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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Gelmini</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Ateneo di Catania, mobilitazione &#8220;coordinata&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 05:47:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Non solo docenti, ma anche ricercatori, sia strutturati che precari. E persino studenti e tecnici amministrativi. Queste le componenti del nostro ateneo che hanno costituito un coordinamento unico per gestire la mobilitazione e le forme di protesta che verrano intraprese contro i provvedimenti del governo che rischiano di compromettere non solo il futuro dell&#8217;università [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://picasaweb.google.it/lh/photo/Jsl1Dbu4T9AtBvGjWneAeQ?feat=embedwebsite"><img class="alignright" src="http://lh3.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TEAOFnWwDbI/AAAAAAAAADM/BRl5GhGb5jw/s144/UNI%20CT%20logo%20colori.jpg" alt="" width="143" height="144" /></a> Non solo docenti, ma anche ricercatori, sia strutturati che precari. E persino studenti e tecnici amministrativi. Queste le componenti del nostro ateneo che hanno costituito un <strong>coordinamento unico per gestire la mobilitazione</strong> e le forme di protesta che verrano intraprese contro i provvedimenti del governo che rischiano di compromettere non solo il futuro dell&#8217;università ma addirittura il regolare svolgimento del prossimo anno accademico.</p>
<p>La decisione è stata presa <span id="more-13734"></span>nel corso dell&#8217;<strong>assemblea di ateneo tenutasi il 9 Luglio</strong>, a conclusione della quale è stato emesso un <strong>comunicato </strong>firmato da ANDU,  CIPUR-CONFSAL, CISL-Università, FLC-CGIL.</p>
<p>Rimane <strong>inadeguato il coinvolgimento delle famiglie e della società civile</strong>. Non a tutti è chiaro che le scelte politiche che questo governo sta compiendo condanneranno il paese all&#8217;arretratezza. Tagliare pesantemente i finanziamenti all&#8217;università non significa combattere il baronaggio, come viene affermato dalle fonti ufficiali, ma <strong>penalizzare soprattutto i giovani,</strong> sia studenti che lavoratori precari. Ed è una cosa che rigurada tutto il cosiddetto sistema paese.</p>
<p>Dare meno soldi all&#8217;università comporta molte conseguenze, tra cui: un deciso <strong>aumento delle tasse</strong> universitarie, la <strong>riduzione dei servizi</strong> agli studenti (borse di studio, mense, case dello studente),  il licenziamento di parte del personale precario e la <strong>diminuzione della qualità</strong> dell&#8217;offerta didattica, la <strong>morte della ricerca</strong>, proprio il settore in cui investono i più importanti paesi dell&#8217;Europa e del mondo, perchè senza ricerca non c&#8217;è sviluppo.</p>
<p>Ecco il <strong>Comunicato</strong> emesso a conclusione dell&#8217;assemblea:</p>
<p><em>&#8220;Venerdì 9 Luglio 2010, a conclusione del periodo di mobilitazione nazionale indetta dalle Organizzazioni confederali sindacali dell’Università e dalle Associazioni della Docenza Universitaria, è tornata a riunirsi l’Assemblea d’Ateneo dei docenti universitari dell’Università di Catania, presso l’aula magna del dipartimento di Fisica e Astronomia.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>L’Assemblea, constatata l’assenza di un qualsiasi segnale concreto di apertura di una trattativa tesa a rimuovere l’ingiusto ed <strong>iniquo trattamento penalizzante previsto dalla manovra finanziaria</strong>, che non si limita a richiedere i doverosi sacrifici economici, ma azzera per tutte le fasce docenti (ricercatori, associati e ordinari) tre anni di progressione di carriera con pesanti ripercussioni anche sul piano pensionistico, e l’assoluta <strong>latitanza del ministro Gelmini</strong> nell’operare una qualsiasi difesa dei diritti violati del personale amministrato dal suo dicastero fino a tollerare che, per questa sola categoria, possa essere impunemente taglieggiata la tredicesima mensilità a fronte di ben altre iniziative assunte dai suoi colleghi di governo per magistrati e forze dell’ordine, creando odiose distinzioni nell’ambito del personale pubblico non contrattualizzato la cui autonomia, rammentiamo, è esplicitamente tutelata dalla Costituzione,</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ribadisce la ferma volontà di segnalare il profondo disagio per il trattamento discriminatorio e punitivo cui è fatta oggetto tutta la docenza universitaria <strong>astenedosi dall&#8217;assumere qualsiasi compito che ecceda quanto previsto dal proprio stato giuridico</strong>.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>La situazione viene altresì aggravata dalla prospettiva di un progetto di riforma (Ddl 1905) che oltre a <strong>snaturare il ruolo istituzionale di una università pubblica</strong> quale libera produttrice di saperi e di innovative ricerche di base lascia irrisolti ed anzi aggrava i problemi che da anni <strong>mortificano intelligenze e carriere in particolare dei ricercatori confinati in un limbo istituzionale</strong> benché indispensabili al funzionamento dell’università.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Con profondo rammarico ed amarezza l’Assemblea prende atto della scarsa sensibilità dimostrata da una larga maggioranza di colleghi ricoprenti cariche istituzionali nei confronti delle giuste rivendicazioni e conseguenti iniziative di protesta assunte rilevando a volte anche <strong>atteggiamenti ostativi e ricattatori nei confronti delle figure più deboli</strong> piuttosto che condivisione ed atteggiamenti collaborativi fino a minacciare dimissioni a fronte della non improbabile impossibilità di attuare l’offerta didattica prevista per il prossimo anno accademico.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Pertanto l’Assemblea invita tutti i colleghi a manifestare immediatamente il proprio dissenso astenendosi da ogni attività non richiesta per obbligo istituzionale dandone, ove non l’avessero già fatto, <strong>segnalazione scritta</strong> agli organi competenti per la programmazione didattica.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Auspica, dandone mandato ad alcuni colleghi già attivatosi in questa direzione, di costituire un <strong>comitato di coordinamento articolato per facoltà e comprensivo di tutti gli attori della realtà universitaria, studenti, ricercatori, docenti e personale tecnico amministrativo.</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ribadisce la permenanza dello stato di agitazione che potrà articolarsi in forme autonome per facoltà a contrasto delle citate norme in finaziaria e di opposizione propositiva nei confronti del <strong>DDL 1905 </strong>di riforma universitaria.</em></p>
<p>Per capire meglio le implicazioni delle decisioni del governo leggi la <a href="http://precariricercact.blogspot.com/2010/07/lettera-aperta-agli-studenti-e-alle.html" target="_blank">lettera aperta dei ricercatori agli studenti e alle loro famiglie</a></p>
<p>A Palermo alcuni docenti hanno scelto come strumento di protesta lo <strong>svolgimento degli esami in strada</strong>. <a href="http://www.sicilianews24.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=19886" target="_blank">Leggi la notizia su Sicilisnews24</a></p>
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		<title>Vite rubate</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 02:29:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/Assemblea_ScuolaPubblica_Giugno10.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13252" title="Assemblea_ScuolaPubblica_Giugno10" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/Assemblea_ScuolaPubblica_Giugno10-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>No, non parliamo di desaparecidos in America Latina, ma della condizioni di <strong>centinaia di migliaia di lavoratori della scuola</strong> (quelli a “tempo indeterminato”) che saranno costretti, dalla finanziaria proposta dal governo Berlusconi, a <strong>lavorare per tre anni, “in nero”</strong>. Tre anni durante i quali saranno <strong>bloccati progressione di carriera e aumenti stipendiali</strong>, con evidenti, e nefaste, conseguenze su <span id="more-13210"></span>pensioni e trattamento di fine rapporto. Un furto quantificabile in somme che oscillano (secondo gli anni di anzianità) da 20 a oltre 40 mila euro.</p>
<p>Ma vite rubate sono, anche, quelle di <strong>migliaia di lavoratori precari </strong>che hanno, contribuito, in modo determinante, a “tenere in piedi” la scuola pubblica, ogni anno assunti e licenziati (in molti casi senza percepire stipendi durante la pausa estiva), e che, per colpa della <strong>riduzione degli orari curricolari</strong>, dei tagli Gelmini – Tremonti e del sovraffollamento delle classi, nel prossimo anno scolastico non lavoreranno.</p>
<p>In questo quadro, non stupisce la <strong>grande adesione allo sciopero degli scrutini,</strong> indetto dai COBAS e dagli altri sindacati di base. E non stupisce che anche a Catania, alla fine del mese di giugno, i lavoratori della scuola continuino a riunirsi in <strong>affollate assemblee</strong>, come è avvenuto giorno 21 nell’aula magna del Boggio Lera.</p>
<p>Il <strong>Coordinamento in difesa della scuola pubblica statale e il Coordinamento Precari</strong> non solo non vanno in vacanza, ma <strong>progettano  che fare</strong>, convinti che si può salvare la scuola solo se la si modifica profondamente.</p>
<p>Innanzitutto, è stata sottolineata la necessità di <strong>ripristinare pienamente i diritti sindacali,</strong> a partire dal diritto di sciopero, ridotto a poche, e di fatto simboliche, giornate dal contratto vigente. Visto l’unilaterale congelamento economico, è l’intero accordo che perde di significato. Bisogna, perciò, ragionare, senza vincoli precostituiti, su un <strong>nuovo contratto</strong>.</p>
<p>Così come non è più possibile tollerare l’esistenza di <strong>strutture scolastiche inadeguate e pericolose</strong>, dove ogni giorno si violano le più elementari regole di sicurezza, nel silenzio colpevole di chi dovrebbe controllare. Un tema, quest’ultimo, che riguarda tutti e che può rappresentare un <strong>terreno favorevole per unire</strong> coloro che sono interessati al buon funzionamento della scuola. In locali “improbabili” e sovraffollati, nonostante la buona volontà, non si può studiare e non si possono seguire in modo individualizzato gli alunni.</p>
<p>Nella scuola, inoltre, si possono evitare tanti sprechi. Molti <strong>finanziamenti, nazionali ed europei, non sono stati utili per migliorare l’attività didattica</strong>, ma sono serviti solo a distribuire “salario accessorio” a tanti Dirigenti Scolastici e a ben determinati gruppi di insegnanti (spesso, come dimostrato in un’importante puntata di “Report”, con proposte francamente ridicole).</p>
<p>E’ tempo di dire <strong>basta ai “progettifici”</strong> e di usare competenze, energie e risorse per migliorare la qualità dell’insegnamento. Anche rispetto alla normale attività quotidiana non è più possibile <strong>supplire con la buona volontà ai disastri</strong> determinati dal taglio delle risorse. La scuola non può funzionare perché chi vi lavora, con senso di responsabilità, si impegna comunque.</p>
<p>E mentre rispetto all’ambito educativo – didattico non può e non deve essere fatto nessun passo indietro, si possono <strong>rifiutare tutte le attività che vanno al di là di quest’ambito</strong>, per esempio non accettando funzioni e ruoli strumentali, rimettendo in discussione viaggi di istruzione sempre meno motivati dal punto di vista culturale… Come si vede, sono decisamente tanti i temi in discussione, per questo, al<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a> termine dell’assemblea, si è deciso di rivedersi <strong>Martedì 6 luglio alle 17,00 al Boggio Lera</strong>.</p>
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		<title>Chi si rivede: lo sciopero degli scrutini</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 05:45:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come in tutta Italia, anche a Catania lo sciopero degli scrutini, proposto dal movimento dei precari e da tanti coordinamenti indifesa della scuola pubblica e proclamato dai COBAS e da altri sindacati di base, ha ottenuto risultati significativi. Dai dati ancora parziali, e destinati a crescere, in possesso degli organizzatori, risulta che vi hanno partecipato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come in tutta Italia, anche a Catania lo sciopero degli scrutini, <strong>proposto dal movimento dei precari e da tanti coordinamenti in<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/sciopero_scrutini.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13071" title="sciopero_scrutini" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/sciopero_scrutini-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>difesa della scuola pubblica</strong> e proclamato dai <strong>COBAS </strong>e da altri sindacati di base, ha ottenuto risultati significativi. Dai dati ancora parziali, e destinati a crescere, in possesso degli organizzatori, risulta che vi hanno partecipato docenti di oltre 40 scuole di ogni ordine e grado, in molte delle quali lo sciopero ha bloccato il 100%100 degli scrutini programmati.</p>
<p>Se l’obiettivo, di fronte ad un <strong>attacco senza precedenti all’esistenza stessa della scuola pubblica</strong>, era quello di <span id="more-13050"></span>esprimere un netto e radicale dissenso, non c’è dubbio che sia stato pienamente raggiunto. Siamo di fronte a un dissenso che riguarda, nello stesso tempo, il tentativo di svuotare di senso il lavoro scolastico e l’attacco alle condizioni economiche.</p>
<p>Chi ha proclamato lo sciopero sapeva perfettamente che non avrebbe raggiunto risultati “concreti” e ciò a causa di una <strong>normativa antidemocratica</strong> e lesiva dei diritti sindacali. Infatti, nella scuola, e i sindacati firmatari dei contratti nazionali (CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA) non hanno mai rimesso in discussione queste regole, il <strong>diritto di sciopero è solo parzialmente garantito</strong>.</p>
<p>Queste le <strong>leggi capestro attualmente in vigore</strong>: non possono essere effettuati scioperi a tempo indeterminato; non si può scioperare più di 40 ore (equivalenti a 8 giorni per anno scolastico) nelle scuole materne ed elementari, non più di 60 ore (equivalenti a 12 giorni) negli altri ordini e gradi d’istruzione,  non più di due giorni consecutivi e tra un’azione di lotta e la successiva deve intercorrere un intervallo di tempo non inferiore a dieci giorni; gli scioperi proclamati e concomitanti con le giornate nelle quali è prevista l’effettuazione degli scrutini finali non devono differirne la conclusione nei casi in cui il compimento dell’attività valutativa sia propedeutico allo svolgimento degli esami conclusivi dei cicli d’istruzione. Negli altri casi, i predetti scioperi non devono comunque comportare un differimento superiore a 5 giorni rispetto alla scadenza programmata della conclusione.</p>
<p>Paradossalmente, proprio l’esistenza di questi limiti rende ancora più significativo il successo dello sciopero. Soprattutto in un momento nel quale, <strong>come nel caso della FIAT di Pomigliano d’Arco,</strong><strong> si assiste a ricatti intollerabili,</strong> sintetizzabili nella formula: <strong>se vuoi lavorare devi rinunciare ai tuoi diritti</strong>. Ricatti ben conosciuti nel Sud, dove il “lavoro in nero” è la regola.</p>
<p>Sicuramente, alla riuscita dello sciopero, ha contribuito il rifiuto delle <strong>proposte economiche del governo Berlusconi,</strong> già approvate da un ramo del Parlamento, che prevedono il <strong>blocco per tre anni degli scatti di anzianità </strong>(i “gradoni”), che non verranno più recuperati, e provocherà un furto medio di 30 mila euro per l’intera carriera di docenti ed ATA, con punte di 45 mila euro (fonte COBAS scuola).</p>
<p>Ma ha, anche, influito positivamente una <strong>rinnovata solidarietà</strong> fra i lavoratori della scuola, con la creazione di <strong>“casse di resistenza” </strong>con le quali chi non poteva partecipare all’ astensione dal lavoro (non avendo scrutini nei giorni interessati) ha contribuito a sostenere le spese di chi ha scioperato. In sostanza, una conclusione “non pacifica” dell’anno scolastico ( l’anno della controriforma Gelmini-Tremonti) che dimostra come lo stravolgimento dei programmi di studio e i tagli occupazionali siano tutt’altro che digeriti e che la <strong>difesa della scuola<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a> pubblica sta, ancora, a cuore a molti</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;&#8230;Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani.&#8221; &#8230;Meno male!</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 03:39:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LETTERA APERTA DI UN INSEGNANTE AL MINISTRO GELMINI
Gentilissima on. avv. nonché titolare pro tempore del MIUR,
senza mia responsabilità personale, sono un suo dipendente e sto per andare in pensione, non per mia scelta; mi era stata concessa, bontà vostra, la deroga di un anno per raggiungere l’ultimo scatto di stipendio e speravo anche nell’ulteriore adeguamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>LETTERA APERTA DI UN INSEGNANTE AL MINISTRO GELMINI</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-12759" title="tagliotasche" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/tagliotasche-300x225.jpg" alt="tagliotasche" width="300" height="225" />Gentilissima on. avv. nonché titolare pro tempore del MIUR,</p>
<p>senza mia responsabilità personale, sono un suo <strong>dipendente</strong> e sto per andare in <strong>pensione</strong>, non per mia scelta; mi era stata concessa, bontà vostra, la <strong>deroga</strong> di un anno per raggiungere l’ultimo scatto di stipendio e speravo anche nell’ulteriore adeguamento stipendiale con il rinnovo del contratto collettivo, peraltro già scaduto da un anno.</p>
<p><strong>Mi avete ingannato</strong>.<span id="more-12752"></span> In questi giorni, da un suo collega di governo, sto per essere <strong>defraudato</strong> (assieme a tutti i miei colleghi), in un colpo solo, di:</p>
<p>- € 1560 annui per il mancato scatto di stipendio</p>
<p>- € 100 mensili e per tutta la vita come ripercussione di questo mancato scatto</p>
<p>- un’altra cifra non quantificabile su stipendio e pensione, a causa del blocco non recuperabile del rinnovo contrattuale</p>
<p>- una cifra non quantificabile, ma proporzionale alle due precedenti, sulla liquidazione, a cui si aggiungerà il danno derivato dall’inopinata modifica dei criteri di calcolo.</p>
<p>Senza contare che il <strong>pesante taglio</strong> dei trasferimenti a Regioni, Comuni e Province, dell’ordine del 20 per cento, costringerà questi Enti ad aumentare ulteriormente le addizionali locali, che andranno ad incidere indirettamente sui redditi fissi medio bassi, cioè, ancora una volta, sul mio.</p>
<p>Nel frattempo</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LEI È RIMASTA Z</strong><strong>ITTA</strong> E NON HA FATTO NULLA PER DIFENDERMI DA QUESTA INOPINATA E INAUDITA VIOLENZA.</p>
<p>Un senso, forse malinteso, della <strong>dignità</strong>, vorrebbe che in questi casi ci si dimetta (altri datori di lavoro, nelle sue stesse condizioni, hanno fatto scelte ben più drastiche), ma questo attiene alla Sua coscienza.</p>
<p>Quando, nel novembre 1972, fresco di laurea conseguita con il massimo dei voti, sono rientrato come insegnante nel mondo della scuola, non avrei mai immaginato che ne sarei uscito con un tale senso di <strong>umiliazione e frustrazione</strong>, per dover subire, senza potermi difendere, questo brutale trattamento da parte di un governo bugiardo, incapace persino di mantenere la parola data e la cui credibilità morale e politica molte, troppe, volte ha lasciato a desiderare (per così dire).</p>
<p>Eppure c’è qualche <strong>inguaribile buontempone</strong> che, in modo irresponsabile, continua a blaterare che le tasse non sono aumentate e non sono state messe le mani nelle tasche degli italiani, mentre evasori (Draghi dixit), abusivisti, speculatori, corruttori e corrotti (anche per caso) continuano a spadroneggiare.</p>
<p>Ma chi paga davvero, in termini di disoccupazione, lavoro precario e salari di fame, sono <strong>i giovani</strong>. Non una, ma <strong>due mani</strong>, vengono messe <strong>nelle loro tasche</strong>!</p>
<p>Per quanto mi riguarda, senza alcuna presunzione e con molto <strong>orgoglio</strong> posso affermare che in tutti questi anni, oltre ai miei normali obblighi professionali, non ho mai lesinato di dedicare il mio tempo e le mie forze, senza mai badare agli inesistenti ritorni economici, alla ricerca e alla sperimentazione didattica, non trascurando nemmeno la ricerca scientifica, avendo nel frattempo conseguito un dottorato di ricerca e pubblicato con editori e riviste scientifiche di rilievo almeno nazionale.</p>
<p>So bene che le mie sono solo parole di un <strong>inutile e inefficace sfogo</strong>; vorrei solo chiederLe la cortesia di tenerle a mente e ricordarle tutte le volte, Le accade spesso, che Le verrà la voglia di riempirsi la bocca della parola ‘<strong>meritocrazia’</strong>, perché – mi creda – Lei non ne conosce il significato.</p>
<p>Con i sensi della mia più assoluta <strong>disistima</strong></p>
<p style="text-align: right;">Nino Indelicato<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>14 e 15 giugno, sciopero degli scrutini</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 02:58:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La controriforma Gelmini continua a suscitare dissenso all&#8217;interno delle scuole catanesi. Scioperi, Notte Bianca in difesa della scuola pubblica, assemblee dei precari. La mobilitazione prosegue, anche per rispondere ai recenti provvedimenti economici del governo, che colpiscono in particolare i pubblici dipendenti.  In programma per metà giugno due giornate di sciopero, particolarmente significative perchè effettuate in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/scrutini_aula_scolastica_vuota.jpg"><img class="size-medium wp-image-12741 alignright" title="scrutini_aula_scolastica_vuota" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/scrutini_aula_scolastica_vuota-300x200.jpg" alt="scrutini_aula_scolastica_vuota" width="300" height="200" /></a>La <strong>controriforma Gelmini continua a suscitare dissenso</strong> all&#8217;interno delle scuole catanesi. Scioperi, Notte Bianca in difesa della scuola pubblica, assemblee dei precari. La mobilitazione prosegue, anche per rispondere ai <strong>recenti provvedimenti economici </strong>del governo, che colpiscono in particolare i pubblici dipendenti.  In programma per metà giugno <strong>due giornate di sciopero</strong>, particolarmente significative perchè effettuate in coincidenza <span id="more-12739"></span>con lo svolgimento degli <strong>scrutini di fine anno</strong>.</p>
<p>Pubblichiamo la <strong>mozione conclusiva</strong> dell&#8217;assemblea sindacale del personale docente del Liceo Boggio Lera, che è stato uno dei punti di riferimento del movimento catanese in difesa della scuola pubblica.</p>
<p><em>Il 26 maggio, a conclusione di una partecipata assemblea sindacale, i docenti del Liceo scientifico Statale “E. Boggio Lera” hanno ribadito il loro aperto dissenso rispetto al riordino della scuola superiore e, più in generale, rispetto allo <strong>smantellamento</strong> del sistema dell’istruzione pubblica italiana. </em></p>
<p><em>La logica su cui la “riforma” si basa, infatti, <strong>sfuggendo ad ogni ragionamento di tipo didattico</strong> e basandosi  su esigenze di tipo economico, che poco hanno a che fare con la formazione degli individui, obiettivo centrale di una scuola pubblica e democratica, è inaccettabile. </em></p>
<p><em>E altrettanto inaccettabili appaiono i principi della legge: la trasformazione della scuola italiana si traduce, infatti, nella creazione di un <strong>divario</strong> netto (e dal sapore classista) <strong>tra istruzione liceale e tecnico-professionale</strong>; nella creazione di classi con non meno di 27 studenti, in barba alle leggi sulla sicurezza che prevedono uno spazio di 2 mq per alunno; nell’<strong>eliminazione</strong> o nella <strong>riduzione</strong> oraria di materie fondamentali per la crescita culturale e professionale dell’individuo. </em></p>
<p><em>Al limite della legalità risultano inoltre i metodi di applicazione della riforma: <strong>pur non essendo completo l’iter legislativo</strong> (il decreto non è, quindi, ancora una legge dello stato!), il Ministero ha dato il via alle iscrizioni, anche se i corsi di studio proposti sono allo stato attuale inesistenti; e ha inviato una circolare sull’adozione dei <strong>libri di testo</strong>, senza che siano ancora stati definiti i programmi nazionali.</em></p>
<p><em>E mentre si continua a finanziare con soldi pubblici la scuola privata, vengono operati e previsti <strong>tagli selvaggi</strong> al personale della scuola, che hanno già prodotto e che produrranno ulteriormente un preoccupante aumento di precari e un notevole numero di perdenti posto.</em></p>
<p><em>Per questi motivi tutti i partecipanti all’assemblea, tranne uno, hanno deciso di aderire allo<strong> sciopero degli scrutini del 14 e del 15 giugno</strong>. E perché questa sia l’occasione per esprimere in maniera collettiva l’assoluta contrarietà dei docenti di questa scuola al decreto Gelmini, quanti non saranno coinvolti in operazioni di scrutinio nei giorni dello sciopero, parteciperanno idealmente costituendo con un contributo simbolico <strong>una cassa di solidarietà</strong> in favore di quei colleghi che scioperando tenteranno ancora una volta e a nome di tutti di <strong>difendere la scuola pubblica statale</strong>.</em></p>
<p>Articoli correlati: <a href="http://www.argo.catania.it/2010/04/09/notte-bianca-al-boggio-lera-chi-taglia-la-scuola-taglia-il-futuro/" target="_blank">Chi taglia la scuola taglia il futuro</a></p>
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		<title>Sicurezza nelle scuole, forse non tutti sanno che</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 03:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Solo in caso di eventi drammatici, e peraltro per pochi giorni, si discute sulla sicurezza delle nostre strutture scolastiche, frequentate quotidianamente da milioni di persone di tutte le età. Finita l’emergenza, le attività proseguono “normalmente”.
In molti casi, l’assenza delle prescritte certificazioni non rappresenta un serio problema da affrontare e risolvere. In sostanza, l’obiettivo di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/scuole_sicurezza-lavoro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12150" title="scuole_sicurezza-lavoro" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/scuole_sicurezza-lavoro.jpg" alt="scuole_sicurezza-lavoro" width="300" height="272" /></a>Solo <strong>in caso di eventi drammatici</strong>, e peraltro per pochi giorni, si discute sulla sicurezza delle nostre strutture scolastiche, frequentate quotidianamente da milioni di persone di tutte le età. Finita l’emergenza, le attività proseguono “normalmente”.</p>
<p>In molti casi, l’<strong>assenza delle prescritte certificazioni</strong> non rappresenta un serio problema da affrontare e risolvere. In sostanza, l’obiettivo di un ambiente sicuro, gradevole e ben organizzato, che contribuirebbe, anche, al <span id="more-12147"></span>buon andamento del lavoro, non sembra interessare.</p>
<p>I <strong>tagli alla scuola</strong> previsti dalla Gelmini-Tremonti (legge133, art. 64) rendono ancora più complicata la situazione. Secondo le nuove indicazioni, le classi iniziali della scuola superiore potranno essere formate addirittura da <strong>33 allievi.</strong></p>
<p>Dal punto di vista strettamente <strong>didattico</strong> ciò renderà impossibile programmare seriamente il lavoro, seguire tutti gli alunni, sviluppare coerentemente i programmi. In poche parole, molti saranno <strong>emarginati e/o abbandonati</strong> e tutta l’attività sarà inevitabilmente ridimensionata.</p>
<p>Questi numeri non incidono negativamente solo sulla qualità della proposta didattica, ma renderanno <strong>fuori legge aule e laboratori</strong>. Infatti, le nuove disposizioni violano, in tema di sicurezza, molte norme tuttora vigenti.</p>
<p>Se si realizzerà quanto progettato dal Ministero, verrà di fatto annullato il D.M. 18 dicembre 1975  (<strong>Norme tecniche per l’edilizia Scolastica</strong>) che stabilisce i parametri spaziali minimi a disposizione di ogni persona presente nei locali scolastici (1,80 metri quadri netti per la scuola dell&#8217;infanzia, primaria e secondaria di I grado; 1,96 metri quadri netti per le scuole secondarie di II grado). Né, tanto meno,  si terrà conto del D.M. 26 agosto 1992  (<strong>Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica</strong>) che stabilisce in 26 unità (compreso il docente) il limite massimo di persone presenti in un’aula, e ciò tenendo conto della funzionalità didattica e della prevenzione incendi.</p>
<p>Infine, le direttive del Ministero entrano in contraddizione con il Decreto legislativo n. 81 del 9 Aprile 2008, <strong>testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro.</strong></p>
<p>Ce n’è abbastanza per non continuare a subire passivamente una tale situazione, per non far finta di niente. Se il Ministero intende <strong>risparmiare su salute, sicurezza e qualità del lavoro</strong>, tutti coloro che sono interessati al buon funzionamento della scuola pubblica statale hanno il diritto di far sentire la propria voce, esigendo il rispetto delle regole, a partire dall’individuazione di criteri corretti per la formazione delle classi.</p>
<p>Poiché gli <strong>Organi Collegiali</strong> non sono stati ancora aboliti, pretendere che si occupino di tali problemi e incalzino i Dirigenti Scolastici, responsabili della sicurezza degli Istituti, affinché <strong>applichino quanto prevede la legge </strong>è una proposta sicuramente sensata, forse doverosa.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>Scuola: idee e progetti dopo la notte bianca</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 03:44:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Proseguono, dopo la notte bianca dello scorso 10 Aprile, le iniziative del Comitato Catanese  in difesa della scuola pubblica statale.
In una situazione di grande confusione, il governo ha modificato i quadri orari, ma non si sa se e quando verranno proposti i nuovi programmi. La conclusione di quest’anno scolastico e l’inizio del prossimo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proseguono, dopo la <a href="http://www.argo.catania.it/2010/04/11/il-reading-della-notte-bianca/" target="_blank">notte bianca dello scorso 10 Aprile</a>, le iniziative del <strong>Comitato Catanese  in difesa della scuola pubblica</strong> statale.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/scuola_pubblica_bene_comune.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-12089" title="scuola_pubblica_bene_comune" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/scuola_pubblica_bene_comune-300x225.jpg" alt="scuola_pubblica_bene_comune" width="300" height="225" /></a></p>
<p>In una situazione di grande confusione, il governo ha modificato i quadri orari, ma <strong>non si sa se e quando verranno proposti i nuovi programmi</strong>. La conclusione di quest’anno scolastico e l’inizio del prossimo non promettono niente di buono per lavoratori della scuola, studenti e famiglie.</p>
<p>Unica certezza i <strong>tagli</strong>, che determineranno, soprattutto nel mezzogiorno, la <strong>perdita</strong> di tanti, troppi, <strong>posti di lavoro</strong> e un <span id="more-12069"></span>ulteriore <strong>affollamento delle classi</strong>, con conseguente peggioramento del lavoro didattico.</p>
<p>In Sicilia ci saranno 3325  docenti e1600 ATA in meno, a <strong>Catania</strong> si perderanno complessivamente <strong>1100 posti di lavoro</strong>.</p>
<p>Il Comitato, in questa situazione, ha deciso di lanciare una <strong>campagna sulla sicurezza delle strutture</strong>, tenendo conto che, rispettando la normativa vigente, si eviterebbe il sovraffollamento delle classi, riducendo i tagli del personale e migliorando la qualità del lavoro.</p>
<p>Particolare attenzione sarà riservata all’informazione su “quanto bolle in pentola”, relativamente alle future applicazioni del ‘<strong>decreto Brunetta</strong>’ nelle scuole, che <strong>smantellerà ciò che rimane della gestione democratica</strong> di questa istituzione, dividerà il personale, renderà più complesso il lavoro.</p>
<p>Su questi temi, in accordo con i Sindacati che si dimostreranno disponibili, verrà organizzata, entro il mese di <strong>maggio</strong>, una <strong>giornata pubblica di riflessione e confronto</strong>.</p>
<p>Nell’immediato è confermato il <strong>rifiuto</strong>, in assenza &#8211; come detto &#8211; dei nuovi programmi, di <strong>adottare nuovi libri di testo</strong>.</p>
<p>Si è discusso, infine, sullo <strong>sciopero degli scrutini</strong>, con l’obiettivo di ottenere ampi consensi su questa forma di lotta affinché la mobilitazione possa essere qualitativamente e quantitativamente significativa, così da contribuire a fermare la controriforma Gelmini – Tremonti.</p>
<p>Leggi il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/NotteBianca_Comunicato.pdf" target="_blank">Comunicato del Comitato catanese in difesa della scuola pubblica statale sulla notte bianca del 10 Aprile</a></p>
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		<title>Notte Bianca al Boggio Lera: chi taglia la scuola taglia il futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 03:05:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Adda passà ‘a nuttata, si potrebbe dire parafrasando Edoardo. E visto che sulla scuola italiana si addensano nubi oscure, circa duecento docenti delle scuole catanesi (la maggior parte dei quali lavora nella secondaria superiore) hanno deciso di lanciare un motivato grido di allarme. Ricorrendo agli strumenti tipici del loro mestiere, semplicemente carta e penna si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/notte_bianca.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11752" title="notte_bianca" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/notte_bianca-300x222.jpg" alt="notte_bianca" width="300" height="222" /></a>Adda passà ‘a nuttata, si potrebbe dire parafrasando Edoardo. E visto che sulla scuola italiana si addensano nubi oscure, circa <strong>duecento docenti delle scuole catanesi </strong>(la maggior parte dei quali lavora nella secondaria superiore) hanno deciso di lanciare un motivato <strong>grido di allarme</strong>. Ricorrendo agli strumenti tipici del loro mestiere, semplicemente carta e penna si sarebbe detto qualche anno fa, hanno provato a ragionare sullo “stato della scuola”.</p>
<p>Ne è venuto fuori <span id="more-11749"></span>un quadro disarmante. <strong>Strutture</strong> scolastiche inadeguate (spesso sprovviste persino  del certificato di agibilità); abnorme aumento del <strong>numero</strong> degli alunni nelle classi (sino a 35); <strong>contrazione</strong> delle ore del Sostegno; riduzione del personale <strong>amministrativo</strong> e dei collaboratori scolastici; meno soldi per le <strong>pulizie</strong>; continui tentativi di svuotare gli Organi Collegiali.</p>
<p>Come se non bastasse, è arrivato il “<strong>riordino” Gelmini-Tremonti</strong>, pomposamente definito, non si capisce in base a quali criteri,  epocale riforma della scuola. In effetti, i due, come accadrebbe in una qualsiasi SPA, per risparmiare si sono limitati, esattamente al <strong>contrario di quanto succede negli altri paesi europei</strong>, a ridurre drasticamente il numero delle ore scolastiche, secondo la brillante riflessione che studiando meno si apprende meglio.</p>
<p>Peraltro, e qui la logica sembra proprio incomprensibile,  prima si sono tagliate le ore di lezione e <strong>solo ora</strong> si comincia a discutere di nuovi programmi scolastici. In questa situazione, i duecento docenti hanno pensato che si dovesse evitare che facesse chiù scuru ‘i mezzanotte e hanno ritenuto necessario che tutti riprendessero a <strong>discutere sul diritto all’istruzione</strong>.</p>
<p>Nasce, così, l’idea della Notte Bianca, un primo momento di confronto collettivo fra quanti pensano che <strong>una società che non investe nell’istruzione</strong> è destinata a un’inevitabile declino.</p>
<p><strong>Sabato 10 aprile alle ore 18,00</strong> appuntamento in piazza Duomo per poi spostarsi al Boggio Lera. Qui, ci si dividerà in <strong>gruppi di lavoro</strong> su: la scuola che vogliamo; la sicurezza nelle scuole; il precariato; prospettive della mobilitazione. Finita la discussione, e deciso, almeno in parte, il percorso delle prossime settimane, proseguirà la Notte Bianca. I presenti ascolteranno i brani proposti da un <strong>coro</strong> formato da docenti e allievi del Turrisi Colonna e, visto che ci trova in una scuola, la manifestazione si concluderà con un <strong>reading di poesie e brani</strong> letterari: <strong>la cultura si difende facendo cultura</strong>.</p>
<p>Leggi il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/Notte_Bianca_volantino.pdf" target="_blank">volantino preparato e diffuso dagli organizzatori della Notte Bianca</a></p>
<p>Leggi su Argo <a href="http://www.argo.catania.it/2010/03/07/ristrutturazione-aziendale-non-riforma-della-scuola/" target="_blank">Ristruttuazione aziendale, non riforma della scuola</a></p>
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		<title>La scuola unisce gli italiani? &#8230; Attendere, prego &#8230;</title>
		<link>http://www.argo.catania.it/2010/03/17/la-scuola-unisce-gli-italiani-attendere-prego/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 03:20:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Divari è una delle parole chiave del Rapporto sulla scuola in Italia 2010  presentato recentemente dalla Fondazione Giovanni Agnelli, ma se lo si legge con attenzione ci si accorge che si tratta più che altro di un eufemismo. In effetti bisognerebbe parlare di vere e proprie diseguaglianze e disparità, tanto profonde da sembrare insanabili.
Appartenere ad un ceto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Divari</strong></em> è una delle parole chiave del <a href="http://www.fga.it/uploads/media/Fondazione_Agnelli_-_CS_Rapporto_Scuola_2010_01.pdf" target="_blank">Rapporto sulla scuola in Italia 2010 </a> presentato recentemen<img class="alignright size-medium wp-image-11139" title="italia a e b" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/italia-a-e-b-300x126.jpg" alt="italia a e b" width="300" height="126" />te dalla Fondazione Giovanni Agnelli, ma se lo si legge con attenzione ci si accorge che si tratta più che altro di un eufemismo. In effetti bisognerebbe parlare di vere e proprie <strong>diseguaglianze e disparità</strong>, tanto profonde da sembrare insanabili.</p>
<p>Appartenere ad un<span id="more-11118"></span> <strong>ceto sociale</strong> medio-alto, frequentare i <strong>licei</strong>, vivere in alcune regioni del <strong>nord</strong>, più che i meriti e le capacità individuali, sembrano essere, ancora e sempre più, i veri motori per il successo scolastico prima, e per un ottimanle inserimento nel mondo del lavoro poi.</p>
<p>Utilizzando i dati forniti dalle indagini <strong>Ocse</strong>, analizzando i dati del ministero dell&#8217;Istruzione e i bilanci di singole scuole, svolgendo ricerche originali sull&#8217;uso delle nuove tecnologie o sulle caratteristiche dei docenti neoassunti nel 2009, emerge un&#8217;immagine della scuola italiana poco consolante.</p>
<p>Secondo<strong> l&#8217;indagine PISA</strong> (Programme for International Student Assessment) dell&#8217;Ocse, che si svolge ogni tre anni ed è mirata sui &#8220;livelli di competenza&#8221; dei quindicenni in lingua, matematica e scienze, chi studia nelle scuole del Sud ottiene, in media, 68 punti Ocse-Pisa meno di chi frequenta le aule del Settentrione: l&#8217;equivalente di un anno e mezzo d&#8217;istruzione.</p>
<p>E il 30% degli allievi meridionali non raggiunge affatto la <strong>&#8220;soglia minima di competenza</strong>&#8221; che, secondo gli standard europei, è il primo gradino per non diventare emarginati ed esclusi. Per il solo fatto poi di andare al liceo a 15 anni si ottengono 61 punti Pisa, ovvero il 15% in più di competenze rispetto al professionale.</p>
<p>Resta pesantemente disomogenea la percentuale degli <strong>espulsi dal sistema educativo</strong> (drop-outs): al Sud, il 20% dei giovani da 20 a 24 anni ha solo la licenza media.</p>
<p>Né si tratta di disparità di risorse economiche; il dato sorprendente è che si spende molto per l&#8217;istruzione ma si ottengono risultati mediocri. La <strong>spesa pro-capite</strong>, anche nelle regioni del Sud, non si discosta di molto dalla media nazionale. D&#8217;altra parte, il processo di razionalizzazione della spesa, previsto dalla <strong>sedicente riforma Gelmini</strong>, quasi esclusivamente attraverso una <strong>riduzione degli organici</strong> (che nel Sud sarà più accentuata per via della forte contrazione della popolazione studentesca), sta già avvicinando la spesa per la scuola a quella prevista dal federalismo fiscale.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11140" title="federalismo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/federalismo-300x218.jpg" alt="federalismo" width="300" height="218" />La <strong>riforma federalista dell&#8217;istruzione</strong>, decisa dalla modifica del Titolo V della Costituzione ma non ancora attuata, potrebbe sanare questi divari? La sensazione è che rischia invece di peggiorarli.</p>
<p>Essa affiderà allo <strong>Stato</strong> il compito di sorvegliare – attraverso il sistema di valutazione nazionale &#8211; gli effettivi risultati delle Regioni e nel caso sanzionare quelle che non li raggiungono. Alle <strong>Regioni</strong> toccherà, invece, la scelta delle strategie più opportune a conseguirli.</p>
<p>Secondo i ricercatori della Fondazione gli <strong>obiettivi prioritari</strong> sono due: &#8220;migliorare i livelli di apprendimento degli studenti in tutto il Paese, in particolare, di coloro che oggi si situano sotto la soglia minima delle competenze; abbassare i tassi di ripetenza e contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico&#8221;.</p>
<p>La prima condizione per raggiungerli dovrebbe essere quella di <strong>reinvestire i risparmi</strong> che si stanno realizzando nella scuola stessa: ma questo Governo, al di là della propaganda di facciata, persegue la volontà politica di farsi carico delle situazioni di svantaggio e fornire tutte le risorse aggiuntive necessarie per contenere questa deriva?</p>
<p>I recenti provvedimenti della <strong>Trimurti  Tremonti-Gelmini-Brunetta</strong> sembrerebbero andare in tutt&#8217;altra direzione e fanno pensare più ad una ristrutturazione aziendale che ad una seria e organica riforma della scuola.</p>
<p>Stanno accelerando la <strong>fuoruscita</strong> dagli organici della generazione di insegnanti che, tra gli anni Settanta e Ottanta, è stata protagonista dell’unica vera riforma scolastica, quella della sperimentazione e dell’innovazione didattica vissuta sul campo.</p>
<p>Le <strong>nuove generazioni di insegnanti</strong> sembrano culturalmente e didatticamente più arretrati, senza considerare il fatto che stanno arrivando in cattedra ormai demotivati e sfiancati da anni di precariato e di continui cambiamenti di sede.</p>
<p>Le <strong>SSIS</strong>, varate con l&#8217;obiettivo di affrontare seriamente il problema della formazione iniziale degli insegnanti, sono state affondate sia per i <strong>conflitti</strong> amministrativi che innescavano all&#8217;interno della categoria ma soprattutto per responsabilità delle <strong>Università</strong>, che se ne sono impadronite senza avere al loro interno competenze specifiche per affrontare in modo non astrattamente accademico i tanti problemi concreti della didattica.</p>
<p>Ma bisogna avere il coraggio di riconoscere anche la <strong>responsabilità di ampia parte del corpo insegnante</strong> che, in molti casi, ha smesso di toccare un libro, che non fosse un manuale, il giorno dopo essersi laureato e che è andato avanti anch’esso a ripetere monotamente la stessa lezione e gli stessi obsoleti modelli didattici fino al giorno del pensionamento.</p>
<p>Si è fatta sempre più irriducibile la <strong>divaricazione</strong>, soprattutto al Sud e riguardo agli istituti tecnici e professionali, fra scuola e mercato del lavoro, che, nella migliore delle ipotesi, ha prodotto diplomati sempre più difficilmente collocabili in modo coerente con le professionalità acquisite, e, nella peggiore, semplicemente dei disoccupati.</p>
<p>L&#8217;insieme di questi, e tanti altri fattori, sembra quindi caratterizzare il <strong>progressivo esaurirsi del ruolo di ‘ascensore sociale’ della scuola</strong> che, paradossalmente, è coinciso con il definitivo affermarsi della scolarizz<img class="alignright size-full wp-image-11141" title="don Milani" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/don-Milani.jpg" alt="don Milani" width="125" height="91" />azione di massa. Il suo limite maggiore consiste nel fatto che, se ha assicurato a tutti, almeno teoricamente, parità di condizioni in entrata non si è affatto curata di controllare che la stessa parità si ritrovasse nelle condizioni di uscita, in termini di conoscenze e competenze.</p>
<p><strong>Don Milani? </strong>Chi era costui? E&#8217; stata mai spedita la &#8216;Lettera ad una professoressa&#8217;?</p>
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		<title>Lavoro e scuola: in piazza per il futuro</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 14:37:50 +0000</pubDate>
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