Roma è la città più ricca di siti archeologici del mondo. Non tutti sanno però che spostandosi di poche decine di chilometri più a sud, sorge un complesso archeologico dalla valenza storica molto rilevante: è il sito archeologico di Palestrina, o, come direbbero gli studiosi, dell’antica Praeneste.

Palestrina è una cittadina poco conosciuta dalle masse per quel che riguarda il turismo. In realtà è universalmente apprezzata da storici ed archeologi per la presenza del Santuario della Dea Fortuna Primigenia, un monumento riconosciuto come “il massimo complesso di architetture tardo repubblicane dell’Italia antica”. Il periodo tardo repubblicano, si riferisce all’epoca in cui Roma, l’antica Roma, era una repubblica (quindi prima dell’impero).

Il santuario della dea fortuna

Il Santuario, o Tempio della Dea Fortuna Primigenia di Palestrina, risale al II secolo a.C.  ed è considerato la perfetta fusione tra arte ellenistica e architettura romana.

La sua storia è davvero particolare, così come i riti che vi si svolgevano. Ma andiamo per ordine.

Il Santuario della Dea Fortuna Primigenia fu costruito da gruppi di cittadini arricchitisi con i flussi di denaro provenienti da oriente, territorio con il quale Palestrina commerciava attivamente. I suoi cittadini, per ricchi che fossero, erano però esclusi dalla vita politica dell’antica Roma.

Questa condizione sociale, fece si che Palestrina sia stata l’ultimo avamposto d’Italia a venire “domato” nella guerra civile romana che dall’83 all’84 a.C. lordò di sangue fraterno l’impero (la famosa guerra tra Mario e Silla).

Le leggende ed il culto della dea fortuna primigenia

Tornando al culto della Dea Fortuna, questa era identificata come “primigenia”, ovvero Madre di tutti gli Dei e, contemporaneamente, madre e moglie di Giove, un mistero che ricorda molto quello della Santissima Trinità.

Il culto era associato all’oracolo che qui veniva proclamato, riguardo le “sorti” di persone, battaglie e cose di questo genere. Il rito era molto suggestivo e avveniva calando un fanciullo in un pozzo sacro, oggi ancora visibile, il quale raccoglieva in fondo ad esso un cofanetto in legno di ulivo (chiamato arca) contenenti delle tavolette di legno su cui era inciso l’oracolo. Proprio queste tavolette venivano chiamate “sortes”.

Per quel che concerne il luogo dove il tempio fu edificato, possiamo raccontare la suggestiva leggenda che motiva la sua scelta. Era proprio in quel punto infatti che cresceva un albero di ulivo miracoloso che trasudava miele.

La scomparsa del tempio

Il medioevo, considerato universalmente il periodo “oscuro”, calò sul tempio un velo d’oblio. Molto probabilmente il santuario venne “spoliato” di marmi e altri materiali preziosi per abbellire le abitazioni dei ricchi residenti dell’epoca (cosa che avvenne molto spesso per tanti templi antichi).

Ma quello che non si riesce a capire è il come abbia fatto a scomparire del tutto, ricoperto dalla costruzione di abitazioni. Proprio così: nel medioevo a Palestrina costruirono abitazioni sopra questa meraviglia dell’antichità. E di lei si persero tracce e memoria. Fino al 1944…

La riscoperta del tempio

Era il 1944, l’Italia dopo l’armistizio era una terra dilaniata dalla guerra. Alleati contro tedeschi, tedeschi contro partigiani, filofascisti fedeli a Mussolini contro partigiani e alleati. Un vero e proprio caos di cui pagava le spese la popolazione inerme. Il 22 Gennaio 1944 gli alleati attaccarono dal mare la costa laziale, in quello che sarà ricordato come lo sbarco di Anzio.

Una selva di proiettili lanciati dalle navi americane con cannoni a lunga gittata colpiscono Palestrina e causano il crollo di molte abitazioni. E dopo aver tolto le macerie, proprio nel punto colpito, riemerse il Santuario della Dea Fortuna Primigenia.13815235_935850273211101_868342256_n

Visite al santuario

Il santuario fa parte del complesso archeologico di Palestrina  e del polo museale del Lazio. E’ visitabile tutti i giorni acquistando un biglietto a 5 euro che comprende anche la vista al soprastante Museo Archeologico Nazionale di Palestrina – Palazzo Barberini, luogo dove sono conservati anche moltissimi reperti ritrovati nel tempio.

La domenica, un archeologo conduce una visita guidata con un leggerissimo sovrapprezzo sul costo del biglietto.

Per maggiori informazioni: Tel: 06.9538100