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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Addiopizzo su arresto del boss Lo Giudice</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 12:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Addiopizzo Catania esprime grande soddisfazione nell&#8217;apprendere che un altro duro e importante colpo e&#8217; stato infitto alla criminalita&#8217; organizzata,con l&#8217;arresto del latitante,boss dei &#8220;Carateddi&#8221;, Sebastiano Lo Giudice, ed altri cinque favoreggiatori.
Il nostro ringraziamento e la nostra massima stima vanno quindi alla Questura e alla Squadra mobile etnea e alla Procura che ha coordinato le indagini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Addiopizzo Catania esprime grande soddisfazione nell&#8217;apprendere che un altro duro e importante colpo e&#8217; stato infitto alla criminalita&#8217; organizzata,con l&#8217;arresto del latitante,boss dei &#8220;Carateddi&#8221;, Sebastiano Lo Giudice, ed altri cinque favoreggiatori.</p>
<p>Il nostro ringraziamento e la nostra massima stima vanno quindi alla Questura e alla Squadra mobile etnea e alla Procura che ha coordinato le indagini, per il sinergico ed efficiente lavoro che ogni giorno svolgono con il massimo impegno per garantire sicurezza e legalita&#8217; nella nostra citta&#8217;.</p>
<p>Ci auguriamo che i nostri concittadini riconoscano e sostengano il lavoro, e i risultati, delle istituzioni e delle forze dell&#8217;ordine, affinche&#8217; sia sempre piu&#8217; forte la voglia, e la possibilita&#8217;, di riscattarsi.</p>
<p>Addiopizzo Catania</p>
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		<title>Chi darà &#8220;credito&#8221; ai siciliani?</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 03:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività produttive]]></category>
		<category><![CDATA[Banca agricola etnea]]></category>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;annunciata definitiva fusione del Banco di Sicilia all&#8217;interno dell&#8217;unico &#8220;bancone&#8221; Unicredit, si mette una pietra tombale su quello che fu il sistema creditizio siciliano.
La Sicilia resta in tal modo, pur all&#8217;interno degli ineluttabili processi di concentrazione in corso, una delle poche grandi regioni europee ad essere priva di banche sufficientemente autonome per essere organicamente collegate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11033" title="grandi banche" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/grandi-banche-214x300.jpg" alt="grandi banche" width="193" height="270" />Con l&#8217;annunciata definitiva <strong>fusione del Banco di Sicilia all&#8217;interno dell&#8217;unico &#8220;bancone&#8221; Unicredit</strong>, si mette una pietra tombale su quello che fu il sistema creditizio siciliano.</p>
<p>La <strong>Sicilia </strong>resta in tal modo, pur all&#8217;interno degli ineluttabili processi di concentrazione in corso, una delle poche grandi regioni europee ad essere <strong>priva di banche sufficientemente autonome</strong> per essere organicamente collegate allo sviluppo del proprio territorio.</p>
<p>D&#8217;altra parte non si può certo rimpiangere un sistema bancario che nel <strong>recente passato</strong> aveva dato pessime prove.</p>
<p>Negli <strong>anni Ottanta</strong> <span id="more-10997"></span>si era registrata una crescita ipertrofica di piccole banche locali e del numero di sportelli e l&#8217;allora Governatore della Banca d&#8217;Italia ne aveva denunciato la bassa produttività perché troppo piccole, funzionali solo ad alcuni spezzoni distorti del sistema produttivo (classico fu l&#8217;esempio della Banca agricola etnea di Graci) e ad alto rischio di i<strong>nfiltrazioni mafiose</strong>.</p>
<p>Non furono pochi i magistrati  e gli uomini politici &#8211;  B. Giuliano, C. Terranova, G. Costa, P. Mattarella, C. A. Dalla Chiesa &#8211; che tentarono di fare chiarezza in questo groviglio e ci lasciarono le penne.</p>
<p>La <strong>presenza di queste banche </strong>peraltro, lungi dal favorire la crescita economica del territorio, a causa della scarsa redditività, della forte concorrenzialità e dell’aumento dei costi di gestione, si rivelò <strong>disastrosa </strong>in quanto finiva per pagare interessi attivi di gran lunga inferiori e interessi passivi di gran lunga superiori a quelli del mercato creditizio nazionale.</p>
<p>Negli <strong>anni Novanta</strong>, l&#8217;uso clientelare delle risorse, l&#8217;apparente superficialità con cui venivano concessi crediti  e la scarsa efficacia delle procedure per il loro recupero, hanno portato alla crisi prima di Sicilcassa e poi del Banco di Sicilia, senza tuttavia raggiungere lo scopo di costruire un sistema più trasparente, più solido e più efficace per il supporto allo sviluppo economico del territorio.</p>
<p>La prospettata definitiva chiusura del Banco di Sicilia, di cui resterà nell&#8217;isola solo il marchio, sembra il preludio ad una <strong>ristrutturazione </strong>della rete aziendale che, si prevede, porterà ad un esubero di circa 1000 dipendenti in seguito ad una drastica diminuzione del numero degli sportelli, che attualmente sono 425.</p>
<p>A ciò si aggiungerà un danno rilevante alle casse della Regione siciliana perché sarà trasferito a Milano anche il relativo <strong>gettito fiscale</strong>, che si aggira sui 150 milioni di euro l’anno.</p>
<p>Questo <strong>azzeramento del sistema creditizio meridionale,</strong> col conseguente spostamento al nord di tutte le centrali decisionali, farà diventare gli sportelli meridionali semplici collettori di risparmio il cui reinvestimento andrà a <strong>favorire l’economia del nord</strong> mentre l’aumentato costo del denaro e la diminuzione della sua disponibilità faranno aumentare a dismisura la proliferazione delle Agenzie finanziarie e dell’usura, con danni crescenti sia per le famiglie che per le imprese.</p>
<p>E&#8217; ancora viva la memoria dello sciopero della fame che, nello scorso settembre 2009, l’imprenditore <strong>Giuseppe Pizzino</strong> &#8211; a capo del <strong>Gruppo Castello,</strong> una delle più interessanti iniziative imprenditoriali del settore dell&#8217;abbigliamento &#8211; ha dovuto mettere in atto davanti alla sede centrale Unicredit di Milano per protestare contro la mancata concessione di un finanziamento per avviare un progetto industriale di ristrutturazione e sviluppo della sua azienda.<img class="alignright size-medium wp-image-11034" title="Pizzino" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/Pizzino-300x225.jpg" alt="Pizzino" width="300" height="225" /></p>
<p>Solo in seguito all’interessamento di due parlamentari del PdL (C. Polidori e N. Germanà) pare ci sia stato anche un intervento del ministro dell’economia <strong>Tremonti </strong>che ha dovuto riconoscere l&#8217;esistenza di una “asimmetria del credito in Italia”. Nel Mezzogiorno chi comanda, chi ha in mano le banche, è a Milano e non in Sicilia, per cui i luoghi delle decisioni si allontanano dal territorio.</p>
<p>Scongiurato per ora il pericolo del fallimento resta ancora del tutto <strong>problematica la prospettiva di un rilancio</strong> del Gruppo Castello, con sede a Brolo in provincia di Messina,<strong> </strong>per l’insufficienza delle risorse finanziarie reperite e per la lentezza con cui sta procedendo il processo di ristrutturazione aziendale.</p>
<p>Oggi,  distrutto il sistema bancario locale con tutti gli annessi e connessi, la situazione resta in mano a <strong>pochi gruppi</strong> (Montepaschi, Unicredit, Intesa, Popolare di Lodi), tutti con la testa e gli interessi spostati al centro-nord: ciò è tanto più grave quanto più avanza il processo federalista.</p>
<p>D&#8217;altra parte, al disimpegno di Unicredit nessuno ha opposto resistenza. Il fatto è strano, tanto più che contemporaneamente è stata annunciata la nascita di<strong> Intesa Sicilia</strong>, una filiazione locale della Banca Intesa che, non a caso, annovera fra i suoi più alti dirigenti Gaetano Miccichè, fratello di Gianfranco.</p>
<p>Il progetto punterebbe a creare <strong>una banca territoriale</strong> con un suo consiglio d&#8217;amministrazione autonomo e una direzione staccata, raddoppiando nel frattempo i 200 sportelli già esistenti.</p>
<p>Ma al sud è necessaria una nuova banca (del mezzogiorno, del sud) o basterebbe che quelle che ci sono facessero realmente il loro mestiere invece di fare colonialismo finanziario?</p>
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		<title>Donne in festa a Catania, 8 marzo e dintorni</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 03:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giorno non basta. Ce ne vorrebbero 365 per dare spazio a tutte le idee,  invenzioni, offerte, inviti, suggerimenti delle donne. Vi presentiamo solo alcune proposte ché a parlar di tutte,  intaseremmo il sito. Hanno cominciato, il 6 marzo, le donne dell&#8217;Udi di Catania, mettendo in scena nell&#8217;auditorium Giancarlo De Carlo del Monastero dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/ev_8-marzo-Menapace_440.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11064" title="ev_8 marzo Menapace_440" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/ev_8-marzo-Menapace_440.jpg" alt="ev_8 marzo Menapace_440" width="311" height="440" /></a>Un giorno non basta. Ce ne vorrebbero 365 per dare spazio a tutte le <strong>idee</strong>,  invenzioni, offerte, inviti, suggerimenti delle <strong>donne</strong>. Vi presentiamo solo alcune proposte ché a parlar di tutte,  intaseremmo il sito. Hanno cominciato, il 6 marzo, le donne dell&#8217;<strong>Udi di Catania</strong>, mettendo in scena nell&#8217;<strong>auditorium Giancarlo De Carlo</strong> del <strong>Monastero dei Benedettini </strong>una rivisitazione della pièce di Cristina Comencini <strong>&#8220;Due partite&#8221;</strong>. Regista e attrici improvvisate alcune donne dell&#8217;Udi di <strong>Lentini</strong>. All&#8217;ingresso il banchetto di <strong>Amnesty international </strong>per la raccolta delle firme della campagna a favore delle <strong>donne del Nicaragua</strong> che sono prive dei più elementari servizi medici. Da sempre Amnesty lotta contro la violenza sulle donne,  dagli abusi domestici alla tratta, dagli stupri durante i conflitti alle mutilazioni genitali.</p>
<p>L&#8217;Udi di Catania ha inoltre programmato, insieme al <strong>Comitato pari opportunità dell&#8217;Università</strong>, un ciclo di <strong>lezioni </strong>all&#8217;interno della campagna <strong>&#8220;Stop al femminicidio&#8221;</strong> <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/STOP-Femminicidio-Calendario-Lezioni-di-Ateneo.pdf">(Calendario Lezioni di Ateneo) </a>contro la violenza sulle donne. <span id="more-10956"></span>L&#8217;Unione donne italiane ha fatto propria, traducendola, la parola &#8220;feminisidio&#8221; , coniata a <strong>Ciudad Juarez</strong>, una città messicana ai confini con gli Stati Uniti, dove dal 1993 ad oggi sono state <strong>uccise 413 donne e 600 sono scomparse</strong>. Le lezioni si svolgeranno nel Coro di notte del Monastero dei Benedettini da lunedì 8 marzo fino al 24 maggio. La prima, di storia contemporanea, sarà tenuta dalla scrittrice <strong>Lidia Menapace</strong>, una delle maggiori esponenti del femminismo, dei movimenti cattolici e della Resistenza, un pezzo di storia d&#8217;Italia tout court.</p>
<p>Sempre l&#8217;8 marzo mattina appuntamento in <strong>piazza Stesicoro</strong>. Sui tavolini colorati disposti a semicerchio, si trovano documenti <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/8-marzo-UDI-due_partite.jpg"><img class="size-medium wp-image-10957 alignright" title="8-marzo UDI due_partite" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/8-marzo-UDI-due_partite-212x300.jpg" alt="8-marzo UDI due_partite" width="212" height="300" /></a>e immagini; si possono ascoltare musiche, e visionare filmati. L&#8217;iniziativa, del Movimento delle femministe e lesbiche catanesi (Città felice, RdB-CUB,Cobas, El Amel, Open Mind, Udi, Kalon, Codipec Pegaso, Arci, Kerè, Gapa, Associazione Rita Atria,  Precarie della scuola e dell&#8217;Università)  è intitolata <strong>&#8220;Le cento giornate per la donna. Siamo la luna che muove le maree&#8221;. <span style="font-weight: normal;">&#8220;Vogliamo andare oltre lo sdegno e la paura -dicono le organizzatrici- consideriamo inaccettabile tutto quanto sta avvenendo a nostre spese e sulla nostra pelle! Non ci riconosciamo nei modelli di escort e veline che una certa società maschilista ancora oggi si diletta a imporre.&#8221;</span></strong></p>
<p>Ricordiamolo: l&#8217;<strong>8 marzo </strong>è la giornata eletta a simbolo delle lotte delle donne per la conquista dei diritti e l&#8217;affermazione della soggettività femminile. Il riferimento è all&#8217;8 marzo del 1908, quando <strong>129 operaie</strong> morirono arse vive nell&#8217;incendio dell&#8217;<strong>industria tessile Cotton </strong>nella quale lavoravano. A chiudere le porte fu il proprietario, mister Johnson per  punirle. Avevano scioperato contro le terribili condizioni nelle quali erano costrette a lavorare.</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>Ristrutturazione aziendale, non riforma della scuola</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 17:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[formazione  corpo docente]]></category>
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		<description><![CDATA[Quella che comunemente viene presentata come &#8216;riforma&#8217; della scuola superiore appare densa più di ombre che di luci e non pochi passaggi lasciano dubbi e perplessità e, in altri casi, suscitano, invece, aperta contrarietà.
E&#8217; evidente a tutti che la scuola italiana avesse bisogno di cambiamenti profondi; cioè di una vera riforma. Ma il senso dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella che comunemente viene <strong>presentata come &#8216;riforma&#8217;</strong> della scuola superiore appare densa più di ombre che di luci e non pochi passaggi lasciano dubbi e perplessità e, in altri casi, suscitano, invece, aperta contrarietà.</p>
<p>E&#8217; evidente a tutti che la scuola italiana avesse bisogno di cambiamenti profondi; cioè di una vera riforma. Ma il senso dei cambiamenti che questo progetto di legge porta avanti sembra andare nella direzione opposta rispetto quello che si potrebbe auspicare.</p>
<p>Vale a dire:  piuttosto che un maggiore investimento nei confronti della scuola pubblica siamo in presenza di un tipo d&#8217;intervento che, con il lessico delle politiche industriale, si può definire di &#8216;<strong>ristrutturazione aziendale</strong>&#8216; e che la storia insegna tradursi sempre in <strong>licenziamenti</strong> e, quindi, nel caso della scuola in una <strong>privatizzazione</strong> sempre meno strisciante e sempre più manifesta.</p>
<p><strong>Non </strong>sembra, Infatti, che il nuovo corso della scuola prenda in considerazione i temi al centro delle attenzioni quotidiane: l&#8217;<strong>adeguamento stipendiale </strong>al ruolo e alla funzione oggettivamente svolta, il problema della <strong>formazione del corpo docente</strong>, un ripensamento generale delle strutture scolastiche con l&#8217;<strong>allungamento del tempo-scuola</strong>, né tanto meno il progressivo <strong>innalzamento dell&#8217;obbligo scolastico</strong> (e non solo formativo) o la riduzione del numero degli alunni per classe.</p>
<p>Eppure, non è soltanto una logica miope e ragionieristica quella che presiede nelle sue linee di fondo alla politica scolastica che questo progetto vuol mettere in atto: dietro vi è molto di più (che comunque non è già poco) dei tagli sui costi, cioè sui lavoratori della scuola. Dietro c&#8217;è un&#8217;idea di formazione che è funzionale al tipo di classe dirigente che si vuole selezionare e al tipo d&#8217;Italia a cui si vuole giungere. Ecco perché per certi versi si può parlare di <strong>controriforma</strong> e non di riforma. Schematicamente potrebbero essere questi i punti sui quali aprire una riflessione critica:</p>
<p>1) una questione di metodo: la cosiddetta &#8216;riforma&#8217; viene fatta passare &#8217;sulla testa&#8217; dei docenti senza <strong>nessun dialogo</strong> reale, capace, cioè, di ascoltare i bisogni effettivi della scuola pubblica italiana;</p>
<p>2) la progressiva &#8216;<strong>precarizzazione</strong>&#8216; dell&#8217;intero corpo docente con, tra l&#8217;altro, conseguenze evidenti sotto il profilo della tanto sbandierata continuità didattica;</p>
<p>3) l&#8217;<strong>inesistenza di qualsiasi dibattito pedagogico e culturale</strong> sullo statuto epistemologico delle singole discipline e del loro insegnamento e sugli assi culturali attorno ai quali fare ruotare la formazione dei giovani;</p>
<p>4) la drastica <strong>riduzione dell&#8217;offerta</strong> scolastica ai licei e ai professionali con la soppressione dei tecnici e la mutilazione di quasi tutte le sperimentazioni messe in campo negli anni passati;</p>
<p>5) la <strong>riduzione del monte orario</strong> complessivo per ogni corso di studi;</p>
<p>6) l&#8217;<strong>accorpamento</strong> di alcune classi di concorso.</p>
<p>Si tratta di punti essenziali che riducono il problema all&#8217;osso ma che possono rappresentare, pragmaticamente, l&#8217;avvio di un dibattito non solo nella realtà scolastica del nostro Istituto ma svolgere anche la funzione di prima piattaforma d&#8217;incontro e di confronto con gli altri istituti della scuola secondaria superiore, per <strong>giungere ad un&#8217;assemblea cittadina</strong> che si assuma la responsabilità di fare presente al Ministero le osservazioni critiche che la scuola stessa sarà in grado di formulare.</p>
<p>Per queste ragioni siamo, dunque, contrari alla cosiddetta &#8216;riforma&#8217; e chiediamo al governo la <strong>sospensione di ogni intervento sulla scuola</strong>, al fine di facilitare un ampio, approfondito e, soprattutto, partecipato, confronto sul merito delle questioni avanzate.</p>
<p>Il <strong>Collegio</strong> dei docenti del Liceo scientifico statale &#8220;<strong>Boggio Lera</strong>&#8221; di Catania.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La lotta alla mafia negli scatti di Letizia Battaglia</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 03:53:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[delitti eccellenti]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzocielo]]></category>
		<category><![CDATA[Ora di Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;Se  la guerra è civile&#8221;. Palermo dal 1975 ai primi anni &#8216;90.
Letizia Battaglia (Palermo, 1935) é una delle protagoniste della fotografia italiana contemporanea
Prima donna e primo fotografo europeo a ricevere (1985) il prestigioso premio &#8220;W. Eugene Smith Award&#8221;, Letizia Battaglia rappresenta uno degli esempi di maggiore rigore nella lotta alla mafia e per l’affermazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/Letizia-Battaglia.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-11030" title="Letizia Battaglia" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/Letizia-Battaglia.gif" alt="Letizia Battaglia" width="580" height="440" /></a></p>
<h2>&#8220;Se  la guerra è civile&#8221;. Palermo dal 1975 ai primi anni &#8216;90.</h2>
<p>Letizia Battaglia (Palermo, 1935) é una delle <strong>protagoniste</strong> della fotografia italiana contemporanea</p>
<p><strong>Prima donna</strong> e primo fotografo europeo a ricevere (1985) il prestigioso premio &#8220;W. Eugene Smith Award&#8221;, Letizia Battaglia rappresenta uno degli esempi di maggiore rigore <span id="more-10975"></span>nella lotta alla mafia e per l’affermazione dei diritti civili. Esordisce nel 1972 collaborando al quotidiano l’<strong>Ora di Palermo</strong> per il quale, nel corso di un ventennio, ritrae e testimonia i cruenti anni di piombo della guerra di Mafia, i delitti eccellenti, le stragi. La sua opera rappresenta la testimonianza diretta di un sistema corrotto e dominato dalla violenza. La sua lotta ed il suo coraggio  sono stati spesi a favore dei <strong>diritti</strong> della donna, della dignità e della giustizia.</p>
<p>Nel 1979 ha cofondato il centro di documentazione Giuseppe Impastato. Attiva nella vita politica, é stata tra le principali protagoniste della Primavera di Palermo, fondatrice della Rete con Leoluca Orlando, Consigliere Comunale e Assessore del Comune di Palermo e poi Deputato Regionale. Nel 1992, dopo le stragi Falcone e Borsellino, ha fondato la rivista <strong>Mezzocielo</strong>, periodico femminile che rappresenta una voce libera nell’editoria italiana.</p>
<p>Ha esposto in Italia, nei Paesi dell&#8217;Est, in Francia, Gran Bretagna, America, Brasile, Svizzera, Canada. Il suo impegno sociale e la sua passione per gli ideali di libertà e giustizia sono descritti nella <strong>monografia</strong> delle edizioni Motta, <em>Passione, giustizia e libertà</em> (lo stesso titolo di una sua mostra recente).</p>
<p>Nonostante le sue radici profondamente siciliane, la Battaglia si era trasferita nel 2003 a <strong>Parigi</strong>, delusa per il cambiamento del clima sociale e per il proprio conseguente isolamento.  Nel 2005 è tuttavia <strong>tornata nella sua Palermo.</strong></p>
<p><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/12/27/letizia-battaglia-lascia-palermo-tradita-da-una.html" target="_blank">Letizia Battaglia lascia Palermo </a>(Repubblica, 27/12/03)</p>
<p><a href="http://www.narcomafie.it/articoli_2005/art6_10_2005.htm" target="_blank">Intervista a Letizia Battaglia su Narcomafie</a></p>
<p><a href="http://palermo.repubblica.it/dettaglio/la-citta-i-boss-gli-eroi-dellantimafia-nelle-immagini-di-letizia-battaglia/1870205" target="_blank">Letizia Battaglia al Laboratorio Zeta</a></p>
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		<title>Addiopizzo: solidarietà all&#8217;On. Angela Napoli</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 21:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[attentato]]></category>
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		<description><![CDATA[Addiopizzo Catania esprime solidarieta&#8217; e forte vicinanza,all&#8217;On. Angela Napoli,membro della commissione nazionale Antimafia,la quale,secondo quanto riportato da alcuni organi di informazione,sarebbe stata destinataria di un attentato organizzato dalle cosche della Piana di Gioia Tauro. All&#8217;On. Napoli, che abbiamo avuto il piacere di conoscere ed apprezzare personalmente per il suo impegno in difesa della legalita&#8217;, rinnoviamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Addiopizzo Catania esprime solidarieta&#8217; e forte vicinanza,all&#8217;On. Angela Napoli,membro della commissione nazionale Antimafia,la quale,secondo quanto riportato da alcuni organi di informazione,sarebbe stata destinataria di un attentato organizzato dalle cosche della Piana di Gioia Tauro. All&#8217;On. Napoli, che abbiamo avuto il piacere di conoscere ed apprezzare personalmente per il suo impegno in difesa della legalita&#8217;, rinnoviamo il nostro sostegno affinche&#8217; continui nella preziosa opera di denuncia dei rapporti tra politica e &#8216;ndrangheta portata avanti in questi anni.</p>
<p>Addiopizzo Catania</p>
<p>via Mandrà, 8</p>
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		<title>Contro il decreto elettorale</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 12:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi alle ore 16 la sinistra catanese manifesterà in via Etnea, sotto la prefettura, il proprio dissenso contro il decreto del governo che cambia le regole elettorali.
Il decreto è incostituzionale, perché cambia la norma a campagna elettorale iniziata, ed è l’ennesimo esempio di legge ad personam, approvata per favorire il PDL, le cui liste sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi alle ore 16 la sinistra catanese manifesterà in via Etnea, sotto la prefettura, il proprio dissenso contro il decreto del governo che cambia le regole elettorali.</p>
<p>Il decreto è incostituzionale, perché cambia la norma a campagna elettorale iniziata, ed è l’ennesimo esempio di legge ad personam, approvata per favorire il PDL, le cui liste sono state bocciate nel Lazio ed in Lombardia.</p>
<p>Al presidio parteciperanno la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Comunisti italiani), Sinistra Ecologia e Libertà ed altre associazioni catanesi.</p>
<p>Il responsabile politiche comunali di Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra</p>
<p>Marcello Failla</p>
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		<title>Emergenza Carceri: una riflessione conclusiva</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 05:14:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo cercato di riflettere insieme sulla situazione delle carceri e soprattutto sulla proclamazione dello stato di emergenza. Proviamo a concludere. Innanzi tutto è evidente che, più che di piani emergenziali, si sente il bisogno di un ripensamento generale sulla base del quale predisporre  in modo razionale e intelligente l&#8217;utilizzo delle carceri, operando scelte di politica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo cercato di riflettere insieme sulla situazione delle carceri e soprattutto sulla proclamazione dello stato di emergenza. Proviamo a concludere.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/carceri_emergenza.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10961" title="carceri_emergenza" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/carceri_emergenza-300x199.jpg" alt="carceri_emergenza" width="300" height="199" /></a> Innanzi tutto è evidente che, più che di piani emergenziali, si sente il bisogno di un <strong>ripensamento generale</strong> sulla base del quale predisporre  in modo razionale e intelligente l&#8217;utilizzo delle carceri, operando scelte di politica criminale che indichino <strong>i casi in cui è davvero necessario andare in galera</strong>, con quale regime e con quale trattamento. Non dimenticando che un trattamento uguale per tutti è il più iniquo, tanto è vero che si arriva al paradosso<span id="more-10858"></span> che oggi <strong>le carceri migliori sono quelle che ospitano i detenuti peggiori,</strong> in quanto più pericolosi.</p>
<p>Bisognerebbe anche ripensare seriamente le <strong>norme</strong> che, da alcuni anni a questa parte, hanno maggiormente determinato la <strong>crescita del sovraffollamento</strong>. Parliamo della legge sulle <strong>droghe</strong> Fini-Giovanardi, che ha avuto un enorme impatto sul sistema penitenziario e penale; della  legge <strong>ex-Cirielli</strong> (divenuta famosa come salva-Previti) che ha inventato la disciplina del “recidivo reiterato”, e, più di recente, della legge che istituisce il reato di <strong>clandestinità</strong> degli immigrati e accresce la popolazione carceraria senza garantirci nessuna maggiore sicurezza.</p>
<p>Sulle conseguenze dela prima di queste leggi, la <strong>Fini-Giovanardi</strong>, è stato presentato in varie città italiane un <a href="http://www.osservatorioantigone.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2276" target="_blank">Libro bianco</a> preparato dalla associazione Antigone e dal Forum Droghe. Si deduce  che questa legge non ha solo creato un sovrafollamento delle carceri, ma anche una forte <strong>riduzione di richieste di invio al programma terapeutico</strong>. Ha fatto crescere inoltre il numero dei recidivi in questa categoria di detenuti.</p>
<p>Analoghi studi sono stati fatti per le altre due leggi, con particolare riferimento a quella che riguarda gli <strong>stranieri immigrati</strong>. Di questi e di altri problemi relativi alle carceri, si occupa in modo molto ricco e dettagliato il sito <a href="http://www.ristretti.it/ " target="_blank"> www.ristretti.it </a> &#8220;notiziario quotidiano dal e sul carcere&#8221;.</p>
<p>Anche sul problema dei costi, ci sarebbe molto da dire. Non a caso le associazioni <a href="http://www.inviatospeciale.com/2010/01/piano-carceri-ancora-propaganda/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Inviatospeciale+%28InviatoSpeciale%29" target="_blank">Antigone e Volontari in carcere (Vic)-Caritas</a> hanno proposto di usare i 500 milioni di euro previsti in Finanziaria per il piano carceri per finanziare diecimila progetti tutorati di recupero sociale per i detenuti. “Un detenuto in <strong>affidamento sociale</strong> – ha osservato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – costa un decimo di un detenuto in carcere, meno di 20 euro al giorno.&#8221; Inoltre &#8221; il tasso di recidiva di chi sconta la pena con una misura alternativa è del 30 per cento contro il 68 di chi sconta l’intera pena in carcere.&#8221; E ancora: &#8220;una parte minima di quei soldi potrebbe essere usata per costruire case alloggio dove portare le <strong>detenute madri</strong> con i loro bambini sotto i tre anni. Farlo è solo una questione politica”.</p>
<p>Un vero Piano programmatico non va al traino delle vere o presunte &#8220;emergenze&#8221;. Presuppone che si pensi in grande e che si guardi lontano.             Le cosiddette emergenze, d&#8217;altra parte, spesso non sono tali, perchè <strong>non sono dovute a fattori imprevisti</strong> e imprevedibili. Sono, in realtà, il frutto di interventi  miopi e dettati da interessi personali o il risultato di una mancanza di interventi dovuta ad incuria, superficialità e disinteresse per il bene pubblico. Come dire che <strong>l&#8217;emergenza non accade, ma viene creata</strong>. Non solo per le carceri, ma anche per la gestione dei rifiuti, del territorio e per molti altri aspetti della nostra realtà nazionale e locale.</p>
<p>Per leggere gli articoli precedenti:</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/2010/02/24/nuove-carceri-in-sicilia-lo-stato-dellarte/" target="_blank">Carceri in Sicilia: lo stato dell&#8217;arte</a></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/2010/02/27/nuove-carceri-anche-in-sicilia-il-progetto-ionta/" target="_blank">Nuove carceri anche in Sicilia? Il progetto Ionta</a></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/2010/03/02/carceri-siciliane-e-non-il-piano-del-governo-parte-prima/" target="_blank">Carceri siciliane e non. Il Piano del Governo &#8211; parte prima</a></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=10710" target="_blank">Carceri siciliane e non. Il Piano del Governo &#8211; parte seconda </a></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>Come sono buone le arance&#8230;antimafia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 03:07:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[
E&#8217; il momento della raccolta dei frutti, in senso metaforico e reale.  Da marzo nel terreno confiscato alla mafia in contrada Casa Bianca, a Belpasso, è cominciata la raccolta delle arance.  Ci si dedicano i ragazzi che stanno seguendo il corso di formazione per costituire la nuova cooperativa. Ma le loro braccia non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/arance-rosse-sicilia-etna2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10948" title="arance-rosse-sicilia-etna2" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/arance-rosse-sicilia-etna2.jpg" alt="arance-rosse-sicilia-etna2" width="226" height="139" /></a></p>
<p>E&#8217; il momento della raccolta dei frutti, in senso metaforico e reale.  Da <strong>marzo</strong> nel <strong>terreno confiscato alla mafia</strong> in <strong>contrada Casa Bianca</strong>, a <strong>Belpasso</strong>, è cominciata la <strong>raccolta delle arance</strong>.  Ci si dedicano i ragazzi che stanno seguendo il corso di formazione per costituire la <strong>nuova cooperativa</strong>. Ma le loro braccia non bastano. Così <strong>si cercano volontari</strong> che diano una mano ma anche che<span id="more-10900"></span> stiano accanto a quei giovani, che non li facciano sentire soli.</p>
<p>Il bando pubblico per selezionare  un agronomo, un operaio specializzato, due operai semplici e un apicultore è stato pubblicato  l&#8217;estate scorsa. I ragazzi hanno poi partecipato a un corso di formazione. L&#8217;obiettivo: costituire una cooperativa  che si occupasse dei terreni confiscati, quattro lotti ricadenti nei comuni di <strong>Belpasso, Ramacca, Motta S.Anastasia e Lentini</strong>. In autunno sono state selezionate le domande e dopo i tempi necessari alla burocrazia, a febbraio è iniziato il corso di formazione per i giovani selezionati.</p>
<p>L&#8217;<strong>associazione Libera</strong> invita tutti ad andare sul fondo per aiutare la nascente cooperativa. &#8220;Inoltre &#8211; dicono &#8211; per domenica prossima pensavamo di organizzare tutti insieme una giornata di impegno collettivo per <strong>aiutare i ragazzi nella raccolta</strong> e manifestar loro la nostra solidarietà. Ognuno porti amici, conoscenti, parenti, compagni di scuola, membri delle varie associazioni e cose buone da mangiare per fare insieme una giornata di lavoro e di festa! Chi pensa di aderire all&#8217;invito ci invii una mail comunicando anche il numero dei partecipanti per organizzare al meglio la giornata&#8221;.</p>
<p>Indicazioni <strong>per raggiungere il luogo</strong>:  dall’autostrada CT-PA uscire allo svincolo di Motta; alla fine della rampa di uscita svoltare tutto a destra per la SP13; a circa 50 km svoltare a sinistra alla prima traversa; a circa 2 km sulla sinistra si trova il terreno (di fronte a un grande capannone con il tetto semicilindrico distrutto)</p>
<p>Leggi su Argo: <a href="http://www.argo.catania.it/2009/03/13/riprendiamoci-il-maltolto/" target="_blank">Riprendiamoci il maltolto</a> e  <a href="http://www.argo.catania.it/2009/04/29/liberi-dalla-mafia/" target="_blank">Liberi dalla mafia</a></p>
<p><a href="http://www.addiopizzocatania.org/public/cmsms/uploads/rassegna_stampa/20090313-riprendiamoci_il_maltolto.jpg" target="_blank">Altro articolo sulla rassegna stampa di addiopizzo</a></p>
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		<title>Sciopera la Sicilia dei migranti</title>
		<link>http://www.argo.catania.it/2010/03/04/sciopera-la-sicilia-dei-migranti/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 02:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[caporali]]></category>
		<category><![CDATA[padre Carlo D'Antoni]]></category>
		<category><![CDATA[primo sciopero degli immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Ragusa]]></category>

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		<description><![CDATA[La promotrice del primo sciopero degli immigrati in Italia è una giornalista siciliana, Stefania Ragusa. E, naturalmente,  anche in Sicilia, il primo marzo scorso,  l&#8217;invito è stato accolto con entusiasmo.
A Palermo l&#8217;appuntamento è stato dato con un raduno in piazza Bolognini. Da lì si è snodato il corteo. A Catania e a Siracusa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La promotrice del <strong>primo sciopero degli immigrati </strong>in Italia è una giornalista siciliana, <strong>Stefania Ragusa</strong>. E, naturalmente,  anche in <strong>Sicilia</strong>, il primo marzo scorso,  l&#8217;invito è stato accolto con entusiasmo.</p>
<p>A <strong>Palermo</strong> l&#8217;appuntamento è stato dato con un raduno in piazza Bolognini. Da lì si è snodato il corteo. A <strong>Catania </strong>e a <strong>Siracusa</strong> alle 6 del mattino, migranti e  siciliani hanno<br />
<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/sans_nous.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-10901" title="sans_nous" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/sans_nous.gif" alt="sans_nous" width="580" height="386" /></a> dato vita ad un &#8220;pellegrinaggio&#8221;  in pulmino nei luoghi del <strong>caporalato</strong>, nella <span id="more-10879"></span>campagna intorno a <strong>Cassibile</strong>, meta ogni anno di un vero e proprio pellegrinaggio di lavoratori stranieri, circa 800 persone, da aprile a giugno, impiegati nella  raccolta delle patate. Si sono ritrovati in via Nazionale, di fronte alle scuole elementari, dove ogni giorno i <strong>caporali</strong> reclutano i lavoratori.</p>
<p>Il corteo si è spostato, poi, a Siracusa da dove è partita la manifestazione degli studenti. Infine pranzo di solidarietà per <strong>padre Carlo D&#8217;Antoni</strong>, ancora agli arresti domiciliari. Nel pomeriggio, a Catania,  presidio a piazza Stesicoro, delegazione in prefettura e infine festa etnica. Nelle foto le immagini della manifestazione di Catania.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3kKXlalRCwg&amp;NR=1&amp;feature=fvwp" target="_blank">Mandiamoli a Casa! Marco Travaglio spiega ad AnnoZero come sarebbe  l&#8217;Italia senza immigrati</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=UcKqcuCfFPg" target="_blank">Stefania Ragusa &#8211; Promotrice Sciopero immigrati I marzo</a></p>
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