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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; stranieri immigrati</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Linea 77,  A noi</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 03:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ci chiamiamo Linea 77 come l&#8217;autobus che prendevamo per andare in saletta a provare quando nessuno di noi aveva ancora la patente. Fortunatamente, come quell&#8217;autobus, crediamo di arrivare, ci fermiamo al capolinea per qualche minuto e poi riprendiamo la corsa.&#8221; Linea 77 via chat in Rock.it
Il gruppo è torinese, ma l&#8217;argomento di uno dei brani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/linea_77.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12671" title="linea_77" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/linea_77.jpg" alt="linea_77" width="240" height="160" /></a>&#8220;Ci chiamiamo <strong>Linea 77</strong> come l&#8217;autobus che prendevamo per andare in saletta a provare quando nessuno di noi aveva ancora la patente. Fortunatamente, come quell&#8217;autobus, crediamo di arrivare, ci fermiamo al capolinea per qualche minuto e poi <strong>riprendiamo la corsa</strong>.&#8221; <em>Linea 77 via chat </em>in <a href="http://www.rockit.it/intervista/929/linea-77-telefonica" target="_blank">Rock.it</a></p>
<p>Il gruppo è torinese, ma l&#8217;argomento di uno dei brani dell&#8217;ultimo album <span id="more-12654"></span>è molto vicino a noi,  al mare, a quel mare che i <strong>migranti</strong> attraversano e in cui molti hanno perso la vita. L&#8217;album è &#8220;Dieci&#8221;, perchè celebrano i dieci anni della loro carriera musicale. Il titolo del brano è <strong>A noi</strong>.</p>
<p>Così spiegano il senso della canzone Emi e Nitto, due membri della band, &#8220;È una canzone sulla libertà di vivere anche se si rivela come un inganno a cui natura e dio sono indifferenti e forse è giusto così. Quando, <strong>abbandonata la tua terra, il mare non te ne offrirà un&#8217;altra</strong>. Il brano è liberamente ispirato a &#8220;<strong>Bilal</strong>&#8220;, cronaca/romanzo/inchiesta sul fenomeno dell&#8217;immigrazione clandestina scritto da <strong>Fabrizio Gatti</strong>.&#8221; (<a href="http://xl.repubblica.it/dettaglio/80008" target="_blank">Repubblica XL</a>)</p>
<p>Con un nome falso, un tubetto di colla per nascondere le impronte digitali, un borsone nero, un paio di vecchie ciabatte e tre scatolette di sardine, Fabrizio <strong>Gatti si è trasformato in Bilal</strong> e ha potuto così raccontare &#8220;il dramma sconvolgente di chi si mette <strong>in marcia dal Sud</strong> del mondo per conquistare una vita migliore al di là del Mediterraneo. Ha attraversato il Sahara sugli stessi camion che trasportano clandestini. Ha incontrato affiliati di Al Qaeda e scafisti senza scrupoli. Ha superato indenne le frontiere. Si è infiltrato nelle organizzazioni criminali africane e nelle aziende europee che sfruttano la nuova tratta degli schiavi. Si è fatto arrestare come immigrato clandestino vivendo sulla propria pelle l’osceno <strong>trattamento riservato agli immigrati</strong> nei centri di permanenza temporanea. Ha scoperto i nomi, le alleanze e le complicità di alcuni governi che non fanno nulla contro il traffico di schiavi, anzi, ci guadagnano.&#8221; (<a href="http://rcslibri.corriere.it/rizzoli/_minisiti/gatti/libro.htm" target="_blank">rcs libri</a>)</p>
<p>Questo accadeva nel 1995. Adesso con i respingimenti, abbiamo risolto il problema. <strong>Rimandiamo i migranti in Libia</strong>, a morire nel deserto o a subire trattamenti disumani in un paese che non ha accettato la convenzione di Ginevra. Così noi non vediamo quello che succede e ci sentiamo a posto&#8230; E pazienza se tra i respinti ci sono persone bisognose di protezione internazionale (nel 2008 il 75% di coloro che sono giunti in Italia via mare ha fatto <strong>richiesta di asilo</strong>, come dichiara l&#8217;Alto Commissariato ).</p>
<p>Leggi su <strong>Melting Pot</strong> <a href="http://www.meltingpot.org/articolo14492.html" target="_blank">Respingimenti in Libia &#8211; Oltre 500 e tutti illegali</a>, a cura dell’ Avv. Alessandra Ballerini</p>
<p>Il <strong>testo </strong>della canzone</p>
<p><strong>A noi</strong></p>
<p>Evviva la vita amor mio<br />
Per tutto quello che abbiamo passato<br />
Amare il canto delle nostre favole<br />
E il nostro dirci uomini.</p>
<p>A NOI<br />
Lasciate l’immaginazione<br />
A NOI<br />
l’ assedio che divora il cuore<br />
A NOI<br />
Infondo eri tu che lo volevi<br />
A NOI<br />
Sangue d’ amore e colpa<br />
A NOI, A NOI, A NOI<br />
Tutta la vita a noi</p>
<p>Sei crudele ottimismo<br />
Sei vana autocommiserazione<br />
Non serve pietà<br />
Vai a fottere</p>
<p>A NOI, A NOI, A NOI<br />
Tutta la vita a noi</p>
<p>Fu solo<br />
La luna che<br />
Ci salutò<br />
In mezzo al mare</p>
<p>A NOI<br />
Affogo il capitano e la sua nave<br />
A NOI<br />
Il ghigno dell’eternità<br />
A NOI<br />
Forse neanche dio ti ci vedeva<br />
A NOI<br />
Sangue d’amore e colpa</p>
<p>Sei crudele ottimismo<br />
Sei vana autocommiserazione<br />
Non serve pietà<br />
Vai a fottere</p>
<p>A NOI, A NOI, A NOI<br />
Tutta la vita a noi</p>
<p>Fu solo<br />
La luna che<br />
Ci salutò<br />
In mezzo al mare<br />
Baciando<br />
Le nostre lacrime<br />
Ci guardò andare al fondo</p>
<p>E quando la notte scese<br />
Soltanto la luna illuminò il cammino<br />
Battendo i nostri cuori affamati<br />
Come tasti di un pianoforte</p>
<p>Ma tutto porta a se<br />
In fondo a se il mare<br />
Che sordo ci ubriaca e non ci fa più vivere<br />
Ma tutto porta a se<br />
In fondo a se il mare<br />
Che sordo ci ubriaca e non ci fa più vivere</p>
<p>Fu solo<br />
La luna che<br />
Ci salutò<br />
In mezzo al mare<br />
Baciando<br />
Le nostre lacrime<br />
Ci guardò andare al fondo.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="457" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/httpRyyaKbo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="457" src="http://www.youtube.com/v/httpRyyaKbo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Spiati a scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 08:06:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[Ministero dell'Interno]]></category>
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Alle scuole della provincia è arrivata infatti, il 23 novembre, una cirolare dell&#8217;USP (Ufficio Scolastico Provinciale, il Provveditorato di una volta) in cui si chiedeva di fornire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno cominciato a praticarlo in alcune province e <strong>Catania</strong> è stata tra le più solerti.<strong> Schedare gli studenti stranieri</strong> potrebbe divenire il banco<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/haparteid-stranieri.png"><img class="alignright size-medium wp-image-10288" title="schedatura-stranieri" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/haparteid-stranieri-222x300.png" alt="schedatura-stranieri" width="222" height="300" /></a> di prova dell&#8217;ossequio agli &#8220;orientamenti&#8221; nazionali.</p>
<p>Alle scuole della provincia è arrivata infatti, il 23 novembre, una <strong>cirolare dell&#8217;USP</strong> (Ufficio Scolastico Provinciale, il Provveditorato di una volta) in cui si chiedeva di fornire i dati relativi agli studenti stranieri. Scopo dichiarato: attuare interventi di integrazione all&#8217;interno di un bando FEI (Fondo Europeo per l&#8217;Integrazione) del <strong>Ministero dell&#8217;Interno</strong>.</p>
<p>Primo elemento di perplessità: come mai i dati richiesti erano non di tipo quantitativo, ma <strong>dati &#8220;sensibili&#8221;</strong> che permettono di conoscere informazioni personali normalmente protette dalla privacy? E poi: perchè questo <span id="more-10281"></span>coinvolgimento del ministero dell&#8217;Interno laddove gli aspetti formativi dell&#8217;integrazione dovrebbero riguardare piuttosto il ministero dell&#8217;Istruzione?</p>
<p>Queste e tante altre le <strong>domande che rimangono aperte</strong> e preoccupano, stando a quello che ha scritto  <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Schedatura_Stranieri_Unità_Perna.pdf" target="_blank">Massiliano Perna sull&#8217;Unità di ieri (&#8220;Dimmi chi sei e da dove vieni&#8221;)</a></p>
<p>Cosa accadrà se verrà rilevata la presenza di alunni <strong>irregolari</strong>? Quale pericolo per la sicurezza si pensa che possano rappresentare gli alunni immigrati che frequentano le nostre scuole?</p>
<p>La <strong>Flc-Cgil</strong> ha inviato una nota all&#8217;USP chiedendo di fermare l&#8217;iniziativa &#8220;attuata in violazione dei diritti individuali delle persone&#8221;. Forse che gli stranieri non rientrano tra coloro per cui nel 1948 fu firmata la dichiarazione universale dei diritti umani?</p>
<p>Viva preoccupazione è espressa dalla <strong>comunità romena</strong> in Italia a proposito di una <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Schedatura_alunni_romeni_Novara.pdf" target="_blank">analoga iniziativa presa dal&#8217;USP di Novara</a> e, a quanto pare, prevalentemente rivolta all&#8217;individuazione di romeni e nomadi.</p>
<p>Dopo la circolare ministeriale dell&#8217;8 gennaio con cui il ministro Gelmini fissava un tetto del 30% agli studenti stranieri presenti nelle classi, gli interventi di schedatura (<em>pardon</em> monitoraggio) hanno  ottenuto una nuova giustificazione. Lo possiamo vedere dalla <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Schedatura_scuola_stranieri_Veneto.pdf" target="_blank">circolare dell&#8217;USP del Veneto </a> che chiede una rilevazione attenta e continuativa per meglio distribuire le &#8220;risorse&#8221; (?) e per attivare non meglio precisati &#8220;percorsi progettuali&#8221;.</p>
<p>Ancora più preoccupante la contemporanea <a href="http://www.tuttiinpiazza.it/articoli/caserta_e_provincia/la__schedatura__degli_alunni_stranieri/la__schedatura__degli_alunni_stranieri.asp" target="_blank">circolare diramata a Caserta</a> in cui si chiede di &#8220;fornire informazioni alla prefettura di Caserta che ha richiesto con urgenza i dati sulla presenza degli alunni stranieri nelle scuole della provincia e sulla dispersione scolastica&#8221;.  Da quando le <strong>Prefetture</strong> si interessano di dispersione scolastica, di difficoltà di apprendimento e di integrazione nell&#8217;ambiente scolastico?</p>
<p>Visto che la schedatura degli stranieri non è (ancora) -a quanto pare- una normativa vincolante, ci poniamo un&#8217;ultima domanda: siamo diventati più realisti del re?</p>
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		<title>Se regolarizzare vuol dire denunciare</title>
		<link>http://www.argo.catania.it/2009/09/26/se-regolarizzare-vuol-dire-denunciare/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 03:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Clandestini]]></category>
		<category><![CDATA[colf. badanti]]></category>
		<category><![CDATA[regolarizzazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Una riflessione sulle contradizioni e sulle assurdità contenute nella legge che permette la regolarizzazione di colf e badanti ci viene da una testimonianza personale pubblicata sul sito di Libertà e Giustizia del 9 settembre scorso, a firma di Patrizia Rettori.
Ecco il testo
Questa è una storia personale, ma può essere utile a chi si stia cimentando, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una riflessione sulle <strong>contradizioni</strong> e sulle <strong>assurdità</strong> contenute nella legge che permette la <strong>regolarizzazione di colf e badanti</strong> ci viene da una <strong>testimonianza personale</strong> pubblicata sul <a href="http://www.libertaegiustizia.it/" target="_blank">sito di Libertà e Giustizia</a> del 9 settembre scorso, a firma di Patrizia<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/badanti_regolarizzazione.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6683" title="badanti_regolarizzazione" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/badanti_regolarizzazione.jpg" alt="badanti_regolarizzazione" width="260" height="192" /></a> Rettori.</p>
<p>Ecco il testo</p>
<p>Questa è una storia personale, ma può essere utile a chi si stia cimentando, in questo settembre, con la corsa a ostacoli rappresentata dalla regolarizzazione delle badanti. Come in molte famiglie italiane, anche nella mia c&#8217;è una ragazza, ucraina e dunque <strong>extracomunitaria</strong>, che si occupa di due anziane sorelle con pazienza e competenza da ormai tre anni e che finora non si è riusciti, malgrado gli sforzi profusi, a legalizzare. Accogliamo dunque con entusiasmo la sanatoria in corso e ci tuffiamo ignari nel percorso escogitato dal ministero. Tralascio le <strong>difficoltà iniziali</strong> (il programma <span id="more-6301"></span>scaricato dal sito del ministero dell&#8217;Interno che tramortisce il computer di casa, le agenzie che chiedono cifre da 600 euro in su per sgravarci dalle resse bibliche che affollano gli uffici competenti) e parto dal <strong>patronato Cgil</strong> che, con cortesia ed efficienza, ci accoglie per risolvere il problema.<br />
La procedura scattava il primo settembre, ma i patronati sono riusciti ad avere istruzioni certe solo qualche giorno dopo, così sono stati costretti a partire in ritardo. Comunque fanno del loro meglio per far fronte alle necessità di tutti, in un&#8217;anticamera gremita di un&#8217;umanità varia, compresi anziani e pazienti in carrozzella. Tocca noi, e siamo felici di constatare che le carte richieste sono in ordine e che il modulo elettronico possa essere compilato senza difficoltà. <strong>Entro 72 ore</strong>, secondo le disposizioni del ministero, <strong>riceveremo</strong> in via telematica <strong>la ricevuta</strong> che consentirà alla nostra badante di uscire di casa senza patemi. La nostra salvatrice, una bionda e gentile signora, ci comunica che però abbiamo un ultimo compito da svolgere: <strong>consegnare entro 48 ore</strong> al commissariato di zona il &#8220;modulo di <strong>cessione fabbricato</strong>&#8220;, quello che certifica come la badante in questione conviva con la sue assistite in quel preciso appartamento.<br />
Sereni e sollevati, compiliamo il modulo e andiamo subito al <strong>commissariato</strong> per liberarci anche di quest&#8217;ultima incombenza. E invece ecco la sorpresa. Il poliziotto legge e replica: &#8220;Qui ci vuole copia del passaporto e del permesso di soggiorno&#8221;. Noi replichiamo indulgenti: &#8220;No, guardi che stiamo facendo la regolarizzazione&#8230;&#8221;. Lui sbarra gli occhi: &#8220;Ma allora è clandestina!&#8221;. Ci allarmiamo: &#8220;Stiamo seguendo la procedura per la sanatoria. Lei saprà&#8230;&#8221;. Ci interrompe: &#8220;Io non dovrei neppure ascoltarle queste cose.  Sono un poliziotto e dovrei andare a questo indirizzo per <strong>prelevare questa ragazza e portarla a Ponte Galeria</strong>&#8220;. Nominare Ponte Galeria, e cioè il <strong>Centro di Identificazione ed Espulsione,</strong> a Roma è come nominare l&#8217;anticamera dell&#8217;inferno. Ormai siamo sulle spine. Lui intima: &#8220;Andiamo all&#8217;ufficio stranieri!&#8221;. Poi ci guarda e si ammansisce: &#8220;Va bene, facciamo così. Voi andate e tornate quando avrete la <strong>ricevuta della domanda di regolarizzazione</strong>&#8220;. Ma quella <strong>arriverà tra tre giorni</strong>, e cioè uno dopo la scadenza delle quarantotto ore che la legge impone per la cessione fabbricato. Il poliziotto non sente ragioni, ci rimette in mano il foglio e ci invita tacitamente a non abusare della sua comprensione.<br />
Ce ne andiamo sconcertati e segnaliamo il problema al patronato Cgil. Il quale appura, dopo un rapido giro di telefonate, che la stessa cosa sta accadendo in molti commissariati italiani. L&#8217;unica spiegazione possibile è che il <strong>ministero si sia dimenticato di fornire istruzioni adeguate ai commissariati</strong>. E l&#8217;unica soluzione possibile è una <strong>furberia</strong>: non andare di persona, ma spedire il modulo per<strong> raccomandata con ricevuta di ritorno</strong>. Così la scadenza delle 48 ore sarà rispettata, perché vale il timbro di partenza, ma la raccomandata arriverà a destinazione quando il ministero ci avrà fatto avere la famosa ricevuta che vale come un permesso provvisorio di soggiorno.<br />
Ora speriamo che il ministero rispetti i tempi. Oppure che dia ai commissariati le istruzioni mancanti. E&#8217; chiedere troppo?</p>
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		<title>Conseguenze di un rimpatrio forzato</title>
		<link>http://www.argo.catania.it/2009/08/18/conseguenze-di-un-rimpatrio-forzato/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 22:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[asilo politico]]></category>
		<category><![CDATA[Convenzione contro la tortura]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Europea]]></category>
		<category><![CDATA[espulsioni]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Simonetta Cormaci, vice-responsabile del gruppo catanese Italia72 di Amnesty International, riceviamo la segnalazione di un caso che ha una significato emblematico.
Ecco come viene presentato sul sito nazionale di Amnesty
Tunisia: Ali Ben Sassi Toumi a rischio di tortura dopo l&#8217;espulsione dall&#8217;Italia 
Ali Ben Sassi Toumi, cittadino tunisino di 44 anni, è stato arrestato all&#8217;aeroporto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Simonetta Cormaci, vice-responsabile del gruppo catanese <strong>Italia72</strong> di Amnesty International, riceviamo la <strong>segnalazione di un caso</strong> che ha una significato emblematico.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/respingimenti.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-5786" title="respingimenti" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/respingimenti-300x225.jpg" alt="respingimenti" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Ecco come viene presentato sul sito nazionale di Amnesty</p>
<p><a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2442" target="_blank">Tunisia: Ali Ben Sassi Toumi a rischio di tortura dopo l&#8217;espulsione dall&#8217;Italia </a></p>
<p>Ali Ben Sassi Toumi, <strong>cittadino tunisino</strong> di 44 anni, è stato arrestato all&#8217;aeroporto di Tunisi, dopo il<strong> rimpatrio forzato</strong> effettuato dall&#8217;Italia il 2 agosto 2009. Ha inviato un SMS a sua moglie in Italia per dirle che era arrivato, ma non ha mai incontrato l&#8217;amico che lo stava aspettando all&#8217;aeroporto, e la sua famiglia <span id="more-5746"></span>non lo ha più sentito da quel momento. Si crede sia trattenuto presso il <strong>Dipartimento di sicurezza di stato</strong> (Dss) del ministero degli Interni a Tunisi, dove i detenuti incommunicado sono <strong>a rischio di tortura e di maltrattamenti</strong>.</p>
<p>Le autorità tunisine <strong>non hanno informato nessun familiare</strong> sulle ragioni e sul luogo di detenzione di Ali Ben Sassi Toumi, come previsto dalla legge tunisina, e nonostante le richieste del suo avvocato.</p>
<p>Ali Ben Sassi Toumi era stato rilasciato dal carcere di Benevento, in Italia, il 18 maggio 2009, dopo aver scontato quattro anni di detenzione per la condanna di <strong>appartenenza</strong> ad una cellula terroristica in Italia e per le attività di reclutamento di combattenti in Iraq. Ali Ben Sassi Toumi aveva fatto <strong>richiesta per ottenere asilo in Italia</strong>, vedendosela rigettare perché riconosciuto colpevole di aver commesso un &#8220;reato grave&#8221;. Dopo il rilascio dal carcere, è stato trattenuto presso il Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone.</p>
<p>Ali Ben Sassi Toumi è stato rinviato in Tunisia nonostante la <strong>Corte europea dei diritti umani</strong> avesse richiesto tre volte alle autorità italiane di <strong>sospendere l&#8217;espulsione</strong>, ritenendolo a rischio di tortura e maltrattamenti in Tunisia.</p>
<p>Ulteriori informazioni</p>
<p>Negli ultimi anni, Amnesty International ha ricevuto numerose <strong>denunce di casi di tortura</strong> e altri maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza tunisine. In quasi tutti i casi, le denunce di tortura non vengono sottoposte a indagine né i responsabili vengono assicurati alla giustizia. Le persone sono più a rischio di subire tortura quando si trovano in <strong>detenzione incommunicado</strong>. I metodi più comuni di tortura sono le bastonate sul corpo, in particolar modo sulle piante dei piedi; la sospensione per le caviglie o in posizioni scomode; elettroshock e bruciature da sigarette.</p>
<p>In quanto stato parte della <strong>Convenzione contro la tortura</strong> e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti, la Tunisia ha l&#8217;obbligo di prevenire la tortura e di provvedere &#8220;affinché le autorità competenti procedano immediatamente ad un&#8217;<strong>inchiesta</strong> imparziale ogniqualvolta vi siano ragionevoli motivi di credere che un atto di tortura sia stato commesso in un territorio sotto la sua giurisdizione&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Italia ha già altre volte <strong>disatteso le decisioni della Corte Europea </strong>dei diritti umani relativamente alla sospensione di provvedimenti di espulsione verso la Tunisia di persone a rischio di tortura e trattamenti inumani o degradanti. In particolare nel 2008, rispettivamente a giugno e a dicembre, il Governo italiano ha espulso in Tunisia <strong>Sami Essid Ben Khemais e Mourad Trebelsi,</strong> per i quali la Corte aveva richiesto la sospensione dell&#8217;espulsione in attesa della definizione del ricorso, ai sensi dell&#8217;art.39 del proprio Regolamento. A febbraio 2009 la Corte ha stabilito che l&#8217;Italia, rimpatriando Ben Khemais, <strong>ha violato l&#8217;art. 3 della Convenzione</strong> europea dei diritti umani, che vieta la tortura e i trattamenti inumani e degradanti.</p>
<p>Sul problema dei <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/amnesty_rimpatri_forzati.pdf">rimpatri forzati</a>, leggi la presa di posizione di Amnesty.</p>
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		<title>Sfruttamento nelle campagne siciliane&#8230; e non solo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 22:18:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La giornata sulla immigrazione ci dà lo spunto per riflettere sullo sfruttamento della manodopera straniera.
Dal sito Terrelibere due articoli su Rosarno, uno dei tanti paesi agricoli del Meridione: uno di Antonello Mangano (La specificità del caso Rosarno. Oltre lo sfruttamento il razzismo mafioso), l&#8217;altro di Anna Foti, Lavoro servile e diritti umani nel Sud Italia. Rosarno, terra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/rosarno372.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1053" title="rosarno372" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/rosarno372-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a>La giornata sulla immigrazione ci dà lo spunto per riflettere sullo sfruttamento della manodopera straniera.</p>
<p>Dal sito <a href="http://www.terrelibere.it/terrediconfine/" target="_blank">Terrelibere</a> due articoli su Rosarno, uno dei tanti paesi agricoli del Meridione: uno di Antonello Mangano (<a href="http://www.terrelibere.org/terrediconfine/rosarno-oltre-lo-sfruttamento-il-razzismo-mafioso" target="_blank">La specificità del caso Rosarno. Oltre lo sfruttamento il razzismo mafioso</a>), l&#8217;altro di Anna Foti, <a href="http://www.terrelibere.org/terrediconfine/rosarno-terra-di-confine" target="_blank">Lavoro servile e diritti umani nel Sud Italia. Rosarno, terra di confine</a>, raccontano di immigrati sfruttati e vittime di sconcertanti episodi di violenza gratuita, fin dal 1992.</p>
<p>Sempre nello stesso sito, un rapporto di medici senza frontiere (MSF italia. &#8220;<a href="http://www.terrelibere.org/una-stagione-allinferno" target="_blank">Una stagione all`inferno</a>&#8220;) analizza le condizioni degli stranieri impiegati come lavoratori stagionali nelle campagne del Sud Italia. I dati raccolti nel corso dell’indagine evidenziano condizioni di vita, salute e lavoro drammatiche, indegne per un paese dell’Unione Europea.</p>
<p>Ed in Sicilia? La situazione non sembra diversa.<span id="more-1047"></span> Un articolo di Rosa Maria Di Natale, <a href="http://www.terrelibere.org/video/malarazza" target="_self">I nuovi caporali nelle campagne siciliane. Malarazza</a>, sempre tratto da Terrelibere, ci racconta del nuovo caporalato siciliano, con il volto della cooperativa agricola, che fornisce manodopera agli imprenditori. &#8220;I braccianti vengono coinvolti in un meccanismo di vera e propria &#8220;transumanza&#8221; (cioè trasportati ogni giorno in pessime condizioni di sicurezza in giro per la Sicilia, per centinaia e centinaia di chilometri) di lavoro nero e malretribuito, di cooptazione casuale e, qualche volta, al limite del ricatto, di buste paga fasulle o mai corrispondenti al compenso effettivamente percepito&#8221;.</p>
<p>Vorremmo aprire una finestra su questa realtà, nell&#8217;assoluto silenzio della informazione locale, senza aspettare il fatto eclatante.</p>
<p>Leggi nel nostro archivio: gli articoli di Antonello Mangano (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_090107_rosarno.txt">ter_090107_rosarno</a>), di Anna Foti (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_090108_rosarno.txt">ter_090108_rosarno</a>), di Rosa Maria Di Natale (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_080103_malarazza.txt">ter_080103_malarazza</a>) e di Medici senza frontiere (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/msf_080208_inferno.txt">msf_080208_inferno</a>; stagione_inferno).</p>
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		<title>Piazza Lanza: un carcere sovraffollato dove manca anche il sapone</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 13:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagrazia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Tratto da: L&#8217;isola Possibile n.59, Gennaio 2009, Renato Camarda: Maglia nera per il carcere di Piazza Lanza a Catania
Intervista a Elvira Iovino, assistente volontaria che da 5 anni lavora nelle carceri catanesi per conto del Centro Astalli. Emerge che il problema della fatiscenza del carcere di Piazza Lanza è secondario rispetto a quello del sovraffollamento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><strong></strong><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-907" title="carcere" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/carcere-150x150.jpg" alt="carcere" width="150" height="150" />Tratto da</strong>: L&#8217;isola Possibile n.59, Gennaio 2009, Renato Camarda:<em> Maglia nera per il carcere di Piazza Lanza a Catania</em></p>
<p>Intervista a Elvira Iovino, assistente volontaria che da 5 anni lavora nelle carceri catanesi per conto del Centro Astalli. Emerge che il problema della fatiscenza del carcere di Piazza Lanza è secondario rispetto a quello del sovraffollamento, provocato anche dalla legge Bossi-Fini.</p>
<p>Le strutture del carcere, predisposte per contenere non più di 180 detenuti, ne contengono oggi più di 300, il 10% dei quali è costituito da stranieri, comunitari o extracomunitari, incriminati per sfruttamento della prostituzione o per spaccio di stupefacenti. Molti, tuttavia, sono in carcere solo per non aver ottemperato al decreto di espulsione, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale che ha escluso che si consideri reato l&#8217;impossibilità di lasciare l&#8217;Italia per mancanza di disponibilità economica.</p>
<p>Non potendo essere trattenuti, questi stranieri rimangono in carcere solo una settimana circa, poi vengono rilasciati. Trattandosi di persone &#8220;invisibili&#8221; e senza fissa dimora, è ipotizzabile che, una volta rilasciate, diventino manovalanza malavitosa.</p>
<p>Il fatto che questi stranieri presenti in carcere cambino continuamente non permette di pianificare, nei loro confronti, nessun intervento che non sia quello di un’assistenza materiale elementare. Essi, infatti, non dispongono di nulla e non possono acquistare nulla, neanche del sapone, che l&#8217;amministrazione non passa.<span id="more-917"></span> Il Centro Astalli ha in carcere un banco vestiario e provvede a rifornire queste persone di ciò che è necessario, dallo shampo alle mutande, alle camicie, agli asciugamani.<br />
Un altro problema grave è quello della lingua. Queste persone, in genere, non parlano l&#8217;italiano e in carcere non c&#8217;è un interprete che li comprenda. Anche a questo propsito il Centro Astalli offre l&#8217;aiuto volontario di un mediatore culturale.<br />
Le condizioni del carcere sono, comunque, molto difficili per tutti, anche per i detenuti italiani. Ilsovraffollamento è tale che in ogni cella possono trovarsi anche 10 persone, molte delle quali hanno problemi psichiatrici e sono a rischio suicidio. Il 50% del totale è costituito da persone tossicodipendenti, che il servizio sanitario cerca con difficoltà di seguire in carcere. Le donne sono una quindicina, accusate di prostituzione, furto, spaccio e, anch&#8217;esse, di violazione della Bossi Fini.</p>
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