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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; raccolta differenziata</title>
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		<title>Via gli ATO. Le Srr saranno migliori?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 03:42:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[No ai termovalorizzatori presentati da Cuffaro come unica possibile soluzione al problema dei rifiuti, sì alla raccolta differenziata e alla riduzione delle società d&#8217;ambito. Ecco le principali novità della legge sulla “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 12 aprile 2010.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/rifiuti_urbani_composizione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12127" title="rifiuti_urbani_composizione" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/rifiuti_urbani_composizione-300x186.jpg" alt="rifiuti_urbani_composizione" width="300" height="186" /></a>No ai termovalorizzatori</strong> presentati da Cuffaro come unica possibile soluzione al problema dei rifiuti, <strong>sì alla raccolta differenziata</strong> e alla <strong>riduzione delle società d&#8217;ambito</strong>. Ecco le principali novità della legge sulla “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 12 aprile 2010.</p>
<p>Non abbiamo ancora finito di fare <strong>interminabili file</strong> per risolvere i contenziosi con <span id="more-12121"></span>i vari <strong>ATO</strong>, che già gli ATO non ci sono più. Hanno solo accumulato debiti e peggiorato il servizio.  Saranno posti in liquidazione da commissari appositamente nominati (art.19). Per sostituirli sono state istituite le <strong>SRR</strong> (società di regolamentazione del servizio di raccolta).</p>
<p><strong>Consorzi tra comuni e province</strong> sotto il controllo della Regione, le nuove società segnano una inversione di tendenza rispetto al passato, soprattutto per la riduzione del numero e per il recupero della <strong>centralità degli enti locali</strong>, in primo luogo i comuni a cui sono affidati i maggiori oneri (95% della quota capitale, pagamento delle prestazioni) e onori (stipula degli appalti, controlli, etc).<br />
La <strong>riduzione da 27 a 10</strong> (una per ogni provincia più una per le isole minori) è stata fatta sicuramente in una logica di risparmio. Saranno infatti abbattuti i costi dei consigli di amministrazione, non unica, ma nemmeno ultima, delle voci di spesa che hanno condotto i vecchi Ato ad accumulare debiti per 900 milioni di euro.</p>
<p>Oltre che al <strong>risparmio</strong> ci si propone di ottenere una <strong>razionalizzazione</strong> che tuttavia era anche tra gli obiettivi dei vecchi Ato, vale a dire ambiti territoriali ottimali, anche se di ottimizzazione gli utenti non ne hanno visto proprio. A proposito della  razionalizzazione prevista dalla nuova legge non è, tuttavia, il caso di farsi troppe illusioni. Per ottenerla davvero non bastano infatti le affermazioni di principio. Bisogna attendere i fatti e soprattutto vigilare. La legge, d&#8217;altra parte, prevede che il comune possa verificare la qualità del servizio anche attraverso “un <strong>comitato indipendente</strong>, costituito da rappresentanti di associazioni ambientaliste, dei consumatori e dei comitati civici”</p>
<p>Gli <strong>accorpamenti su base provinciale</strong> hanno reso la situazione siciliana più simile a quella delle altre regioni, in cui mediamente c&#8217;è una società di ambito per provincia. I vecchi Ato, proprio perchè erano molti e si occupavano di ambiti territoriali più piccoli e tendenzialmente più omogenei, avevano un vantaggio in più per operare efficacemente, cosa che avrebbero dovuto fare piuttosto che creare poltrone e poltroncine. Adesso le Srr avranno un territorio più ampio da gestire e tipologie di zone molto diverse. Come abbiamo già detto (<a href="http://www.argo.catania.it/2009/07/20/disinvolti-incompetenti/" target="_blank">Disinvolti incompetenti</a>) le capacità di gestione dovranno essere maggiori, vista la maggiore complessità delle situazioni.</p>
<p>La formulazione prevista dalla legge fa ben sperare, invece, su una equa ripartizione di <strong>responsabilità</strong> tra i vari comuni, laddove si paventava che il comune maggiore avrebbe fatto la parte del leone.</p>
<p>Ma l&#8217;inversione di tendenza non si ferma qui. La più importante, infatti, è la dichiarata volontà di <strong>privilegiare la raccolta differenziata</strong> abbandonando la strategia del precedente governo regionale che puntava soprattutto sulla costruzione degli inceneritori (leggi su Argo<a href="http://www.argo.catania.it/2009/07/27/ne-cuffaro-ne-lombardo/" target="_blank"> Nè Cuffaro, nè Lombardo</a>;<a href="http://www.argo.catania.it/2009/07/05/affari-sospetti/" target="_blank"> Affari sospetti</a>; etc)<br />
Rispettando le <a href="http://www.argo.catania.it/2009/06/05/indicazioni-disattese/" target="_blank">indicazioni del Parlamento europeo</a> la nuova legge dichiara di voler <strong>favorire la  riduzione</strong> all&#8217;origine dei rifiuti (es. imballaggi e simili), il <strong>riutilizzo</strong> e il <strong>riciclaggio</strong>. La raccolta differenziata diventa quindi lo strumento fondamentale per diminuire i rifiuti da mandare in discarica. I tempi individuati per portare la differenziata all&#8217;obiettivo del 65% sono stati corretti in modo da assicurare maggiore gradualità (20% nel 2010, 50% nel 2012 e 65% nel 2015). Non dimentichiamo che rimane un obiettivo ambizioso, visto che attualmente con la differenziata siamo ancora mediamente al disotto del 10%.</p>
<p>Le <strong>pubbliche amministrazioni</strong> sono direttamente coinvolte nel riuso e nel riciclo, in quanto è previsto che utilizzino carta riciclata (almeno il 40% nei primi tre anni), effettuino la raccolta differenziata negli uffici, rilascino autorizzazioni alle strutture di vendita solo dietro presentazione del bilancio dei rifiuti prodotti e autosmaltiti.<br />
Anche in questo caso ci chiediamo chi e come farà i <strong>controlli</strong> e quali tipi di <strong>sanzioni</strong> sono previste per gli inadempienti. Questo ci sembra l&#8217;aspetto più debole della legge.</p>
<p>Altro aspetto importante è la proclamata volontà di <strong>ridurre al minimo lo spostamento</strong> dei rifiuti nel territorio,  realizzando impianti di smaltimento prossimi ai luoghi di produzione. Non si tratta di fattore secondario visto che gli spostamenti generano un costo non indifferente e contribuiscono a rendere meno fluida la viabilità e soprattutto ad inquinare l&#8217;aria.<br />
Alcune delle indicazioni pratiche fornite, tuttavia, non appaiono facilmente praticabili. Si afferma, per esempio, che gli impianti necessari alla gestione integrata dei rifiuti devono essere <strong>ubicati a 5 kilometri</strong> dall&#8217;abitato, ma ci si chiede come questa norma possa essere applicata nelle zone ad alta densità abitativa, come può essere, ad esempio quella etnea, dove la distanza tra i paesi è spesso quasi inesistente.</p>
<p>Il problema delle <strong>discariche</strong>, uno dei più delicati, non viene trattato forse in modo adeguato. Nell&#8217;art.9, comma 4, punto r) si fa riferimento all&#8217;ampliamento di discariche pubbliche e/o alla creazione di nuove discariche pubbliche. Ma non è chiaro dove siano e con quali strumenti dovrebbero essere gestite.</p>
<p>Molti degli aspetti generici della legge dovrebbero essere superati nel momento in cui saranno adottati da ogni Srr i <strong>piani di ambito</strong>, cioè il complesso delle attività necessarie a garantire la gestione integrata. Questi piani, molto particolareggiati, devono essere elaborati entro 60 giorni dalla presentazione del <strong>piano regionale</strong>, a cui devono fare riferimento. Ma l&#8217;Assessorato si riserva  90 giorni per valutane la conformità. I tempi, quindi, si allungano.<br />
E&#8217; previsto che decadano i cda delle società che non raggiungeranno gli obiettivi. La Regione potrà sostituire i vertici inadempienti e nominare dei <strong>commissari </strong>che durano in carica sei mesi (rinnovabili una volta). Il commissariamento comporta “la decadenza degli organi degli enti a quali sia da ascrivere l&#8217;omissione e l&#8217;avvio della consequenziale  azione di responsabilità amministrativa ed erariale.” (art. 14)</p>
<p>Evidentemente i poteri maggiori sono attribuiti alla <strong>Regione</strong>, alla quale spettano la promozione; l&#8217;approvazione del piano regionale di gestione ; la verifica della conformità al piano; il rilascio dell&#8217;autorizzazione (“unica”) per i nuovi impianti di smaltimento e per le modifiche agli impianti esistenti; la determinazione dei criteri per le misure compensative in favore dei proprietari degli impianti e dei comuni interessati dalla localizzazione.<br />
E ancora: l&#8217;approvazione dei progetti e autorizzazione delle attività relative; l&#8217;elaborazione, approvazione, aggiornamento dei piani di bonifica delle aree inquinate; l&#8217;autorizzazione a smaltire fuori dal territorio provinciale; la gestione dei rifiuti speciali.<br />
In modo particolare l&#8217;organo regionale interessato è l&#8217;<strong>Assessorato dell&#8217;energia e dei servizi di pubblica utilità</strong>, che ha preso le funzioni anche della vecchia Arra (agenzia regionale per i rifiuti e le acque), decaduta lo scorso dicembre.</p>
<p>Ultimo aspetto, non certo meno importante, il problema delle assunzioni e dei <strong>posti di lavoro</strong>. Molti posti sono a rischio. Non saranno riconfermati, ad esempio, tutti gli assunti per chiamata diretta a partire dal 2007. Saranno invece riconosciute le assunzioni regolari. Per i prossimi 3 anni è previsto un blocco delle assunzioni.<br />
In un momento così difficile per l&#8217;economia e quindi per l&#8217;occupazione queste dichiarazioni possono preoccupare. Ma non è con le assunzioni facili, realizzate con metodi clientelari e offrendo scrivanie agli amici che si può risolvere il problema del lavoro. Bisogna partire comunque dai bisogni. Non è quindi sbagliato prevedere innanzi tutto la <strong>mobilità</strong> del personale esistente  E vedremo se è vero che, come dichiarato, il 90 % del personale che passerà dagli Ato alle SRR dovrà essere <strong>dirottato in strada</strong>, passando dagli uffici al servizio di raccolta.</p>
<p>Per concludere. Promette <strong>alcuni cambiamenti positivi</strong> questa riforma. Non fosse altro, abbandona la soluzione inceneritori che avrebbe trasformato la Sicilia nella pattumiera d&#8217;Europa. E propone la più intelligente e salutare via della raccolta differenziata.</p>
<p>Poco curato, e forse non a caso, l&#8217;aspetto relativo ai <strong>controlli</strong> e soprattutto alla <strong>sanzioni</strong>. Non sempre coerenti (a volte troppo brevi, a volte troppo lunghi) i <strong>tempi di attuazione</strong>. Se si agirà subito forse si potrà vincere questa scommessa di cambiamento, ma se i tempi si allungano troppo rischiamo di perderla.</p>
<p>Irrisolto è rimasto il problema dei cosiddetti <strong>Ato virtuosi</strong>, quelli che erano riusciti a non fare debiti e a realizzare alte percentuali di differenziata. Ad essi non è stato riconosciuto il diritto a conservare la propria gestione autonoma. Se le nuove Srr dovessero rivelarsi anch&#8217;esse fallimentari, avremo perduto le uniche esperienze positive di gestione integrata dei rifiuti. Ma questo è un altro discorso, che speriamo di fare al più presto.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
<p>Leggi il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/legge_regionale_2010.pdf" target="_blank">testo integrale della legge</a></p>
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		<title>&#8220;Comuni ricicloni&#8221;, la classifica siciliana</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 03:38:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vincitore assoluto il comune di Salaparuta che, con il 60,67 per cento, ha raggiunto il top ten della raccolta differenziata. A seguire i comuni di Poggioreale (58,93%), Gibellina (58,21%), Aliminusa (52,42%), Santa Ninfa (50,81%), Casteltermini (37,25%), Isnello (35%), Scillato, Montemaggiore (33,65%) e Sciara (con il 33,29%).
Per il riciclo nei capoluoghi di provincia, primo assoluto è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/Ricicloni-2009.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11377" title="Ricicloni 2009" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/Ricicloni-2009-291x300.jpg" alt="Ricicloni 2009" width="291" height="300" /></a>Vincitore assoluto il comune di <strong>Salaparuta</strong> che, con il 60,67 per cento, ha raggiunto il top ten della <strong>raccolta differenziata</strong>. A seguire i comuni di <strong>Poggioreale</strong> (58,93%), <strong>Gibellina </strong>(58,21%), <strong>Aliminusa </strong>(52,42%), <strong>Santa Ninfa</strong> (50,81%), <strong>Casteltermini</strong> (37,25%), <strong>Isnello</strong> (35%), <strong>Scillato, Montemaggiore </strong>(33,65%) e <strong>Sciara </strong>(con il 33,29%).</p>
<p>Per il riciclo nei <strong>capoluoghi di provincia</strong>, primo assoluto è <strong>Agrigento </strong>con il 15,85%, a seguire <strong>Ragusa</strong>, 11,21%, <strong>Caltanissetta</strong>, 10,79%, <strong>Siracusa</strong>, 7,29%, <strong>Enna</strong> 5,15%, <strong>Catania</strong>, 4,04%, <strong>Palermo</strong>, 3,46%, <strong>Messina</strong>, 2,69% e fanalino di coda la provincia di <strong>Trapani</strong>, di cui non sono nemmeno pervenuti i dati. Ad assegnare i premi è  <strong>Legambiente</strong> che con il <span id="more-11301"></span> concorso <a href="http://www.informambiente.it/?p=1321" target="_blank"><strong>Comuni ricicloni</strong></a> gratifica i comuni con i migliori sistemi di gestione dei rifiuti urbani. Il concorso, giunto alla sedicesima edizione, ha presentato, nei giorni scorsi, a Palermo il dossier <strong> <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/dossiersicilia09-3-Legambiente.pdf">Comuni Ricicloni Sicilia 2009 </a> </strong>.</p>
<p>Per le agenzie di <strong>Ambito Territoriale Ottimale</strong>, la maglia di trionfatore del riciclo è stata assegnata all’<strong>ATO AG1</strong>, con il 21,24%, segue l’<strong>ATO TP2</strong> con il 20,27% e l’<strong>ATO PA5</strong> con il 19,89%.</p>
<p>Se Trapani è l&#8217;ultima tra i capoluoghi di provincia siciliani il Trapanese si riscatta, però, con la <strong>Menzione speciale </strong>a tredici comuni <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/Raccolta-differenziata.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11379" title="Raccolta differenziata" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/Raccolta-differenziata-300x236.jpg" alt="Raccolta differenziata" width="300" height="236" /></a>del comprensorio, riuniti nell&#8217;<a href="http://rifiutizerotrapani.blogspot.com/2010/03/comuni-ricicloni-sicilia-2009-menzione.html" target="_blank"><strong>Ambito territoriale ottimale Trapani 1</strong></a>, unico in Sicilia ad aver fatto un balzo in avanti nella raccolta differenziata, arrivando al 40 per cento, una percentuale di tutto rispetto, considerati i livelli di arretratezza della Sicilia. Comunicati i risultati del 2009, è ufficialmente aperto <strong>Comuni Ricicloni 2010</strong>; scadenza per l&#8217;invio dei documenti l&#8217;<strong>11 maggio</strong>. Al concorso, possono partecipare <strong>comuni, unioni di comuni, comunità montane e sistemi consortili </strong>inviando i dati relativi ai rifiuti urbani prodotti nel 2009. La classifica verrà stilata in base all&#8217;indice di <strong>buona gestione</strong>, calcolato attraverso la valutazione di 23 parametri indicati dalla giuria.</p>
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		<title>Rifiuti Zero Sicilia e Comitati Siciliani sulla Riforma degli ATO</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 22:53:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La riforma degli ATO in discussione all’ARS, a nostro giudizio, rischia di cambiare poco o nulla rispetto al passato e probabilmente di peggiorare lo stato delle cose.
La riforma così come è stata congegnata conferisce le responsabilità ai Comuni, gli oneri economici agli utenti e la gestione ai nuovi ATO. Tali ATO in nome della gestione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La riforma degli ATO in discussione all’ARS, a nostro giudizio, <strong>rischia</strong> di cambiare poco o nulla rispetto al passato e probabilmente <strong>di peggiorare</strong> lo stato delle cose.</p>
<p>La riforma così come è stata congegnata conferisce le responsabilità ai Comuni, gli oneri economici agli utenti e la gestione ai nuovi ATO. Tali ATO in nome della gestione integrata dei rifiuti dovranno consegnare la completa gestione dei rifiuti del proprio ambito in mano a grosse ditte private che agiranno in assoluto monopolio.</p>
<p>In questo modo la responsabilità di come le ditte private gestiranno il ciclo integrato dei rifiuti ricadrebbe sui comuni.</p>
<p><strong>Sarebbe opportuno</strong>, invece, instaurare tre livelli di competenze suddivisi tra Comuni, ATO e Regione.</p>
<p>I comuni dovrebbero avere l’onere del servizio di raccolta differenziata ed indifferenziata dei rifiuti e dello spazzamento in totale autonomia e sotto la propria responsabilità. I Centri Comunali di Raccolta dei rifiuti dovrebbero essere gestiti o dai comuni o in affidamento a ditte pubbliche o private, prevalentemente locali, in regime di libera concorrenza.</p>
<p>Gli ATO dovrebbero avere il compito di coordinare e supervisionare sulla realizzazione ed il funzionamento dei centri di selezione e di recupero delle materie prime (per la componente secca), dei centri di compostaggio/digestione-anaerobica (per la componente umida) e delle discariche. Ciascuno di essi dovrebbe essere gestito in maniera indipendente dagli altri da ditte pubbliche o private, prevalentemente locali, in regime di libera concorrenza.</p>
<p>La Regione dovrebbe individuare i siti delle discariche.</p>
<p><strong>Frazionando la gestione </strong>dei rifiuti si renderebbe la <strong>vita più difficile ai comitati d’affari</strong> ed inoltre ciascun Ente locale sarebbe costretto ad assumersi le proprie responsabilità.</p>
<p>Nella nuova proposta di legge non appare chiaro come avverrà il passaggio dai vecchi ai nuovi ATO. Invece si evince che i Comuni saranno chiamati a pagare i debiti delle vecchie ATO, attraverso anticipazioni della Regione da restituire in 10 anni, in tal caso sarà molto probabile che i Comuni per pagare i debiti degli ATO o andranno in dissesto o non potranno garantire alcun minimo servizio.</p>
<p>Affinché la <strong>raccolta differenziata</strong> raggiunga le percentuali imposte per legge è necessario  responsabilizzare ed incentivare economicamente i cittadini attraverso la commisurazione della tariffa di ciascun utente ai rifiuti differenziati ed indifferenziati conferiti.</p>
<p>Ancora per quanto riguarda le <strong>tariffe</strong>, la proposta di legge individua degli standard minimi e massimi fissati dal piano regionale a cui i Comuni dovranno attenersi senza poter tener conto delle loro diverse realtà.</p>
<p>E’ importante fare tesoro delle precedenti esperienze degli ATO che hanno causato dissesti economici e sperperi.</p>
<p>In ultimo reputiamo necessario un <strong>sistema di controllo</strong> della spesa degli ATO e della specificazione delle norme di premialità e/o penalizzazione rispetto agli obiettivi prefissati dal nuovo pianto regionale dei rifiuti.</p>
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		<title>Agenda 2000: quali risultati?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 04:54:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I fondi di Agenda 2000, stanziati da Bruxelles allo scopo di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni e i paesi dell&#8217;Unione Europea, rappresentano per la Sicilia l&#8217;ennesima occasione mancata?
Sul numero del 25 gennaio di A Sud&#8217;Europa abbiamo trovato alcuni interessanti articoli che riguardano i risultati dell&#8217;utilizzo dei fondi strutturali. Potrebbe, forse, essere presto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/fondi-strutturali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10234" title="fondi-strutturali" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/fondi-strutturali-300x299.jpg" alt="fondi-strutturali" width="210" height="209" /></a>I<strong> fondi di Agenda 2000</strong>, stanziati da Bruxelles allo scopo di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni e i paesi dell&#8217;Unione Europea, rappresentano per la Sicilia l&#8217;ennesima <strong>occasione mancata</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Sul numero del 25 gennaio di A Sud&#8217;Europa abbiamo trovato alcuni interessanti articoli che riguardano i risultati dell&#8217;utilizzo dei fondi strutturali. Potrebbe, forse, essere presto per <strong>misurare</strong> l&#8217;effettivo<strong> impatto dei finanziamenti europei </strong>del piano 2000-2006  sull&#8217;economia isolana. La Regione sa bene che queste cose richiedono tempo. Lo dimostra  quando si occupa della pianificazione della spesa: quest&#8217;anno è riuscita solo per un soffio a <span id="more-10232"></span>non perdere la prima tranche di finanziamenti del Por 2007-2013, l&#8217;ultima possibilità di ottenere aiuti comunitari prima che i rubinetti europei si chiudano definitivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto<strong> non sembra</strong> nemmeno che sia <strong>tempo di festeggiare</strong> l&#8217;avvento di una nuova luminosa era in cui una rinnovata Sicilia si propone come cuore pulsante dell&#8217;economia euromediterranea. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Sicilia</strong> è ben<strong> distante</strong> <strong>dall&#8217;avere raggiunto gli obiet</strong><strong>tivi </strong>prefissati dagli stati membri dell&#8217;Unione nella strategia di Lisbona, che prevedevano, tra le altre cose, il raggiungimento, entro il 2010, di una crescita complessiva del 3 per cento del Pil e  un tasso d’occupazione del 70 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo una ricerca del centro studi Sintesi di Venezia la Sicilia ha una <strong>distanza del 100 per cento dagli obiettivi di Lisbona</strong>. Tra le regioni italiane è quella messa peggio. Si può obiettare che la Sicilia già parte da una situazione di profondo svantaggio rispetto, ad esempio, alle regioni del nord-est. Ma poco comunque è stato fatto, visto che l’avanzamento complessivo dei vari indicatori è stato dell’1,9 per cento:  una crescita inferiore a quelle della Puglia, della  Sardegna e della Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;">La conferma dello stato delle cose arriva anche dall&#8217;<strong>ISTAT</strong>, che,  per valutare e monitorare in modo dettagliato il Quadro comunitario di sostegno 2000-2006, ha creato una banca dati con circa 160 indicatori. Prendiamo ad esempio gli indicatori dell&#8217;asse 1, quella relativa alle risorse naturali. Ad agosto del 2009, la Regione era riuscita a pagare 2,1 milioni dei 2,6 impegnati per questo asse. Ma la spesa fatta non sembra essere stata efficace: per citare solo alcuni casi, a proposito della <strong>raccolta differenziata</strong> dei rifiuti, l’isola,  che nel 2000 raccoglieva per il riciclo l&#8217;1,9 per cento dei rifiuti, oggi è arrivata al 6,1 per cento, lontanissima dall’obiettivo fissato dalla stessa Regione per il 2007, il 45 per cento. Per fare una comparazione: nel 2000 la Sardegna riciclava l&#8217;1,7 per cento dei rifiuti prodotti, e  oggi può vantare un incoraggiante 27,8.  Anche per quanto riguarda  il contrasto all&#8217;irregolarità nella <strong>distribuzione dell&#8217;acqua</strong> il progresso è lento: nel 2000 il 33,7 per cento delle famiglie siciliane avevano difficoltà nell&#8217;approvigionamento idrico. Nel 2008 il dato è sceso di pochi punti percentuali, attestandosi al 27,9.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo lontanissimi dal raggiungere il traguardo di Lisbona anche per quanto riguarda il<strong> tasso di occupazione</strong>, salito in otto anni di appena tre punti, dal 41,5 al 44,1 per cento, mentre il<strong> tasso di povertà</strong> è cresciuto fino al 33,1 per cento. La produttività del lavoro nell’industria in Sicilia è passata dal 48,1 del 2000 al 46,5 del 2008. <strong>In flession</strong><strong>e </strong>anche l’<strong>agricoltura</strong> e perfino il <strong>turismo</strong>, nonostante l&#8217;immenso patrimonio artistico, monumentale e paesaggistico della nostra isola. Per quanto riguarda la <strong>capacità di attrarre investimenti esteri</strong>, l&#8217;intervento europeo nulla ha potuto:  in Sicilia, gli investimenti dall’estero dal 2000 al 2007 sono rimasti fermi allo 0,1 per cento del totale.</p>
<p style="text-align: justify;">A ulteriore riprova del fatto che i fondi europei sono stati spesi male ci sono le <strong>denunce arrivate dalla Corte dei conti</strong> e dalla stessa Ue, che hanno ammonito gli amministratori siciliani per aver <strong>utilizzato parte delle risorse di Bruxelles per coprire buchi di bilancio e spese correnti.</strong></p>
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		<title>&#8216;Porta a porta&#8217; a Catania?</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 02:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scena non sarebbe nemmeno nuova: un compiacente Bruno Vespa che, in una puntata speciale a reti unificate del suo insostituibile talk show,  ospita il nostro Presidente del Consiglio (Dio l&#8217;abbia in gloria) che consegna in diretta (ormai ci ha preso gusto) i primi sacchetti colorati per la raccolta differenziata a domicilio promossa dal Comune di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6775" title="differenza" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/differenza-300x294.jpg" alt="differenza" width="192" height="188" />La scena non sarebbe nemmeno nuova: un compiacente <strong>Bruno Vespa</strong> che, in una puntata speciale a reti unificate del suo insostituibile talk show,  ospita il nostro <strong>Presidente del Consiglio</strong> (Dio l&#8217;abbia in gloria) che <strong>consegna in diretta</strong> (ormai ci ha preso gusto) <strong>i primi sacchetti </strong>colorati per la raccolta differenziata a domicilio promossa dal Comune di Catania e dall&#8217;ATO CT4.</p>
<p>Riuscirà il (bis)unto dal Signore, ormai convinto di poter fare miracoli, a far avverare questo sogno, il cui avvio adesso è annunciato per il prossimo 19 ottobre?</p>
<p><strong>Stancanelli</strong>, infatti, stava rischiando di andare a finire piuttosto su<span id="more-6768"></span><strong> &#8216;Chi l&#8217;ha visto?&#8217;</strong>, l&#8217;altrettanto popolare trasmissione che si occupa di persone scomparse, anche se in questo caso, non tanto di persone si tratta quanto di un <strong>progetto</strong>, <strong>denominato</strong> appunto <strong>&#8216;Porta a porta&#8217;</strong>, già da mesi strombazzato, lanciato con una roboante quanto costosa e inutile campagna pubblicitaria all&#8217;inizio dell&#8217;estate, più volte annunciato come pronto a partire dal mese di settembre.</p>
<p>Il mese di <strong>Settembre</strong> è già passato, accompagnato da un inquietante silenzio, che adesso finalmente è stato rotto dal <strong>nuovo annuncio</strong>: &#8221;Il servizio sperimentale avrà la durata di un anno, in un &#8220;rettangolo&#8221; della città tra la circonvallazione a monte e quella a mare, delimitato dalla via Caronda e dal viale Veneto, attualmente tale zona è coperta dagli operatori comunali. Il territorio è stato suddiviso in tre zone: &#8220;Zona A (arancio), &#8220;Zona B (blu) e Zona C (rosa). Le tre aree sono delimitate a nord dal viale Vittorio Veneto e a sud dalla via Caronda, ad ovest da viale Odorico da Pordenone e ad est dal viale XX Settembre e corso Italia. Nelle vie ricadenti all’interno di questo vasto perimetro si effettuerà la raccolta differenziata porta a porta&#8221;. La Ditta incaricata del servizio sta già distribuendo nei condomini 30 sacchetti di colore azzurro per famiglia, dove gli utenti potranno conferire alluminio, carta e plastica.</p>
<p>Il <strong>9 giugno era</strong> stato realizzato il progetto di educazione ambientale <strong>&#8216;Ecologando&#8217;</strong> rivolto agli alunni delle scuole elementari e medie, nel presentare il quale l&#8217;ineffabile Stancanelli aveva dichiarato di pensare &#8220;alla raccolta differenziata che partirà fra qualche settimana, per un anno, in un’ ampia zona centrale della città, e il cui contratto sarà siglato il prossimo <strong>11 giugno</strong>&#8220;.</p>
<p>Nel frattempo era stata avviata (si spera) la raccolta differenziata della sola carta negli uffici comunali e quella estiva per la raccolta di carta, plastica e vetro nei diciassette ecopunti dislocati lungo il viale Kennedy.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-6785" title="cassonetti differenziata" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/cassonetti-differenziata.jpg" alt="cassonetti differenziata" width="127" height="95" />A onor del vero sono stati anche completate diverse<strong> isole ecologiche</strong> (molto isole e poco ecologiche) interrate in alcune piazze e slarghi della città, ma il loro pietoso stato di esercizio  sotto gli occhi di tutti. L&#8217;autodisciplina e il tradizionale senso del decoro dei catanesi, in questo caso, fanno la differenza.</p>
<p>Ma è anche vero, come hanno scritto <strong>i giovani di CittàInsieme</strong> lo scorso 22 giugno, che poco o nulla  è stato messo in atto per &#8220;fare in modo che i destinatari della sperimentazione si creino un&#8217;opinione e comprendano da soli&#8221;. E questo nodo della scarsa sensibilizzazione preventiva dell&#8217;utenza interessata sta già venendo al pettine. Un articolo de La Sicilia dell&#8217;11 ottobre segnala infatti che &#8221;la stessa ditta ha fatto presente all’ATO CT4 la resistenza e la diffidenza da parte dei cittadini, che il più delle volte si rifiutano di prendere in consegna i sacchetti porta rifiuti, mentre qualcuno addirittura non ha aperto la porta agli operatori addetti alla distribuzione&#8221; (pag. 37).</p>
<p>La <strong>campagna pubblicitaria</strong> sugli autobus e con i manifesti giganti sta rivelando quindi tutta la sua <strong>inutilità</strong> sia perchè fatta in tempi troppo lontani dall&#8217;effettivi inizio del servizio, sia perché il target si  è rivelato troppo generico.</p>
<p>Sarebbe stato più utile operare tempestivamente e in modo più mirato con<strong> una capillare campagna di volantinaggio porta-a-porta </strong>e stand informativi nelle zone interessate.</p>
<p>Ma, evidentemente, la tentazione di fare <strong>pubblicità-spettacolo</strong>, come insegna il Capo, è più forte delle esigenze di efficacia.</p>
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		<title>Termovalorizzatori zero</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 03:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La decisione di annullare tutti gli atti relativi  alla realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia è nata dal fallimento delle nuove gare, indette dopo la sentenza dela Corte di Giustizia europea che aveva dichiarato illegittime le gare precedenti.  I comitati e le associazioni della Rete Rifiuti Zero Sicilia considerano questo annullamento una opportunità da cogliere per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La decisione di <strong>annullare tutti gli atti relativi  alla realizzazione dei termovalorizzatori</strong> in Sicilia è nata dal fallimento delle nuove gare, indette dopo la sentenza dela Corte di Giustizia europea che aveva dichiarato illegittime le gare precedenti.  I<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/rifiutizero_big.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6438" title="rifiutizero_big" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/rifiutizero_big-252x300.jpg" alt="rifiutizero_big" width="252" height="300" /></a> comitati e le associazioni della <strong>Rete Rifiuti Zero Sicilia</strong> considerano questo annullamento una<strong> opportunità</strong> da cogliere per impostare in modo <strong>più organico e rispettoso dell&#8217;ambiente</strong> la raccolta dei rifiuti in Sicilia. Ecco quanto scrivono:</p>
<p>Palermo, 12 settembre 2009</p>
<p>Rete Rifiuti Zero Sicilia: <strong>Bandi deserti?</strong> Un&#8217;opportunità per la Sicilia!</p>
<p>Ora che anche i bandi con procedura negoziata sono andati deserti ci si offre l&#8217;opportunità di dare una <strong>svolta</strong> alla gestione dei rifiuti in Sicilia.</p>
<p>L&#8217;<strong>errore</strong> di aver dato un ruolo da protagonista ai &#8216;termovalorizzatori&#8217;, impianti per il trattamento della frazione residua dei rifiuti, anziché <strong>alla riduzione ed al riciclo</strong> dei rifiuti, come invece <span id="more-6303"></span>prescrive l&#8217;Unione Europea, ha portato la nostra Regione sull&#8217;orlo dell&#8217;emergenza.</p>
<p>Emergenza che, viene da pensare, si stia proprio cercando di creare allo scopo di <strong>attingere a fondi straordinari</strong> ed andare in <strong>deroga alle leggi</strong> che tutelano l&#8217;ambiente, la salute umana e la democrazia.</p>
<p>Ad oggi non si è ancora avviata in Sicilia, se non sporadicamente, una seria <strong>raccolta differenziata</strong> con il sistema porta a porta, l&#8217;unico in grado di fornire percentuali elevate di raccolta differenziata, che possono in alcuni casi superare il 90%; non vengono costruiti <strong>impianti di selezione</strong> per la valorizzazione dei materiali recuperati con la raccolta differenziata, e non viene incentivata in Sicilia stessa la realizzazione di <strong>impianti di produzione</strong> che possano utilizzare i materiali di recupero provenienti dalla raccolta differenziata rendendo così la stessa ancor più conveniente mediante l’abbattimento dei costi di trasporto.</p>
<p>Sono stati realizzati pochissimi impianti di <strong>compostaggio</strong> per l&#8217;umido, l&#8217;unica frazione dei rifiuti che è responsabile dei problemi igienico sanitari che generano l&#8217;emergenza e che ammonta solo al 35% circa del totale dei rifiuti.</p>
<p>Risulta dunque evidente che è necessario che la Regione Sicilia si doti da subito di un nuovo vero <strong>Piano Rifiuti</strong> che ponga al primo posto la Raccolta Differenziata, la <strong>riduzione a monte</strong> dei rifiuti, il <strong>riuso</strong>, e che riduca immediatamente i costi della gestione dei rifiuti approvando la tanto attesa legge di riforma degli ATO.</p>
<p>E&#8217; altresì importante che i soggetti che hanno condotto a questo risultato disastroso vengano immediatamente <strong>rimossi dagli incarichi</strong> che hanno così malamente ed a carissimo prezzo espletato.</p>
<p>Chi è stato causa del problema, chi è esso stesso un problema,<strong> non può certamente candidarsi</strong> a risolvere il disastro che ha causato con le proprie disinvolte ed illegittime condotte.</p>
<p>Chiediamo, infine, che con il nuovo Piano Rifiuti la Sicilia adotti la <strong>Strategia Rifiuti Zero 2020</strong>, attuata oggi in molte parti del mondo, ovvero che avvii quel percorso che porterà in poco più di un decennio vicino all’azzeramento dei rifiuti: chiediamo che il nuovo Piano renda la Sicilia la prima Regione Rifiuti Zero d’Italia.</p>
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		<title>Nè Cuffaro nè Lombardo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 04:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia gli inceneritori sono 52 e trattano quattro milioni di tonnellate di rifiuti. Secondo il piano di Cuffaro del 2002,  in Sicilia ne sono stati previsti quattro (Bellolampo, Augusta, Campofranco e Paternò), capaci di trattare complessivamente all’incirca 2 milioni di tonnellate, quasi la metà dei rifiuti inceneriti in tutta la penisola.  Si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia gli inceneritori sono 52 e trattano quattro milioni di tonnellate di rifiuti. Secondo il <strong>piano di Cuffaro del 2002</strong>,  in Sicilia ne sono stati previsti <strong>quattro</strong> (Bellolampo, Augusta, Campofranco e Paternò), capaci di trattare<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/inceneritori4.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-5537" title="inceneritori4" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/inceneritori4.jpeg" alt="inceneritori4" width="140" height="140" /></a> complessivamente all’incirca <strong>2 milioni di tonnellate</strong>, quasi la <strong>metà dei rifiuti inceneriti in tutta la penisola</strong>.  Si tratta, infatti, di impianti di dimensioni molto grandi, tra i più grandi d’Europa.<br />
Persino i quattro inceneritori della Campania, Acerra compresa, sono pensati per poter smaltire quantità minori (1 milione e 200 mila tonnellate).</p>
<p>Perché queste <strong>dimensioni e questa capacità così ampie</strong>? E’ una risposta ad esigenze<span id="more-5536"></span> del territorio?<br />
Sembra proprio di no. <strong>La stima della quantità di rifiuti</strong> da incenerire  in <strong>Sicilia</strong> (al netto dalla raccolta differenziata) è di <strong>soli 600 milioni</strong> di tonnellate.<br />
Cosa accadrà, dunque, se questi inceneritori saranno costruiti?<br />
Le società che se ne aggiudicheranno la gestione avranno l’interesse di <strong>farli lavorare al massimo</strong> per ricavarne il massimo <strong>profitto</strong>. Il bisogno di avere grandi quantità di rifiuti da incenerire avrà come <strong>conseguenze</strong>:</p>
<ol>
<li><strong>ostacolare,</strong> piuttosto che incoraggiare, <strong>la crescita della raccolta differenziata</strong>, in modo da avere più materiale da incenerire,</li>
<li>tendere a bruciare anche <strong>sostanze che non andrebbero bruciate</strong> perché la loro combustione genera gas dannosi</li>
<li>importare rifiuti da altre regioni <strong>trasformando la Sicilia nella pattumiera d’Italia</strong> (e perché non d’Europa?)</li>
</ol>
<p>E’ evidente che questa realtà è in netto contrasto con gli interessi dei cittadini, cioè con il nostro benessere.<br />
<strong>A noi,</strong> infatti, <strong>conviene</strong>:</p>
<ul>
<li> <strong>il rispetto dell’ambiente</strong>, perché un ambiente sano ci fa stare bene ed evita la diffusione di malattie come il cancro, le leucemie, le sindromi autoimmuni etc (e vedremo quali siano le conseguenze dannose della combustione&#8230;.)</li>
</ul>
<ul>
<li>la crescita della raccolta differenziata, che è legata al <strong>riciclo</strong> e al <strong>riuso</strong>, con conseguenze anch’esse “virtuose” (es, il riciclo della carta permette di abbattere meno alberi etc)</li>
</ul>
<p>Ma Cuffaro non è più governatore della Sicilia e <strong>Lombardo afferma di voler cambiare musica</strong>.<br />
La sua proposta, a quanto risulta, prevede “<strong>impianti di dimensioni sensibilmente più piccole</strong>”(Ignazio Panzica), meno costosi, <strong>più numerosi</strong> (6/7) e soprattutto di <strong>ultima generazione</strong> dal punto di vista tecnologico.<br />
Il motivo addotto è quello di non voler smentire la sua <strong>adesione alla ricerca di energia pulita</strong> (manifestata in occasione della <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/rifkin_lombardo.pdf">lectio magistralis di Rifkin a Palermo</a>) e di perseguire il conseguimento degli <strong>obiettivi dell’Unione Europea</strong> (compresa la crescita della raccolta differenziata).</p>
<p>Tutto bene dunque? Non proprio.<br />
Intanto <strong>le motivazioni potrebbero essere meno nobili.</strong><br />
Con il piano Cuffaro alle ditte vincitrici della gara era stata data una “concessione” che comportava la “<strong>cessione irrevocabile di titolarità e proprietà di: progetti, terreni, autorizzazioni, titoli di finanziamento pubblico</strong>” (Ignazio Panzica), con l’effetto di  “<strong>spogliare la Regione di ogni prerogativa</strong>, sia di programmazione del settore rifiuti che di loro legittimo controllo diretto.”<br />
Questa espropriazione non poteva essere supinamente accettata da Lombardo, perché <strong>limita il suo potere</strong>, indipendentemente dal fatto che egli voglia davvero perseguire il vantaggio e la salute dei siciliani o soltanto <strong>pretendere il controllo politico ed economico dell’affare inceneritori</strong>.<br />
Lombardo, quindi, ha tutto l’interesse di <strong>mandare a monte il piano Cuffaro</strong> (tanto più nel momento in cui i suoi rapporti l’ex governatore e con l’Udc sono pessimi) e di prendere saldamente in mano le redini della situazione.<br />
Ma a noi cittadini più che le motivazioni interessano le conseguenze.<br />
<strong>Avere inceneritori più piccoli e più numerosi è davvero un vantaggio?</strong><br />
Lombardo, nelle sue dichiarazioni, ha messo in evidenza il fatto che inceneritori più piccoli sarebbero <strong>meno costosi</strong> e potrebbero essere costruiti più rapidamente. E questo è vero. Egli teme, tra l’altro, se non rispetta alcune scadenze, di perdere buona parte dei finanziamenti.</p>
<p>Ma la domanda di base resta. <strong>Abbiamo davvero bisogno di tutti questi inceneritori?</strong><br />
La cosiddetta <strong>emergenza rifiuti</strong> non rischia di essere un <strong>pretesto</strong>? Se tutti la temiamo,  per scongiurarla non baderemo al fatto che <strong>si utilizzino soldi pubblici solo per fare affari privati</strong>&#8230;</p>
<p>L’esperienza insegna che, <strong>se si fa seriamente la raccolta differenziata</strong>, separando l’umido (es prodotti biodegradabili come gli avanzi da cucina), la carta e il cartone, la plastica, i rifiuti speciali etc, <strong>non resta quasi nulla da buttare (e quindi da bruciare)</strong>. Chiunque abbi fatto la prova può confermarlo.<br />
Se la raccolta differenziata sarà incentivata e si diffonderà, <strong>il bisogno di incenerire i rifiuti si ridurrà</strong> a tal punto che non solo i megainceneritori alla Cuffaro, ma anche i 6/7 piccoli impianti ipotizzati da Lombardo risulteranno <strong>sovradimensionati o soprannumerari</strong>, comunque non necessari.</p>
<p>E, viceversa, se questi impianti saranno costruiti, <strong>la crescita della raccolta differenziata subirà uno stop.</strong><br />
Cosa vogliamo davvero?<strong> Se desideriamo un territorio più salubre</strong>, se vogliamo realizzare gli obiettivi dell’Unione Europea, se vogliamo <strong>combattere gli sprechi di denaro pubblico</strong> (accaparrato da pochi), dobbiamo <strong>dire di no agli inceneritori. </strong></p>
<p><strong>A noi siciliani non convengono.</strong></p>
<p>Sull&#8217;argomento leggi<a href="http://www.argo.catania.it/2009/07/05/affari-sospetti/" target="_blank"> il post Affari sospetti</a> del 5 Luglio</p>
<p>L&#8217;<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/inceneritori_panzica.pdf">articolo di Ignazio Panzica</a> su SiciliaInformazioni</p>
<p>il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/ruta_rifiuti_affare1.pdf">già citato articolo di Carlo Ruta  (Rifiuti in Sicilia. Le prospettive di un affare da cinque miliardi di euro)</a></p>
<p><strong></p>
<p></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Papi, ho sbagliato il cassonetto</title>
		<link>http://www.argo.catania.it/2009/06/23/papi-ho-sbagliato-il-cassonetto/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 23:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’emergenza rifiuti a Palermo sembra non finire mai.
 Berlusconi, che di immondizia se ne intende (come lui stesso ha pubblicamente affermato), ha addirittura addebitato alla precedente amministrazione Orlando il disastro odierno, rivendicando, all’opposto, i meriti dell’attuale giunta di centrodestra. Peccato che dopo tali dichiarazioni, quantomeno spregiudicate, la realtà abbia abbondantemente superato la fantasia.
Ecco, infatti, cosa denuncia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’emergenza rifiuti a Palermo</strong> sembra non finire mai.<img class="alignright size-full wp-image-5172" title="cassonetti" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/cassonetti.jpg" alt="cassonetti" width="113" height="104" /></p>
<p> <strong>Berlusconi</strong>, che <strong>di immondizia se ne intende</strong> (come lui stesso ha pubblicamente affermato), ha addirittura addebitato alla precedente amministrazione Orlando il disastro odierno, rivendicando, all’opposto, i meriti dell’attuale giunta di centrodestra. Peccato che dopo tali dichiarazioni, quantomeno spregiudicate, la <strong>realtà</strong> abbia abbondantemente superato la <strong>fantasia</strong>.</p>
<p>Ecco, infatti, cosa denuncia Lorenzo Salvia sul <strong>Corriere della Sera del 21 giugno</strong>: “Inservibili. Sbagliati. E ora anche invendibili. <strong>I cassonetti</strong> comprati l’anno scorso per far partire a Palermo la raccolta differenziata si sono rilevati <strong>un fallimento</strong>. Misure errate, sistema di aggancio incompatibile: i camion non li possono sollevare e svuotare. L’Amia, l&#8217;azienda comunale che si occupa di rifiuti, aveva comprato un primo blocco di 1500 esemplari a 500 euro l’uno per un totale di 750 mila euro a spese dei contribuenti. Tutto inutile.&#8221; </p>
<p>Nessun commento</p>
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		<title>Emergenza Rifiuti</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 03:42:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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		<description><![CDATA[Comunicato Stampa Legambiente (01/06/09)
“La Politica azzeri tutto e cambi rotta: Palermo segua l’esempio di Salerno, la Sicilia quello della Sardegna”.
“La situazione che sta vivendo la città di Palermo non deve stupire – dichiarano Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente e Mimmo Fontana, presidente Legambiente Sicilia -. Già da tempo avevamo denunciato la pessima gestione dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Comunicato Stampa Legambiente</strong> (01/06/09)</p>
<p><strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/rifiuti.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4936" title="rifiuti" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/rifiuti.jpeg" alt="rifiuti" width="150" height="113" /></a>“La Politica azzeri tutto e cambi rotta: Palermo segua l’esempio di Salerno, la Sicilia quello della Sardegna”.</strong></p>
<p>“La situazione che sta vivendo la città di <strong>Palermo</strong> non deve stupire – dichiarano Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente e Mimmo Fontana, presidente Legambiente Sicilia -. Già da tempo avevamo denunciato la <strong>pessima gestione dei rifiuti</strong>, con la <strong>mancanza totale di politiche per incentivare la raccolta differenziata</strong>, e adesso siamo alla resa dei conti. Non era certamente pensabile <span id="more-4935"></span>risolvere lo sfascio dell’Amia <strong>aumentando ulteriormente la tassa sui rifiuti</strong>, che è già la più cara d’Italia, e adesso l’amministrazione Cammarata dovrà seriamente pensare ad un piano che risolva l’emergenza, tutelando anche i lavoratori. Non vorremmo infatti che, <strong>come già è accaduto per la Campania</strong>, si sfruttasse questa emergenza, che è tutta di natura economica e non ha nulla a che vedere con la carenza di impianti, per sostenere la disastrosa scelta di <strong>sostituire in Sicilia la gestione integrata dei rifiuti </strong>(prevista dalle norme italiane ed europee), <strong>con il loro incenerimento</strong>”. Nell’isola l’emergenza rifiuti esiste dalla fine degli anni novanta. La politica l’ha fin qui utilizzata per <strong>operazioni clientelari </strong>ed a sostegno del gigantesco affare dell’incenerimento. Infatti, come ha scritto anche la <strong>Corte dei Conti</strong>, a fronte di investimenti per centinaia di milioni, <strong>la raccolta differenziata è passata solo dal 3 al 6 per cento</strong>. Questo fallimento è il frutto di una pianificazione demenziale, in palese <strong>contrasto con le direttive europee</strong> che va azzerata, per ricominciare tutto da capo. “Per evitare danni ancora maggiori di quelli che si stanno verificando in queste ore – hanno aggiunto i due responsabili dell’associazione -, è necessario che <strong>la politica cambi radicalmente rotta</strong> puntando su un vero modello di gestione integrata dei rifiuti, <strong>trasformando il problema in una grande occasione di sviluppo industriale,</strong> così come è avvenuto in Lombardia negli anni novanta. Palermo deve puntare ai risultati ottenuti da Salerno, dove la raccolta differenziata è all’80 per cento; la Sicilia a quelli della Sardegna, dove in 5 anni si sono fatti passi in avanti straordinari. Nel 2000 infatti la <strong>Sardegna</strong> era l’ultima regione d’Italia con il 2 per cento di differenziata, mentre al dicembre 2008 la raccolta <strong>differenziata ha raggiunto il 38 per cento</strong>. Solo così – concludono Ciafani e Fontana &#8211; si potranno fare realmente gli interessi dei cittadini, equiparandoli alle migliori realtà sia del sud che del nord, dove il <strong>costo annuo a famiglia si aggira sui 150/160 euro, anziché sulle attuali cifre fino a 500 euro l’anno</strong>, solo per il semplice smaltimento in assenza di raccolta differenziata”.</p>
<p><a href=" http://www.legambiente.eu/archivi.php?idArchivio=2&amp;id=5239" target="_blank">http://www.legambiente.eu/archivi.php?idArchivio=2&amp;id=5239</a></p>
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		<title>Anno nuovo: più tasse, meno servizi</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 18:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninoinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[acque reflue]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione Stancanelli]]></category>
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		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[tassa rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto da: Il Dito del 13/10/2008; La Red, Catania e l&#8217;ambiente: disastro multifronte.
Con uno sgargiante manifesto rosso-natalizio l&#8217;Amministrazione Stancanelli annuncia che sta lavorando ad un nuovo anno. Non è chiaro se si tratti di una promessa o di una minaccia. Come personale bigliettino di auguri intanto i catanesi stanno cominciando a ricevere la nuova tassa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tratto da</strong>: Il Dito del 13/10/2008; <a href="http://www.ildito.it/articolo.asp?id_articolo=2285" target="_blank">La Red, Catania e l&#8217;ambiente: disastro multifronte.</a></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2008/12/munnizza1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-564" title="munnizza1" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2008/12/munnizza1-300x101.jpg" alt="" width="259" height="101" /></a>Con uno sgargiante manifesto rosso-natalizio l&#8217;Amministrazione Stancanelli annuncia che sta lavorando ad un nuovo anno. Non è chiaro se si tratti di una promessa o di una minaccia. Come personale bigliettino di auguri intanto i catanesi stanno cominciando a ricevere la nuova tassa sui rifiuti urbani con un ulteriore aumento di circa il 10 per cento, che si aggiunge al raddoppio intervenuto negli ultimi anni dopo la &#8220;geniale&#8221; invenzione deli ATO.<span id="more-562"></span>D&#8217;altra parte il miglioramento del servizio è sotto gli occhi di tutti: scomparsi i cassonetti per la raccolta differenziata (ammesso che servissero effettivamente allo scopo) e netturbini pagati a singhiozzo e solo dopo assere stati costretti, per protesta, a spalmare diligentemente di spazzatura piazza Duomo.</p>
<p>In effetti, un&#8217;analisi dell&#8217;Istituto Ambiente sui parametri ambientali delle città capoluogo di provincia, diffusa un paio di mesi addietro, aveva relegato la città di Catania al terzultimo posto (101° posizione si 103), con un peggioramento di sette posizioni rispetto all&#8217;anno precedente.</p>
<p>Sulla base di parametri oggettivi, Catania aggiunge così un ulteriore trofeo al suo non invidiabile palmares: è una delle città che produce più rifiuti in Italia (809 kg/ab./anno: più rifiuti per abitante si producono solo a Pisa, Rimini e Massa) ed ha una delle percentuali più basse di raccolta differenziata (appena il 4,8%).</p>
<p>Preoccupante anche la situazione delle acque reflue: Catania resta ancora una delle città in cui vi sono meno abitanti collegati al sistema di depurazione, solo il 33% [in cambio quelli che non lo sono hanno dovuto illegittimamente pagare la relativa tassa, ndr.].</p>
<p>L&#8217;analisi non rileva peraltro la carenza dello stato di pulizia delle strade o la presenza di numerose discariche abusive nel nerritorio né il indica il degrado delle aree di verde pubblico. Questi dati farebbero ulteriormente peggiorare la posizione della città.</p>
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