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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; ricercatori precari</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Non c&#8217;è posto per te, i ricercatori precari rispondono ai rettori</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 04:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[CRUI]]></category>
		<category><![CDATA[Non c'è posto per te]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo dai Ricercatori precari di Catania l&#8217;appello &#8220;Non c&#8217;è posto per te&#8221;, scritto in risposta al documento votato all&#8217;unanimità dall&#8217;Assemblea della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI).
Nonostante nel documento dei rettori si evidenzi in modo generico il rischio di un &#8220;inaccettabile trattamento discriminatorio che colpirà in modo particolare i più giovani tra i ricercatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://farm5.static.flickr.com/4146/4831292267_0e5e2a393d.jpg" alt="" width="240" height="174" />Riceviamo dai <strong>Ricercatori precari</strong> di Catania l&#8217;appello <strong>&#8220;Non c&#8217;è posto per te&#8221;</strong>, scritto in risposta al <a href="http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=1916" target="_blank">documento votato all&#8217;unanimità dall&#8217;Assemblea della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane</a> <strong>(CRUI)</strong>.</p>
<p>Nonostante nel documento dei rettori si evidenzi in modo generico il rischio di un &#8220;inaccettabile trattamento discriminatorio che colpirà in modo particolare i più giovani tra i ricercatori e i professori&#8221;, le proposte avanzate dai <span id="more-13971"></span>rettori puntano soprattutto a &#8220;<strong>favorire promozioni interne a totale scapito del reclutamento</strong>&#8221;</p>
<p>Questo aspetto è sottineato in modo chiaro nell&#8217;appello rivolto dai ricercatori precari a &#8220;Ricercatori, professori, personale TA, studenti dell&#8217;università italiana&#8221;. Si tratta di un documento nazionale, alla cui stesura hanno contribuito anche i <a href="http://precariricercact.blogspot.com/" target="_blank">ricercatori precari catanesi</a>.</p>
<p>Ne pubblichiamo la parte centrale, che ci è sembrata più significativa:</p>
<p><em>&#8220;&#8230; vista la dichiarata <strong>scarsità di fondi</strong> ordinari attuale e futura, ci pare che i punti salienti (aumento delle quote per promozioni interne, 2000 passaggi RU-&gt;PA all&#8217;anno e chiamate a professore aggregato) avrebbero questi effetti:1) L&#8217;<strong>azzeramento della prospettiva di reclutamento di nuove leve</strong> per i prossimi 10 anni, che avrebbe pesantissime conseguenze per i giovani ma anche per le migliaia di precari meritevoli che hanno pagato e continuano a pagare una gestione dell&#8217;università unicamente rivolta ad abbassare il costo del lavoro di chi è in posizione più debole (precari della ricerca, TA, ricercatori). Inoltre, indipendentemente dall&#8217;aspetto sociale, vogliamo notare che il taglio di una componente vitale e creativa del personale didattico e di ricerca non può che arrecare un danno anche all&#8217;università stessa.2) Allo stesso tempo, le proposte di <strong>progressione preferenziale</strong>, che nei fatti si configurano come una vera ope legis, interesserebbero soprattutto i <strong>ricercatori più anziani</strong> per i quali il costo di una promozione è nullo o limitato. Ancora una volta con grave danno per i ricercatori più giovani e in maniera del tutto indipendente dal merito. Ed è chiaro che una mortificazione del merito anche tra i ricercatori finirebbe per tradursi in un ulteriore colpo al sistema universitario.3) In questo quadro, anche le garanzie richieste per i contratti di <strong>tenure track</strong> (che nel DDL attuale andrebbe più propriamente chiamata tenure trash) appaiono del tutto demagogiche, dal momento che i <strong>pochi fondi</strong> per bandire tali posizioni saranno largamente fagocitati dalle progressioni di cui sopra.</em></p>
<p><em>Lascia allibiti lo smaccato tentativo di barattare il futuro dell&#8217;università per un <strong>“piatto di lenticchie” da offrire ai ricercatori</strong>, nella speranza che questo sia sufficiente a far partire il prossimo anno accademico; piatto di lenticchie, tra l’altro, probabilmente virtuale in quanto è del tutto dubbio che i posti promessi arriveranno realmente anche in caso di approvazione della richiesta. Ricordiamo, a chi la avesse dimenticata, la tragicomica vicenda del reclutamento Mussi, che ha di fatto sostituito il reclutamento ordinario ed è stato affossato dai tagli e dai ritardi governativi.</em></p>
<p><em>Ovviamente, se da una parte è giusto che l&#8217;università recluti e paghi i docenti di cui ha bisogno, ci rifiutiamo di assistere passivi allo spettacolo di un’Italia miope, capace solo di pensare <strong>riforme a totale carico delle generazioni future</strong>.</em></p>
<p><em>Per i motivi fin qui esposti</em></p>
<p><em>- stigmatizziamo l&#8217;iniziativa della CRUI come tendenziosa e incurante del futuro dell&#8217;università, iniziativa NON DEGNA di una categoria, quella dei <strong>rettori</strong>, che dovrebbe lavorare per l’interesse del nostro sistema accademico; piuttosto che <strong>lasciarsi sedurre dalla prospettiva degli smisurati poteri</strong>, al di fuori di ogni controllo terzo, che sarebbero loro concessi, essi farebbero bene ad interrompere la monotona litania di appelli per l’approvazione del ddl Gelmini e seguire l’esempio dei loro ben più coraggiosi predecessori che appena pochi anni fa minacciarono di dimettersi in blocco per tagli e provvedimenti che appaiono una miserevole quisquilia rispetto a ciò che il governo ha fatto e intende ancora fare;</em></p>
<p><em>- ci auguriamo che <strong>le componenti accademiche non si prestino</strong> a questo patetico gioco volto solo a sedare la protesta dei RTI, introducendo una corsia preferenziale e rendendosi così carnefici al tempo stesso dell&#8217;università e di due generazioni di ricercatori;</em></p>
<p><em>- ribadiamo la nostra <strong>solidarietà alla protesta</strong> dei ricercatori, riconoscendoci nei punti avanzati nel documento del 29 Aprile;</em></p>
<p><em>e aggiungiamo:</em></p>
<p><em>- che la drammatica situazione dei precari della ricerca e delle attività di ricerca nelle università richiede una soluzione individuabile solo in un <strong>reclutamento straordinario di emergenza, in terminbi di concorsi</strong>, da finanziare adeguatamente;</em></p>
<p><em>- che questo può e deve avvenire nel contesto del ruolo unico in tre livelli proposto dalla rete 29 Aprile, in modo da <strong>non mettere in conflitto le diverse componenti del mondo della ricerca</strong>;</em></p>
<p><em>- che le <strong>risorse</strong> potrebbero e dovrebbero essere trovate mediante la riduzione a 65 anni dell’età pensionabile di tutti i docenti universitari con riutilizzo, senza alcun vincolo sul turnover, del budget reso disponibile per il reclutamento di nuovo personale;</em></p>
<p><em>- che è necessario adeguare le condizioni di lavoro dei precari dell&#8217;università a standard civili, come prescritto dalla <strong>Carta Europea dei Ricercatori</strong>, iniziando per esempio dal riconoscimento di un <strong>trattamento previdenziale e retributivo</strong> equiparato ai lavoratori strutturati.&#8221;</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Leggi il <a href="http://www.petitiononline.com/univit15/petition.html" target="_blank">documento in forma integrale e firma la petizione</a></p>
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		<title>Ateneo di Catania, mobilitazione &#8220;coordinata&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 05:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[ANDU]]></category>
		<category><![CDATA[Ateneo di Catania]]></category>
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		<description><![CDATA[ Non solo docenti, ma anche ricercatori, sia strutturati che precari. E persino studenti e tecnici amministrativi. Queste le componenti del nostro ateneo che hanno costituito un coordinamento unico per gestire la mobilitazione e le forme di protesta che verrano intraprese contro i provvedimenti del governo che rischiano di compromettere non solo il futuro dell&#8217;università [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://picasaweb.google.it/lh/photo/Jsl1Dbu4T9AtBvGjWneAeQ?feat=embedwebsite"><img class="alignright" src="http://lh3.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TEAOFnWwDbI/AAAAAAAAADM/BRl5GhGb5jw/s144/UNI%20CT%20logo%20colori.jpg" alt="" width="143" height="144" /></a> Non solo docenti, ma anche ricercatori, sia strutturati che precari. E persino studenti e tecnici amministrativi. Queste le componenti del nostro ateneo che hanno costituito un <strong>coordinamento unico per gestire la mobilitazione</strong> e le forme di protesta che verrano intraprese contro i provvedimenti del governo che rischiano di compromettere non solo il futuro dell&#8217;università ma addirittura il regolare svolgimento del prossimo anno accademico.</p>
<p>La decisione è stata presa <span id="more-13734"></span>nel corso dell&#8217;<strong>assemblea di ateneo tenutasi il 9 Luglio</strong>, a conclusione della quale è stato emesso un <strong>comunicato </strong>firmato da ANDU,  CIPUR-CONFSAL, CISL-Università, FLC-CGIL.</p>
<p>Rimane <strong>inadeguato il coinvolgimento delle famiglie e della società civile</strong>. Non a tutti è chiaro che le scelte politiche che questo governo sta compiendo condanneranno il paese all&#8217;arretratezza. Tagliare pesantemente i finanziamenti all&#8217;università non significa combattere il baronaggio, come viene affermato dalle fonti ufficiali, ma <strong>penalizzare soprattutto i giovani,</strong> sia studenti che lavoratori precari. Ed è una cosa che rigurada tutto il cosiddetto sistema paese.</p>
<p>Dare meno soldi all&#8217;università comporta molte conseguenze, tra cui: un deciso <strong>aumento delle tasse</strong> universitarie, la <strong>riduzione dei servizi</strong> agli studenti (borse di studio, mense, case dello studente),  il licenziamento di parte del personale precario e la <strong>diminuzione della qualità</strong> dell&#8217;offerta didattica, la <strong>morte della ricerca</strong>, proprio il settore in cui investono i più importanti paesi dell&#8217;Europa e del mondo, perchè senza ricerca non c&#8217;è sviluppo.</p>
<p>Ecco il <strong>Comunicato</strong> emesso a conclusione dell&#8217;assemblea:</p>
<p><em>&#8220;Venerdì 9 Luglio 2010, a conclusione del periodo di mobilitazione nazionale indetta dalle Organizzazioni confederali sindacali dell’Università e dalle Associazioni della Docenza Universitaria, è tornata a riunirsi l’Assemblea d’Ateneo dei docenti universitari dell’Università di Catania, presso l’aula magna del dipartimento di Fisica e Astronomia.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>L’Assemblea, constatata l’assenza di un qualsiasi segnale concreto di apertura di una trattativa tesa a rimuovere l’ingiusto ed <strong>iniquo trattamento penalizzante previsto dalla manovra finanziaria</strong>, che non si limita a richiedere i doverosi sacrifici economici, ma azzera per tutte le fasce docenti (ricercatori, associati e ordinari) tre anni di progressione di carriera con pesanti ripercussioni anche sul piano pensionistico, e l’assoluta <strong>latitanza del ministro Gelmini</strong> nell’operare una qualsiasi difesa dei diritti violati del personale amministrato dal suo dicastero fino a tollerare che, per questa sola categoria, possa essere impunemente taglieggiata la tredicesima mensilità a fronte di ben altre iniziative assunte dai suoi colleghi di governo per magistrati e forze dell’ordine, creando odiose distinzioni nell’ambito del personale pubblico non contrattualizzato la cui autonomia, rammentiamo, è esplicitamente tutelata dalla Costituzione,</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ribadisce la ferma volontà di segnalare il profondo disagio per il trattamento discriminatorio e punitivo cui è fatta oggetto tutta la docenza universitaria <strong>astenedosi dall&#8217;assumere qualsiasi compito che ecceda quanto previsto dal proprio stato giuridico</strong>.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>La situazione viene altresì aggravata dalla prospettiva di un progetto di riforma (Ddl 1905) che oltre a <strong>snaturare il ruolo istituzionale di una università pubblica</strong> quale libera produttrice di saperi e di innovative ricerche di base lascia irrisolti ed anzi aggrava i problemi che da anni <strong>mortificano intelligenze e carriere in particolare dei ricercatori confinati in un limbo istituzionale</strong> benché indispensabili al funzionamento dell’università.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Con profondo rammarico ed amarezza l’Assemblea prende atto della scarsa sensibilità dimostrata da una larga maggioranza di colleghi ricoprenti cariche istituzionali nei confronti delle giuste rivendicazioni e conseguenti iniziative di protesta assunte rilevando a volte anche <strong>atteggiamenti ostativi e ricattatori nei confronti delle figure più deboli</strong> piuttosto che condivisione ed atteggiamenti collaborativi fino a minacciare dimissioni a fronte della non improbabile impossibilità di attuare l’offerta didattica prevista per il prossimo anno accademico.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Pertanto l’Assemblea invita tutti i colleghi a manifestare immediatamente il proprio dissenso astenendosi da ogni attività non richiesta per obbligo istituzionale dandone, ove non l’avessero già fatto, <strong>segnalazione scritta</strong> agli organi competenti per la programmazione didattica.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Auspica, dandone mandato ad alcuni colleghi già attivatosi in questa direzione, di costituire un <strong>comitato di coordinamento articolato per facoltà e comprensivo di tutti gli attori della realtà universitaria, studenti, ricercatori, docenti e personale tecnico amministrativo.</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ribadisce la permenanza dello stato di agitazione che potrà articolarsi in forme autonome per facoltà a contrasto delle citate norme in finaziaria e di opposizione propositiva nei confronti del <strong>DDL 1905 </strong>di riforma universitaria.</em></p>
<p>Per capire meglio le implicazioni delle decisioni del governo leggi la <a href="http://precariricercact.blogspot.com/2010/07/lettera-aperta-agli-studenti-e-alle.html" target="_blank">lettera aperta dei ricercatori agli studenti e alle loro famiglie</a></p>
<p>A Palermo alcuni docenti hanno scelto come strumento di protesta lo <strong>svolgimento degli esami in strada</strong>. <a href="http://www.sicilianews24.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=19886" target="_blank">Leggi la notizia su Sicilisnews24</a></p>
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		<title>Risposta a Pier Luigi Celli</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 03:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ricercatori precari]]></category>
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		<description><![CDATA[Tratto dal sito dei Ricercatori Precari di Catania:  &#8220; Replica dei precari universitari alla lettera aperta di Pier Luigi Celli, direttore generale della Luiss, indirizzata al figlio&#8221;
La lettera aperta scritta dal prof. Celli al figlio (Figlio mio, lascia questo paese),  pubblicata su Repubblica lo scorso 30 novembre, ha suscitato molto interesse. Ha aperto un dibattito. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tratto</strong> dal sito dei<strong> <a href="http://precariricercact.blogspot.com/" target="_blank">Ricercatori Precari di Catania</a></strong>:  &#8220;<em> Replica dei precari universitari alla lettera aperta di Pier Luigi Celli, direttore<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/Ricercatori_precari_Logo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9318" title="Ricercatori_precari_Logo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/Ricercatori_precari_Logo-300x300.jpg" alt="Ricercatori_precari_Logo" width="300" height="300" /></a> generale della Luiss, indirizzata al figlio</em>&#8221;</p>
<p>La lettera aperta scritta dal prof. Celli al figlio <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html" target="_blank">(Figlio mio, lascia questo paese),  pubblicata su Repubblica</a> lo scorso 30 novembre, ha suscitato molto interesse. Ha aperto un dibattito. Un <strong>contributo interessante</strong> a questo dibattito è stato pubblicato sul sito dei Ricercatori Precari di Catania.</p>
<p>Il punto di vista espresso in questo intervento evidenzia come le <strong>vere vittime</strong> di questa mancanza di prospettive dei giovani ricercatori italiani non siano i ventenni<span id="more-9312"></span> (per di più con famiglie benestanti alle spalle e spesso con genitori che fanno i professori universitari e hanno solide relazioni nazionali e internazionali). Le vere vittime sono i <strong>precari trentenni e quarantenni</strong> che &#8220;hanno già <strong>iniziato a costruire il proprio progetto di vita</strong> in questa Italia decadente&#8221;, che hanno già mogli o mariti radicati sul territorio, e possibilmente anche uno o due  figli. Che hanno già fatto ricerca e prodotto risultati apprezzati. Che voglion continuare a lottare per <strong>restare con dignità</strong>. Che sono i &#8220;moderni Cipputi&#8221; che hanno solo una possibilità di scelta: rivendicare continuità di reddito e diritti.</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/Celli_risposta_ricercatori_precari.pdf" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo  per intero nel nostro archivio</a></p>
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		<title>La riforma Gelmini? Precaria.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 02:52:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Pucci]]></category>
		<category><![CDATA[ricercatori precari]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo dai Ricercatori Precari di Catania un documento che contiene le riflessioni elaborate sull&#8217;imminente riforma dell&#8217;Università.
Si tratta di un contributo ampio ed articolato,  che pubblichiamo molto volentieri perchè arricchisce l&#8217;analisi da noi avviata con l&#8217;articolo del prof  Pucci (L&#8217;Università aziendale della Gelmini)
Vi si affronta il problema del taglio delle risorse, osservando come esso venga presentato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo dai <strong>Ricercatori Precari di Catania</strong> un documento che contiene le <strong>riflessioni</strong> elaborate sull&#8217;imminente riforma<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/gelmini_bart.png"><img class="alignright size-medium wp-image-9117" title="gelmini_bart" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/gelmini_bart-300x199.png" alt="gelmini_bart" width="300" height="199" /></a> dell&#8217;Università.</p>
<p>Si tratta di un contributo ampio ed articolato,  che pubblichiamo molto volentieri perchè arricchisce l&#8217;analisi da noi avviata con l&#8217;articolo del <a href="http://www.argo.catania.it/2009/11/05/luniversita-aziendale-della-gelmini/" target="_blank">prof  Pucci (L&#8217;Università aziendale della Gelmini)</a></p>
<p>Vi si affronta il problema del <strong>taglio delle risorse</strong>, osservando come esso venga presentato sotto forma di una scelta necessaria, mentre dimostra <span id="more-9099"></span>la volontà &#8220;di ridimensionare il peso e la rilevanza sociale del sistema dell’istruzione e della ricerca pubblica.&#8221; Tutto l&#8217;operato del governo, infatti, è basato sulla covinzione che lo stato debba dismettere il ruolo di fornitore di alcuni servizi pubblici (tra cui formazione e ricerca) <strong>a vantaggio del mercato</strong>. La riduzione delle risorse  e la possibilità per gli atenei di trasformarsi in fondazioni e di provvedere così autonomamente al loro sostentamento economico (prevista dal giugno del 2008), avevano già manifestato un disegno di  “<strong>privatizzazione</strong>” del sistema del “sapere pubblico”.</p>
<p>Viene poi esaminato l&#8217;art. 2 del ddl, che  disciplina <strong>il sistema di governo degli atenei</strong> e  si denuncia la continuità solo apparente con la situazione attuale. Vengono infatti stravolti gli attuali rapporti tra gli organi di governo, visto che  al rettore vengono attribuiti essenzialmente compiti di proposta e di iniziativa, al senato accademico solo una funzione consultiva. Molto significativo vien considerata la scelta di attribuire le funzioni decisionali ad un <strong>consiglio di amministrazione</strong> che non sembra avere nessuna legittimazione elettiva (si parla di componenti “designati o scelti” secondo le modalità stabilite da ciascun ateneo), ed è formato per quasi la metà da componenti esterni all’università. Le decisioni &#8220;strategiche&#8221; sarebbero così affidate a dei soggetti scelti solo sulla base di <strong>presunte competenze tecniche di gestione</strong> (chi le misurerebbe?), con il rischio che la designazione sia esposta a influenze e pressioini politche. L&#8217;autorefenzialità di cui oggi gli atenei possono essere accusati sarebber sostituita da processi poco controllabili dal punto di vista democratico e altrettanto autoreferenziali, con un potenziale <strong>controllo</strong> diretto da parte <strong>delle maggioranze politiche di turno</strong>.</p>
<p>Un altro aspetto di cui il documento si occupa è la cosidetta  “<strong>semplificazione</strong> dell’articolazione interna”. Anche nel caso dei Dipartimenti e delle  &#8220;Strutture di raccordo&#8221; (assimilabili alle odierne Facoltà), previste dal progetto,  le decisioni   saranno prese da un <strong>organo collegiale  dal carattere fortemente &#8220;elitario&#8221;</strong>, composto essenzialmente dai direttori di dipartimento.  Nell’attuale organizzazione, invece, le decisioni più rilevanti circa il profilo culturale e l’organizzazione delle Facoltà vengono assunte dal Consiglio di Facoltà, organo del quale fanno parte tutti i professori, i ricercatori le rappresentanze delle altre componenti  (studenti, personale etc.). Anche in questo caso, quindi, a soffrirne sarebbe la democrazia.</p>
<p>Per quanto riguarda, poi, il <strong>sostegno economico agl studenti</strong> (art.4),  si prevede l’istituzione di un “<strong>fondo speciale per il merito”</strong>. L’obiettivo dichiarato del fondo non è quello sostenere gli studenti che si trovino in situazioni di disagio economico, in modo da attuare il loro “diritto a raggiungere i gradi più alti degli studi” (art. 34 Cost.) e rimuovere così “gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana<br />
&#8230;” (art. 3 Cost.). Piuttosto, dichiara il progetto di legge, il fondo è “finalizzato a promuovere l’eccellenza ed il<br />
merito fra gli studenti individuati mediante prove nazionali standard”.</p>
<p>Oltre all&#8217;erogazione dei &#8220;premi&#8221; si incentiva il <strong>credito agli studenti</strong> (che, poiché “eccellenti”, saranno in grado di ripagarlo !). Lo Stato stipulerebbe una convenzione con degli istituti di credito privati, i quali concederebbero prestiti a condizioni particolarmente favorevoli. Anche la prestazione di garanzia da parte dello Stato è previsto che venga retribuita. Lo studente restituirebbe non solo il capitale erogato e gli interessi, ma anche il corrispettivo per la garanzia concessa dallo Stato. <strong>Non saremmo più in presenza di misure di carattere sociale</strong> che, in attuazione degli artt. 3 e 34 Cost., dovrebbero consentire agli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi economici, di raggiungere i gradi più alti degli studi.</p>
<p>Le <strong>forme contrattuali</strong> del lavoro di ricerca e di didattica ed il reclutamento del personale docente, previsti dal progetto, determinano forme di &#8220;<strong>precarietà indefinita e marginalizzazione della ricerca&#8221;</strong>.  Sono infatti previste molte forme contrattuali e una sostanziale conferma di tutte le tipologie &#8220;atipiche&#8221; e &#8220;precarie&#8221;. L’unica innovazione è quella di abolire la figura del ricercatore strutturato, che viene sostituita con quella del ricercatore a tempo determinato, senza che ciò produca alcun vantaggio per le prospettive e le opportunità dei così detti ricercatori precari.  La carenza di risorse, dato di partenza che condiziona strutturalmente qualunque politica di reclutamento, anzi, non potrà che costringere gli atenei a <strong>prediligere forme contrattuali di breve durata</strong>, condizionate al reperimento di appositi fondi e che non rappresentino un aggravio a lungo termine per il bilancio.</p>
<p>Nel documento prodotto dai Riecrcatori precari la valutazione complessiva della proposta non è tuttavia completa. Vengono individuati, infatti, <strong>aspetti non ancora disciplinati</strong> perchè affidati a successivi interventi normativi, che dovranno essere &#8220;adottati o dalle singole università, mediante modifiche dei rispettivi statuti, o dai ministri competenti o dal governo mediante decreti o regolamenti attuativi.&#8221;  Molte  scelte verranno, quindi, compiute in sede di attuazione della delega.&#8221;</p>
<p>Leggi <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/Ricercatori_Precari_DDL_riforma.pdf" target="_blank">il testo completo del documento prodotto dai Ricercatori Precari</a></p>
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		<title>Dalla scuola pubblica alla scuola-azienda</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 03:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[riforma universitaria]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;evolversi degli eventi negli ultimi giorni &#8211; il nuovo disegno di legge &#8220;Gelmini&#8221;, la vicenda dei fondi &#8220;Mussi&#8221; spariti ovvero dei 4200 posti di ricercatore sottratti, le dichiarazioni a mezzo &#8220;lettera agli italiani&#8221; dei ministri Tremonti e Gelmini &#8211; ci chiama in causa tutti in prima persona.&#8221;   Ecco perchè  pubblichiamo il seguente appello inviatoci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;evolversi degli eventi negli ultimi giorni &#8211; il nuovo disegno di legge &#8220;Gelmini&#8221;, la <strong>vicenda dei fondi &#8220;Mussi&#8221; spariti</strong> ovvero dei<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/11/Silenzio-rabbia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8220" title="Silenzio-rabbia" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/11/Silenzio-rabbia-300x214.jpg" alt="Silenzio-rabbia" width="300" height="214" /></a> <strong>4200 posti di ricercatore sottratti</strong>, le dichiarazioni a mezzo &#8220;lettera agli italiani&#8221; dei ministri Tremonti e Gelmini &#8211; ci chiama in causa tutti in prima persona.&#8221;   Ecco perchè  pubblichiamo il <strong>seguente appello</strong> inviatoci dal <strong><a href="http://precariricercact.blogspot.com/" target="_blank">Coordinamento Precari della Ricerca di Catania</a></strong>, preparato e diffuso in vista dell&#8217;<strong>assemblea del 20 novembre</strong> alla Sapienza,:</p>
<p><strong><em>Agli studenti medi e universitari, ai lavoratori della formazione, ai coordinamenti della scuola, ai precari della ricerca &#8230;</em></strong></p>
<p>Nell’agosto del 2008 è stata approvata la <strong>Legge 133 che taglia 8,5 mld in tre anni alla scuola e 1,5 mld in cinque anni all’università.</strong> Con la stessa legge si avvia il processo di privatizzazione dell’istruzione pubblica e si sferra un durissimo colpo nei confronti dei precari della scuola e della ricerca.</p>
<p>Oggi vediamo i primi devastanti effetti prodotti<span id="more-8205"></span> da questi <strong>tagli indiscriminati</strong> e dall’approvazione della legge 169 (maestro unico, ripristino del voto in decimi e del 5 in condotta): quest’anno sono rimasti <strong>senza lavoro circa 50.000 lavoratori della scuola</strong>, con un <strong>peggioramento generalizzato della qualità</strong> del lavoro e dell’istruzione. I licenziamenti hanno infatti prodotto un sovraccarico di lavoro per i docenti rimasti e classi tuttora scoperte; con l’aumento del numero di studenti, inoltre, si genera uno spaventoso <strong>sovraffollamento</strong> delle classi. Tutto questo determina un netto <strong>peggioramento della qualità della didattica</strong> e delle infrastrutture scolastiche, già oggi per lo più non a norma, che produrrà scuole sempre meno sicure ed attrezzate.</p>
<p>Il processo di <strong>smantellamento dell’istruzione pubblica</strong> non passa solo attraverso i tagli. Il Governo sta perseguendo un radicale processo di riforma della scuola e dell’università, orientato alla privatizzazione e alla <strong>subordinazione dell’istruzione alle logiche del mercato</strong>.</p>
<p>Da questo punto di vista le riforme di <strong>scuola e università</strong> hanno evidenti elementi di <strong>analogia</strong> proprio sul punto dell’<strong>aziendalizzazione</strong>: nella scuola la vecchia figura del Preside è oggi sostituita dalla figura del Dirigente Scolastico (che avrà maggiore autorità su un corpo docente sempre più precarizzato e gerarchizzato al suo interno) e, come sta già avvenendo con i regolamenti attuativi che progressivamente applicano le linee contenute nel ddl Aprea, <strong>i Consigli d’Istituto si trasformeranno in Consigli d’Amministrazione</strong> con all’interno la presenza di privati ed aziende.</p>
<p>Il ddl Gelmini sull’università va esattamente nella stessa direzione dirigista: si concedono <strong>moltissimi poteri al Rettore</strong> (votato solo da una parte scelta di docenti ordinari) e al Consiglio d’Amministrazione, ridotto a soli 11 membri di cui almeno il 40% <strong>esterni all’ateneo</strong> e nominati direttamente dal Rettore, mentre <strong>si svuota</strong> completamente delle sue funzioni il <strong>Senato Accademico</strong>. Si regala in questo modo l’università ai privati e Confindustria, i quali così potranno decidere “l’indirizzo strategico” dell’ateneo <strong>senza alcun investimento di capitale privato</strong>.</p>
<p>Le riforme in corso sferrano inoltre un ulteriore e decisivo colpo all’idea di Diritto allo Studio. Nella scuola <strong>aumentano sempre di più i costi a carico delle famiglie</strong>: ne sono un esempio il continuo aumento del costo dei libri di testo e delle spese ordinarie di gestione delle strutture scolastiche. Con il declassamento dell’istruzione professionale e degli istituti tecnici si accentua inoltre il <strong>carattere classista e regionalizzato</strong> dell’accesso alla formazione scolastica.</p>
<p>Sul fronte universitario con il ddl Gelmini, in nome della meritocrazia, scompare il diritto allo studio basato sul reddito delle famiglie e diretto a consentire ai meno abbienti l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione. Viene infatti istituito un “<strong>fondo speciale per il merito</strong>”, che erogherà borse di studio esclusivamente su criteri pseudo-meritocratici e <strong>prestiti d’onore che genereranno laureati già indebitati</strong>, effetto devastante in un sistema caratterizzato da precarietà, disoccupazione, sfruttamento ed emergenza salariale.</p>
<p>Per quanto riguarda la riforma dei meccanismi di reclutamento, anch’essa presente nel ddl Gelmini, viene definitivamente <strong>precarizzata la figura del ricercatore</strong> e resa ancora più incerta, ricattabile e subordinata al baronato la carriera accademica di giovani dottorandi e ricercatori.</p>
<p>Puoi leggere il resto anche sul sito <a href="http://ateneinrivolta.org/" target="_blank">ateneinrivolta.org </a></p>
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		<title>Docenze gratuite</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 03:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Sul sito del Coordinamento dei precari della ricerca dell&#8217;Università di Catania (Non tagliateci le gambe. Salviamo la ricerca)  è  stata pubblicata, in data 23 settembre,  la notizia che  la facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali ha indetto un concorso pubblico per il conferimento a titolo gratuito di 12 insegnamenti.  Una pratica non nuova, ampiamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul sito del <strong>Coordinamento dei precari della ricerca</strong> dell&#8217;Università di Catania (<a href="http://precariricercact.blogspot.com/search?updated-max=2009-09-23T20%3A04%3A00%2B02%3A00&amp;max-results=3" target="_blank">Non tagliateci le gambe. Salviamo la ricerca</a>)  è <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/gratis.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7377" title="gratis" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/gratis-300x291.jpg" alt="gratis" width="300" height="291" /></a> stata pubblicata, in data 23 settembre,  la notizia che  la facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali ha indetto un concorso pubblico per il <strong>conferimento a titolo gratuito di 12 insegnamenti</strong>.  Una pratica non nuova, ampiamente  utilizzata anche in altre facoltà e in altri atenei.</p>
<p>Talora, anche se non sempre, questi insegnamenti sono stati affidati a ricercatori precari. &#8220;La maggior parte di queste docenze – retribuite e non – viene, difatti, affidata a giovani ricercatori in attesa di accedere ai ruoli a tempo indeterminato e l’accettazione di questi incarichi è per loro <strong>condizione ineludibile per mantenere un rapporto di continuità</strong> di lavoro – didattico e di ricerca &#8211; con l’Università. &#8221;</p>
<p>In sostanza l&#8217;Ateneo, <strong>a corto di fondi</strong>, <span id="more-7357"></span>utilizza non solo professori interni, ma anche dei giovani, che lavorano <strong>senza legittima retribuzione</strong> e vengono caricati di una serie di impegni che li <strong>allontanano dalla</strong> loro attività principale, quella della <strong>ricerca</strong>. Ne consegue che:  la ricerca viene sacrificata e impoverita, la didattica non guadagna in qualità perchè  svolta da persone che spesso non l&#8217;hanno scelta e non sempre sono interessate ad acquisire la necessaria professionalità.</p>
<p>I ricercatori precari hanno chiesto al Rettore e ai Presidi di facoltà del nostro Ateneo di &#8220;<strong>sospendere</strong> i concorsi  pubblici per il conferimento di incarichi didattici a titolo gratuito&#8221;, di avviare un &#8220;<strong>dibattito pubblico</strong> sulle future politiche didattiche&#8221; e di aprire un <strong>tavolo di contrattazione</strong> fra le varie componenti della realtà universitaria &#8220;per affrontare la <strong>questione del precariato della ricerca</strong> nel nostro Ateneo&#8221;.  ( Leggi nel nostro archivio il testo<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/Docenze_a_contratto.pdf" target="_blank"> &#8220;La didattica non sarà mai il mio mestiere&#8221;</a>)</p>
<p>Le problematiche di cui sopra potrebbero essere risolte dalla approvazione della <strong>nuova proposta di legge</strong> sull&#8217;Università, che è stata varata dal Consiglio dei ministi e deve passare al vaglio del Parlamento. Pare, infatti, che la figura del docente a titolo gratuito venga <strong>espressamente vietata</strong>. Una buona notizia, dunque? Forse. Insieme a quella che, dopo sei anni di contratti a tempo determinato,  i ricercatori potrebbero divenire, se ben valutati, professori associati. Ma: ci saranno i<strong> soldi</strong> necessari? e  <strong>chi farà le valutazioni</strong>? Questa è solo una delle perplessità avanzate dal professor  <strong>Salvatore Settis</strong> nella sua analisi della proposta Gelmini. Altre preoccupazioni riguardano le trasformazione che il disegno di legge potrebbe subire nel suo iter parlamentare e soprattutto viene evidenziato il <strong>&#8220;nodo degli investimenti&#8221;</strong>.  (Leggi nel nostro archivio <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/Settis_Università_Gelmini.pdf" target="_blank">Università, i rischi della riforma Gelmini</a> di Salvatore Settis)</p>
<p>Fino a quando, infatti, il governo <strong>non investirà</strong> nella scuola, nella università e nella ricerca, non ci sarà per l&#8217;Italia nessuna possibilità di sviluppo. Le dichiarazioni di principio sul merito, sulla qualità, sull&#8217;efficienza  sono e resteranno <strong>solo parole</strong>. Spesso negate dalle stesse direttive impartite, come abbiamo visto nel recente commento da noi pubblicato alla  &#8221;nota&#8221; del ministro Gelmini sui corsi di laurea (<a href="http://www.argo.catania.it/2009/09/24/de-profundis-per-luniversita-pubblica/" target="_blank">De profundis per l&#8217;Università pubblica</a>).</p>
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		<title>Democrazia, la grande &#8230;ricercata</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 03:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Riceviamo, da parte del Coordinamento dei Precari della Ricerca, questo report sulla assemblea tenuta lo scorso 27 Aprile nei locali del Medialab della Facoltà di Lingue. 
&#8220;Il giorno scelto dal Coordinamento Precari della Ricerca per discutere del tema “Università e democrazia” non è stato casuale, così come non lo è stata la scelta degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/iononvotomaricerco.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4371" title="iononvotomaricerco" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/iononvotomaricerco-150x150.jpg" alt="iononvotomaricerco" width="150" height="150" /></a> <strong>Riceviamo</strong>, da parte del Coordinamento dei Precari della Ricerca, questo <strong>report</strong> sulla assemblea tenuta lo scorso 27 Aprile nei locali del Medialab della Facoltà di Lingue. <em></em></p>
<p><em>&#8220;Il giorno scelto dal</em><strong><em> Coordinamento Precari della Ricerca</em></strong><em> per discutere del tema </em><strong><em>“Università e democrazia”</em></strong><em> non è stato casuale, così come non lo è stata la scelta degli intervenuti alla </em><strong><em>tavola rotonda</em></strong><em> coordinata da Letizia Ferlito, mirata a garantire un dibattito tra tutte le componenti dell’università.</em> <em> </em> <strong><em>Nel giorno in cui l’Ateneo catanese è stato chiamato alla scelta della sua massima carica</em></strong><em>, i ricercatori precari</em>,   <span id="more-4369"></span>i<em>stituitisi in un coordinamento a ottobre, hanno deciso di discutere di un tema tanto rilevante con gli studenti del Movimento studentesco, e con i professori Granozzi (Facoltà di Lingue), Priolo (Facoltà di Scienze), Cucinotta (Facoltà di Scienze) e Caserta (Facoltà di Economia).</em> <em> </em> <em>Diversi e ampi sono stati i temi trattati, che hanno risposto alle </em><strong><em>sollecitazioni iniziali poste da due dei membri del Coordinamento</em></strong><em>, Maria Merlini, dottoranda di ricerca della Facoltà di Scienze Politiche e Antonio Las Casas, assegnista di ricerca presso la facoltà di Giurisprudenza. Sempre coerenti, però, i punti cardine intorno a cui questi temi ruotavano, ossia il </em><strong><em>problema della logica del reclutamento</em></strong><em>, reso sempre più complesso dal </em><strong><em>blocco del turn-over imposto dai tagli</em></strong><em> della recente riforma universitaria; gli aspetti legati alla </em><strong><em>valutazione della ricerca</em></strong><em>; l’autonomia e l’</em><strong><em>autogoverno</em></strong><em> degli atenei; il </em><strong><em>rapporto tra la funzione pubblica dell’università e i finanziamenti privati</em></strong><em>, così come quello tra le università e i centri d’eccellenza.</em> <em> </em> <em>Come è stato sottolineato sin dall’inizio, la volontà dei ricercatori precari non è mai stata quella di difendere lo status quo dai tagli imposti dalla nuova gestione, ma quello di </em><strong><em>analizzare le disfunzioni del sistema universitario</em></strong><em>, che vengono semmai solo aggravate dalla riforma, ad esempio con la concorrenza tra gli atenei “virtuosi” e quelli che invece non lo sono, con una </em><strong><em>valutazione di tipo prettamente aziendalistico</em></strong><em>.</em> <em> </em> <em>Il tema di </em><strong><em>cosa debba intendersi effettivamente per democrazia</em></strong><em> è stato al centro dell’intervento del prof. Luciano Granozzi: la democrazia, infatti, non è garantita dall’esistenza di un momento elettorale, ma dal dibattito pubblico che lo precede, la cui qualità, in questo caso, è stata troppo spesso scadente. Infatti, non si sono affrontati temi cruciali per l’Ateneo, come la qualità dell’offerta didattica, specie per quel che riguarda le </em><strong><em>lauree di secondo livello, oggi sacrificate</em></strong><em>; o la natura dei Dipartimenti, all’interno dei quali i ricercatori precari potrebbero efficacemente avere una presenza istituzionale; o ancora, il reale </em><strong><em>censimento del fabbisogno dell’Ateneo</em></strong><em>, che dovrebbe partire da riflessioni sulla natura, e l’età, del corpo docente, e su una programmazione del suo rinnovamento.</em> <em> </em> <em>Sulla democrazia del sistema universitario si è ampiamente soffermato anche il prof. Cucinotta, rilevando come sia essenziale </em><strong><em>mettere in crisi il modello dell’autogoverno</em></strong><em> per poter avere un reale dibattito all’interno dell’Ateneo. La struttura attuale dell’università, invece, soffoca il dibattito, non porta a confrontarsi pubblicamente, anche perché spesso si ha coscienza di una </em><strong><em>mancanza di trasparenza</em></strong><em>.</em> <em> </em> <em>Il tema della Ricerca, poi, è stato al centro dell’intervento del prof. Francesco Priolo: una ricerca per la quale oggi </em><strong><em>in Italia sono stanziati troppi pochi fondi</em></strong><em>, ma la cui funzione e importanza all’interno dell’università vanno anche ripensate, se è vero che essa troppo spesso è vista come un ingrediente essenziale per i passaggi di carriera, salvo poi poter essere considerata alla stregua di una passione privata, quasi un “hobby”, dai professori all’apice della professione. Proprio sulla ricerca, invece, dovrebbe essere basato il </em><strong><em>sistema della valutazione</em></strong><em>, facendo dipendere direttamente da una maggiore produttività in quel campo l’entità delle risorse stanziate per i diversi Atenei.</em> <em> </em> <em>Spunti molto interessanti per la discussione sono poi provenuti dall’intervento del prof. Maurizio Caserta, docente di economia politica presso la facoltà di economia di Catania. Il prof. Caserta, infatti, sottolineando la centralità della </em><strong><em>funzione pubblica dell’università</em></strong><em> ha, in maniera problematica, rilevato come, di per sé, l’assolvimento di tale funzione </em><strong><em>non sia necessariamente in contraddizione con forme di finanziamento privato</em></strong><em>.</em> <em> </em> <em>Agli interventi dei relatori è poi seguito un dibattito al quale hanno preso parte anche i rappresentanti del </em><strong><em>movimento studentesco.</em></strong><em> Il dibattito si è rivelato un primo importante </em><strong><em>momento di confronto e discussione</em></strong><strong><em> </em></strong><em>fra le varie componenti dell’università (precari della ricerca, docenti strutturati e studenti) e ha gettato, negli intenti dichiarati dai partecipanti, le </em><strong><em>basi per l’avvio di un progetto di rinnovamento comune e condiviso.&#8221;</em></strong></p>
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		<title>Commissione precari università, tempo scaduto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 09:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagrazia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[commissione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Coordinamento dei precari della ricerca abbandona la Commissione sul precariato, voluta dal Rettore e presieduta dal Prof. Bonomo, per manifesta inutilità della stessa.
Infatti, dalla sua istituzione sino ad oggi si è svolta una sola riunione, che ha elaborato un&#8217;unica proposta: una scheda per operare un censimento dei precari. Obiettivo per il quale sarebbe stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Coordinamento dei precari della ricerca abbandona la Commissione sul precariato</strong>, voluta dal Rettore e presieduta dal Prof. Bonomo,<strong> per manifesta inutilità della stessa.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/ricercatori_precari2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1818" title="ricercatori_precari2" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/ricercatori_precari2-300x200.jpg" alt="ricercatori_precari2" width="300" height="200" /></a></strong><br />
Infatti, dalla sua istituzione sino ad oggi si è svolta una sola riunione, che ha elaborato un&#8217;unica proposta: una scheda per operare un censimento dei precari. Obiettivo per il quale sarebbe stato sufficiente, secondo il Coordinamento, mettere al lavoro un qualsiasi impiegato dell&#8217;area amministartiva. La scheda, inoltre, era strutturata in modo poco scientifico e non sarebbe stata in grado di rilevare la complessità del fenomeno. Alle contestazioni dei ricercatori, e alla loro proposta di riformulare, quantomeno, le domande, non è stata data alcuna risposta, nè sono stati programmati ulteriori incontri.<br />
Obbigata, quindi, per il Coordinamento la scelta di <strong>non avallare</strong> il lavoro di una commissione che, evidentemente, <strong>non ha intenzione di fare veramente luce</strong> né sui numeri del fenomeno, né tantomeno sulle sue reali cause e/o possibili soluzioni, e che non ha interesse a instaurare un vero dialogo con tutte le parti coinvolte nella vita universitaria.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/redazione-argo-32x38.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1712" title="redazione-argo-32x38" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/redazione-argo-32x38.jpg" alt="redazione-argo-32x38" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>S.O.S. ricerca in mare, un&#8217;Onda che non si arresta</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 04:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagrazia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[protesta studentesca]]></category>
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		<description><![CDATA[A lanciare il grido di &#8220;Soccorso occorre subito&#8221; sono i precari della Ricerca dell&#8217;Università e dei Centri di ricerca di Catania, Catanzaro, Cosenza, Messina, Palermo e Reggio Calabria.
Per dare più forza alla loro protesta hanno indetto per il 31 gennaio del 2009 un&#8217;assemblea molto particolare, sul traghetto Messina-Villa San Giovanni, la prima &#8220;Assemblea sull&#8217;Onda dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1291" title="onda3-copy" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/onda3-copy-150x150.jpg" alt="onda3-copy" width="150" height="150" />A lanciare il grido di<strong> &#8220;Soccorso occorre subito&#8221;</strong> sono i precari della Ricerca dell&#8217;Università e dei Centri di ricerca di Catania, Catanzaro, Cosenza, Messina, Palermo e Reggio Calabria.<br />
Per dare più forza alla loro protesta hanno indetto per il <strong>31 gennaio del 2009</strong> un&#8217;assemblea molto particolare, <strong>sul traghetto Messina-Villa San Giovanni</strong>, la prima &#8220;<strong>Assemblea sull&#8217;Onda dei precari della Ricerca</strong>&#8220;.<br />
Appuntamento alle 12 a Messina , all&#8217;imbarcadero della Stazione marittima, per l&#8217;imbarco e l&#8217; assemblea pubblica, prevista per le ore 13.  Alle 15,30 a Messina, nella sala Guernica di corso Garibaldi, l&#8217;assemblea dei precari della ricerca.</p>
<p>Diamo spazio alle loro considerazioni:</p>
<blockquote><p><strong>la ricerca “affonda”</strong> e lo fa ancora più rapidamente nelle regioni del Mezzogiorno, attanagliate da una crisi cronica che rende le prospettive di crescita economica e culturale sempre più incerte. In continuità con le attività precedenti e per contestare ancora una volta quei provvedimenti che sviliscono il sistema universitario invece di valorizzarlo, <span id="more-1290"></span>i coordinamenti dei precari della ricerca della Calabria e della Sicilia hanno organizzato per Sabato 31 Gennaio  <strong>un&#8217;assemblea itinerante</strong> sul traghetto Messina – Villa S. G..</p>
<p>Si discuterà di riconoscimento della condizione di lavoratori della ricerca, di <strong>diritti</strong> e di <strong>opportunità</strong>, di <strong>rinnovamento e di difesa dell’università pubblica</strong>, di <strong>autonomia e qualità della ricerca</strong>.</p></blockquote>
<blockquote><p><strong>“SOS ricerca in mare”</strong> è un progetto importante perchè è <strong>nato dentro la rete</strong>, <strong>on line</strong>, perché deriva direttamente dal contatto in tempo reale con altri ricercatori precari, perché <strong>ha un carattere volutamente simbolico – il richiamo al naufragio e al salvataggio – e un profilo comunque propositivo</strong> in quanto contenitore di dibattito. E’ un progetto importante poi perché, seppure con sue specifiche rivendicazioni, guardando direttamente al rifiuto della “politica dei tagli” e avanzando pretese di protagonismo sui piani per il futuro è figlio del ‘movimento’: l’Onda.</p>
<p>Per leggere tutto il documento  <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/coordinamento_precari_ricerca.pdf">coordinamento_precari_ricerca</a></p></blockquote>
<p>E&#8217; possibile consultare anche il sito<a href="http://precariricercact.blogspot.com/" target="_blank"> http://precariricercact.blogspot.com/</a></p>
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		<title>Istituita la Commissione sui precari della ricerca</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 23:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagrazia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[ricercatori precari]]></category>

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		<description><![CDATA[I ricercatori precari hanno espresso la propria soddisfazione per l&#8217;istituzione, da parte del Senato Accademico, di una commissione che valuti la fattibilità delle proposte avanzate dal Coordinamento dei precari catanesi nel documento Salviamo la ricerca.  La Commissione avvierà anche un censimento delle figure precarie presenti nell&#8217;Ateneo.
Ulteriori informazioni sono reperibili sul bollettino d&#8217;Ateneo
http://www.bda.unict.it/Pagina/It/Notizie_1/0/2008/12/16/2378_.aspx
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I ricercatori precari hanno espresso la propria soddisfazione per l&#8217;istituzione, da parte del Senato Accademico, di una commissione che valuti la fattibilità delle proposte avanzate dal Coordinamento dei precari catanesi nel documento <a href="http://www.bda.unict.it/Public/Uploads/article/Salviamo%20la%20ricerca.pdf" target="_blank">Salviamo la ricerca</a>.  La Commissione avvierà anche un censimento delle figure precarie presenti nell&#8217;Ateneo.</p>
<p>Ulteriori informazioni sono reperibili sul bollettino d&#8217;Ateneo</p>
<p><a href="http://www.bda.unict.it/Pagina/It/Notizie_1/0/2008/12/16/2378_.aspx" target="_blank">http://www.bda.unict.it/Pagina/It/Notizie_1/0/2008/12/16/2378_.aspx</a></p>
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