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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; debiti</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Storia esemplare di un creditore (del Comune)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 03:35:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcune scuole di pensiero economico sostengono che avere debiti non sia, di per sé, un fatto negativo ma possa essere l&#8217;indicatore della vivacità di un&#8217;impesa.
Scapagnini e la sua corte di assessori e funzionari comunali hanno preso molto sul serio questa affermazione e di debiti ne hanno accumulati un bel mucchietto, con l&#8217;unica precisazione che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7286" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-7286" title="sindaco-ansa-mutande" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/sindaco-ansa-mutande1-150x150.jpg" alt="Finirà così anche Stancanelli?" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Finirà così anche Stancanelli?</p></div>
<p>Alcune scuole di pensiero economico sostengono che <strong>avere debiti</strong> non sia, di per sé, un fatto negativo ma possa essere l&#8217;indicatore della vivacità di un&#8217;impesa.</p>
<p><strong>Scapagnini</strong> <strong>e la sua corte</strong> di assessori e funzionari comunali hanno preso molto sul serio questa affermazione e di debiti ne hanno accumulati un bel mucchietto, con l&#8217;unica precisazione che si tratta di debiti e basta!</p>
<p>Anzi, forse no, perché fare debiti e non pagarli ha <strong>un costo ben più alto</strong> del semplice accumulo degli interessi, soprattutto quando vengono emessi mandati di pagamento senza copertura negli stanziamenti di bilancio del Comune.</p>
<p>Un articolo <span id="more-7235"></span>di <strong>P. Cimaglia</strong>, <a href="http://www.ucuntu.org/Comune-di-Catania-i-debiti.html" target="_blank">Comune di Catania, i debiti aumentano e soldi non ce n&#8217;è </a>(su <em>&#8216;U cuntu</em> del 9.10.2009) ha sollevato la questione: &#8220;Se poi qualcuno vuole essere pagato e si presenta in ragioneria con la fattura in mano, in genere la risposta è il silenzio e l’unica strada percorribile che gli rimane è quella che passa per le stanze dei tribunali. Comincia allora l’iter dei provvedimenti giudiziari con un’amministrazione che si oppone al pagamento ed incarica qualche avvocato. Pur sapendo di stare dalla parte del torto.&#8221;</p>
<p>Grazie alla documentazione che ci ha passato un nostro affezionato lettore, siamo in grado di fornire <strong>un piccolo ma dettagliato esempio</strong> che mostra a quali stratosferici livelli salirà il debito del Comune, quando tutti i procedimenti giudiziari andranno in esecuzione.</p>
<p><strong>Il nostro amico vantava un credito</strong> da parte del Comune di 5.000 euro lordi per un lavoro svolto su commissione dell&#8217;Assessorato alle politiche scolastiche. Dopo aver pazientato circa due anni, ha deciso di avviare, con <strong>un decreto ingiuntivo</strong>, un&#8217;azione legale, giunta ad una provvisoria conclusione dopo circa un anno.</p>
<p>Nel corso di essa si sono accumulati: interessi, spese per onorari agli avvocati, spese giudiziarie, imposte di registro e Iva che fanno crescere il debito del Comune di circa un terzo rispetto alla cifra iniziale arrivando a sommare ben 6.643,88 euro.</p>
<p>C&#8217;è da aggiungere che, trattandosi di cause perse in partenza, <strong>i legali del Comune</strong> non si sono quasi mai presentati alle varie udienze.</p>
<p>Alla fine della prima fase della procedura il Tribunale ha quindi emesso <strong>un atto di pignoramento</strong> nei confronti del Comune pari alla cifra richiesta aumentata, a titolo cautelativo, di un&#8217;ulteriore metà, arrivando alla rispettabile cifra di euro 9.965,86. Naturalmente bisognerà tener conto degli <strong>ulteriori interessi</strong> maturati nonché di eventuali altre spese, competenze e onorari.</p>
<p>Ma non è finita qui. L&#8217;atto di pignoramento infatti non può essere eseguito in quanto la Banca che gestisce il servizio di tesoreria del Comune ha dichiarato di non averli quei soldi, per cui il nostro malcapitato amico (e chissà quanti altri) sarà obbligato a ricorrere al <strong>Tribunale Amministrativo Regionale</strong> che, a sua volta, dovrà nominare un <strong>commissario ad acta </strong>per far eseguire coattivamente la sentenza.</p>
<p>E&#8217; ovvio che questo ulteriore passaggio comporterà <strong>altre spese</strong> legali, altri onorari e crescenti interessi da pagare. Alla fine il debito potrà anche raddoppiarsi.</p>
<p>Non osiamo pensare cosa significherà tutto ciò quando il Tribunale dovrà occuparsi di crediti ben più consistenti.</p>
<p>Ma di tutto questo i catanesi sono consapevoli?</p>
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		<title>L&#8217;importante è partecipare</title>
		<link>http://www.argo.catania.it/2009/10/22/limportante-e-partecipare/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 01:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 13 di ottobre  è ripreso il procedimento giudiziario nei confronti di Scapagnini e compagnia bella (!) per il buco di bilancio al Comune di Catania degli anni passati. Lungo e inquietante è l&#8217;elenco delle ipotesi di reato che vanno dall&#8217;abuso di ufficio al falso ideologico aggravato e continuato in concorso.
L&#8217;ultima puntata di Report su Catania ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 13 di ottobre  è ripreso il procedimento giudiziario nei confronti di Scapagnini e compagnia bella (!) per il <strong>buco di <img class="alignright size-medium wp-image-7232" title="vignetta_buche" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/vignetta_buche1-300x213.jpg" alt="vignetta_buche" width="300" height="213" />bilancio al</strong> <strong>Comune di Catania </strong>degli anni passati<strong>.</strong> Lungo e inquietante è l&#8217;elenco delle ipotesi di reato che vanno dall&#8217;abuso di ufficio al falso ideologico aggravato e continuato in concorso.</p>
<p>L&#8217;ultima puntata di <em>Report</em> su Catania ha aggiornato ulteriormente il quadro. La Gabanelli gongola e ormai sta per trasformare le inchieste sulle audaci imprese dei nostri amministratori in una rubrica mensile fissa. Dove la trova un&#8217;altra vacca<span id="more-7204"></span> da mungere con tale regolarità?</p>
<p>Intanto, anche <strong>il bilancio</strong> <strong>dell&#8217;anno in cors</strong>o continua a veleggiare verso il porto delle nebbie. Il Consiglio comunale ha già lasciato trascorrere il termine del 30 settembre senza approvare la <strong>verifica degli equilibri di bilancio</strong> e la prossima, definitiva, scadenza del 30 novembre non è poi così lontana, col rischio che si vada alla nomina di un commissario <em>ad acta</em>.</p>
<p>Oltre al dissesto lasciato dalle precedenti Amministrazioni , ad aggravare la situazione attuale è interventuto il mancato arrivo dei <strong>favolosi e chimerici 140 milioni</strong> promessi da Berlusconi, mai arrivati e che  probabilmente mai arriveranno. Questa promessa  è stata infatti utilizzata come garanzia morale per andare avanti nel corso di questi mesi, ma la sua validità sta ormai per scadere e i <strong>numerosi</strong> <strong>creditori</strong>, che si sono ulteriormente fidati delle chiacchere di Stancanelli, quanto prima si stancheranno di attendere e si rivolgeranno in massa alla Magistratura per farsi riconoscere le legittime spettanze.</p>
<p>Nel frattempo la stessa Amministrazione, per coerenza, ha continuato a conferire negli ultimi mesi incarichi esterni e consulenze per un ammontare di 400.000 euro, come hanno denunciato in una recente interpellanza i consiglieri comunali de &#8220;La Destra-As&#8221;.</p>
<p>Se non ci saranno novità significative &#8211; leggasi iniezioni di liquidità &#8211; la situazione potrebbe precipitare da quì a qualche settimana, mettendo a <strong>rischio</strong> anche gli stipendi degli impiegati comunali e di tutte le realtà aziendali &#8211; società partecipate e cooperative &#8211; che forniscono servizi al Comune.</p>
<p>Quello delle <strong>Aziende partecipate</strong> <strong>dal Comune</strong> &#8211; Sidra, Multiservizi, Sostare, Asec, Asec Trade, Sviluppo e patrimonio, InvestiaCatania, Catania Ambiente - è uno dei capitoli più neri (sarebbe più corretto dire rossi) del bilancio del Comune. Da esse dipendono circa un quinto degli stipendi pagati dall&#8217;Amministrazione ma nel complesso, pur con qualche eccezione, riescono nella non facile impresa di conseguire una <strong>perdita annua ormai strutturale</strong> di 2,4 milioni di euro, come si legge nel &#8220;Piano di risanamento e riqualificazione  delle Partecipate&#8221; predisposto dalla Ragioneria del Comune.</p>
<p>Né si tratta di un vizio solo catanese. Un&#8217;indagine disposta recentemente dalla Commissione Attività produttive della Regione Sicilia ha verificato la presenza di un congruo numero di <strong>Partecipate regionali</strong> che pagano più indennità a consiglieri di amministrazione che stipendi a impiegati, dimostrando indirettamente la loro perfetta inutilità.</p>
<p>Alcune di esse sono incaricate di svolgere <strong>funzioni duplicate</strong> rispetto a quelle già svolte da altri organismi regionali o sono addirittura  indebitate dalla stessa Regione che non corrisponde le somme dovute e deve poi trovarle per ripianare i disavanzi.</p>
<p>Chi, meglio di noi siciliani, onora il principio olimpico: l&#8217;importante è partecipare? L&#8217;organizzazione delle Olimpiadi del 2020 ci spetta di diritto!</p>
<p>Su questo ultimo aspetto si può utilmente leggere l&#8217;articolo: <a href="http://www.siciliainformazioni.com/articoloLight.zsp?id=64269" target="_blank">Bilanci in rosso, più consiglieri nei cda che dipendenti. Il buco nero degli enti a partecipazione regionale</a>, pubblicato da Siciliainformazioni il 15/9/2009.</p>
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		<title>Disinvolti incompetenti</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 04:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’articolo di Piero Cimaglia, pubblicato su Ucuntu e da noi ripreso con il titolo Un fiume di immondizia e di debiti,  ricostruisce la storia della Simeto Ambiente (ATO3) individuando le cause del suo fallimento nella voracità con cui consiglieri di amministrazione, funzionari e consulenti si sono appropriati dei soldi che i cittadini versavano sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’articolo di Piero Cimaglia, pubblicato su Ucuntu e da noi ripreso con il titolo <a href="http://www.argo.catania.it/2009/06/19/un-fiume-di-immondizia-e-di-debiti/" target="_blank">Un fiume di immondizia e di debiti, </a> ricostruisce la storia della Simeto Ambiente (<strong>ATO3</strong>) individuando le cause del suo <strong>fallimento</strong> nella<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/emergenza_rifiuti.gif"><img class="alignright size-full wp-image-5484" title="emergenza_rifiuti" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/emergenza_rifiuti.gif" alt="emergenza_rifiuti" width="300" height="300" /></a> <strong>voracità</strong> con cui consiglieri di amministrazione, funzionari e consulenti <strong>si sono appropriati</strong> dei soldi che i cittadini versavano sotto forma di Tarsu (e poi di Tia). Pura rapina. Ma questa potrebbe non essere l’unica lettura possibile. La storia dell’ATO3 si può raccontare anche come una <strong>vicenda di impreparazione e di pressappochismo</strong>. L’impreparazione di chi forse riteneva, inizialmente, che la raccolta dei rifiuti fosse un problema semplice, per il quale non erano necessarie <strong>competenze tecniche e manageriali.</strong> Gli Ambiti Territoriali Ottimali sono nati (come dice la parola) per “ottimizzare” il servizio, reso fino a quel momento dai Comuni, <strong>superando il frazionamento</strong> e realizzando quelle &#8220;economie di scala&#8221; che consentono di <strong>risparmiare sulle spese</strong>. Ad esempio, se ogni comune <span id="more-5478"></span>ha il suo <strong>compattatore</strong>, un piccolo comune non lo sfrutterà mai appieno, perchè non riesce a riempirlo e lo <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/compattatore1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-5512" title="compattatore1" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/compattatore1.jpeg" alt="compattatore1" width="150" height="113" /></a>invierà in <strong>discarica</strong> mezzo vuoto. Se, invece, più comuni fanno parte di un&#8217;unica gestione, quello stesso compattatore potrà essere utilizzato anche per i rifiuti di un comune limitrofo e sarà realizzato un risparmio.</p>
<p>Il passaggio dalla gestione dei Comuni a quello degli ATO è’ stato un cambiamento condiviso, o quanto meno accettato, dalle amministrazioni locali? Si direbbe di no, visto che, ad esempio, l’ATO3 è stato <strong>creato non dai sindaci</strong> dei 18 Comuni interessati, ma da 18 <strong>Commissari regionali</strong>, che hanno sostituito i sindaci, di fatto esautorandoli. Su questo fronte, infatti, alle amministrazioni comunali è stata lasciata solo la competenza residua della approvazione del <strong>regolamento</strong> in materia di rifiuti.</p>
<p>Soprattutto, dell’antica gestione, <strong>non sono state recuperate e valorizzate le competenze e le esperienze</strong> già maturate dal personale che aveva lavorato nel settore e che, conoscendo bene la situazione locale, aveva imparato, sia pure dopo tentativi ed errori, a <strong>far funzionare  il sistema.</strong> Che la nuova realtà non fosse accettata è dimostrato dal fatto che i Comuni non sono stati collaborativi neanche nella<strong> consegna dei “ruoli”</strong>, vale a dire la <strong>schedatura dei soggetti paganti</strong>. La società che si era inizialmente aggiudicata la gara come ente riscossore (la società lombarda Rileno)  non si è dimostrata, d’altra parte, particolarmente interessata alla organizzazione di quei “ruoli” che avrebbe dovuto gestire. Era sì disposta ad <strong>anticipare i soldi </strong>sulle entrate<strong> </strong>non riscosse (su questi anticipi <strong>lucrava, infatti, gli interessi</strong>), ma senza procedere, nella fase iniziale, ad una sistematica  riorganizzazione e <strong>senza affrontare il problema della evasione</strong>.</p>
<p>La <strong>gestione</strong> complessiva dell’ATO, nel primo periodo, fu quindi <strong>disinvolta e improvvisata</strong>. Si pensava forse che il problema dei rifiuti potesse essere <strong>ridotto allo svuotamento dei cassonetti</strong> o alla pulizia dei centri storici. Ma i problemi erano anche altri. Basterebbe pensare al rapporto con le <strong>discariche</strong> e con i detentori delle <strong>piattaforme della raccolta differenziata.</strong> Il Consiglio di amministrazione, di nomina politica, ha scelto, a sua volta, funzionari <strong>privi delle necessarie competenze,</strong> rendendo in un certo senso necessaria la nomina di <strong>consulenti</strong>, le cui retribuzioni, insieme a quelle dei consiglieri e dei funzionari, contribuivano a mandare in rosso la società.</p>
<p>Non è stata, quindi, la struttura stessa dell’ATO a determinarne il fallimento, ma il modo inadeguato in cui è stato gestito un <strong>settore difficile e complesso.</strong> Ci sono (e non solo fuori dalla Sicilia ma persino all’interno della provincia!) degli <strong>ATO virtuosi</strong>, che hanno saputo utilizzare le risorse, umane e non,  in modo efficiente. Ad esempio nel Calatino o sui Nebrodi. Adesso l’<strong>ATO3 è commissariata</strong>. Molte domande è lecito farsi sui criteri con cui è stato scelto il Commissario e sul modo in cui sarà gestita questa fase. Si tratta comunque di una <strong>fase di transizione</strong>. Siamo in attesa della annunciata revisione del sistema.</p>
<p>Secondo le dichiarazioni di Lombardo, si dovrebbe realizzare, a livello regionale, una <strong>riduzione del numero </strong>degli ATO. Dovrebbe nascere <strong>un ATO per ogni provincia.</strong> L’ATO3 scomparirebbe per far posto non più ad una società, ma ad un consorzio di comuni: tutti i comuni della provincia di Catania. La riduzione in sé non è un male. Solo in Sicilia abbiamo avuto un numero forse eccessivo di ATO (e questo ha comportato quella <strong>proliferazione di consiglieri, dirigenti e consulenti</strong>, le cui laute, e spesso ingiustificate, retribuzioni hanno contribuito a mandare in rosso molti bilanci). Ma la creazione di un unico Consorzio provinciale <strong>garantirà una gestione migliore? Non è detto</strong>. Le capacità di gestione dovranno essere maggiori perché la situazione sarà ancora<strong> più complessa.</strong> Già adesso le <strong>differenti specificità dei comuni</strong> (con caratterizzazione commerciale, agricola, turistica&#8230;) hanno creato difficoltà di organizzazione. Cosa avverrà con l’ampliamento del territorio interessato e la <strong>maggiore varietà di situazioni locali</strong>? Le competenze e le capacità manageriali saranno garantite? I cittadini avranno qualche possibilità di conoscenza e di controllo o saranno nuovamente tenuti all’oscuro di tutto? Per i manager saranno definiti ruoli, <strong>responsabilità</strong>, obiettivi misurabili da conseguire, criteri di <strong>valutazione dei risultati</strong> di cui rispondere?</p>
<p>Il presidente del <strong>Consorzio </strong>sarà il sindaco del Comune più grosso. Fino a che punto sarà interessato a tutelare gli interessi dei Comuni più distanti e con diversa tipologia economica e abitativa? Visto che, nella prospettiva di un unico Ato provinciale, il <strong>Comune di maggior peso è Catania </strong>e quindi al suo sindaco spetterà la presidenza, potremmo anche chiederci fino a che punto egli <strong>sarà in grado di tutelare</strong>, sotto l’aspetto della raccolta rifiuti,  gli interessi degli abitanti del suo stesso Comune, viste le difficoltà che dimostra attualmente nell’ “inseguire” le problematiche più scottanti&#8230; Potrebbe anche scegliere un <strong>delegato</strong> che lo rappresenti. Saprà scegliere, <strong>al di fuori delle logiche di spartizione del potere</strong>, qualcuno che abbia le competenze e le capacità di farlo? Ci permettiamo di manifestare i nostri dubbi.</p>
<p>Nell’attesa che questa sbandierata riforma venga attuata, molti comuni (Misterbianco, Santa Maria di Licodia etc) stanno richiedendo a gran voce che il servizio rifiuti (e la relativa riscossione della tariffa) <strong>torni alle amministrazioni locali.</strong> Spesso questi comuni hanno, contestualmente, rifiutato i soldi regionali del <strong>Fondo di rotazione</strong>, che sono un aiuto solo apparente. Questi fondi regionali, infatti, possono essere <strong>utilizzati</strong> dalle amministrazioni comunali <strong>per vari servizi locali (asili, trasporti&#8230;)</strong>. Riceverli oggi solo per anticipare somme a un Ato fallimentare, significa rinunciare a disporne domani per altre finalità e impoverire così, l’offerta di servizi da parte del Comune stesso. La pezza rischia di essere peggiore del buco&#8230;<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>Un dissesto tira l&#8217;altro</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 05:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5226" title="fallimento" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/fallimento.jpg" alt="fallimento" width="141" height="142" />Neanche il vocabolario dà più certezze! Una volta col termine &#8216;<em><strong>escort</strong>&#8216;</em> si indicava semplicemente un modello di auto di una nota casa tedesca, oggi serve ad indicare un certo tipo di personale ‘precario&#8217; impiegato nei palazzi del potere. Analogamente, mentre in un qualsiasi manuale di diritto commerciale col termine ‘<strong>fallimento</strong>&#8216; si indica la situazione di un&#8217;azienda insolvente, in politica basta aggiungere il magico aggettivo ‘<strong>tecnico&#8217;</strong> perché un ente pubblico possa impunemente esibire i suoi debiti come se fossero gioielli di famiglia.</p>
<p>Dopo il Comune di Catania, è la situazione che si profila infatti anche per la <strong>Regione Siciliana</strong> la quale<span id="more-5223"></span>, dopo le inquietanti cifre del bilancio 2007 &#8211; di cui abbiamo riferito in un intervento precedente &#8211; ha chiuso il <strong>bilancio 2008</strong> con cifre negative quasi raddoppiate.</p>
<p>Lo documenta <strong>Franco Piro</strong> <a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">nell&#8217;articolo pubblicato sul n. 25 di <em>Asud&#8217;europa</em></a>, rivista del centro studi ‘Pio La Torre&#8217;.<br />
Anche escludendo infatti le contingenti manovre finanziarie dettate dalla necessità di ripianare il deficit della sanità siciliana &#8211; che farebbero ulteriormente raddoppiare le cifre -, &#8220;il risparmio pubblico (la differenza tra entrate correnti e spese correnti) è negativo per 183 milioni, il saldo netto da finanziare (differenza tra entrate finali e spese finali) è di 2.4 miliardi, l&#8217;indebitamento netto (differenza tra entrate finali e spese finali al netto delle operazioni finanziarie) è pari a 2.3 miliardi, mentre il ricorso al mercato (differenza tra entrate complessive e spese complessive), che rappresenta il vero deficit di bilancio, tocca i 2.7 miliardi di euro. Queste cifre fanno paura, sono le più alte mai registrate in Sicilia e purtroppo confermano un trend negativo diventato inarrestabile e che ha condotto la Regione al <strong>dissesto sostanziale</strong>, se non proprio a quello legale&#8221;.</p>
<p>Apparentemente tuttavia la Regione dichiara circa 13.5 miliardi di residui attivi e poco più di 5 miliardi di residui passivi, ma il <strong>trucco</strong> consiste nel continuare a mantenere fra le voci in entrata del bilancio cifre che in buona parte sono ormai inesigibili.</p>
<p>Questa situazione si inscrive peraltro in un quadro in cui gli effetti della crisi mondiale stanno investendo pesantemente la Sicilia: &#8220;secondo stime della stessa Regione (&#8230;) <strong>il Pil della Sicilia scenderà nel 2009 di 4,5 punti</strong> e gli investimenti fissi lordi avranno una contrazione di oltre il 14%&#8221;, mentre &#8220;il tasso di disoccupazione aumenterà al 13,8%, e il tasso di attività scenderà al 51,2%&#8221;.</p>
<p>Se si aggiunge che la caduta del Pil provocherà anche una consistente <strong>contrazione delle entrate tributarie</strong>, che il trasferimento dei <strong>fondi europei</strong> &#8211; peraltro finora spesi malissimo &#8211; tenderà a diminuire, che i <strong>fondi Fas</strong> sono sempre più una chimera &#8211; anche perché il governo Berlusconi non sa dove prenderli &#8211; non è difficile immaginare che la situazione sta volgendo al tragico.</p>
<p>Ci permettiamo di avanzare <strong>una modesta ipotesi di lavoro</strong>: forse solo un consorzio fra s. Rosalia, s. Agata e s. Lucia potrà trovare il bandolo di questa matassa sempre più imbrogliata!</p>
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		<title>Un fiume di immondizia e di debiti</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 06:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La gestione disastrosa e fallimentare degli ATO, e in particolare dell’ATO 3 Simeto Ambiente, è sotto gli occhi di tutti. I debiti sono alle stelle e le tariffe altissime.
Meno chiara e meno nota è la genesi del disastro.
La ricostruisce Piero Cimaglia su Ucuntu (Simeto Ambiente, un fiume di immondizia e di debiti).
Ecco una sintesi del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/spazzatura.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5146" title="spazzatura" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/spazzatura.jpg" alt="spazzatura" width="124" height="93" /></a>La gestione disastrosa e fallimentare degli ATO, e in particolare dell’<strong>ATO 3 Simeto Ambiente</strong>, è sotto gli occhi di tutti. I debiti sono alle stelle e le tariffe altissime.<br />
Meno chiara e meno nota è la genesi del disastro.<br />
La ricostruisce<span id="more-5142"></span> Piero Cimaglia su Ucuntu (<a href="http://www.ucuntu.org/Simeto-Ambiente-un-fiume-di.html" target="_blank">Simeto Ambiente, un fiume di immondizia e di debiti</a>).<br />
Ecco una sintesi del documentato articolo</p>
<p>Nel 1997 il <strong>decreto Ronchi</strong> istituisce gli <strong>Ambiti Territoriali Ottimali</strong> per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, con competenze territoriali corrispondenti a quelle delle provincie. Ne potrebbero bastare 9 per tutta la Sicilia, ma nel 1999 Cuffaro stabilisce che ne nascano 5 solo nella provincia di Catania.<br />
Nel 2003 nasce l’Ato3, “Simeto Ambiente s.p.a.”. Come soci ha la Provincia e 18 Comuni.</p>
<p>La società nasce con una chiara <strong>vocazione</strong>: utilizzare tutti gli strumenti disponibili per <strong>procurarsi denaro</strong> (fondi regionali, anche attraverso i Por, mutui bancari&#8230;). Questo denaro viene utilizzato <strong>per le retribuzioni dei dirigenti</strong>, per le <strong>spese di “comunicazione</strong>” (pubblicità, convegni di presentazione), per l’<strong>affitto di una nuova sede.</strong> Per tutto tranne che per realizzare il servizio utile ai cittadini.<br />
Per quanto riguarda i dirigenti, basta segnalare la presenza di un consiglio di amministrazione composto da ben 7 membri, più un collegio sindacale di altri 4. Le sole retribuzioni di questi dirigenti hanno assorbito quasi per intero la cifra in bilancio per il primo anno!<br />
Gli interventi concreti relativi alla gestione del servizio sono scarsi e condotti con estrema lentezza. Per il primo anno ci si limita a produrre programmazioni e regolamenti; per avere l’espletamento del bando bisogna attendere due anni (il servizio verrà aggiudicato alla SIMCO nel dicembre del 2005).<br />
In questi due anni il servizio è stato svolto ancora dai Comuni e l’Ato è intenzionato a chiedere un mutuo per ripagarlo. Viene così <strong>aggirata la norma che impedisce agli enti pubblici di indebitarsi</strong>, se non per spese di investimento. Nello stesso periodo è avvenuto anche il passaggio dalla Tarsu (tassa) alla Tia (tariffa) ed è stato firmato un contratto con una associazione di imprese private per provvedere all’emanazione e alla riscossione delle bollette. Anche questo contratto permette di attingere a linee di credito privilegiate.<br />
Il <strong>meccanismo</strong> che viene instaurato è semplice: <strong>fare debiti, spesso da pagare con altri debiti o da lasciare in pagamento alle amministrazioni successive</strong>.<br />
Le bollette intanto vengono calcolate ancora sulla Tarsu del 2003, in attesa di stabilire i nuovi importi e far pagare agli utenti la differenza.<br />
Anche i cittadini, quindi, contraggono dei debiti, ma non lo sanno. Pensano di pagare il servizio ricevuto e non sanno di avere solo anticipato una parte di una somma totale il cui importo non è noto a nessuno e sarà stabilito con criteri volti essenzialmente a ripagare i debiti contratti.<br />
Negli anni 2006-2008 i conti della Società non quadrano. Gli incassi sono sempre più bassi delle previsioni e, paradossalmente, le previsioni diventano sempre più alte, proprio per far quadrare i bilanci, almeno sulla carta. Le riscossioni del 2008, per esempio, sono pari alla metà della cifra prevista.<br />
Nel frattempo sono state ottenute anticipazioni dalle banche, spostando nel futuro la soluzione del problema.<br />
Il meccanismo si inceppa quando le banche, consapevoli che le somme previste dagli incassi non sono realistiche, cominciano a chiudere gli afflussi di denaro. Inizialmente hanno anticipato grosse somme per lucrare interessi maggiori. Ormai hanno capito che il cliente rischia il fallimento ed esse stesse rischiano di perdere capitale ed interessi.<br />
La <strong>Simeto Ambiente</strong> e i <strong>Comuni</strong> soci si sono spesso <strong>rinfacciate le responsabilità</strong> dello sfascio e hanno richiesto l’intervento di un Commissario dell’<strong>Arra</strong> (Agenzia regionale per i rifiuti e le acque) e/o dell’Assessorato regionale enti locali. Non è stato inviato nessun commissario (Leggi anche: <a href="http://www.argo.catania.it/2009/06/15/acqua-e-rifiuti-in-salsa-siciliana/">acqua-e-rifiuti-in-salsa-siciliana</a>)<br />
Si aggiungono così anche le responsabilità della Regione, che non ha operato alcun controllo.</p>
<p>Per i cittadini, le bollette sono cresciute e il servizio è peggiorato.<br />
Sono arrivati anche i conguagli da pagare e nessuno ha capito a chi dovesse rivolgersi per protestare. Un segno del disagio è stato l’aumento dei ricorsi alla Commissione Tributaria.</p>
<p>Solo alla fine del 2007, l’assemblea dei Comuni soci ha fatto un intervento finalizzato a contenere le spese: ha ridotto da 7 a 3 i membri del Consiglio di Amministrazione. Ma i problemi erano ormai troppo gravi.<br />
La <strong>Simco</strong>, non ricevendo più i soldi, non ha pagato i dipendenti e la spazzatura ha invaso le strade.<br />
Davanti alla minaccia di dimissioni degli amministratori, la Regione ha anticipato delle somme. E ha dichiarato di voler ridurre il numero degli Ato.<br />
Questa riduzione (prevista dal Decreto Presidente della Regione n.127 del 2008) avrebbe dovuto verificarsi entro il primo gennaio.<br />
Siamo a giugno e la Regione è paralizzata dai conflitti interni alla maggioranza.<br />
Quale sarà la prossima puntata dello sceneggiato? Quali “biglietti” dovremo ancora pagare per assistere a questo spettacolo?<br />
Tra gli attori c’è un nome illustre, <strong>Raffaele Lombardo</strong>, che -a quanto dice Cimaglia- è anche un azionista della Simeto Ambiente&#8230;</p>
<p>Leggi l&#8217;intero articolo in archivio: <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/simeto-ambiente.pdf">simeto-ambiente</a></p>
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		<title>Acqua e rifiuti in salsa siciliana</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 03:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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Tratto da: Logiche di un potere siciliano. L&#8217;Arra di felice Crosta di Carlo Ruta, in L&#8217;Isola Possibile
L’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque (Arra), guidata dall’avvocato Felice Crosta (designato da Cuffaro nel 2006), chiuderà i battenti nel 2009. Si tratta di un’agenzia che ha centralizzato molte delle competenze in materia che, precedentemente, appartenevano agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/arra_logo_580.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5092" title="arra_logo_580" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/arra_logo_580.jpg" alt="arra_logo_580" width="580" height="88" /></a></p>
<p><strong>Tratto da</strong>: <em>Logiche di un potere siciliano. L&#8217;Arra di felice Crosta</em> di <strong>Carlo Ruta,</strong> in L&#8217;Isola Possibile</p>
<p>L’<strong>Agenzia regionale per i rifiuti e le acque (Arra)</strong>, guidata dall’avvocato Felice Crosta (designato da <strong>Cuffaro</strong> nel 2006), chiuderà i battenti nel 2009. Si tratta di un’agenzia che ha <strong>centralizzato molte delle competenze</strong> in materia che, precedentemente, appartenevano agli enti territoriali. Inoltre, la sua istituzione ha chiuso la fase dell’emergenza idrica nell’Isola, cui si era risposto con la politica dei commissari regionali.<br />
Un tentativo ambizioso, dunque, che, giunto al capolinea, <strong>va sottoposto a valutazione.</strong><br />
Prima di entrare nel merito delle politiche, va ricordato (probabilmente nessuno se ne stupirà) che l’Agenzia “si è distinta, sin dalla nascita, per le <strong>spese inusitate</strong> <span id="more-5085"></span>del suo funzionamento, a tutti i livelli, a partire comunque dal più elevato. <strong>Crosta</strong>, che dagli esordi la dirige con piglio decisionistico, è risultato <strong>il burocrate meglio pagato in Italia</strong>, con un compenso complessivo di oltre 500 mila euro l’anno, pari a <strong>circa 1500 al giorno</strong>”. Così come non fa notizia il fatto che i tre consiglieri che hanno affiancato Crosta fossero figli di una puntuale applicazione del vecchio “manuale Cencelli”. Del resto, <strong>gestire fondi europei per miliardi di euro</strong> non è, in Sicilia, attività che possa prescindere dal controllo e dai <strong>diktat del governo regionale</strong>.<br />
Ma vediamo l’Arra in azione.<br />
La soluzione del problema rifiuti in Sicilia nel 2003, nonostante l’opposizione delle comunità interessate, era stata individuata nella <strong>costruzione dei termovalorizzatori</strong>. I conseguenti <strong>appalti</strong> (Gruppo Falck e Waste) furono, però, <strong>annullati dalla Corte di Giustizia dell’UE</strong>. A questo punto l’ARRA avrebbe potuto, come indicato da tecnici e popolazioni, impegnarsi per individuare vie alternative (peraltro ben indicate nelle direttive europee in materia). Viceversa, si è assistito e si assiste a una <strong>politica dei rinvii</strong>, che potrebbe preludere alla ricerca di marchingegni per <strong>eludere il divieto dell’UE</strong>.<br />
Nel 2004 Felice Crosta si occupava di acqua (era commissario straordinario all’emergenza) e fu l’artefice “della maggiore esperienza di <strong>privatizzazione dell’acqua nell’Isola</strong>, con il passaggio degli acquedotti dall’Eas a Sicilacque”.<br />
La nascita dell’Agenzia avrebbe dovuto garantire questo processo avocando a sé poteri e stabilendo regole valide per l’intero territorio regionale; gli ATO, sotto le direttive dell’Arra, avrebbero dovuto mettere definitivamente ordine nei servizi idrici e nel ciclo dei rifiuti. Le cose sono, però, andate diversamente. L’intera macchina è entrata in crisi con un <strong>indebitamento complessivo di quasi un miliardo di euro</strong>. Indebitamento al quale hanno contribuito anche i “<strong>189 consiglieri di amministrazione</strong> che costano ai comuni circa 12 milioni di euro l’anno; una somma analoga che viene destinata a <strong>incarichi di consulenza</strong>; qualche milione che viene speso addirittura per le <strong>auto blu</strong>”. Insomma, lo <strong>spreco di risorse elevato a sistema</strong>.<br />
Da queste brevi note emerge l’intrinsecità dell’Arra al sistema di potere regionale. Viste le emergenze in atto, non è detto che lo scioglimento annunciato, e auspicato, avverrà nei tempi previsti.</p>
<p>Leggi il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/rifiuti_arra.pdf">testo integrale di Carlo Ruta</a></p>
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		<title>Torneranno i favolosi anni Sessanta?</title>
		<link>http://www.argo.catania.it/2009/05/14/torneranno-i-favolosi-anni-sessanta/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 03:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di una cosa certamente dovremmo essere grati a Scapagnini, Stancanelli e compagnia bella (si fa per dire): con le loro straordinarie performances amministrative alimentano la nostra fantasia e cullano i dolci  ricordi del bel tempo che fu, quando salivamo &#8220;il limitare di gioventù&#8221; (per dirla col poeta).
L&#8217;attuale drammatica crisi dell&#8217;AMT ci ricorda infatti una situazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4590" title="multipla-2" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/multipla-2.jpg" alt="multipla-2" width="143" height="107" />Di una cosa certamente dovremmo essere grati a Scapagnini, Stancanelli e compagnia bella (si fa per dire): con le loro <strong>straordinarie performances amministrative</strong> alimentano la nostra fantasia e cullano i dolci  ricordi del bel tempo che fu, quando salivamo &#8220;il limitare di gioventù&#8221; (per dirla col poeta).</p>
<p>L&#8217;attuale drammatica <strong>crisi dell&#8217;AMT </strong>ci ricorda infatti una situazione analoga che deliziò la vita quotidiana dei catanesi all&#8217;inizio dei memorabili anni &#8216;60, quando <span id="more-4588"></span>andò in crisi la <strong>SCAT</strong>, società privata che gestiva allora il servizio di trasporto pubblico. Tra disservizi e scioperi allora ebbero buon gioco ad infilarsi un gran numero di tassisti abusivi che, alla guida della <strong>mitica 600 multipla</strong> rimpinzata fino all&#8217;inverosimile di estemporanei strapuntini e con un costo del passaggio lievemente superiore, trasportavano i malcapitati catanesi lungo le stesse linee del servizio pubblico, magari concedendo, a richiesta, qualche fermata straordinaria.</p>
<p>Indimenticabile <strong>il momento dell&#8217;assalto alla diligenza</strong>: quando, dopo ritardi biblici, arrivava un abusivo, fra gli esasperati utenti si scatenava una vera e propria lotta per la conquista di un posto, e non era raro il caso di madri fuori dalla grazia di Dio che nella ressa smarrivano i bambini che non erano stati pronti ad occupare uno dei pochi spazi disponibili. Che tempi, che splendida Catania.</p>
<p><strong>Meno male che Scapagnini e Stancanelli, come Sivio, ci sono!</strong></p>
<p>Adesso si è aggiunto anche <strong>l&#8217;ineffabile presidente dell&#8217;AMT Sineri</strong> il quale afferma che l&#8217;azienda da lui guidata (è proprio il caso di dire) è competitiva: stipendi non pagati, linee tagliate, mezzi obsoleti e in parte utilizzati come &#8216;donatori di organi&#8217; per quelli circolanti, fornitori imbufaliti. Un&#8217;azienda che da sempre non è riuscita a pubblicare alle fermate gli orari dei passaggi dei mezzi forse non esiste neanche in Burundi (senza offesa per i burundesi). Se questo vuol dire essere competitivi, Marchionne non ha capito nulla!</p>
<p>Certo ci sono i <strong>debiti non pagati dal Comune di Catania</strong>: ma delle esigenze dei ceti più deboli, degli anziani, degli abitanti delle periferie, chissenefrega! Molto più utile lastricare con basole di pietra lavica la via Gisira.</p>
<p>Ma della <strong>gestione manageriale</strong> (<em>absit iniuria verbis</em>) dell&#8217;azienda, vogliamo parlarne? Non siamo in grado di mettere il naso nei bilanci della società, ma alcune osservazioni da utenti qualsiasi siamo in grado di proporle.</p>
<p>Molti autobus sono stati dotati  di <strong>monitor</strong> che normalmente  servono a dare informazioni ai passeggeri  ma anche a far passare pubblicità o brevi notiziari. Insomma: utili, dilettevoli e anche redditizi. A Catania si limitano a rovesciare ossessivamente sul viaggiatore <strong>una raffica di grottesche immagini</strong> su una città immaginaria, informano di spettacolari opere pubbliche e progetti rutilanti. Il tutto condito da un messaggio finale del sempre caro Scapagnini, che giura fedeltà ed eterna dedizione (!) alla sua città di adozione. Peccato che spesso neanche il giorno e l&#8217;ora dei monitor siano aggiornati!</p>
<p>Sempre nelle città normali, è stato da tempo realizzato nelle pensiline <strong>un sistema elettronico che informa</strong> in tempo reale i passeggeri sui tempi di attesa per ciascun autobus. Anche a Catania l&#8217;AMT ha cercato di mettersi al passo e, in via sperimentale, ha collocato ben due di questi pannelli rispettivamente in piazza Trento e in piazza S. Maria di Gesù. In realtà questi costosi giocattoli, per parecchi mesi si sono limitati ad informare che erano in fase di collaudo, poi sono entrati finalmente in funzione, ma dopo poco tempo sono andati <strong>in avaria</strong>, e adesso non danno più segni di vita.</p>
<p>Si potrebbe anche ricordare che anni fa, forse per garantire una maggiore sicurezza, su tutti gli autobus era stato montato <strong>un sistema di radio-controllo</strong> ma, pure in questo caso, dopo qualche tempo è venuto fuori che  era andato <strong>fuori uso</strong> e mai più ripristinato.</p>
<p>Non so se questi &#8211; e chissà quanti altri -, <strong>‘cattivi investimenti&#8217; </strong> hanno sviato risorse importanti, che invece potevano essere destinate a migliorare il parco macchine e ad assumere qualche altro autista. Certo non sono sintomatici di una gestione attenta del denaro pubblico.</p>
<p>Ci si chiede: chi ha deciso questi fallimentari progetti è stato messo poi di fronte alle proprie responsabilità? <strong>Qualcuno ha pagato il danno</strong> <strong>che ne è derivato?</strong> Siamo perfettamente consapevoli che si tratta di domande retoriche: magari sarà stato premiato con una poltrona di consigliere di amministrazione in qualche altra azienda municipalizzata.</p>
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