dall&#8217;Afghanistan.</p>
<p>Il Centro mette a loro disposizione un <strong>ambulatorio medico</strong>, un doposcuola, una scuola d&#8217;italiano, uno sportello legale e uno sportello del lavoro. Molto richiesto e apprezzato il <strong>servizio docce</strong>, una quarantina al giorno. Da alcuni anni un gruppo di volontari sostiene i migranti che sono in carcere, luogo in cui essi sperimentano ancora di più la solitudine e l&#8217;abbandono.</p>
<p>Il centro ha sospeso alcuni servizi offerti in passato, come la distribuzione vestiti e la distribuzione dei viveri del banco alimentare. Dettata da necessità pratiche, questa scelta è diventata un modo per <strong>integrare</strong> il proprio intervento <strong>con</strong> quello di <strong>altre organizzazioni</strong>, che magari hanno strutture più idonee e competenze più specifiche.</p>
<p>I volontari del Centro cercano sempre di dare risposta alle esigenze che emergono. Di recente hanno organizzato un <strong>laboratorio artistico</strong> per bambini in modo da consentire alle loro mamme, adesso che è finita la scuola, di lasciarli tranquillamente per poter andare a lavorare.</p>
<p>La <strong>scuola d&#8217;italiano</strong> è un servizio molto frequentato: si registra la presenza costante di una quarantina di adulti. Nel periodo scolastico funziona un <strong>doposcuola</strong>, frequentato da bambini srilankesi o mauriziani. Pochi gli africani, soprattutto senegalesi.</p>
<p>Particolarmente importante è lo <strong>sportello lavoro</strong>, che cerca di incrociare le domande di lavoro dei migranti con le richieste di lavoro locale.</p>
<p>Ad ottobre dovrebbe riaprire la casa di Via del pino, il <strong>bene sequestrato alla mafia</strong> che era stato dato in gestione al Centro. Al momento il Comune (proprietario dell&#8217;immobile) sta facendo la gara per la sua messa a norma.</p>
<p>A livello nazionale il Centro Astalli lavora soprattutto con i Rifugiati, difendendone i diritti e aiutandoli ad ottenere il riconoscimento della qualifica di rifugiato o di avente diritto alla protezione internazionale. Ecco perchè il <strong>servizio legale</strong> offerto dal Centro ha un&#8217;importanza fondamentale. Molto ampia la tipologia di pratiche che vengono seguite dai volontari, dalle richieste d&#8217;asilo ai ricorsi contro il diniego alla concessione dello status di rifugiato, dalle richieste di protezione internazionale (quando non ci sono gli estremi per la richiesta di asilo politico ma c&#8217;è pericolo per l&#8217;incolumità) ai ricorsi contro le espulsioni.</p>
<p>Viene offerto un supporto legale ai carcerati e vengono trattate cause di lavoro o relative a lesioni e maltrattamenti. Un capitolo importante è quello relativo alle <strong>donne</strong>, molte delle quali sono vittime di tratta o soggette a violenze di vario tipo.</p>
<p>L&#8217;aiuto fornito riguarda comunque persone fragili e provate, bisognose di accoglienza e di calore umano.</p>
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		<title>Anrel, agenzia per detenuti sulle ali dello Spirito santo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 04:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://farm5.static.flickr.com/4141/4827935643_14e49a5cd6_m.jpg" alt="" width="163" height="240" />E&#8217; messa in risalto all&#8217;interno del sito del governo, in quello del ministero della giustizia e in quello personale del ministro, appena sotto il ritratto di Angelino che esibisce i suoi dentoni in un suadente sorriso. C&#8217;è persino su Facebook. E&#8217;  l&#8217;ultima invenzione del <strong>ministro della giustizia Alfano</strong>, l&#8217;<strong>Anrel (Agenzia Nazionale Reinserimento e Lavoro)</strong>, un&#8217;agenzia di <strong>collocamento per i detenuti</strong>, con l&#8217;obiettivo di non farli tornar dentro, di trovar loro lavoro e di collocarli nella società.</p>
<p>Il progetto, varato, oltre che dal <span id="more-13680"></span>Ministro della Giustizia, dal <strong>Capo del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione penitenziaria (Dap)</strong>, <strong>Franco Ionta</strong>, riceverà dalla Cassa delle Ammende del Dipartimento dell&#8217;amministrazione penitenziaria la somma di <strong>4,8 milioni di euro</strong> e sarà gestito dalla <strong>Fondazione  &#8220;Monsignor Di Vincenzo&#8221;</strong>, ente morale con personalità giuridica di diritto civile ed ecclesiastico, nato nell’ambito del <strong>&#8220;Rinnovamento nello Spirito Santo&#8221;</strong>. La scelta non è piaciuta affatto nè al mondo del <strong>volontariato</strong>, nè ai <strong>Garanti dei diritti dei detenuti</strong>: &#8220;Sono degli sconosciuti, il ministro ha scelto secondo amicizie, non secondo criteri di competenza&#8221;.</p>
<p>La sperimentazione riguarda intanto <strong>cinque regioni</strong>, tra le quali , naturalmente, la nostra, la <strong>Sicilia</strong>. I propositi sono ottimi: dare un&#8217;alternativa a circa <strong>1.800 ex-detenuti</strong>: di questi avviati al lavoro, <strong>1100</strong> dovrebbe essere collocati <strong>in cooperative sociali, 550 come dipendenti e 150 </strong>avvieranno <strong>nuove imprese</strong> o si aggregheranno a progetti esistenti. Cento in totale le imprese che &#8211; stimano i promotori &#8211; potranno essere costituite dai detenuti. Sarà creata una <strong>banca dati</strong> dove inserire i curricula (circa seimila) dalla quale i datori di lavoro possano attingere informazioni e, eventualmente, risorse. Tra gli obiettivi, la presa in carico delle famiglie dei detenuti con la creazione di <strong>Cittadelle </strong>su territori confiscati alle mafie.</p>
<p>Chi guiderà il progetto di recupero è il Movimento Ecclesiale<strong> &#8220;Rinnovamento nello Spirito Santo&#8221;, di cui è presidente Salvatore Martinez</strong>, in collaborazione con altre realtà, tra cui <strong>Caritas Italiana, le Acli, Coldiretti e Prison Fellowship International. </strong>Ma questi ultimi sarebbero solo dei comprimari, a detta di <strong>Livio Ferrari,</strong> già fondatore della Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia e attualmente Presidente del Centro Francescano d&#8217;ascolto e Garante dei diritti dei detenuti di Rovigo. &#8221;Prison Fellowship Italia &#8211; spiega Ferrari &#8211; è una diramazione di <strong>Prison Fellowship International</strong>, un&#8217;organizzazione fondata e diretta da<strong> Charles Colson (ex segretario di Richard Nixon), coinvolto nello scandalo Watergate</strong>. Quel che emerge dalla loro attività è <strong>un&#8217;enorme gestione economica</strong>. Il punto è che non sappiamo altro&#8221;. <strong>Patrizio Gonnella, dell&#8217;associazione Antigone</strong>, si augura il monitoraggio di una tale somma assegnata con criteri non trasparenti. Da sottolineare, poi, che sono migliaia i volontari delle carceri italiane che non hanno mai sentito parlare dei 200.000 fedeli di &#8220;Rinnovamento Nello Spirito Santo&#8221;, nè tantomeno li hanno visti in carcere.</p>
<p>Questo per quanto riguarda il metodo. Nel merito entra poi <strong>Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, </strong>una delle realtà di volontariato più significative in Italia. &#8220;In un mondo complesso come quello penitenziario questi automatismi non funzionano, è noto da tempo che vanno pensati percorsi differenziati. Certe proiezioni sono irrealistiche&#8221;.</p>
<p>E infine una <strong>notazione a margine</strong> , il richiamo allo Spirito santo e alle sue ali ci suggerisce immagini non rassicuranti di quattrini che prendano il volo. Ma queste sono solo <strong>libere associazioni</strong>. Nulla a che vedere con la realtà. Almeno così ci auguriamo.</p>
<p>Leggi <em><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/06/news/detenuti_collocamento-5427210/" target="_blank"> Agenzia di collocamento per detenuti, ma il mondo dei volontari insorge</a></em> di  Ranieri Salvadorini su Repubblica del 6 Luglio 2010.</p>
<p>Per conoscere la posizione del Governo, leggi <em><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/carceri_collocamento/" target="_blank">Carceri, agenzia di collocamento per detenuti</a></em> sul sito del Governo Italiano e su quello del <a href="http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_6_9.wp?contentId=NOL170485" target="_blank">Ministero della Giustizia</a></p>
<p><a href="http:/http://www.angelinoalfano.it/agenzie-di-stampa/428-carceri-agenzia-collocamento-detenuti-alfano-sfida-a-recidiva"><br />
</a></p>
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		<title>Pizzo free a Catania: lista degli esercenti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 04:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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Nuova iniziativa di Addiopizzo a Catania: all&#8217;interno del loro sito hanno pubblicato un elenco di cinquanta esercenti di Catania e provincia che non pagano il pizzo e che lo dichiarano pubblicamente.  L&#8217;associazione aveva precedentemente consultato dei cittadini e raccolto oltre quattromila firme di altrettanti consumatori che si sono impegnati ad acquistare nei negozi pizzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/addiopizzo.png"><img class="alignright size-medium wp-image-13299" title="addiopizzo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/addiopizzo-300x300.png" alt="" width="180" height="180" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nuova<strong> iniziativa di Addiopizzo</strong> a Catania: all&#8217;interno del loro sito hanno pubblicato un<strong> <a href="http://www.addiopizzocatania.org/public/cmsms/index.php?page=lista-pizzofree" target="_blank">elenco di cinquanta esercenti di Catania e provincia</a></strong> che <strong>non pagano il pizzo</strong> e che lo dichiarano pubblicamente.  L&#8217;associazione aveva precedentemente consultato dei cittadini e raccolto <strong>oltre quattromila firme</strong> di altrettanti <strong>consumatori </strong>che si sono<strong> impegnati ad acquistare nei negozi pizzo free.</strong> La lista è <span id="more-13298"></span>stata resa pubblica nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina 30 giugno in Prefettura a Catania. Addiopizzo, che collabora con le associazioni antiracket,  ha anche in progetto una serie di interventi nelle scuole per l&#8217;educazione alla legalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Per consultare la lista degli esercenti ecco <a href="http://www.addiopizzocatania.org/public/cmsms/index.php?page=lista-consumatori" target="_blank">il link al sito di Addiopizzo Catania</a></p>
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		<title>Librino, al vento le bandiere della Costituzione</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 05:41:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un intervento quanto mai opportuno quello degli studenti catanesi, in un momento in cui gli attacchi alla Costituzione si fanno sempre più serrati. A difesa della nostra Carta sono scese in campo 50 scuole della città, e ancora membri di  associazioni culturali, di volontariato, degli oratori di Librino, con la realizzazione di 500 bandiere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/IMG_0462_250.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12494" title="IMG_0462_250" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/IMG_0462_250.jpg" alt="IMG_0462_250" width="275" height="183" /></a>Un intervento quanto mai opportuno quello degli studenti catanesi, in un momento in cui gli attacchi alla <strong>Costituzione </strong>si fanno sempre più serrati. A difesa della nostra Carta sono scese in campo <strong>50 scuole della città</strong>, e ancora membri di  <strong>associazioni culturali</strong>, di <strong>volontariato</strong>, degli <strong>oratori</strong> di <strong>Librino</strong>, con la realizzazione di <strong>500 bandiere</strong> che dal <strong>18 maggio</strong> sventolano sui pali Enel dell&#8217;asse dei servizi come <strong>vessilli di legalità</strong>.</p>
<p>A chiusura del progetto <span id="more-12485"></span>didattico <strong>&#8220;La bellezza della Costituzione&#8221; </strong>proposto alle scuole da <strong>Antonio Presti</strong>, presidente della <strong>Fondazione Fiumara d&#8217;arte</strong>, ragazzi, cittadini , esperti hanno dato vita ad una <strong>grande festa</strong> proprio sotto la <strong>porta della Bellezza</strong>, la monumentale scultura di terracotta voluta da Presti e realizzata per 500 metri da grandi artisti insieme ai bambini di Librino.</p>
<p>Una festa per dire che <strong>la Costituzione è bella</strong>. La manifestazione è stata preparata da una serie di <strong>interventi nelle scuole</strong>, interventi che hanno coinvolto migliaia di studenti, i loro docenti , i dirigenti scolastici e alcuni esperti, magistrati, avvocati, giornalisti, esponenti del mondo del volontariato, che hanno riletto insieme ai ragazzi la Costituzione italiana. Quei principi, quegli articoli sono stati tradotti dai ragazzi in forme, colori, installazioni d&#8217;arte.</p>
<p>“E’ un <strong>messaggio forte</strong>, di cittadinanza, di voglia di legalità.- dichiara Presti- Chiunque arriverà a Catania dovrà chiedersi chi ha realizzato le bandiere e perché. I ragazzi catanesi hanno voluto studiare la Costituzione e le hanno dato valore e riconoscimento concreto. Hanno inviato un messaggio forte e pieno di significato. Rispettiamo il nostro Paese, rispettiamo noi stessi e la carta fondante che regola il nostro Paese”.</p>
<p>“La società moderna pare abbia perso una sua identità, &#8211; continua il presidente di Fiumara d&#8217;arte- è come se avesse dimenticato i valori per i quali i nostri padri hanno lottato.  La <strong>Costituzione Italiana</strong> è la carta di identità del nostro Paese e i giovani che sono il futuro non possono non conoscerla come merita. Ecco perché ho voluto sottoporla a loro come valore di Bellezza”.</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/CT1905-CR04-32-Le-bandiere-della-Costituzione.pdf" target="_blank">LA Sicilia: Le bandiere della Costituzione</a></p>
<p><a href="http://www.ildito.it/a_3382" target="_blank">La bellezza della Costituzione sventola su 500 bandiere</a> su Il Dito</p>
<p><a href="http://www.livesicilia.it/2010/05/18/studenti-di-40-scuole-realizzano-500-bandiere-per-librino/" target="_blank">livesicilia.it: studenti di 40 scuole realizzano 500 bandiere per Librino</a></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="457" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/nG_xdeV8VQw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="457" src="http://www.youtube.com/v/nG_xdeV8VQw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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