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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Informazione</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Legge antintercettazioni, una firma per dire &#8220;NO&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 03:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Passiamo dalle parole ai fatti. Anche se il fatto è solo una firma. Una firma da apporre sul sito www.nobavaglio.it.  Raccogliamo molte firme, moltissime, per dimostrare che non ci stiamo. Non vogliamo la censura preventiva, non vogliamo essere tenuti all&#8217;oscuro, vogliamo esprimerci liberamente. Insomma non vogliamo la legge che vieta le intercettazioni.
Di questa legge si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/blocco-delle-intercettazioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12450" title="blocco delle intercettazioni" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/blocco-delle-intercettazioni-300x244.jpg" alt="blocco delle intercettazioni" width="240" height="195" /></a>Passiamo dalle parole ai fatti. Anche se il fatto è solo una <strong>firma</strong>. Una firma da apporre sul sito <a href="http://www.nobavaglio.it/" target="_blank">www.nobavaglio.it</a>.  Raccogliamo molte firme, moltissime, per dimostrare che non ci stiamo. Non vogliamo la <strong>censura preventiva</strong>, non vogliamo essere tenuti all&#8217;oscuro, vogliamo esprimerci liberamente. Insomma non vogliamo la legge che <strong>vieta le intercettazioni</strong>.</p>
<p>Di questa legge si parla da tempo. Se ne riparla soprattutto <strong>quando vengono fuori affari loschi</strong> e corruzione diffusa nei rapporti tra <span id="more-12405"></span>politici e imprenditori, tra politici e funzionari dello stato. Comunque i politici ci sono sempre in questi affari e sono proprio loro a volere queste legge.</p>
<p>Cercano di convincerci che sia utile a tutti, che sia urgente, che protegga la nostra <strong>privacy</strong>. Ci fanno il lavaggio del cervello. Ma a noi cittadini comuni, e possibilmente onesti, le intercettazioni non ci interessano direttamente. A noi interessa il lavoro, che oggi è a  rischio, un giusto salario per mantenere la famiglia, una scuola che funzioni e che prepari i nostri figli, ospedali efficienti e gratuiti dato che li abbiamo già pagati con le nostre tasse.</p>
<p>La paura delle intercettazioni ce l&#8217;ha chi ha qualcosa da nascondere, chi ha approfittato della disgrazia dei terremotati e si è fregato le mani ridendo, perchè poteva fare soldi sul lutto dei poveretti. <strong>Senza intercettazioni non l&#8217;avremmo mai saputo.</strong></p>
<p>Proviamo a riassumiamo gli aspetti più inquietanti della legge attualmente in discussione alla Commissione Giustizia <strong></strong></p>
<ul>
<li><strong>I tempi di intercettazione abbreviati.</strong> Si avranno 15 giorni di tempo per intercettare, prorogabili di altri 15 nei casi in cui sia indispensabile. E ancora di altri 15 nel caso che emergano nuovi elementi. Con vari accorgimenti, “richieste motivate” etc, si può arrivare ad un massimo di <strong>75 giorni in tutto. </strong>Se non si sono raggiunti risultati, l&#8217;intercettazione è sospesa, definitivamente. Ma due mesi e mezzo sono pochi, troppo pochi. Per la vicenda della clinica Santa Rita, quando furono scoperti gli interventi chirurgici immotivati, eseguiti solo per guadagnare sui pazienti, le intercettazioni <strong>durarono quasi un anno</strong>.</li>
</ul>
<p>Non parliamo poi dei reati di mafia. “ Se il ddl Alfano sulle intercettazioni fosse stato approvato in passato, oggi Riina e Provenzano sarebbero liberi&#8221;, ha detto Ingroia.E che Alfano non ci venga a dire che i <strong>reati di mafia</strong> non sono compresi in queste 	limitazioni. Abbiamo già visto che ai reati di mafia o di associazione a delinquere spesso si 	arriva <strong>seguendo altre piste</strong>. Se verrà approvata questa legge molti reati non saranno 	nemmeno individuati. A rischio l&#8217;individuazione anche dei reati di <strong>terrorismo </strong>e chiaramente 	di quelli dei “<strong>colletti 	bianchi</strong>”.</p>
<p>Attenzione, però, <strong>i tempi della giustizia non per questo saranno velocizzati</strong>. Anzi saranno rallentati. L&#8217;autorizzazione per le intercettazioni non sarà data, come adesso dal GIP (giudice per le indagini preliminari), ma da un collegio di tre giudici del tribunale, e non della sede interessata, ma del capoluogo distrettuale, con un aumento di tempi, spese e inutili complicazioni. <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/la-legge-bavaglio/2010/05/15/news/intercettazioni_lunghe-4080698/" target="_blank">(Liana Milella su Repubblica)</a> <strong></strong></p>
<ul>
<li><strong>Riduzione dei casi in cui sarà possibile intercettare</strong>. Nel testo già approvato alla Camera, di cui si stanno discutendo gli emendamenti, era stato introdotto come requisito il fatto che ci dovessero essere  “<strong>evidenti indizi di colpevolezza</strong>” a carico del potenziale intercettato. Era naturale che ci fosse una levata di scudi da parte dei magistrati, perchè questa formulazione significava che le intercettazioni sarebbero state possibili solo nei casi di colpevolezza già individuata, mentre anche il semplice buon senso permette di capire che è necessario fare le intercettazioni proprio nei casi in cui questi “evidenti indizi” non ci siano. Adesso pare che la vecchia formula sia stata accantonata e sostituita da “<strong>gravi indizi di reato</strong>”, che sembrerebbe più ragionevole.</li>
</ul>
<p>Ma, come afferma <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/Intercettazioni_Fantino.pdf" target="_blank">Stefano Fantino su LiberaInformazione del 23 aprile</a>, sotto questa dicitura apparentemente più logica si nasconde un trabocchetto. Nel nuovo testo si specifica, infatti, che nella valutazione di questi “gravi indizi di reato” “si applicano le disposizioni di cui agli articoli 192 e 195” del codice di procedura penale. Ad illuminare gli incolti della materia, ha provveduto il  dott. Ingroia che ha spiegato che riferirsi all&#8217;art.192 “equivale a dire che non saranno sufficienti indizi di reato ma ci vorranno ancora quelli di colpevolezza”. La nuova dicitura risulterebbe quindi un <strong>artificio ingannevole</strong>.  Intestazione delle utenze, necessità che esistano elementi per ritenere le conversazioni attinenti ai fatti, inutilizzabilità delle registrazioni qualora emerga un reato differente da quello per cui è stata autorizzata, e così via. E per i parlamentari autorizzazione della giunta di Senato e Camera.</p>
<p>Insomma un <strong>percorso ad ostacoli,</strong> per scoraggiare e limitare, non per garantire. Ultima chicca la norma cosiddetta <strong>anti D&#8217;Addario</strong>, che considera fraudolente le registrazioni compiute senza il consenso dell&#8217;interessato. Le conseguenze sarebbero paradossali. Ad esempio un commerciante che volesse registrare i suoi estortori per “incastrarli”, commetterebbe un reato.  Quale privacy stiamo proteggendo?</p>
<ul>
<li><strong>La limitazione della libertà di informazione</strong>. Con questa legge ai giornalisti sarà <strong>impedito di pubblicare </strong>le intercettazioni, anche nel caso in cui le trascrizioni compaiano in documenti ormai pubblici (es. un&#8217;ordinanza di custodia cautelare già notificata). Niente dovrà trasparire. Pena multe salate per i giornalisti e salatissime per gli editori.</li>
</ul>
<p>Dei contenuti delle intercettazioni non si potrà nemmeno pubblicare un riassunto. Questo è un <strong>inasprimento</strong> aggiunto di recente. Introdotto da un emendamento presentato dal vicepresidente della Commissione, Roberto Centaro,  e approvato nonostante le proteste dell&#8217;opposizione. E&#8217; stata infatti eliminata la dicitura &#8220;di tali atti è sempre consentita la pubblicazione per riassunto&#8221;, voluta dal Quirinale e dal presidente della commissione Giustizia della Camera, la finiana Giulia Bongiorno, e presente nel precedente decreto, approvato alla Camera l&#8217;11 giugno 2009. Anche le multe si sono fatte più alte. E sono stati previsti <strong>due mesi di arresto</strong>.Chi sarà tutelato da questo silenzio stampa? Non certo il cittadino comune, ma solo chi non 	vuole che vengano alla luce illeciti, corruzione, truffe.</p>
<ul>
<li><strong>Controllo e censura su internet.</strong> A questo provvederà il comma 28, che intende assoggettare i siti informatici, quindi anche i nostri blog, alle stesse norme delle testate giornalistiche. E questo sebbene non abbiano le garanzie che la legge prevede per i giornali. Ne avranno solo gli obblighi. E anche qui multe salate per chi non ottempera. Così per timore di incorrere nell&#8217;errore staranno <strong>tutti zitti</strong>. O si occupano solo di calcio. Anzi nemmeno di quello, visto che anche in questo settore non siamo messi bene quanto  a scandali e truffe&#8230;.</li>
</ul>
<p>Forse sbagliamo a chiamarla legge sulle intercettazioni. E&#8217; una legge sull&#8217;informazione. <strong>Interrompe</strong>, <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/la-legge-bavaglio/2010/05/08/news/rodota_8_maggio-3903624/index.html?ref=search" target="_blank">come dice Stefano Rodotà,</a> <strong>il circuito informativo fin dall’origine.</strong> Riduce infatti le informazioni che la magistratura può raccogliere (limitando tempi e requisiti) e impedisce che le notizie possano giungere ai cittadini “prima d’essere state sterilizzate dal passare del tempo”. Anche gli eccessivi risarcimenti del danno a carico di giornalisti ed editori possono costituire, come afferma una sentenza del 2009, una forma di <strong>intimidazione</strong> che viola la libertà di informazione.</p>
<p>“Se quel testo diverrà legge della Repubblica, in un colpo solo verranno pregiudicati la libertà di manifestazione del pensiero, il diritto di sapere dei cittadini, il controllo diffuso dell&#8217;esercizio dei poteri, le possibilità d&#8217;indagine della magistratura&#8221;. E&#8217; ancora Rodotà che parla. Ma vogliamo concludere con <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/legge-anti-intercettazioni-pardi-ribelliamoci-allomerta-di-stato/" target="_blank">le parole di Pancho Pardi</a>, secondo il quale con questo decreto  “<strong>il silenzio e l&#8217;oscurità copriranno le malefatte di chi governa</strong>”  (Pancho Pardi).</p>
<p>Per non essere complici, <strong>firmiamo</strong> e facciamo sentire la nostra voce.</p>
<p><a href="http://www.nobavaglio.it/" target="_blank">Per firmare vai al sito http://www.nobavaglio.it/</a></p>
<p>Leggi il testo integrale dell&#8217;<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/Intercettazioni_Rodotà.pdf" target="_blank">articolo di Stefano Rodotà pubblicato su Repubblica</a> dell&#8217; 8 maggio 2010</p>
<p>Sulle intercettazioni leggi su Argo <a href="http://www.argo.catania.it/2009/12/19/piange-il-telefono/" target="_blank">Piange il telefono</a></p>
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		<title>Cronista e boss</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 12:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c&#8217;è solo Berlusconi a voler mettere il bavaglio ai giornalisti. Ci sono anche i mafiosi e sono espliciti: &#8220;O taci o ti ammazzo&#8221;.
Vittima della minaccia  è José Trovato, collaboratore del Giornale di Sicilia da Leonforte, in provincia di Enna. A volere la sua morte è un mafioso della sua stessa città, detenuto nel carcere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è solo <strong>Berlusconi</strong> a voler mettere il <strong>bavaglio ai giornalisti</strong>. Ci sono anche i mafiosi e sono espliciti: &#8220;O taci o ti <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/ossigeno_per_l_informazione.jpg"><img class="size-full wp-image-6739 alignright" title="ossigeno_per_l_informazione" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/ossigeno_per_l_informazione.jpg" alt="ossigeno_per_l_informazione" width="130" height="100" /></a>ammazzo&#8221;.<br />
Vittima della minaccia  è <strong>José Trovato</strong>, collaboratore del Giornale di Sicilia da <strong>Leonforte</strong>, in provincia di Enna. A volere la sua morte è un mafioso della sua stessa città, detenuto nel carcere di Caltanissetta, con una condanna<span id="more-6730"></span> non definitiva all&#8217;<strong>ergastolo per duplice omicidio</strong>. La colpa del giornalista è quella di avere dato notizia delle condanne del boss per l&#8217;assassinio di un pregiudicato suo rivale e della fidanzata che lo accompagnava. Per fortuna altri detenuti hanno confidato i propositi del mafioso ai magistrati.<br />
Il fatto è accaduto in febbraio ma solo adesso è stato rivelato da Trovato al comitato di redazione del giornale per il quale scrive e a <strong>Ossigeno per l&#8217;informazione</strong>, l&#8217;Osservatorio sui cronisti sotto scorta e sulle notizie oscurate, promosso dalla Federazione nazionale della stampa e dell&#8217;Ordine dei giornalisti. Trovato ha parlato quando le minacce sono state reiterate ed estese anche ai suoi cari.<br />
Tutto l&#8217;articolo  su Libera informazione</p>
<p><a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=8823" target="_blank">http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=</a></p>
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		<title>Mobilitazione contro la mordacchia di Berlusconi</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 03:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si tratta solo di libertà di stampa, di informazione. Dietro l&#8217;attacco del premier ai giornali c&#8217;è ben altro, c&#8217;è il futuro delle nostre istituzioni democratiche. Lo afferma Roberto Morrione in un editoriale su Liberainformazione. &#8221;Il 19 settembre &#8211; ricorda Morrione &#8211; le organizzazioni dei giornalisti scendono in piazza a Roma con a fianco i sindacati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si tratta solo di <strong>libertà di stampa, di informazione.</strong> Dietro l&#8217;attacco del premier ai giornali c&#8217;è ben altro, c&#8217;è il <strong>futuro delle nostre istituzioni democratiche</strong>. Lo afferma <strong>Roberto Morrione</strong> in un editoriale su<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/Mordacchia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6187" title="Mordacchia" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/Mordacchia.jpg" alt="Mordacchia" width="200" height="142" /></a> <strong>Liberainformazione</strong>. &#8221;Il <strong>19 settembre</strong> &#8211; ricorda Morrione &#8211; le organizzazioni dei giornalisti scendono in piazza a Roma con a fianco i sindacati e quella parte della società civile che in <strong>un&#8217;informazione senza bavaglio</strong> vede il presupposto per sviluppare qualsiasi percorso di diritti sociali, di giustizia, di dignità dei cittadini&#8221;. Del nesso tra libertà di informazione e <strong>controllo democratico</strong> sanno bene le organizzazioni territoriali di Libera che da tempo lottano <strong>contro mafia e criminalità.</strong> Ed ora cominciano ad accorgersi anche <span id="more-6173"></span>le opposizioni. Persino il Pd, pur distratto dal confronto congressuale. Due i mezzi per zittire l&#8217;informazione, la sordina e il bastone. La sordina si attua con l&#8217;<strong>informazione addomesticata</strong> e con le nomine dei vertici Rai guidate direttamente dal premier. Il bastone attraverso il <strong>killeraggio mediatico</strong> (Vedi Feltri e le dimissioni del direttore del giornale della CEI)  e con le richieste giudiziarie di risarcimento civile a Repubblica e a L&#8217;unità.</p>
<p>A <strong>Catania</strong> la sezione locale del&#8217;Associazione Nazionale Partigiani d&#8217;Italia (<strong>ANPI</strong>) promuove un incontro cittadino per <strong>lunedì 14 settembre</strong>, alle ore 18,  presso la sede della CGIL di via Crociferi,  in preparazione della manifestazione nazionale.</p>
<p>Leggi il  <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/ANPI_Mordacchia.pdf" target="_blank">volantino dell&#8217;ANPI</a></p>
<p>Leggi<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/Liberainformazione_Morrione_mordacchia.pdf" target="_blank"> l&#8217;editoriale di Roberto Morrione</a></p>
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		<title>Mettere a tacere</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 03:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Tratto da:  MicroMega, 11 giugno 2009. Il Paese messo a tacere, di Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo (testo della prefazione al volume di Gianni Barbacetto &#8220;Se telefonando. Le intercettazioni che non leggerete mai più&#8221;, pubblicato da Melampo Editore.)
Le vicende emerse dalle intercettazioni in tanti processi hanno messo a nudo una inquietante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tratto da</strong>:  MicroMega, 11 giugno 2009. <em>Il Paese messo a tacere,</em> di Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo (testo della prefazione al volume di Gianni Barbacetto &#8220;Se telefonando. Le intercettazioni che non leggerete mai più&#8221;, pubblicato da Melampo Editore.)<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/intercettazioni.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5033" title="intercettazioni" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/intercettazioni-300x231.jpg" alt="intercettazioni" width="300" height="231" /></a></p>
<p>Le vicende emerse dalle <strong>intercettazioni</strong> in tanti processi hanno messo a nudo una inquietante trasversalità nella gestione di <strong>affari poco puliti</strong>. Credo che non sia un caso che le intercettazioni siano diventate un punto di attacco fondamentale da parte del mondo politico. Ormai si è costruito <strong>un sistema di omertà</strong> blindato. <strong>Testimoni non se ne trovano più,</strong> le poche persone che hanno osato raccontare alla magistratura i misfatti dei potenti hanno dovuto subire una via crucis che non ha risparmiato neanche i loro affetti più personali. Collaboratori di rango <span id="more-5029"></span>sono venuti meno, restano collaboratori che raccontano episodi di criminalità da strada.<br />
<strong>Magistrati</strong> che osano indagare sui potenti sono <strong>sottoposti a procedimenti disciplinari e trasferiti di ufficio</strong> con procedure discutibili.<br />
Oggi l’unico momento di visibilità del modo in cui viene realmente esercitato il potere sono rimaste le intercettazioni;<br />
solo le macchine (<strong>le microspie</strong>) ci consentono di <strong>ascoltare in diretta la vera e autentica voce del potere</strong>. Le intercettazioni sono rimaste l’ultimo tallone di Achille di un potere che nel tempo ha sempre più circondato di segreto il proprio operato, perché l’<strong>opposizione è venuta meno al proprio compito</strong>, il <strong>giornalismo indipendente è emarginato</strong> e non ha più spazi nella televisione, la magistratura rischia di divenire sempre più addomesticata.<br />
Ed ecco perché la riforma delle intercettazioni deve passare, perché da quel momento in poi non sarà più possibile sapere <strong>quello che succede</strong> in questo Paese <strong>dietro le quinte</strong>: in quel fuori-scena dove, come la lezione della Storia ha dimostrato, si mettono a punto accordi segreti e inconfessabili, che riducono la politica visibile a una “messa in scena” per cittadini ignari, trattati come eterni minorenni ai quali celare la realtà della macchina del potere. La magistratura sarà privata di <strong>strumenti di indagine fondamentali</strong> e il vecchio tormentone sulle toghe rosse non ci sarà più, perché non ci saranno né toghe rosse, né toghe nere, né toghe di centro.<br />
Io e i miei colleghi assistiamo sgomenti a quello che sta accadendo, perché ci siamo battuti in questi anni con tutte le nostre forze per arginare l’<strong>avanzare della criminalità mafiosa</strong> e della <strong>criminalità del potere</strong>, e renderci conto che si stanno facendo saltare gli ultimi anticorpi, che ci stanno disarmando, che si rischia di consegnare il Paese alla criminalità è qualcosa che ci lascia interdetti e ci fa interrogare sul <strong>senso del sacrificio di quelli che prima di noi hanno perduto la propria vita per difendere la tenuta democratica</strong> del Paese.<br />
Vi confesso che da qualche tempo ho difficoltà a partecipare, il 23 maggio e il 19 luglio, alle cerimonie per l’anniversario della strage di Capaci e di via D’Amelio, perché quando vedo tra le prime fila a rappresentare lo Stato taluni personaggi sotto processo o condannati per mafia o per corruzione, io non mi sento di poter stare in quella stessa chiesa, non mi sento di poter stare in quello stesso palazzo. E mi chiedo: ma <strong>come potranno i nostri ragazzi credere in uno Stato che si presenta con queste facce?</strong><br />
Allora altro che toghe rosse. Io credo che se questa partita delle intercettazioni sarà perduta non avremo soltanto una <strong>pessima riforma processuale</strong>, ma avremo uno <strong>squilibrio dei poteri</strong> in Italia. È strano che una riforma processuale possa acquisire uno spessore di carattere costituzionale, ma ciò avviene perché siamo in una situazione di patologia della democrazia.<br />
In una situazione fisiologica esistono tutta una serie di anticorpi che consentono di <strong>controbilanciare gli abusi</strong> del potere: c’è un’opposizione parlamentare, c’è un giornalismo libero e indipendente, c’è una separazione dei poteri.<br />
Io credo che in un Paese come questo, in cui tutti gli <strong>anticorpi sono stati disinnescati</strong> e dove soltanto le macchine, le microspie svolgono una funzione di opposizione e di visibilità democratica, quando anche le macchine saranno messe a tacere, il Paese sarà messo a tacere.</p>
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		<title>Venti anni dopo</title>
		<link>http://www.argo.catania.it/2009/05/24/venti-anni-dopo/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 04:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mauro Rostagno]]></category>

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		<description><![CDATA[“L&#8217;omicidio di Mauro Rostagno sarebbe stato deciso ed eseguito da capimafia trapanesi. L&#8217;inchiesta della polizia di Stato ha portato alla conclusione che furono i boss ad ordinare l&#8217;agguato la sera del 26 settembre 1988, uccidendo così il giornalista-sociologo, uno dei fondatori della comunità Saman”, si legge sul Corriere on line del 23 maggio 2009.
Tanti depistaggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>L&#8217;omicidio di Mauro Rostagno</strong> sarebbe stato deciso ed eseguito da <strong>capimafia trapanesi</strong>. L&#8217;inchiesta della polizia di Stato ha portato alla conclusione che furono i boss ad ordinare l&#8217;agguato <strong>la sera del 26 settembre<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/rostagno.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4834" title="rostagno" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/rostagno.jpg" alt="rostagno" width="178" height="207" /></a> 1988</strong>, uccidendo così il giornalista-sociologo, uno dei fondatori della comunità Saman”, si legge sul <strong>Corriere on line </strong>del 23 maggio 2009.<br />
Tanti<strong> depistaggi dopo il delitto</strong>, mille voci sulla possibile natura dell’omicidio, persino gli <strong>amici e i collaboratori di Rostagno indicati pubblicamente tra i possibili mandanti</strong>. Un “film” che puntualmente si ripete: Peppino Impastato e Giuseppe Fava non erano stati trattati diversamente.<br />
Oltre <strong>venti anni per avvicinarsi alla verità</strong>, un tempo insopportabilmente lungo che, di per sé e <span id="more-4832"></span>al di là degli esiti processuali, non potrà farci dire: “giustizia è fatta”.</p>
<p>Eppure, visto che Rostagno, <strong>da una piccola televisione locale</strong>, puntualmente e caparbiamente <strong>denunciava</strong> le malefatte delle cosche trapanesi non sarebbe stato difficile indirizzare correttamente le indagini. Infatti, come abbiamo imparato dai tanti, troppi delitti di giornalisti, la mafia non sopporta di “finire in prima pagina” e <strong>quando non trova editori compiacenti</strong>, pronti a zittire i loro redattori, pensa lei direttamente a tacitarli.</p>
<p><strong>Scheda</strong><br />
Mauro Rostagno, laureato in Sociologia nell’ Università di Trento, è stato fra i fondatori e i dirigenti dell’organizzazione di estrema sinistra<strong> Lotta Continua.</strong> Dopo lo scioglimento di L. C. (alla fine del 1976)<br />
fonda vicino Trapani la <strong>comunità “arancione” Saman</strong>, che successivamente verrà trasformata in <strong>comunità terapeutica per persone tossicodipendenti</strong>. Intorno alla metà degli anni ottanta inizia a lavorare per l’<strong>emittente televisiva Radio Tele Cine</strong>. Il 26 settembre del 1988 viene ucciso in un agguato mafioso.</p>
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		<title>E non facciamoci sempre riconoscere&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 03:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[Non bastava la criminalità organizzata con le sue minacce e intimidazioni, i suoi agguati e attentati. Nè le denunce che hanno portato a un processo. Adesso ci si mette anche l&#8217;Ordine siciliano dei giornalisti  a tentare di mettere il bavaglio a Pino Maniaci, giornalista antimafia, colpevole solo di essere privo del tesserino rosso.  Maniaci, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non bastava la criminalità organizzata con le sue minacce e intimidazioni, i suoi agguati e attentati. Nè le<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/maniaci_foto.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-4527" title="maniaci_foto" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/maniaci_foto.jpeg" alt="maniaci_foto" width="127" height="130" /></a> denunce che hanno portato a un processo. Adesso ci si mette anche <strong>l&#8217;Ordine siciliano dei giornalisti </strong> a tentare di mettere il bavaglio a <strong>Pino Maniaci, giornalista antimafia,</strong> colpevole solo di essere privo del tesserino rosso.  Maniaci, 56 anni, conduttore storico di <strong>Telejato</strong>, è accusato di esercizio abusivo<span id="more-4506"></span> della professione. Secondo il pm &#8220;con più condotte, poste in essere in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso&#8221;, avrebbe esercitato abusivamente l&#8217;attività di giornalista in assenza della speciale abilitazione dello Stato.</p>
<p>Di fronte al rinvio a giudizio, l&#8217;Ordine regionale &#8220;rilancia&#8221; con la <strong>costituzione di parte civile</strong>. Una decisione, questa, presa quasi all&#8217;unanimità, con l&#8217;eccezione del suo presidente che si è astenuto. Lui, forse, ricorda ancora le minacce mafiose ricevute da giovane cronista, minacce che lo hanno costretto a lasciare le redazioni per riparare nei ranghi di un ufficio stampa istituzionale.</p>
<p>La condanna dell&#8217;Ordine siciliano sconcerta in assoluto.  Anche perchè visitando il sito dell&#8217;Ordine nazionale ci si imbatte subito in un encomio per Pino Maniaci che recita così: <em>&#8220;<strong>Il consiglio nazionale dell&#8217;Ordine dei giornalisti </strong>manifesta viva preoccupazione per le minacce della criminalità organizzata a Telejato, <strong>coraggiosa emittente di un&#8217;area ad alta densità mafiosa</strong>. Invita le autorità a fornire a Pino Maniaci e al suo staff &#8230;la protezione necessaria a garantire loro la possibilità di continuare nella vibrante informazione antimafia che caratterizza l&#8217;emittente&#8230;punto di riferimento per i cittadini onesti&#8230;Si impegna ad assumere ogni iniziativa utile finalizzata a garantire le libertà di Telejato, <strong>testimone di un impegno civile </strong>destinato a far crescere la speranza di quanti  vogliono vivere in una società libera&#8221;.</em></p>
<p>Che ci sia un po&#8217; di disaccordo tra i sacerdoti del codice deontologico italiani e quelli isolani?</p>
<p>E <strong>l&#8217;Ordine nazionale </strong>non è il solo a scendere in campo a difesa di Maniaci e di Telejato, emittente coraggiosa e generosa al punto da cedere alle testate nazionali l&#8217;esclusiva dell&#8217;arresto di Lo Piccolo.</p>
<p>La lista è lunga. C&#8217;è il Corriere e Repubblica, il Manifesto e L&#8217;Unità. C&#8217;è <strong>Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della Stampa </strong>e Carlo Gubitosa, scrittore e giornalista free lance (www.giornalismi.info). Riccardo Orioles, giornalista libero quant&#8217;altri mai e Antonella Serafini (www.censurati.it).</p>
<p>Insomma l&#8217;Ordine siciliano è isolato e ci fa proprio una figuraccia. Verrebbe da dire con Alberto Sordi in Fumo di Londra: &#8220;E non facciamoci sempre riconoscere!&#8221;</p>
<p><em></em></p>
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		<title>Disarmati ma non arresi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 04:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Ciancio Sanfilippo]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervistato da due giovani giornalisti catanesi, Antonio Condorelli e Giuseppe Scatà, Claudio Fava, sabato scorso, ha presentato il suo ultimo libro: “I Disarmati. Storia dell’antimafia: i reduci e i complici” (Sperling e Kupfer).
Dopo la recente puntata di Report su Catania, c’era il rischio che la discussione si concentrasse unicamente sui contenuti, e i commenti, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/disarmati_fava.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2967" title="disarmati_fava" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/disarmati_fava-150x150.gif" alt="disarmati_fava" width="150" height="150" /></a>Intervistato da due giovani giornalisti catanesi, Antonio Condorelli e Giuseppe Scatà, <strong>Claudio Fava</strong>, sabato scorso, ha presentato il suo ultimo libro: “<strong>I Disarmati. Storia dell’antimafia: i reduci e i complici</strong>” (Sperling e Kupfer).<br />
Dopo la recente puntata di Report su Catania, c’era il rischio che la discussione si concentrasse unicamente sui contenuti, e i commenti, di quella trasmissione, privilegiando la cronaca rispetto alla riflessione e all’approfondimento. Fortunatamente, si è preliminarmente chiesto all’autore di <strong>chiarire  senso e significato del libro</strong>. Risposte che<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a> <span id="more-2965"></span>troviamo ampiamente all’interno del testo.<br />
“C’è un’<strong>antimafia di cose fatte</strong>, conquistate, volute con ostinazione. Ma c’è anche l’<strong>antimafia delle occasioni perdute</strong>, di chi ha voltato le spalle a se stesso, ha svenduto il mestiere e la faccia. Di solito si scrive sugli eroi e sui martiri. “I Disarmati” vi racconta gli altri: un viaggio attraverso <strong>le viltà, le fughe, le complicità</strong>: dagli innominabili amici dell’editore Ardizzone agli affari di Mario Ciancio, dai miglioristi del P.C.I. al consociativismo dei DS. I Disarmati perlustra le terre di mezzo, <strong>le infinite zone grigie della contiguità che hanno imbavagliato l’antimafia</strong>. Come sempre, con i nomi, i cognomi e i fatti al loro posto”, scrive, infatti, Fava a pag. 224.</p>
<p>Di tutto ciò, rievocando fatti ed episodi ormai dimenticati, a partire dall’uccisione, avvenuta a Palermo trenta anni fa, del giornalista  Mario Francese, si è discusso nella prima parte della serata. Ma si è parlato anche dei <strong>limiti e </strong>delle<strong> contraddizioni presenti nel fronte antimafia</strong>, della paura di demarcare una netta soluzione di continuità con quelle forze imprenditoriali siciliane citate come contigue alla criminalità organizzata nelle relazioni di minoranza alla Commissione Antimafia. Si sono ricordate le <strong>omissioni della stampa locale</strong>, come quando La Sicilia fu l’unico giornale nazionale, dopo l’assassinio del gen. Dalla Chiesa, a tacere sui mandati di cattura e a non pubblicare il nome di Nitto Santapaola.<br />
Ovviamente, non potevano mancare i riferimenti all’oggi e, ricordando le passate polemiche contro i “professionisti dell’antimafia”, è emersa una forte critica nei confronti di <strong>quegli intellettuali che</strong>, con impegno degno di miglior causa, <strong>si sono mobilitati</strong>, sulle colonne del quotidiano locale, <strong>in una piena difesa del ruolo del giornale La Sicilia</strong>. Come avvenne dopo l’uccisione di Giuseppe Fava quando, dalle pagine del suddetto quotidiano, si levò forte <strong>l’indignazione non contro la mafia, ma per difendere il buon nome della Città</strong>; visto che la mafia, eventualmente, era un problema che riguardava la Sicilia Occidentale.<br />
Tra gli interventi, infine, segnaliamo quello del giornalista Walter Rizzo  che ha ricordato, a proposito di monopolio dell’informazione, <strong>come lui e altri colleghi abbiano perso il posto di lavoro (Telecolor) </strong>per non aver accettato le condizioni imposte dal nuovo editore, Ciancio.</p>
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		<title>La resa dei Conti</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 05:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagrazia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tratto da: Repubblica, Palermo, 27/01/09, Ufficio stampa della Regione: spreco da 4 milioni di euro. I magistrati chiedono i danni a Cuffaro e Lombardo di  Emanuele Lauria
Un danno erariale da quattro milioni di euro. È la cifra indicata dalla Corte dei conti per le «assunzioni ingiustificate e il mantenimento in servizio sine titulo» di venti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/cuffaro.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-1266" title="cuffaro" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/cuffaro.jpeg" alt="cuffaro" width="95" height="120" /></a>Tratto da: </strong>Repubblica, Palermo, 27/01/09, <em>Ufficio stampa della Regione: spreco da 4 milioni di euro</em>. I magistrati chiedono i danni a Cuffaro e Lombardo di  Emanuele Lauria</p>
<p>Un <strong>danno erariale da quattro milioni di euro</strong>. È la cifra indicata dalla Corte dei conti per le «assunzioni ingiustificate e il mantenimento in servizio sine titulo» di <strong>venti giornalisti dell&#8217; ufficio stampa</strong>. La magistratura contabile, alla fine di un´indagine durata più di un anno, ha inviato tre inviti a dedurre, atti che equivalgono agli avvisi di garanzia della giustizia ordinaria. I provvedimenti, firmati dal sostituto procuratore generale Gianluca Albo, sono stati recapitati all´ex governatore Salvatore Cuffaro, che decretò le assunzioni, all´attuale presidente della Regione Raffaele Lombardo, che ha mantenuto in servizio i giornalisti, e a Francesco Castaldi, il capo dell´ufficio legislativo e legale che ha fornito di recente un parere che ha costituito il fondamento giuridico del comportamento dell&#8217; ultimo inquilino di Palazzo d´Orleans.</p>
<p><span id="more-1265"></span> Arriva il conto agli amministratori per la <strong>struttura d´informazione monstre</strong> messa su negli anni del governo Cuffaro: ventitré giornalisti, reclutati senza concorso con la qualifica di redattore capo (stipendio 3.800 euro al mese). Più delle altre regioni italiane che peraltro, secondo una ricognizione fatta dalla Corte dei conti, hanno tutte insieme un numero di redattori capo inferiore a quelli di stanza a Palazzo d´Orleans. Le assunzioni finite nel mirino della Corte sono 20, ovvero quelle fatte a partire dal febbraio del 2004. Fu in quella data, infatti, che venne applicata per la prima volta la legge 2 del 2002, ovvero la prima Finanziaria del governo Cuffaro in cui è contenuto un richiamo esplicito a una normativa nazionale (la legge 150 del 2000) che prevede che «le amministrazioni pubbliche individuano, nell´ambito delle proprie dotazioni organiche, il personale da adibire all´attività di informazione».</p>
<p>In alternativa, la legge statale prevede sì il ricorso a esterni, ma solo nella qualità di esperti da reclutare rigorosamente con contratti a termine. Per i magistrati contabili i <strong>rapporti di lavoro</strong> stipulati dal governo Cuffaro sarebbero<strong> illegittimi</strong> perché non è stata fatta alcuna valutazione preventiva sull´utilità di questo personale e non sono stati specificati durata del contratto e compensi dei giornalisti assunti. La Corte ravvisa una «non congruità» fra l´attività svolta e la retribuzione. In base al seguente ragionamento: se la qualifica di redattore capo è assegnata di regola a chi coordina un ufficio, com´è possibile che a Palazzo d´Orleans l´abbiano tutti?</p>
<p>E, in ogni caso, i rapporti di lavoro con i componenti degli uffici stampa avrebbero dovuto avere carattere fiduciario e dunque essere rinnovati prima da Cuffaro nel 2006 (in occasione della sua rielezione) e poi da Lombardo (asceso alla presidenza della Regione nell´aprile del 2008). Cosa che non è accaduta. Lo staff dei comunicatori di Palazzo d´Orleans fino al 2004 era composto da quattro giornalisti professionisti. Le maglie si allargarono, quell´anno, con una leggina varata dall´Ars che ha consentito anche l´assunzione di pubblicisti e ha portato il numero dei componenti dell´ufficio stampa da quattro a otto.</p>
<p>Successivamente, nel 2006, l´organico fu portato a 24. Proprio alla vigilia delle elezioni regionali avvenne la grande infornata: dopo Piero Nicastro, Santina Scolaro (ex portavoce del presidente Cuffaro) e Piero Messina (che aveva lavorato al gruppo Udc all´Ars), il 28 marzo 2006 entrarono in servizio 15 giornalisti. Nella lista quasi tutti i portavoce degli assessori regionali in uscita: Giulio Ambrosetti, Laura Compagnino, Fabio De Pasquale, Maria Pia Ferlazzo, Enzo Fricano, Fabio Geraci, Stanislao Lauricina, Luisa Micciché, Wlady Pantaleone, Stefania Sgarlata, Manlio Viola.</p>
<p>Ma in quell´occasione vennero assunti in pianta stabile anche altri giornalisti vicini a esponenti politici del centrodestra: Vito Orlando, portavoce dell´allora presidente dell´Ars Guido Lo Porto, Ludovico Licciardello, addetto stampa dell´ex vicepresidente Salvo Fleres. E ancora: Luigi Sarullo, figlio di Aldo Sarullo (consulente dell´attuale presidente del Senato Renato Schifani) e Ivana Di Nuovo, figlia dell´ex responsabile dell´ufficio stampa dell´Udc. Nella legislatura successiva, nell´ottobre del 2007, entrarono infine Guido Monastra, subito nominato coordinatore dell´ufficio stampa, e Francesco Inguanti, un consulente di Cuffaro che aveva preso solo da qualche mese la tessera di pubblicista. Cuffaro, Lombardo e Castaldi hanno adesso 45 giorni di tempo per depositare le proprie deduzioni. Poi spetterà al procuratore a decidere sulla loro citazione in giudizio.</p>
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		<title>Controvento. Sistema di potere a Catania</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 05:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serfisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
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		<description><![CDATA[Giambattista Scidà, già Presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, contribuì nel 2002, assieme ad altri cittadini, alla nascita di Controvento, un giornale che voleva essere voce diversa in una città dove l’informazione è nelle mani di uno solo. Dal Blog di Giambattista Scidà (http://scida.wordpress.com/) richiamiamo l’editoriale di apertura, quanto mai attuale nel descrivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/2009_01_23-0031.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1175" title="2009_01_23-0031" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/2009_01_23-0031-150x150.jpg" alt="2009_01_23-0031" width="150" height="150" /></a>Giambattista Scidà, già Presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, contribuì nel 2002, assieme ad altri cittadini, alla nascita di Controvento, un giornale che voleva essere voce diversa in una città dove l’informazione è nelle mani di uno solo. Dal Blog di Giambattista Scidà (<a href="http://scida.wordpress.com/">http://scida.wordpress.com/</a>) richiamiamo l’editoriale di apertura, quanto mai attuale nel descrivere la situazione del quadro catanese: a) l’assenza di pluralismo nell’informazione; b) l’omogeneità degli schieramenti politici; c) la concentrazione, nelle mani di pochi, della gestione degli affari pubblici; d) l’inadeguatezza della repressione nel contrastare l’agire amministrativo illecito; e) la scarsa indipendenza di altri organi giudiziari sovraordinati; f) il mutismo dei locali rappresentanti politici nazionali e regionali; g) l’assenza di riferimenti precisi alla legalità nei temi delle campagne elettorali; h) il silenzio sui fatti di Catania anche ad opera di giornali a grande diffusione; i) il rifiuto a considerare attuale e grave la situazione screditando, anzi, chi la pone al centro dell’attenzione. A cui segue l’auspicio, per servire meglio Catania, che fatti e temi importanti siano diffusi nella coscienza pubblica, con la speranza che chi agisce illecitamente dovrà temere una voce nuova e libera, contribuendo così a che “materia di scandalo non sorga, o sorga sempre meno”.</p>
<p>Del giornale uscirono solo 2 numeri: per il venir meno di alcuni sostenitori, ma soprattutto per il ritiro del distributore.</p>
<p>Leggi l&#8217;editoriale in archivio: <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/controvento.pdf">editoriale controvento</a></p>
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		<title>Sfruttamento nelle campagne siciliane&#8230; e non solo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 22:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serfisi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La giornata sulla immigrazione ci dà lo spunto per riflettere sullo sfruttamento della manodopera straniera.
Dal sito Terrelibere due articoli su Rosarno, uno dei tanti paesi agricoli del Meridione: uno di Antonello Mangano (La specificità del caso Rosarno. Oltre lo sfruttamento il razzismo mafioso), l&#8217;altro di Anna Foti, Lavoro servile e diritti umani nel Sud Italia. Rosarno, terra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/rosarno372.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1053" title="rosarno372" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/rosarno372-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a>La giornata sulla immigrazione ci dà lo spunto per riflettere sullo sfruttamento della manodopera straniera.</p>
<p>Dal sito <a href="http://www.terrelibere.it/terrediconfine/" target="_blank">Terrelibere</a> due articoli su Rosarno, uno dei tanti paesi agricoli del Meridione: uno di Antonello Mangano (<a href="http://www.terrelibere.org/terrediconfine/rosarno-oltre-lo-sfruttamento-il-razzismo-mafioso" target="_blank">La specificità del caso Rosarno. Oltre lo sfruttamento il razzismo mafioso</a>), l&#8217;altro di Anna Foti, <a href="http://www.terrelibere.org/terrediconfine/rosarno-terra-di-confine" target="_blank">Lavoro servile e diritti umani nel Sud Italia. Rosarno, terra di confine</a>, raccontano di immigrati sfruttati e vittime di sconcertanti episodi di violenza gratuita, fin dal 1992.</p>
<p>Sempre nello stesso sito, un rapporto di medici senza frontiere (MSF italia. &#8220;<a href="http://www.terrelibere.org/una-stagione-allinferno" target="_blank">Una stagione all`inferno</a>&#8220;) analizza le condizioni degli stranieri impiegati come lavoratori stagionali nelle campagne del Sud Italia. I dati raccolti nel corso dell’indagine evidenziano condizioni di vita, salute e lavoro drammatiche, indegne per un paese dell’Unione Europea.</p>
<p>Ed in Sicilia? La situazione non sembra diversa.<span id="more-1047"></span> Un articolo di Rosa Maria Di Natale, <a href="http://www.terrelibere.org/video/malarazza" target="_self">I nuovi caporali nelle campagne siciliane. Malarazza</a>, sempre tratto da Terrelibere, ci racconta del nuovo caporalato siciliano, con il volto della cooperativa agricola, che fornisce manodopera agli imprenditori. &#8220;I braccianti vengono coinvolti in un meccanismo di vera e propria &#8220;transumanza&#8221; (cioè trasportati ogni giorno in pessime condizioni di sicurezza in giro per la Sicilia, per centinaia e centinaia di chilometri) di lavoro nero e malretribuito, di cooptazione casuale e, qualche volta, al limite del ricatto, di buste paga fasulle o mai corrispondenti al compenso effettivamente percepito&#8221;.</p>
<p>Vorremmo aprire una finestra su questa realtà, nell&#8217;assoluto silenzio della informazione locale, senza aspettare il fatto eclatante.</p>
<p>Leggi nel nostro archivio: gli articoli di Antonello Mangano (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_090107_rosarno.txt">ter_090107_rosarno</a>), di Anna Foti (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_090108_rosarno.txt">ter_090108_rosarno</a>), di Rosa Maria Di Natale (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_080103_malarazza.txt">ter_080103_malarazza</a>) e di Medici senza frontiere (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/msf_080208_inferno.txt">msf_080208_inferno</a>; stagione_inferno).</p>
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